Come si fa

Alla cassa del supermercato. Una signora depone sul nastro i suoi acquisti e dice alla commessa:
«Lo vede? Tutta plastica, tutte confezioni di plastica. Incredibile. La frutta nella plastica, la verdura nella plastica, l’acqua nella plastica… come si fa?»
«All’ortofrutta c’è la possibilità di comprare frutta e verdura sfuse» dice la commessa.
«Lo so, ma si perde un monte di tempo… cosa vuole, andiamo tutti di fretta… e poi in quei sacchettini la frutta si ammacca!»
«Potrebbe smettere di comprare l’acqua in bottiglia»
«Eh, lo so, ma come si fa, mio marito soffre di coliche renali, ha bisogno di bere acque con pochi residui, e poi, a dir la verità, io dell’acqua del rubinetto non mi fido.»
«Ecco, sono 52 euro. Vuole i punti qualità?»
«Cosa si vince?»
«Il primo premio è un viaggio alle Maldive per due persone.»
«Oh, che bello! Anche se… dicono che l’aereo inquina più di tutto.»
«Già, infatti molti ambientalisti rinunciano a volare.»
«Ah, no, questo poi è impossibile! Come si fa a rinunciare all’aereo? Dovremmo tornare a viaggiare a dorso di mulo? No, rinunciare all’aereo proprio non si può. Mi dia tre borsine di plastica, per favore.»

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Cose che odio

Cose che odio:
La pagina pubblicitaria che invade a tradimento tutto lo schermo del computer e che poi si apre come una tenda permettendoti di leggere quello che volevi leggere
Le frasi evidenziate di giallo negli articoli di commento su Repubblica, come quando le prof dicono ai ragazzi: ecco, questa è la cosa importante, sottolineatela
La bambina bellissima che con voce un po’ roca e intonazione nasale salmodia: «Grazie mamma che hai comprato l’ecologgico, l’ecologgico che nasce veggetale, veggetale che è anche riciclabbile…»
La mamma che dopo aver illustrato le sue scelte alimentari alza il volume della radio e canta in coro con tutta la famiglia «Scegli il bio…»

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Musica a palla

Oggi vado a trovare la mamma. Suono al citofono, aspetto quelli che chiamo i suoi «tempi di reazione»: nulla. Suono di nuovo e intanto tiro fuori dalla borsa le sue chiavi. Apro il portone, salgo le scale, apro la porta dell’appartamento. Un sound da discoteca mi investe. Chiamo: mamma!, nessuno risponde. In salotto non c’è. Mi dirigo verso la porta che separa la zona cucina-ripostiglio dal resto della casa. È chiusa. La apro e fatti pochi passi trovo la porta della cucina vera e propria. È chiusa. La apro, mi affaccio: mamma! Mia madre è seduta al tavolino, gli occhiali sopra la testa, impegnatissima a fare le parole crociate. La radio diffonde musica a palla.
«Mamma, sono io…»
Alza gli occhi, mette a fuoco. «Oh, Marisa! Non ti ho sentita arrivare!»

