Peccato

L’ultimo giorno andiamo allo Stelvio, poi prendiamo la funivia e saliamo al Livrio, dove c’è la famosa scuola estiva di sci. Io al Livrio c’ero stata con mia zia Anna, quando ero piccola, e non avevo brillato per le mie performance sciistiche, ma conservavo un ricordo mitico dell’immenso ghiacciaio che luccicava al sole di un agosto lontano. E quando sono arrivata su mi sono subito accorta di quanto il ghiacciaio era rimpicciolito, ho visto la pista innevata, probabilmente con l’aiuto dei cannoni sparaneve, perché tutto intorno la neve era scarsa e triste, ho calpestato la terra nuda per entrare nel rifugio, che allora era completamente circondato dal ghiaccio e dalla neve. E ho subito pensato che avrei voluto raccontarglielo, a mia zia Anna, del ghiacciaio rimpicciolito, del rifugio, rimasto uguale a com’era cinquant’anni fa, delle foto appese alle pareti,in una delle quali mi è sembrato di riconoscere il suo viso. Gliel’avrei voluto raccontare, a mia zia Anna. Peccato. Peccato solo che.

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Splendido

Nella hall dell’albergo, due signore si scambiano consigli di lettura.
«Sto leggendo La ragazza del treno» dice una.
«Splen-di-do!» fa l’altra.
«Ah, bene. Perché sa, sono appena all’inizio, ma non…»
«Alcune parti sono un po’ noiose, in effetti.»
«Ah, ecco. Finora c’è solo lei che va avanti e indietro col treno…»
«È tutto così, sa. Ma è splendido. Splen-di-do!»

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Ponte tibetano

ponte tibetano

Dal rifugio Branca raggiungiamo il fronte meridionale del ghiacciaio di Forni da cui scaturisce un torrente impetuoso che si fa strada spumeggiando tra grandi massi. Per attraversarlo c’è il ponte tibetano, fatto di assicelle sospese sul fiume, con reti metalliche ai lati e mancorrenti per reggersi. Fa un po’ impressione, come idea, perché ti oscilla sotto i piedi, ma alla fine non è questa gran cosa e io, modestamente, l’ho percorso con grande disinvoltura. E intanto il mio pensiero andava a Ippolito Desideri e alla sua famosa relazione sul Tibet. Non conoscete Ippolito Desideri? Non mi sorprende, perché è un personaggio estremamente interessante ma pochissimo conosciuto. Pistoiese, vissuto tra il 1684 e il 1733, gesuita, si recò missionario in Tibet, dove visse per diversi anni. E mi par di vederlo, tutto infagottato nei suoi abiti da prete, lui, che non era mai andato nemmeno in cima al Corno alle Scale o al Libro Aperto, con addosso strati e strati di scialli e pellicce e gambali e cappelli di lana coi paraorecchie, mentre attraversa il ponte tibetano, tutto di corde che oscillano al vento, raccomandando l’anima a Dio…

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Sentieri

Che ormai per me non era più tempo di escursioni impegnative, l’ho capito qualche settimana fa, quando durante una gita ala Lago Scaffaiolo, che ho considerato sempre ultrafacile, alla prima pettatina poco c’è mancato che ci restassi secca. Quindi, in vista di questa vacanza in Valtellina, io e Maurizio abbiamo deciso: solo passeggiate facili, prevalentemente in piano, su sterrate larghe e comode. Fedeli al nostro proposito, il primo giorno abbiamo optato per un’escursione ai laghi di Cancano: 16 chilometri, mica noccioline, ma tutti in piano, paesaggio magnifico, facile come bere un bicchier d’acqua. Montagna, però, per noi vuol dire sentieri: stretti, sassosi, più o meno ripidi, che si inoltrano nel bosco (attenzione a quelle maledette radici, che io già una volta mi ci sono rotto il malleolo), attraversati da ruscelletti, o si snodano a mezza costa sotto il sole, o che si inerpicano verso la cima… E quindi vai, su percorsi accidentati che zigzagano in mezzo a pietraie, coi sassi che ti scappano sotto i piedi, la ghiaia che ti fa derapare, i ruscelli da attraversare saltabeccando da una pietra all’altra, il fango in cui lo scarponcino affonda a tradimento, sempre ammesso che sia fango e non una bella cacca di mucca. E al diavolo la terza età!

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Non dirò nulla

Non dirò nulla, neanche sotto tortura, riguardo alle recenti avventure del governo del cambiamento. Che il Movimento 5 stelle si sia rivelato di una nullità e di un opportunismo assoluti, non c’è bisogno di ribadirlo. Che la Lega salviniana sia completamente fuori dalla democrazia e da qualsiasi forma di governo decente, neanche questo c’è bisogno di ribadirlo. Quello che penso su migranti, lotta alle ONG e decreti sicurezza one, bis e ter, lo sanno tutti quelli che mi conoscono. Mi sarei aspettata da Mattarella che rifiutasse di firmarlo, questo sì, invece abbiamo la solita letterina di raccomandazioni.

