Ancora

«Mi raccomando, ragazzi! Stasera c’è la fiaccolata antirazzista e antifascista! Alle cinque tutti qui, puntuali!»
«Eh, se non venite voi…»
«Ancora camminare in giro per città? Ancora andare con striscioni?»
«Ancora necessario manifestare contro razzismo?»

fiaccolata

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Un dubbio

È bello tenersi in contatto coi vecchi alunni su Facebook. Vedere le loro facce sorridenti mi dà sempre piacere, mi piace sapere che cosa fanno, dove vanno in vacanza, con chi se la intendono… E poi anche da lontano posso proseguire la mia missione di insegnante nei loro confronti. Oggi per esempio vedo una simpatica foto di Augusto, di cui conosco la grande passione per treni, aerei, navi e mezzi meccanici di ogni sorta: dietro le sue spalle un luccicante treno Italus e, a mo’ di didascalia, la frase: «Avvolte è bello cambiare!»
Vengo assalita da un attacco acuto di sindrome della prof e commento: «A volte, non avvolte!»
Per non sembrare troppo antipatica aggiungo una faccina ammiccante.
Augusto è un ragazzo di spirito: «Grazie, prof! In effetti, è un dubbio che avevo da un sacco di tempo.»
«Me lo potevi chiedere nei lunghi anni che abbiamo passato insieme laggiù sul Viale Adua, in quell’aula sorda e grigia…»

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Realtà

Mi vanto di essere una persona estremamente realistica. Sì, da piccola ero una sognatrice, spesso venivo sorpresa a fissare il vuoto davanti a me con espressione trasognata: allora mia madre mi diceva: Marisa, ti sei incantata? Mentre il mio fidanzato di allora (e marito di sempre) mi diceva in gergo pistoiese: Non crissare! Ora non crisso più, non mi incanto, vivo coi piedi per terra, la vita mi ha pure insegnato qualcosa! Quindi, col mio robusto senso della realtà, posso concedermi una breve navigazione in rete, una scorsa su Facebook, senza timore che il mio attaccamento ai dati reali possa venirne oscurato neanche per un istante. Sono sempre vigile, io. Così, quando scorrendo Facebook vedo una foto raffigurante una nevicata e leggo la didascalia (Nevica!) scritta da una mia conoscente, scuoto la testa. Nevica, chissà dove, all’Abetone, forse… Poi alzo la testa, guardo dalla finestra…

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Regalini

Stasera vado a cena con alcune amiche, colleghe dei miei primissimi anni di insegnamento. Ci vediamo una, massimo due volte l’anno, e loro sono carinissime, portano sempre dei regalini, libriccini di poesia, segnalibri decorati, minuscoli taccuini con matita allegata, cose così. Io non porto mai nulla. L’anno scorso ho rimediato in extremis spacciando un mio racconto stampato con la stampante di casa e impaginato con la spillatrice, ma quest’anno sento che devo rimediare alla mia negligenza. Per fortuna ho amiche dappertutto, così vado da quella che fa volontariato alla Bottega dell’equo e solidale e le spiego la situazione.
«Ho capito» mi dice, comprensiva: «esci con le Mare e Marelle!»
😉

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Allucinazione

Al ristorante ci serve una signora molto gentile, coi capelli castani e una camicetta blu. Poiché i nostri piatti tardano ad arrivare (difficile, in effetti, procurarsi la frittura di paranza e le cozze alla tarantina in pieno centro di Bologna) lei si sdilinquisce in mille sorrisi e per farsi perdonare ci porta delle schiacciatine sulle quali ci avventiamo. Abbiamo già le nostre bevande, ovviamente, e l’attesa è meno sgradevole con qualcosa nello stomaco. Non so se è per effetto di quel bicchiere di vino che ha appena scolato, ma Enrico2, amico fraterno di Enrico1 e convitato di pietra a questo nostro pranzo familiare, inizia a guardarsi attorno e a scuotere la testa.
«Sto sognando? La nostra cameriera ha cambiato abbigliamento o ha una gemella?»
«Te l’avevo detto di andarci piano col vino bianco a stomaco vuoto!»
«No, veramente! Prima aveva la camicia blu, ora ce l’ha a righe…»
«Magari si è macchiata e ha dovuto cambiarsi.»
«Guarda, guarda tu stessa!»
Mi giro, guardo di qua e di là, ma non vedo la nostra cameriera, né con la camicia blu né con la camicia a righe.
«Eccola, eccola! Ora di nuovo in blu!»
«Enrico, ti senti bene?»
Mi giro un’altra volta, torco il collo nel tentativo di capire, ed eccole: due gemelle identiche, stessa corporatura, stesso taglio di capelli, camicia blu, camicia a righe, stesso identico sorriso… e nessuna delle due sta portando le nostre cozze.

