Urlo

Mamma ho perso l'aereo! L'incredibile dettaglio nascosto

I miei figli maschi e mio nipote sono biondi e hanno gli occhi azzurri. Nel corso della vita di ognuno di loro c’è sempre stato un momento in cui hanno somigliato a Macaulay Culkin nei panni di Kevin, il pestifero bambino che aveva perso l’aereo. Ora tocca al piccolo Dario: mia figlia mi manda una foto in cui il piccolo urla tenendosi il viso tra le mani, come Kevin quando si mise il dopobarba. Inoltro la foto a mia madre che mi risponde prontamente:

«Bellissimo! L’urlo di Monk

P.S. Il bambino nella foto è Kevin, su Dario i diritti di immagine li ha mia figlia… 😉

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Riscoprire

Pur essendomi sganciata dall’acquisto quotidiano di Repubblica, che per decenni è stato una pietra miliare delle mie giornate, il sabato lo compro ancora per via di Robinson, l’allegato culturale di cui ho già parlato altre volte. Oltre a presentare alcune novità librarie, Robinson ha delle interessanti rubriche, come quella che propone di volta in volta un autore ingiustamente sottovalutato o dimenticato. Di solito l’autrice o l’autore da riscoprire viene scelto su segnalazione dei lettori. Spesso ho pensato di scrivere per proporre, come autore meritevole di una rilettura, mio fratello Maurizio, e se non l’ho fatto è proprio per via della sorellanza: non vorrei cioè che qualcuno pensasse che voglio sfruttare il suo nome per farmi pubblicità.

 Questa settimana però la redazione di Robinson ha preso una meritoria iniziativa senza aspettare  l’imbeccata dei lettori: riscopriamo Camilleri. Sì, proprio lui, Andrea Camilleri, prematuramente scomparso nel luglio del 2019 a soli 94 anni, talmente caduto nel dimenticatoio che i telefilm del commissario Montalbano sono tuttora in produzione e continuano ad essere trasmessi in Tv, talmente misconosciuto che Repubblica stessa si è fatta carico, per un anno dalla sua dipartita, di farci omaggio settimanalmente di suoi racconti rilegati in forma di piccoli libri dalla copertina multicolore; talmente svanito dalla nostra memoria… sì, effettivamente c’era un gran bisogno di riscoprirlo, Camilleri, non sia mai che i lettori e gli spettatori italiani si dimentichino di lui.

Sarà forse che a me Camilleri non piace mica tanto.

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Kiss me Licia

Un giorno di pioggia Andrea e Giuliano incontrano Licia per caso…

In un giorno di pioggia io, invece, incontro una coppia di amici che non vedevo da tempo. Siamo in una strada non esattamente centrale, non c’è nessuno in giro, ma i miei amici indossano robuste mascherine ffp2.

«E la mascherina?», mi grida lui salutandomi da lontano.

«Non è richiesta la mascherina all’aperto», obietto, «ma se vuoi posso metterla», e la cerco nella mia borsa, mentre lei mi informa che loro hanno deciso di portarla in ogni occasione, eccetto che in casa loro, ovviamente, a meno che non ricevano ospiti.

«È meglio esser prudenti, del resto a Firenze la mettono già!»

«Sì, ma solo nei luoghi affollati…»

«E la terza dose?» si informa lui.

«Noi l’abbiamo fatta», precisa lei, «e tu?»

«Non ancora… ho fatto la seconda a fine giugno.»

«Luglio agosto settembre…», conta lui sulle dita. «Cinque mesi sono già passati! Ti conviene sbrigarti.»

«Pensavo di essere ancora protetta…»

«Ti consiglio di prenotare al più presto! Ci vediamo quando sarai vaccinata: ciao ciao!»

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È brava

La signora che mi aiuta nelle pulizie di casa, Doina, è anche una formidabile agente di collocamento per collaboratrici domestiche, baby sitter e badanti. La sua rete di conoscenze è vasta: se hai bisogno di qualcuno che ti aiuti nelle incombenze quotidiane, lei te lo trova di sicuro.

«So che Francesca cerca una baby sitter: posso dare un numero di telefono. Risponderà una certa Anita: è albanese, ma è brava.»

Doina è rumena, ma è brava.

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Consigli per gli acquisti

Oggi è il Primo dicembre e scommetto che state già pensando ai regali di Natale. Scommetto anche che avete qualche amica, qualche cugino, qualche anziana zia che ama leggere. In questo caso non potete aver dubbi: regalate Gli ingranaggi dei ricordi. Non perché l’ho scritto io, ma è un bel libro. La storia di due famiglie, di un giovane partigiano, di tre adolescenti in giro per la Sardegna, di un’anziana un po’ pazza e chiacchierona…  Una storia drammatica ma anche divertente.

