Anteprima

Se proprio non ce la fate ad aspettare giovedì, eccovi un piccolo assaggio de Gli ingranaggi dei ricordi che il mio amico Ennio Abate, nella sua bontà, ha accettato di pubblicare sulla sua rivista Poliscritture. E buona lettura!

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Disguido

A mezzogiorno il mio cellulare attacca la sua sinfonia, partendo con un volume accettabile che diventa, se non rispondo subito, sempre più alto e clamoroso.

«Pronto!»

«Pronto» mi risponde un uomo con un marcato accento cagliaritano. «C’è da rittirare un pacco di libbri per Arkkadia.»

«Oh, finalmente! Senta, potrebbe portarmeli all’indirizzo che sto per darle?»

«Non le devvo portare libbri, li devvo rittirare.»

«No, guardi. Io non ho libri da dare ad Arkadia, è Arkadia che deve consegnarli a me.»

«Io non ho nessun libbro da consegnare.»

«Ci dev’essere stato un disguido…»

«Eja! Ora chiammo l’edittore, poi le so dire!»

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Occhi

Pieno di occhi per terra, in quel liceo di Roma, e in tutte le altre scuole del Regno dove ci siano ragazze in minigonna. Perché ai professori gli cade l’occhio, l’ha detto la vicepreside, quindi, ragazze, se invece della minigonna vi mettete un bel gonnellone alla caviglia, è meglio. Se no, con tutti quegli occhi sul pavimento, va a finire che qualcuno ci fa un ruzzolone.

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Doccia

L’editore deve mandarmi le mie copie de Gli ingranaggi dei ricordi e mi chiede un indirizzo dove sia possibile trovare sempre qualcuno. Gli do quello della mia mamma, che è sempre barricata in casa, e le telefono per avvisarla.

«Ti arriverà un pacco… sono i miei libri, ho dato il tuo indirizzo perché io non sempre sono a casa.»

«Dovrò firmare qualcosa?»

«Non credo.»

«E pagare?»

«Non c’è da pagare niente, mamma. Devi solo farti consegnare il pacco e poi chiamarmi per dire che è arrivato. Il corriere comunque ha il mio numero.»

«D’accordo» dice mamma, ma vedo che è un po’ titubante. Poco dopo mi richiama.

«Marisa… senti… verrà oggi quell’uomo?»

«Non credo…»

«No, perché… io dovrei fare la doccia!»

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Sgomitare

Io devo essere davvero una persona dotata di intelligenza superiore. Mi capita molto spesso infatti di sapere già da molto tempo cose importantissime che scienziati di grido scoprono dopo mesi di studio. Per esempio, che il saluto col gomito non era il massimo, l’avevo detto in tempi non sospetti. Insomma, tossiamo nel gomito, starnutiamo nel gomito, poggiamo i gomiti dappertutto e poi per non contagiare gli altri con le nostre manacce fetenti gli diamo simpatiche gomitate. “Il saluto col gomito non è igienico!” sbraita ora l’OMS, dopo mesi di foto che raffigurano Conte e Di Maio, Conte e Merkel, Conte e Macron, Prodi e Mattarella e mille altri mentre si sgomitano felici. Meglio la mano sul cuore, consiglia l’OMS. O l’inchino, le mani giunte, la riverenza, la genuflessione, l’alzata di sopracciglio, l’occhiolino, il ciao ciao con la mano, il dito medio alzato… No, il dito medio, pensandoci, mi sa che non va bene.

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Freschi di stampa

Io vi avevo avvertiti, eh

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In ginocchio

La foto dei bambini inginocchiati per terra davanti alla sedia con  enormi cerchi gialli a oscurarne il viso mi è sembrata da subito un fake. Sapevo, però, che alcune scuole già prima dell’inizio delle lezioni avevano avvisato: non disponiamo di tutti i banchi, a qualcuno toccherà solo la sedia, e già questo mi era sembrato folle. Insomma, fino all’anno scorso i banchi c’erano, e molti erano monoposto. Ovviamente è possibile usare anche i banchi doppi per un solo alunno, ma prendono posto, e quindi il distanziamento risulta eccessivo e nell’aula non c’è spazio per tutti se ognuno ha troppo banco per sé. Infatti i banchi di nuova generazione, che siano con le rotelle o meno, sono tutti più piccoli di quelli regolari, sono meno profondi, o hanno forma trapezoidale, in modo che l’aula possa contenerne di più. Insomma il distanziamento, se usato con accortezza, serve a stipare quanti più ragazzi in un’aula, facendo finta di tenerli più lontani.