Quindi no, non dirò una parola. Preferisco parlare delle persone che soggiornano nel mio stesso albergo, qui a Bormio. Ci sono due signore, madre e figlia, la madre di 91 anni, la figlia non lo so. Ogni giorno vanno in centro, dove tutti i negozi di abbigliamento fanno i saldi, e acquistano capi di vestiario che poi sfoggiano la sera a cena. Ci sono altre due signore, una grassa, torpida, l’altra secca come un’acciuga, che non si rivolgono la parola per tutta la durata del pasto, sebbene siano in vacanza insieme. C’è un anziano vedovo claudicante con una figlia disabile e una badante ucraina che si prende cura di tutt’e due. E poi ci siamo noi…

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Il lavoro sporco

Carina, quest’idea di Italosvevo editore, di vendere i libri con ancora le pagine attaccate, intonse, che poi vuol dire proprio non ancora tagliate, riferito alle pagine di un libro. Davvero un’idea deliziosa. Ma poi Italosvevo dovrebbe mandare un suo uomo di fiducia a casa dei lettori per tagliare le pagine col coltello, delicatamente, senza strapparle, invece di lasciar fare a noi tutto il lavoro sporco.

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Conversation

Ultimo incontro per il corso estivo di inglese “conversation”. Roseanne, come al solito, ci chiede conto di quello che è successo in questi ultimi quindici giorni: hmm… Our governement is in crisis and isn’t in crisis… a ship with more than one hundred migrants sank… Boris Johnson is the new prime minister in Britain… è incredibile come le news tendano a venir dimenticate in fretta, soprattutto se si deve far lo sforzo di tradurle in inglese. Roseanne, invece, lei è implacabile, sa tutto, conosce ogni notizia nei dettagli, è un fenomeno quella donna.
E voi, cos’avete fatto in questo periodo? What did you do?
Risponde Mariangela, una che se la cava discretamente. «I read two books» inizia. Brava! Fa piacere trovare gente che legge. «The summer (accipicchia, pure in inglese se li è letti!) when they killed Efisia Caddozzu…»
A sentire quel nome familiare mi riscuoto: stiamo parlando della mia Efisia? Mariangela mi strizza l’occhio e continua: «…and The last of the Santi!»

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Veglia

veglia

C’era lo zampino degli scout, nella veglia organizzata ieri sera a Vicofaro in ricordo di tutti i morti in mare di questi anni sciagurati. Scout di Trento che sono venuti a trovare don Massimo e la sua comunità di migranti. Sono loro che hanno allestito una sorta di scultura estemporanea: un laghetto col fondo di stagnola azzurra, sul quale far galleggiare dei lumini; una sorta di baldacchino fatto con qualche palo, una rete da pesca e un salvagente spezzato in due. Simbolismo semplice ma azzeccato. Qualche video, un paio di canzoni, lettura ad alta voce della lettera scritta da Yolande Mukagasana, indomita figura di donna, superstite al genocidio ruandese del 2004, in cui ha perso fratelli, sorelle, marito e tre figli, amica da anni di don Massimo; lettura di alcune poesie scritte da una volontaria. Poco altro. È stata una serata semplice ma toccante, in ricordo di tutti coloro che hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo con la speranza di una vita migliore. Erano circa 35.000 due anni fa, almeno quelli di cui si sapeva; chissà quanti saranno ora, sommati a coloro di cui non si sa nulla. Una ragazza scout ha letto alcuni nomi dall’elenco che fu pubblicato sul Manifesto. Il Mediterraneo: il nostro mare, il nostro cimitero.
Naturalmente sui social si sono scatenati i soliti commenti al veleno: certo don Masssimo sta bussando a quattrini, altrimenti come si spiegherebbe questa iniziativa? Il suo interesse per i migranti è sospetto, non ve ne siete accorti? Eh, certo, si sa… E perché non fa una veglia per gli italiani senza tetto? Per i terremotati? Per il carabiniere ucciso a Roma? Per i due marò? E allora il PD?

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I libri sono viaggi

E adesso beccatevi questo bellissimo articolo che ha scritto per me Paolo Ciampi

https://www.ilibrisonoviaggi.com/2019/07/marisa-e-il-romanzo-che-ci-riporta.html

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I figli

NO TAV protesters' rally march

Che tuo figlio più giovane, noto portatore di idee sovversive e di ideali antiquati, secondo i fratelli («Antiquati! A me non sembra!» «Perché è uguale a te, mamma.») decida di partecipare al Festival dell’alta felicità in Val di Susa, va bene. Che chieda un finanziamento ad hoc, pure («Tieni, figliolo, e divertiti»). Che proprio in quei giorni sia prevista una manifestazione No Tav al cantiere di Chiomonte, è più che normale. Ma che tuo figlio scompaia improvvisamente da tutti i mezzi di comunicazione, che il suo telefono non dia segni di vita, che non risponda ai messaggi e men che meno alle mail, questo, lo ammetterete, è inquietante.
Si scatena la discussione sul gruppo WhatsApp di famiglia.
«Enrico non è rintracciabile: qualcuno di voi ha sue notizie?»
«Non so se in carcere gli hanno lasciato il cellulare.»
«Penso che abbia avuto il permesso di telefonare al suo avvocato…»
«Perché, Enrico ha un avvocato?»
«Prova a scrivere al ministero dell’Interno!»
Mentre immagino mio figlio ammanettato e bendato in una saletta interrogatori, al terzo giorno, come Gesù, al quale del resto somiglia non poco, risorge. Interviene sul gruppo, nega di essere lui il giovane col kway azzurro inquadrato in una foto su Repubblica, giura di star bene, promette di venire a casa in settimana. I figli!

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