Offerto in sacrificio

Leggo su Repubblica un commovente articolo di Francesco Bei: nella lotta contro la pandemia, Draghi offre il suo corpo. Nientemeno. Provo a farmi venire in mente qualcun altro che abbia “offerto il suo corpo”. Sicuramente Gesù, del quale nella liturgia si dice che si è offerto in sacrificio per noi. San Sebastiano, crivellato dalle frecce; lo studente di piazza Tienanmen davanti al carro armato, i fanti della prima guerra mondiale quando si slanciavano fuori dalle trincee per finire crivellati sotto i colpi della mitragliatrice; eccetera. Draghi, mi sembra, al massimo offre il braccio a un’iniezione. Dai, Mario, non è nulla, l’abbiamo fatta in tanti, se proprio ti fa impressione guarda dall’altra parte.

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Nessun rischio

Dopo giorni e giorni di dubbi e discussioni sull’opportunità di fare la vaccinazione eterologa, cioè di somministrare a chi ha avuto come prima dose AstraZeneca un diverso prodotto per il richiamo, finalmente Draghi, col piglio autorevole che lo contraddistingue, ha risolto la situazione. Si sa che a lui basta una frase per salvare il mondo, e anche questa volta è stato all’altezza della sua fama.

«La vaccinazione eterologa funziona e non comporta alcun rischio, prova ne sia che la farò io stesso!»

Ora. Lungi da me voler augurare qualcosa di male al nostro Presidente, ma se dopo la somministrazione gli venisse un coccolone, come la metteremmo?

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Dal vivo

È stato bello ritrovarsi a fare una presentazione dal vivo, insieme a tanti autori che in parte conoscevo già e in parte no, in un locale all’aperto pieno di gente seduta ai tavoli, col calore della presenza che si sommava all’incredibile caldo della giornata quasi estiva. Perché gli eventi online sono molto comodi, non importa uscire di casa, ci si può mettere addosso anche la tuta da ginnastica, tanto a me mi si vede solo la testa e il collo; raggiungono potenzialmente una platea molto più vasta rispetto a un evento in una piazza o libreria o biblioteca, però il calore umano, il vedersi, il bere insieme una birra, rappresentano un grande valore aggiunto che l’online non ti può dare.

In attesa che inizi la presentazione di un libro di cui sono coautrice insieme ad altri 18 autori, ordino una birra ghiacciata e chiacchiero con le persone sedute accanto a me. Una ragazza che si chiama Barbara mi chiede se sono un’autrice: rispondo di sì e indico il mio nome nell’elenco stampato in copertina. Lei sfoglia il libro cercando il mio racconto, mi guarda e mi fa:

«Mi scusi, ma lei? Gli ingranaggi dei ricordi?»

«Sì, sono io! Conosce il mio libro?»

«Ne ho sentito parlare e voglio assolutamente leggerlo. Ne parlavo stamattina con Tito… Tito, questa signora è l’autrice degli Ingranaggi dei ricordi!»

«Ah, sì, ne parlavamo proprio stamattina!»

«Domani vado a comprarlo!», dice la ragazza.

E so’ soddisfazioni, so’.

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Comunicazione di servizio

  1. Prima che proclamino il vincitore, che certo non sarò io, e che quindi questa notizia con relativa foto passino di attualità, voglio dirvelo: sono finalista al Premio letterario Osilo, e anche se non è lo Strega, sono contenta lo stesso.

2. Questo pomeriggio alle 18, a Firenze, alle Murate, sarà presentato il libro I racconti dell’acqua, a cura di Paolo Ciampi, edizioni Aska, dove è presente un mio racconto

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Interpretazioni

Un simpatico video realizzato per me da Sweet Short Stories Tellers.

È buffo: quando ascolti qualcuno interpretare qualcosa che hai scritto, in un certo senso ti delude sempre. L’attrice che interpreta zia Demy, una delle voci narranti degli Ingranaggi, è giovane e ha una voce piena di esultanza, di sogni e nostalgia: sta ricordando gli anni dell’adolescenza, l’avventura vissuta con suo fratello Felice e sua sorella Bella attraversando tutta la Sardegna a piedi durante la guerra, e nel ricordo, così mi pare di capire, tutto è dolce e bello, gli aspetti drammatici sono stemperati dalla tenerezza. Io, invece, la voce di zia Demy me la immagino come la voce di una donna anziana, con un marcato accento cagliaritano, una malinconia di fondo mitigata da una certa dose di ironia. E voi? Che ve ne pare di questa interpretazione? Vi piace?

