Ci vuole del talento

Andare in giro a presentare il proprio libro è molto piacevole e lusinghiero e gratificante per l’ego, richiede una certa fatica e riserva spesso delle sorprese. Come quella volta che ti introduce un giornalista traduttore editore poligrafo e dopo averti dedicato due parole due si mette a sciorinare l’elenco delle sue opere presenti, passate e future; o la volta in cui la tua relatrice è anche lei una scrittrice e ti riempie di elogi:
«Marisa è bravissima, scrive questi romanzi ricchi di personaggi, storie e sottostorie, senza perdere mai il filo… insomma, ci vuole del talento per governare tutto questo materiale, io non sono adatta, perdo la pazienza subito, io sono per il racconto breve. Infatti scrivo prevalentemente racconti. Che anche il racconto vuole la sua maestria, eh. Non è mica più facile scrivere un racconto, compiuto, sintetico, pienamente autosufficiente, anziché uno di quei romanzi pieni zeppi di nomi che fai fatica a ricordarteli tutti, e tante trame e sottotrame che ti fanno girare la testa. Per esempio, se posso, vorrei ricordare un mio bellissimo racconto…»

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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12 risposte a Ci vuole del talento

  1. Giovanni Augello ha detto:

    A questo punto è meglio evitare le introduzioni 🙂

  2. marisasalabelle ha detto:

    Il fatto è che se non hai qualcuno che ti introduce e ti fa qualche domanda la presentazione diventa un monologo… solo che a volte il bravo presentatore (o la brava presentatrice) parte per la tangente… 😀

  3. wwayne ha detto:

    Andrò ad una presentazione proprio stasera. Un mio carissimo amico (giallista di enorme talento) ha scritto un racconto per un’antologia, e tra qualche ora la presenterà insieme agli autori degli altri racconti. Se sono intelligenti lasceranno che sia lui a tenere banco, perché con la sua simpatia riesce sempre a conquistare il pubblico e a mettergli in mano almeno 10 copie.
    P.S.: Ieri sera ho guardato una parte di Dritto e rovescio, un talk show politico di Rete 4. Ho provato una goduria infinita quando Emanuele Fiano ha detto ciò che io sostengo da sempre, ovvero che dovremmo finirla con questa storia che i parlamentari di idee opposte tra loro debbano far finta di volersi bene, rispettarsi e onorarsi, e accettare placidamente il fatto che tra di loro ci sarà sempre un odio immarcescibile. Mi ha fatto ancora più piacere che a dirlo sia stato un membro della sinistra, uno schieramento che quest’atteggiamento di finta benevolenza ha tentato di imporlo più e più volte ai protagonisti della scena politica. Adesso finalmente anche il PD ha abbandonato l’utopico progetto di una politica tutta baci e abbracci, e si è rassegnato ad accettare un clima politico magari più truce, ma anche più vero e meno ipocrita.

  4. marisasalabelle ha detto:

    Ma non mi sembra che facciano finta di volersi bene… si sparano insulti continuamente! Io non sono per l’ipocrisia ma nemmeno per il rutto libero

    • wwayne ha detto:

      In effetti ha ragione, solo una parte della sinistra portava avanti la bandiera del volemose bene (o meglio, famo finta de volecce bbene). Un’altra parte della sinistra invece ha nel suo DNA il tiro al bersaglio nei confronti dell’avversario: Berlusconi ne sa qualcosa, dato che la sinistra ha passato vent’anni a fare quasi esclusivamente crociate anti – Silvio (senza mai capire che servivano solo a farlo passare da perseguitato, e quindi a rafforzarlo). E quando Berlusconi smise di essere rilevante Bersani passò a bersagliare Grillo, salvo poi supplicarlo in ginocchio di allearsi con lui quando gli servivano i suoi voti per evitare la morte politica. Grillo fece benissimo a mandarlo a quel paese, e a spedirlo in fondo al pozzo con una meritatissima pedata in pieno viso.

  5. marisasalabelle ha detto:

    Be’, non mi pare che nemmeno la destra si sia distinta per fair play… a partire da Berlusconi, che definì coglioni gli elettori di sinistra, quindi nemmeno gli oppositori politici ma gli elettori, passando poi per tutto il campionario di insulti nei quali si è distinta la destra in questi anni

    • wwayne ha detto:

      Certamente, ma la spocchia e il senso di superiorità della sinistra sono tanto inarrivabili quanto insopportabili. Eccone qua un ottimo esempio:

  6. marisasalabelle ha detto:

    Ba’, questione di punti di vista. Non voglio difendere Augias, che è un signore indubbiamente intelligente e colto ma anche piuttosto spocchioso, ma da parte dei vari Salvini, Meloni 6 company così cari al tuo cuore se ne sono sentite delle belle. Pensa solo agli insulti verso una donna coraggiosa e battagliera (e che alla fine ha avuto ragione) come Ilaria Cucchi… e so che la Boldrini è antipatica a molti, ma niente giustifica il sessismo di cui è stata bersaglio. E vogliamo parlare degli insulti a Liliana Segre? Via…

    • wwayne ha detto:

      La faccenda degli insulti a Liliana Segre è stata ampiamente gonfiata. Sia perché quella dei 200 messaggi di odio al giorno era una fake news, sia perché la decisione di affidarle una scorta è stata un’esagerazione assoluta (si sa che i leoni da tastiera fanno i satanassi solo davanti ad uno schermo). Detto questo, anche se riceve meno odio di quanto si crede, una donna come Liliana Segre non dovrebbe ricevere NESSUNA forma di odio, anzi andrebbe portata in palmo di mano dall’Italia tutta. Così non è, purtroppo.

  7. Gufo a molla ha detto:

    Fantastico! E’ partita con un elogio per poi arrivare quasi a dire l’opposto!

  8. marisasalabelle ha detto:

    Gufo, hai riportato i commenti on topic. Sì, fantastica in effetti: doveva presentare me e ha trovato il modo di elogiare se stessa… 🙂

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