Quanto alla foto, ero propensa a considerarla fasulla, come il video che vede ragazzi delle superiori su banchi a rotelle intenti a gare di corsa e speronamenti reciproci. Dai, non possono essere così stupidi, ho pensato, e la sorveglianza dov’è? Ma mentre il video è forse davvero un fake, almeno spero, la foto no. È stato il preside ad ammetterlo. Non è vero che in quella scuola i bambini fanno lezione inginocchiati per terra, era solo un’idea carina della maestra, un modo giocoso per cominciare l’anno scolastico, i bambini erano entusiasti. I banchi ci sono, anzi ci saranno, devono arrivare domani, anzi dopodomani, entro la fine di ottobre. Nel frattempo quei mattacchioni si inventeranno altre cose divertenti, tipo far lezione in piedi, o appesi a testa in giù, o seduti sul vasino.

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La mi’nonna

Oggi è ricominciata la scuola. In tutta  Italia, per tutti, assolutamente, ci hanno ribadito per settimane intere. Ricomincia per 5,6 milioni di studenti, annunciano trionfalmente oggi, quando in Italia gli studenti sono circa otto milioni e mezzo, e quando i cinque milioni e sei sono abbondantemente sovrastimati. Il presidente Conte ha accompagnato suo figlio “fino all’ultimo miglio”, e io mi domando in quale città italiana la distanza tra casa e scuola si misuri in miglia. Ha specificato inoltre che quell’ultimo miglio gliel’ha lasciato percorrere da solo: un chilometro e 855,325 metri, mica poco. Quanto a me, non ho figli né nipoti da accompagnare a scuola, menomale. Verso le nove sono uscita e passando davanti a un bar coi tavolini all’aperto ho visto una combriccola di quattro mamme che facevano colazione insieme, finalmente libere dalla presenza dei figli, sentimento che io capisco benissimo: anche io e mia sorella il primo giorno di scuola andavamo a prenderci un caffè in santa pace.

«Misurare la temperatura a casa! Sì, la mi’nonna!» ha detto una. In pistoiese stretto, questa espressione significa all’incirca “neanche per sogno”.

«Al mio, poi, la febbre non viene mai!» ha commentato un’altra.

Auguri e buona ripartenza a tutte e tutti.

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Nella giungla

Il piccolo marine striscia sul pavimento della giungla. Si spinge avanti coi gomiti, avanza col corpo, punta i piedi e va, veloce come il fulmine. Scansa la gamba di una sedia, l’angolo di un tavolino basso, intreccia una breve conversazione col piede intarsiato del cassettone vecchio stile, poi sgomita furioso e avanza. Dappertutto può nascondersi il nemico. Ma lui conosce la strada: gira a sinistra e fa capolino nell’ingresso, si dirige a destra ed ecco la cucina, particolarmente insidiosa. Ci sono briciole sul terreno, c’è dell’antica polvere annidata nell’angolo tra la porta e il muro, c’è la portafinestra che dà sul terrazzo… Il piccolo Forrest Gump è in missione. A ogni angolo della giungla domestica lo attende un pericolo, un tranello, una nonna pronta a prenderlo in braccio.

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È tutto relativo

«Il Covid è clinicamente morto.»

«Berlusconi positivo al Covid, è asintomatico.»

«Sì, ora sto meglio, non ho più la febbre!»

«Berlusconi ricoverato, sta bene.»

«È stata l’esperienza peggiore della mia vita.»

«La sua carica virale è altissima, se si fosse ammalato a marzo-aprile sarebbe morto!»

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