Eran trecento

300. Come gli Spartani alle Termopili, come i volontari di Carlo Pisacane sbarcati a Sapri. Pensandoci, nessuno dei due paragoni sembra portar bene…

Trecento esperti per decidere come utilizzare i soldi del Recovery Fund. Mi immagino la riunione plenaria, sicuramente online, con lo schermo del computer diviso in 307 quadratini (perché oltre ai 300 esperti ci saranno 6 manager e Lui, il nostro PCDM).

«Dunque, signori, il momento è grave. Sapete tutti di che cosa si tratta. C’è una gran quantità di soldi da spendere, e da voi mi aspetto delle proposte per utilizzarli al meglio. Qualcuno ha un’idea?»

Uno sventolio di mani alzate dai quadratini dello schermo.

«La sanità è prioritaria! Propongo di dotare di tendine in plastica translucida con decorazioni di pesciolini tutte le docce di tutti gli ospedali italiani.»

«Sì! Bravo!»

«Parli bene, tu, tuo cugino le produce! E allora sai che ti dico? Mio nipote si sta specializzando in cattedre smontabili e lavagne pieghevoli, per ottimizzare lo spazio nelle aule scolastiche!»

«Io propongo la distribuzione a pioggia di bonus per l’acquisto di pattini a rotelle. Un modo estremamente innovativo per andare a scuola senza congestionare i mezzi pubblici e senza inquinare!»

«E il bonus pedicure, allora? Sapete com’è importante avere cura dei propri piedi. Mia sorella estetista non fa che ripetermelo…»

«Piano, piano, signori esperti: una proposta alla volta. Sarete tutti esauditi. I soldi ci sono… ci saranno, forse. Segretaria, prenda nota per favore.»

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Efficienza et alia

Il 7 novembre sono venuti a casa i medici dell’Usca a visitarmi. Mi hanno lasciato un sacco nero della spazzatura dove avrei dovuto mettere tutta la loro bardatura: mascherine, guanti, camici di tessuto non tessuto, soprascarpe e altre minuzie.

«Nei prossimi giorni Alia la contatterà per il ritiro di questi rifiuti. Nel frattempo lei smetta di fare la raccolta differenziata e metta tutti i suoi rifiuti in altrettanti sacchi neri: Alia li ritirerà.»

Alia è l’azienda incaricata dello smaltimento della spazzatura, a Pistoia. Ieri, 28 novembre, è arrivata una mail:

«A partire dal 30 inizieremo la distribuzione di sacchetti di colore rosso nei quali dovrete conferire i vostri rifiuti, che lascerete fuori dal portone.  Passeremo tempestivamente a ritirarli.»

Non c’è che dire, un sistema davvero efficiente.

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Orari

Il governo ha già deciso: Natale con due ore di anticipo per non violare il coprifuoco. Tanto Gesù Bambino è piccolo e l’orologio non lo sa leggere. Il cenone della Vigilia verrà servito alle 17.30, così gli ospiti se ne potranno andare prima delle 21, dopo aver brindato e scartato i regali; stessa cosa per l’ultimo dell’anno. Il 2020 finirà tre ore prima, tanto è stato un anno di merda e nessuno lo rimpiangerà; anche la Befana ha deciso di cambiare orario e scenderà nelle nostre case alle 16 esatte del 5 gennaio, mi raccomando, siate puntuali.

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A proposito

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La cultura è importante

Dunque: riaprire le scuole, sì, ma per non creare assembramenti spalmare l’inizio delle lezioni dalle 8 alle 20 (avete capito bene: si ipotizza che qualcuno potrebbe entrare in classe alle otto di sera e uscire… bo’? All’una di notte?), in tutti i giorni della settimana, compresa la domenica. Il giorno di Natale e a Capodanno lezioni raddoppiate, mattina e sera. E poi dicono che la cultura non è importante!

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L’arma da fine del mondo

Il mio vicino più vicino si dev’essere invaghito di me. Non ridete: è vero che ho 65 anni, ma lui ha superato gli 80, perciò ai suoi occhi sono una giovane pollastrella. Per molti giorni non sono potuta uscire sul terrazzo a causa della mia malattia, ma quando le mie condizioni sono migliorate ho approfittato dell’ora di sole, tra le 11 e mezzogiorno, per sedermi sul terrazzino con l’immancabile libro in mano. Ed ecco che dopo un po’ lui fa capolino.

«Buongiorno! Non l’ho vista per molti giorni: è stata via?»

«Sono stata malata.»

«Oh, mi dispiace, e ora sta bene?»

«Sto meglio, grazie.»

Cerco di rifugiarmi nella lettura ma lui ha voglia di chiacchierare e mi ripete mille aneddoti coi quali mi ha già rallegrato parecchie volte. Si avvicina alla ringhiera che divide il mio terrazzino dal suo con un mazzolino di piscialletto che ha colto nel suo giardino, più selvatico del mio, e di cui desidera farmi omaggio. A questo punto non mi resta che usare la mia arma da fine del mondo:

«Non si avvicini, ho il covid!»

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Maradona

Buon compleanno Maradona: un amore senza fine | Linkazzato.it

È morto Maradona. Io non sono un’appassionata di calcio, quando vedo sul teleschermo quei prati verdissimi costellati di omini che corrono di qua e di là, io veramente non ci capisco nulla. Non lo dico per snobismo: per me le partite sono tutte uguali. E nonostante ciò, persino io so riconoscere la grandezza di Maradona. Non solo il più grande giocatore di tutti i tempi, ma un personaggio, un eroe, un mito. La sua vita, le sue imprese, sono epiche, al pari di quelle di Achille e di Odisseo. Anche le sue cadute, com’è ovvio. Perciò non sopporto quei moralisti della domenica che hanno cominciato a riempire il web di commenti sferzanti.