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Da maschi

Galatea Vaglio è una donnina piccina picciò, coi capelli blu e gli incisivi distanziati. Insegna lettere alla scuola media, ha tenuto una rubrica di scuola sull’Espresso online, ha un blog molto divertente e ha pubblicato diversi libri. La sua passione è la storia antica, perciò la maggior parte dei suoi libri verte su questo argomento. Da anni, sul suo blog e su Facebook, si batte con una leonessa contro il cosiddetto mansplaining, ovvero l’attitudine tutta maschile di spiegare alle donne tutte le cose che le donne, per definizione, non possono sapere più e meglio degli uomini, e che vanno dall’apparentemente banale capacità di guidare la macchina all’azzardo di esprimersi su argomenti riguardo ai quali non possono essere competenti, essendo i maschi gli unici competenti, Pillon docet. Galatea ha scritto una biografia di Cesare che si legge molto volentieri perché l’autrice non ama il linguaggio paludato, ha uno stile chiaro e gradevole, cosa, questa, che potrebbe sembrare un pregio, ma che in realtà, agli occhi del maschio che sa tutto, rivela ancora una volta la pochezza del cervello femminile. Con questo libro Galatea Vaglio ha vinto recentemente il Premio Corsena per la saggistica storica e militare.

«Ero l’unica donna fra i concorrenti e sono anche l’unica donna fra i vincitori del premio. Per altro, sono anche l’unica donna ad aver mai scritto una biografia di Cesare.»

Ciò potrebbe avvalorare la tesi pilloniana, in base alla quale alle donne certi argomenti non interessano, anzi, proprio non ne capiscono niente, povere cocche, perché cosa volete che ne sappia una donna di storia militare? Storia del lavoro a maglia, quella sì. Ma attenzione, non è esatto dire che sono l’unica donna a essersi occupata di certi argomenti, commenta Vaglio: sono solo la prima. E io, che non amo la storia militare, non capisco nulla di strategia e non subisco per niente il fascino dei condottieri, non posso che fare il tifo per Galatea e per tutte le donne che già si cimentano e sempre più si cimenteranno negli argomenti “da maschi”.

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Ha fatto bene

No, ha fatto bene, Biden, a dirgliene due, a quei maledetti cinesi. Sfruttamento del lavoro, mancato rispetto dei diritti umani, ma dove siamo? Prendete esempio da noi, nel civile Occidente, dove nessun lavoratore viene sfruttato, nessun diritto umano viene violato, e se la mi’ nonna avesse le rote…

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Con rispetto parlando

Domani ho un’intervista per il premio Emilio Lussu, al quale partecipo. La persona che dialogherà con me mi ha mandato un file con le domande a cui dovrò rispondere.

«La prima», dice, «è una domanda che potrà sembrarti anale.»

Iniziamo bene, penso.

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Prova costume

Se vuoi dare una bella botta alla tua autostima, vai a comprarti un costume da Calzedonia. Entra nel negozio rutilante di colori, scansa i bikini striminziti e anche i più castigati due pezzi, sei venuta a comprarti un costume intero, ricordi? Evita i costumi sbrilluccicanti, quelli leopardati, i monospalla e quelli che hanno un buco proprio all’altezza dell’ombelico e dirigiti senza esitare verso modelli più sobri. Ecco, hai adocchiato un costume che ti sembra adatto a te e ti avvii verso il camerino. Sei sudata perché fa caldo, il negozio è piccolo, la mascherina ti soffoca. Ti spogli a un centimetro dal grande, spietato specchio: vedi le tue carni bianchicce, la vita non più sottile, i buchi della cellulite: sei tu quell’essere decadente? Sono tuoi quei rotolini, quel cascame di tessuti privi di elasticità? Provi a consolarti, ripeti a te stessa che sei una donna felice e realizzata, hai una bella famiglia, un nipotino che adori, sei intelligente, colta, hai pubblicato tre romanzi… niente. Tu sei quel pezzo di carne flaccida che si contorce per entrare nel costumino a fiori, un po’ da zia, diciamocelo, un po’ da nonna, ma è questo che sei, e poi, hai 66 anni, hai avuto quattro gravidanze e tutto sommato sei ancora una donna piacente, no?

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Egoisti

Mi viene da piangere al pensiero della diciottenne morta in seguito alla vaccinazione con AstraZeneca. Penso agli open day rivolti espressamente ai giovani, in barba ai consigli prudenziali già espressi dal Comitato tecnico-scientifico.

«Venite a vaccinarvi! Così potrete andare in discoteca! Per premio vi diamo un gelato, una birra, una canna. Ah, no, la canna no.»

E con grande sgomento e incredulità stamani leggo che il direttore di Domani, Stefano Feltri, commentando l’accaduto e facendo una sua personale analisi del famoso problema dei rischi-benefici, scrive testualmente:

« Se ci sono ragazzi egoisti al punto di rinunciare al vaccino per evitare quel piccolo rischio di complicazioni, forse è giusto che nessuno possa costringerli a vaccinarsi.»

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