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Paradosso

Andare a pranzo a Bologna con un figlio non carnivoro è un paradosso. Bologna, la capitale della mortadella e del tortellino, la patria del cotechino. Eccoci quindi seduti al tavolo di un ristorante, che ordiniamo cozze alla tarantina e frittura di paranza, mentre ai tavoli intorno la gente si lascia scivolare in bocca fettine di prosciutto e culatello, affonda il cucchiaio nella scodella colma di tortellini in brodo e sente già l’acquolina in bocca vedendo arrivare il carrello dei bolliti con relative salse.

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La città che scrive

Vado a vedere la mostra “La città che scrive”, presso la Biblioteca Forteguerriana, per molti anni unica e sola biblioteca di Pistoia, fino a che, dieci anni fa, non è nata la San Giorgio. Alla Forteguerriana andavamo a studiare, quando facevamo il liceo: piccola, vecchiotta, con salette tappezzate di libri antichi e impiegate che non facevano che sibilare “Shh!” a noi giovani studenti, quando, a volte, ci sfuggiva qualche parola o, peggio, un incontenibile attacco di ridarella. La San Giorgio è un’altra cosa, un porto di mare dove si può anche parlare a voce alta, eccetto che in certe stanze dedicate a chi desidera studiare in silenzio: la San Giorgio è certamente più bella e spaziosa, ma la Forteguerriana ha comunque un suo fascino.
Nelle sale al primo piano e al pianterreno hanno allestito una mostra di antichi manoscritti, statuti cittadini risalenti ai secoli XII e XIII, codici ornati da miniature in rosso, blu e oro, autografi di Cino da Pistoia. Anche noi abbiamo le nostre glorie, dopotutto. Davanti al documento autentico che condanna Vanni Fucci per furto due signore molto chiassose non stanno nella pelle.
«È Vanni Fucci, rubò alla sagrestia dei belli arredi, Dante lo ha incontrato nell’Inferno!»
«Sì, gliel’ha detto lui che aveva rubato, Dante mica lo sapeva!»
«Eh no, perché Vanni aveva fatto accusare un altro al suo posto!»
Chissà come avrà fatto Dante a metterlo tra i ladri se non lo sapeva, mi domando, ma passo oltre e lascio le due signore al loro entusiasmo. Altre salette, altri periodi storici: un testo autografo del Sozomeno, illustre umanista, una lettera di Giacomo Leopardi a Niccolò Puccini, scritta a mano, e una di Émile Zola a Policarpo Petrocchi. Autografi di Piero Bigongiari e di Francesco Guccini, non esattamente pistoiesi, ma quasi. Nella sezione “Pistoia scrive ancora” ci sono anch’io: la mia Efisia in una pila di volumi di autori locali. Anche questa è gloria, per quanto effimera!

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Penso

Oggi a scuola di italiano studiamo c’è – non c’è.
Nella stanza c’è il tavolo, c’è la sedia, non c’è un gatto.
Sul tavolo c’è una penna, c’è una matita.
«Penso» mi dice Kevin.
«Certo che c’è. Guarda: penna, matita!» gli dico mostrandogli i due oggetti.
«Penso» ripete.
«Hai qualche dubbio?»
«No dubbio. Penso» ripete ancora una volta indicando la matita.
«Ah! Pencil…»

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Prima necessità

Il frigorifero piange. Oggi non è giorno di spesa, ma devo assolutamente fare un salto al supermercato per rifornirmi di alcuni beni di prima necessità. Pane, frutta, verdura, birra…
Come? La birra non è un genere di prima necessità?

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