Se invece il destinatario del vostro dono preferisce il giallo, scegliete L’ultimo dei Santi, un giallo appenninico dai molti risvolti. E se proprio vi volete buttar via, regalate L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu! Molto probabilmente non troverete questi libri già esposti nelle librerie delle vostre città, perché non si tratta di uscite recenti, ma i primi due sono in commercio e si possono ordinare con facilità (sono disponibili anche su Amazon, IBS e altri siti per l’acquisto online e di entrambi esiste la versione digitale); per l’Efisia, invece, che è fuori commercio, potete rivolgervi direttamente a me.

P.S. Potete regalare uno di questi libri, o due, o tutti e tre, anche a voi stessi, se non li avete ancora!

È un consiglio disinteressato!

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Mario & Mario

«Hey, Mario, come va?»

«Bene, Mario, ma sono preoccupato per la variante.»

«Parli di Omicron?»

«Sì… è molto contagiosa, ma in realtà non sono sicuro che sia sufficientemente pericolosa. Dicono che chi l’ha presa ha sintomi lievi… io invece avrei bisogno di sintomi gravi, capisci.»

«È per spingere la gente a vaccinarsi?»

«Esatto! Se la variante è grave o gravissima, correranno in massa, ma se non lo è, capaci che mi lasciano scadere le dosi in frigo!»

«Be’, puoi sempre regalarle agli africani, no? Così fai un’opera buona e rilanci la tua immagine.»

«Sì, certo, lo farei volentieri, tu sai quanto io sia di buon cuore, ma devo pensare a mettere da parte fiale per la quarta, quinta e sesta dose! Il problema però è che se non hanno abbastanza paura gli italiani non ne vorranno sapere di vaccinarsi ogni due mesi. Cominciano già a dire che hanno da fare e non possono passare le giornate a far la coda negli hub…»

«Ma tu scusa, mettigliela questa paura! Digli che è una cosa gravissima e che se non si vaccinano si contagiano e se si contagiano muoiono.»

«Gliel’ho già detto, ma non ha funzionato.»

«Digli che se vogliono rientrare nella società, dalla quale si sono autoesclusi, e diventare finalmente come noi si devono vaccinare.»

«Già detto anche questo. E cominciava a fare il suo effetto… ma poi ci si sono messi alcuni giornalisti, a dire che il supergreenpass presenta aspetti controversi…»

«Ma scusami tanto, tu gli lasci troppa libertà a questi giornalisti! Ci vuole meno democrazia nell’informazione! La democrazia è un disastro: ognuno che dice quello che gli pare, ti sembra possibile?»

«Ma l’informazione…»

«L’informazione va somministrata con cautela. Bisogna saperla dosare, e, mi raccomando, deve venire dall’alto. Siamo intesi?»

«Grazie Mario, tu sì che hai le idee chiare!»

«Di niente, Mario: se non  ci diamo una mano tra noi…»

P.S. Il dialogo è chiaramente di fantasia, ma il lettore accorto potrà trovare precisi riferimenti a frasi pronunciate dai due Mario.

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L’imbianchino

Di tutta la schiera di operai che da quasi tre mesi sono accampati in casa mia il più evanescente, il più impalpabile è l’imbianchino, che arriva nei momenti più impensati, a volte senza neanche farsi vedere, perché lavorando all’esterno non ha bisogno di entrare in casa, e qualche volta viene nel tardo pomeriggio quando è già calato il buio, o magari a notte fonda, e solo il mattino seguente, uscendo di casa, ti accorgi che la facciata è stata imbiancata. Non sappiamo come si chiama, l’imbianchino, e non abbiamo neanche il suo numero di telefono, l’unico che può mettersi in contatto con lui è Antonio, il capocantiere, e lo fa con un certo timore reverenziale.

Finita ormai da tempo la tinteggiatura della facciata anteriore, quella che dà sulla strada, è arrivato il momento di dipingere quella posteriore, che guarda il cortile. Ma è piovuto, e certo non si può pretendere che si imbianchi casa sotto la pioggia. Poi la pioggia è passata, ma l’imbianchino si è reso irreperibile. Poi è piovuto nuovamente. Stamattina era bello e mio marito ha osato chiedere ad Antonio che intercedesse per noi presso l’uomo del pennello.

«Stamattina è troppo freddo», ci ha riferito il nostro intermediario, «ma verso mezzogiorno sarà qui.»

E puntuale, a mezzogiorno l’imbianchino ha suonato il campanello.

«Ci siamo!», mi ha detto. «Ero venuto anche stamattina, ma non c’era nessuno…»

«Sono stata in casa tutta la mattina», gli dico, «tranne una mezzoretta per portare un po’ di spesa alla mia mamma.»

«E sarò venuto in quella mezz’ora!»