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Roba da matti

Dopo un lungo periodo in cui giornali e talk show sembravano aver dimenticato don Biancalani e la sua controversa attività a favore dei migranti, ultimamente i media si sono risvegliati. Ha aperto i giochi, se non mi è sfuggito qualcosa, Il Giornale, un quotidiano di raro equilibrio e di nota obiettività. «Don Biancalani trasforma la chiesa in un centro di accoglienza» titola e poi esordisce con queste parole: « Decine di materassi in tutta la chiesa e poi scarpe, zaini e vestiti. È l’idea di accoglienza di don Massimo Biancalani, parroco di Pistoia, che ha deciso di ospitare negli spazi della chiesa di Vicofaro, la più grande della città, 250 migranti.» Il testo prosegue evidenziando col grassetto alcune parole: occupare, comunità dei fedeli dimezzata, migranti, centro di accoglienza, mentre l’aspetto pittoresco della situazione viene descritto in questi termini: «i loro giacigli sono ammassati tra le panche e sotto le statue dei santi della chiesa.»
Lo stesso giorno anche Repubblica dedica un’intera pagina alla parrocchia di Vicofaro, adottando un punto di vista più positivo, mentre La Nazione è decisamente drastica: «Materassi in chiesa, i fedeli evitano la messa.» In realtà i materassi sono nel matroneo, un soppalco che percorre tre lati della chiesa e che da mesi, o forse da un anno, è stato adibito a dormitorio per i migranti. La scelta di don Massimo è semplice e chiara: ha deciso di applicare il consiglio, ascoltato da altri parroci in Italia ma non certo da tutti, che papa Francesco diede un paio di anni fa: aprire le porte delle chiese ai migranti e ai senzatetto. È vero che una parte dei parrocchiani si è sdegnata e ha smesso di frequentare la parrocchia, preferendo andare a messa in chiese dove non si intravedano, alzando gli occhi, tracce di presenze sgradevoli. È anche vero che un numero crescente di volontari e amici di don Biancalani si è riversata a Vicofaro, condividendo la sua impostazione. A Vicofaro ci sono giovani stabili da mesi, alcuni da anni, ci sono persone di passaggio, ci sono sbandati che bussano alla porta perché non hanno letteralmente dove stare. È disdicevole? È inopportuno? A me pare evangelico. E d’altra parte, se non li accogliesse don Massimo, dove andrebbero molti? Dormirebbero alla stazione o ai giardini pubblici, e allora sì che la brava gente avrebbe da ridire. La brava gente però ha da ridire anche se qualcuno offre un letto e un rifugio. La brava gente non vuole rompimenti di coglioni, vuole stare tranquilla a casa sua e non vuole vedere musi neri in giro. Ma la brava gente non si rende conto che il mondo sta rapidamente cambiando e che, volenti o nolenti, coi profughi di guerra e climatici, coi migranti economici, come alcuni vengono chiamati con disprezzo, perché «non hanno diritto» avremo sempre di più a che fare. E che a qualcosa del nostro quieto vivere dovremo pur rinunciare. Facile, no? Noi nelle nostre tranquille villette, col diritto di sparare agli intrusi (la difesa è sempre legittima!) e loro ammassati nei campi profughi, o nelle carceri libiche, o nelle baraccopoli dove vivono in condizioni disumane dopo aver passato la giornata raccogliendo i nostri pomodori e le nostre fragole.
Ieri davanti alla chiesa qualcuno ha lasciato un mucchio di volantini: «Prete frocio razzista. Quanto ci guadagni? Vergognati.» E l’immancabile Salvini twitta: «Nella chiesa del parroco anti-leghista dentro i “profughi” e fuori i fedeli. Roba da matti.»

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Bravi tutti

Non è facile scrivere un post divertente quando il mondo sta saltando in aria, perciò non lo farò. Siamo nelle mani di folli: di un presidente americano che dice, sapete cosa, di presidiare il confine siriano non me ne può fregar di meno, arrivederci e grazie, salvo due giorni dopo scandalizzarsi perché il feroce Saladino ha deciso di invaderlo, quel confine. Di un presidente turco che chiama Fonte di Pace un attacco violentissimo contro una popolazione, quella curda, che a quanto pare non ha diritto a una terra, a un suo Stato e probabilmente neanche a vivere. Della “civilissima Europa” che si sgomenta per i poveri curdi, ma decide di far buon viso per evitare di vedersi rovesciare addosso tre milioni di profughi che ha affidato al turpe dittatore. Bravi tutti!
P.S.: ehi, ma non sarà che poi gli jihadisti approfitteranno di questo casino per ricominciare a mettere bombe in casa nostra? Eh, no!