«Tutto questo chiasso per un cocainomane!»

«Non è stato un uomo esemplare, aveva un pessimo rapporto con le donne, ha sparso figli dappertutto!»

«Nella giornata contro la violenza sulle donne i tg si aprono su Maradona!»

«Con tutte le povere persone che ogni giorno muoiono di covid, tutto questo chiasso per Maradona è inopportuno!»

Cari moralisti, è morto Maradona. Un uomo amatissimo, venerato, che ha fatto palpitare, gioire, piangere milioni di persone. Possiamo combattere la nostra battaglia contro la violenza sulle donne, possiamo addolorarci per i poveri morti di covid, ma possiamo anche addolorarci per la scomparsa di un grandissimo calciatore. Fatevene una ragione.

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Altre copertine

Una vicenda uguale e contraria a quella relativa alla copertina de Gli ingranaggi dei ricordi mi è capitata in occasione dell’uscita del mio primo romanzo, l’Efisia (L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu). La mia editor mi mandò via mail un’immagine che voleva propormi per la copertina e mi chiese cosa ne pensavo. Aprii l’allegato non senza ansia: la copertina è importante per il tuo libro, è la faccia con cui si presenta al mondo, e quello era il mio primo libro… L’immagine che mi si aprì sullo schermo del computer era abbagliante nella sua bellezza. Un campo di papaveri in primo piano, una donna dall’aspetto misterioso e uno sfondo di color verde-turchese. Meravigliosa! Però… però c’era qualcosa che non mi convinceva: per quanto bella e coloratissima, era una copertina che non aveva nulla a che fare con la mia storia. Niente campi di papaveri nella vita di Efisia, che non era una snella donna misteriosa vestita di nero con lo sguardo rivolto all’orizzonte, ma una brutta e sgraziata maestra di provincia, che viveva in un appartamento in città e non aveva forse mai visto un papavero in tutta la sua vita. Così scrissi alla editor (mi aveva o no chiesto un parere?) e con la massima diplomazia possibile le dissi che la copertina era bellissima ma che mi sembrava un po’ incongruente con la trama del romanzo. A stretto giro mi arrivò la risposta: non dalla editor, ma dalla mia agente letteraria, che mi rimproverò aspramente, facendomi capire che in una grande casa come Piemme e al cospetto di una celebrata editor come ***, io ero una nullità totale che non aveva minimamente diritto a rimostranze di qualsiasi genere. Così l’Efisia ha avuto la sua scintillante e mendace copertina, e chissà se questo le ha permesso di trovare il suo pubblico…

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Copertine

Mi telefona un’amica. Dopo avermi chiesto notizie della mia salute e di quella di tutto l’entourage familiare mi informa di aver letto Gli ingranaggi.

«Sai, l’avevo comprato il giorno della presentazione, ma ti confesso che l’avevo messo da una parte. Non so, quella copertina… la donna infagottata, il bambino in braccio, ragazze stralunate sullo sfondo… non mi incoraggiava, ecco. Poi sapevo che parlava della seconda guerra mondiale… sarà pesante, mi ero detta. Poi ho parlato con mia cognata, gliene avevo regalato una copia. Leggilo, mi ha detto, è molto bello. E così mi sono fatta coraggio. E sai una cosa? In tre giorni l’ho divorato. Non è pesante per niente! È avvincente, anche divertente! Per me, è il più bello dei tuoi libri!»

Quanto è importante la copertina di un libro? Molto, in realtà. È la sua carta di identità, la faccia con cui si presenta al mondo. La scelta della copertina è di competenza dell’editore, che si serve della collaborazione di illustratori, grafici, fotografi. Quando si trattò di scegliere quella de Gli ingranaggi l’editore mi propose una serie di immagini. Erano tutte incentrate sul tema della guerra e tranne due mi piacevano tutte: il fatto però che quella con la donna che cammina con un bambino in braccio fosse la sua preferita lo capii dal fatto che mi era proposta in tre varianti. Anche a me piaceva, ma temevo che infondesse nei futuri acquirenti una sensazione di tristezza che il libro non dà: espressi la mia preferenza per un’altra, che raffigurava una camionetta militare con sopra dei giovani sorridenti e delle ragazze che gli si affollavano intorno. Anche quella era bella, mi rispose l’editore, ma il suo comitato di valutatori di copertine aveva preferito l’altra, che considerava maggiormente d’impatto.

E voi, amici del blog, che ne pensate? Si tratta di una copertina di forte impatto, come pensa l’editore, o che ispira tristezza e può respingere, come pensava la mia amica?

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Seconda lettera a un’amica di Facebook

Cara amica di Facebook che come me scrivi romanzi, li pubblichi e speri che vengano comprati, letti e possibilmente apprezzati dai lettori; che come me e moltissimi altri risenti delle difficoltà di questo periodo, in cui non è possibile fare presentazioni dal vivo, firmacopie e incontri col pubblico, ti prego. Smetti di lamentarti delle opportunità perdute e delle copie rimaste invendute. Smetti di scrivere continuamente post in cui esalti l’importanza del tuo ultimo libro, ti addolori perché non puoi pubblicizzarlo come vorresti, paventi una grandissima perdita per il mondo dei lettori e per l’universo in generale nel caso che il tuo capolavoro non riesca ad avere il successo che favoleggiavi: basta, ti prego. Se qualcuno vorrà comprare il tuo romanzo lo farà. Se non sarà interessato non saranno certo i tuoi lai a smuoverlo. Fattene una ragione. La tua affezionatissima etc etc.

A proposito: sulla pagina degli Ingranaggi potrete trovare il link per vedere la mia intervista su TVL. Stay tuned!

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