Si avvia verso il retro: oggi darà la prima mano, dopodomani la seconda, poi si potranno togliere le impalcature, poi i muratori poseranno le mattonelle sul terrazzino nuovo, poi installeranno la ringhiera, poi libereranno il cortile da tutto il materiale, che al mercato mio padre comprò. E se Dio vorrà prima di Natale la nostra convivenza avrà termine. Sento che già mi mancano.

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Casa sicura

«Ciao Marisa, come va?»

«Abbastanza bene, dai. Se non fosse per questi lavori che non finiscono mai…»

«Non dirlo a me! Sono nel bel mezzo della ristrutturazione!»

«Ah, non lo sapevo. Che tipo di lavori stai facendo?»

«Be’, sto costruendo la fortezza!»

«La fortezza?»

«Come, non lo sai? Ne hanno parlato tutti i giornali e la televisione, i social impazzano! Dobbiamo tutti costruire delle fortificazioni, l’ha deciso il governo.»

«È un obbligo?»

«No, certo che non lo è, ma se entro tre mesi non siamo a norma viene l’esercito e ci mura in casa, perciò conviene adeguarsi.»

«Ma guarda, non ne sapevo niente! E perché si devono fare queste fortificazioni?»

«Be’, ma non sai proprio niente! Sei al corrente della variante omicron, spero.»

«Sì, ma ancora non sappiamo… e non credo che delle mura, per quanto massicce, riescano a tenerla fuori.»

«Ma certo che ci riescono. Sono fatte apposta! E poi non si tratta solo di questo. Le mura servono per proteggersi dai migranti.»

«Povera gente…»

«Ma quale povera gente! Non crederai a questa novella, spero. Sono degli emissari del nemico, si preparano a invaderci. Si dice che molti di loro in realtà siano robot, androidi. Non vere persone.»

«Veramente a me sembrano esseri umani tali e quali a noi.»

«Non lasciarti ingannare! Ne sanno una più del diavolo! E poi c’è la questione del clima.»

«Scusami tanto, ma non credo proprio che delle fortificazioni possano essere utili nei confronti dei cambiamenti climatici.»

«Come no! Si tratta di installare delle calotte climatizzate… nelle nostre case sarà sempre bel tempo, una temperatura ideale, e sulle pareti saranno proiettate immagini di spiagge dorate, montagne imponenti e bellissime cascate.»

«Ti confesso che sono perplessa…»

«Ascolta me: visto che hai già gli operai in casa, approfittane per metterti in regola. Non preoccuparti della spesa, ci sono gli incentivi. E anche tu avrai la tua bella prigio… la tua bella casa sicura dove vivrai sicuro per il resto della tua vita!»

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Cangiante

Oggi, a Cagliari, si conclude l’edizione 2021 del Festival della letteratura di viaggio, che si è svolto in varie sedi in Sardegna e, come diciamo noi sardi, “in continente”. Oggi a Cagliari, mi par di capire, dev’essere bel tempo, mentre qui diluvia. Ah, mi piacerebbe esserci! L’anno scorso ho partecipato col mio romanzo Gli ingranaggi dei ricordi, che era uscito da un paio di mesi. Ma nemmeno in quell’occasione potei esserci di persona: tutti gli eventi in presenza erano stati annullati e gli ultimi appuntamenti del Festival si svolsero online. In quei giorni mi stavo appena riprendendo dal covid e ricordo bene il mio intervento, seduta nel mio studio davanti al computer, con una faccia che ve la raccomando, provata da dieci giorni di febbre, malessere e digiuno, e ricordo anche la stanchezza immensa che provai alla fine del collegamento. Be’, tutto è bene quel che finisce bene, no? A proposito, come finirà a questo giro? Perché, come mi ha detto ieri mia madre preoccupatissima, c’è questa nuova cangiante che dà molto da pensare…

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Le vecchie insegnanti di una volta

Mia figlia lavora in un’agenzia formativa. Tra le sue incombenze c’è quella di reclutare personale per i vari corsi che organizza. In questi giorni deve metter su un corso di informatica e qualcuno le ha fornito il nome di Guglielmo ***.

«Pronto, Guglielmo? Sono Francesca, dell’agenzia Gargantuà. Ho avuto il tuo nominativo, so che sei un informatico, te la sentiresti di fare una docenza in uno dei nostri corsi?»

Guglielmo se la sente e Francesca gli chiede notizie dettagliate sugli studi che ha fatto.

«Mi sono diplomato come perito informatico all’Istituto tecnico, ora sto frequentando la facoltà di informatica a Firenze…»

«Ah, e chi hai avuto come insegnanti all’Istituto?»

«Be’, di informatica avevo il professor ***, di sistemi la professoressa ***…»

«E a italiano?»

«A italiano la Salabelle.»

«La Salabelle? È la mia mamma!»

«No… no… ma senti: io sono cambiato. Io non sono più lo stesso di allora. Di’ alla tua mamma che io sono cambiato, diglielo!»

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