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Brava, brava

ora blu

A tutte le presentazioni di libri, che si tratti dei miei o di quelli di altri autori ben più illustri, è presente sempre una categoria molto particolare di partecipanti. Si tratta di signore di una certa età (più o meno la mia…), di solito professoresse in pensione, assidue frequentatrici della libreria o della biblioteca in cui si svolge l’evento, amiche del libraio o della bibliotecaria, spesso amiche del relatore, perfettamente a loro agio in prima fila. Seguono con attenzione, annuiscono soddisfatte, fanno molte domande, lodano l’autore, o autrice, applaudono, si complimentano, brava, brava, molto interessante, è stato un piacere, stringono la mano, salutano e vanno via. Il libro l’hanno comprato? No, naturalmente.
Per fortuna esistono anche persone meno affabili ed entusiaste che però il libro se l’accattano.

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Convintamente

Fratelli, compagni, lavoratori! Amici, concittadini! Il nostro partito voterà convintamente sì alla riforma, alla quale aveva finora votato convintamente no, e volete sapere perché? I nostri alleati ci hanno convinto! In fin dei conti si tratta di una riforma per la quale ci siamo battuti per vent’anni, e solo nell’ultimo anno, ora non ricordo nemmeno perché, avevamo espresso la nostra contrarietà.
Sì? Ah. Mi dicono che è perché non avevamo sufficienti garanzie: ora invece la abbiamo. E in ogni caso, non appena votato, raccoglieremo le firme per un referendum abrogativo.
Viva la libertà, viva le riforme, viva l’Italia!

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Nuovi appuntamenti

Due appuntamenti imperdibili per L’ultimo dei Santi

Mercoledì 9 ottobre alle 18 alla Libreria L’ora blu, in Viale de Mille, a Firenze, con Paolo Ciampi
Venerdì 11 ottobre alle 17 alla Biblioteca San Giorgio, a Pistoia, con Gaia Angeli

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Non mi avrai

Tutti sanno quanto io sia poco fisionomista e quante gaffe abbia fatto in vita mia confondendo una persona con un’altra, salutando calorosamente sconosciuti e non riconoscendo amici di sempre. Qualche tempo fa ho aperto lo sportello di un’auto parcheggiata vicino a casa mia e ho fatto per sedermi sul sedile del passeggero quando un’esclamazione stupita proveniente dalla postazione del guidatore mi ha fatto capire che quella non era la macchina di mio marito e che quell’uomo che mi guardava con tanto d’occhi non era Maurizio.
Ma in questi giorni ho avuto la mia rivincita. Facile, il giorno della manifestazione per l’ambiente, riconoscere a colpo d’occhio due miei ex alunni: Ema, un giovane cingalese alto e bello, dalla pelle ambrata e dalle ciglia lunghe, inconfondibile; l’altro, Andrea, che ho individuato in un nanosecondo benché fossi convinta che vivesse in Argentina, un ragazzo malinconico, scontroso, che inspiegabilmente mi ha sempre voluto bene e per il quale anch’io provo molto affetto. Più ardua la sfida, qualche giorno dopo, in un bar del centro, quando un giovanotto in tenuta da pasticciere è uscito dal retrobottega e mi ha salutato con grande entusiasmo. Sapevo di conoscerlo. Abbiamo iniziato a chiacchierare: io mi sono tenuta sulle generali mentre lui mi spiegava come, da diplomato dell’Istituto tecnico, era finito a spianare sfoglia e farcire bigné. Via via che parlava , la sua voce, il marcato accento napoletano, i dettagli che emergevano dal suo discorso mi hanno permesso di identificarlo: gli ho chiesto della sua salute, ricordando che aveva qualche problema, gli ho raccomandato di salutarmi papà, che insegnava educazione fisica ed è andato in pensione giusto quest’anno.
«Già, perché tuo padre è qualche anno più giovane di me! Salutamelo tanto!»
Insomma, modestamente ho fatto un figurone.
Dottor Alzheimer, non mi avrai.

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Mater semper certa

Mia madre è dal dentista: io sono in sala d’attesa e leggo il giornale mentre l’aspetto. A un tratto un’assistente si affaccia:
«Lei è la signora Innocenti?» mi fa.
«No, sono la mamma della signora Fois. Ehm… la figlia.»

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