Incontri-1

Davanti alla sede del comitato elettorale passa un mio alunno. Si è diplomato se non ricordo male nel 2015, quindi oggi dovrebbe avere almeno 26 anni, ma ha sempre l’aria del ragazzino smilzo e sorridente che mi correva incontro nei corridoi dell’Iti. Gli do un volantino, gli parlo della nostra lista e del nostro candidato sindaco, lui è interessato, gli dico che anch’io sono candidata.

«Nooo! Lo dico ad Andrea! Lo dico a quei ragazzi! Votiamo tutti per lei, prof!»

Agguanta una manciata di volantini e se ne va veloce, tra un quarto d’ora entra a scuola. No, non è ripetente: è diventato un prof anche lui.

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Nazi

Ieri, persino al TG La7 non hanno potuto fare a meno di mostrare le immagini del torace, delle gambe e delle braccia dei gloriosi membri del battaglione Azov, costellate di svastiche, croci celtiche, ritratti di Hitler e altri tatuaggi più o meno analoghi. Ai fotogrammi era stato impresso un effetto “terremoto”, grazie al quale le immagini sussultavano e si sfuocavano leggermente, ma non abbastanza da non permetterci di vedere chiaramente ogni cosa. La voce che commentava non ha speso una parola per dire “to’, guarda, alla fine erano davvero nazisti”, o anche solo “guarda che buffi disegnini si sono tatuati addosso”. No, era tutto normale, quelle erano le truppe che avevano strenuamente resistito e che alla fine si erano dovute arrendere.

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Racconto della settimana

Con un giorno di ritardo, condivido il mio racconto del venerdì su Masticadores Italia.

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La lista

La conferenza stampa per la presentazione della lista somiglia un po’ a una riunione di Alcolisti Anonimi. Siamo seduti in cerchio e dopo che hanno parlato il coordinatore della campagna elettorale e il candidato sindaco, ciascuno di noi è invitato a dire qualcosa.

«Sono Alessia – Sara – Vincenzo… e sono un alc… ops, sono un candidato. Ho deciso di fare questa scelta perché…»

Segue applauso.

P.S.: io nella foto sono venuta con una faccia un po’ melensa…

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Il comitato elettorale

Stare alla sede del comitato elettorale è divertente perché, specialmente nei giorni di mercato, quando le genti del contado vengono nel capoluogo ad acquistare capi di vestiario made in China, capita di incontrare persone di ogni tipo. Gruppetti di amiche pensionate, tutte più o meno argentee (ora è tornato di moda lasciarsi ingrigire i capelli, ma non guardate me perché non ho nessuna intenzione di farlo). Nonni col passeggino, scolaresche in transumanza, coppie di ragazze esuberanti. Vecchie amiche, conoscenti che non vedevi da secoli. Devi intercettare lo sguardo e cercare di capire in un nanosecondo se si tratta di persone abbordabili o meno. In caso positivo le avvicini con la massima gentilezza e chiedi se puoi dare un volantino: se la persona abbocca puoi metterti a vantare le virtù del candidato sindaco, della lista, del programma e di te medesima. Molto dipende da questo, dicono: il contatto personale, il porta a porta. Io di andare casa per casa non ho intenzione, il mio porta a porta è qui, in via degli Orafi. Devo dire che capto un certo interesse verso il nostro candidato e il suo programma: c’è sempre quello che scuote la mano come se cacciasse un insetto fastidioso, ma molte persone si fermano, mostrano interesse, conoscevano già Francesco (così si chiama il Nostro), avevano già idea di votare per lui.

Penso che una parte di pistoiesi sia di destra e quindi sia lieta di confermare il sindaco uscente Tomasi, che avendo la fortuna di chiamarsi Alessandro ha fatto una lista civica (in aggiunta a quelle dei partiti che lo sostengono) con su scritto grande Ale Tomasi, che può essere il vezzeggiativo del suo nome ma anche un’incitazione: Alè, Tomasi! Un’altra parte voterà per i democratici, ma c’è una quota dell’elettorato che non si riconosce più nel PD, né a livello locale né nazionale, e che guarda con interesse alla nostra lista, su cui c’è scritto chiaro e tondo Sinistra, e non centrosinistra, centro-sinistra, centro-centro-e-un-po’-di-sinistra, quasi-sinistra-ma-non-troppo e via andando di circonlocuzioni.

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Piattaforma

Lo diceva già Mussolini, che la Sardegna era la sua “piattaforma nel Mediterraneo”. Eja. Per un certo periodo, nei primi anni della Seconda guerra mondiale, l’isola è stata considerata particolarmente strategica e pesantemente bombardata, poi le cose sono girate diversamente, lo sbarco degli Alleati è avvenuto in Sicilia, in Sardegna la guerra è finita con l’8 settembre, nel senso che non c’è stata occupazione tedesca, anzi, i tedeschi che c’erano se ne sono andati quatti quatti. Tutte queste cose le ho lette in un libro molto interessante, Gli ingranaggi dei ricordi, scritto da… ops…

In ogni caso, l’idea della piattaforma gli è rimasta appiccicata, alla Sardegna, forse anche per via della sua forma rettangolare, che la rende simile alla plancia di una portaerei. E dopo la fine della guerra la Sardegna lo è diventata veramente, una portaerei, una piattaforma nel Mediterraneo. Non so neanche quante basi e quanti poligoni italiani, Nato e interforze ci sono. Interi tratti di costa o zone interne sono off limits, pertinenze militari. Le esercitazioni sono all’ordine del giorno e hanno costellato il territorio di proiettili, mine, bombe, rottami metallici e ogni ben di Dio. Moltissime persone negli ultimi trent’anni si sono ammalate di leucemia e altre forme tumorali e moltissimi bambini e animali sono nati con malformazioni. Ci sono processi in corso, ma la tendenza è a coprire tutto.

Al momento attuale, praticamente per tutto il mese di maggio, mese noto per le rose e per la Madonna, si sta svolgendo una grandiosa esercitazione, che coinvolge buona parte del territorio dell’isola, con navi militari nel porto di Cagliari e 17 aree costiere interdette ai civili (no transito, sosta, ancoraggio, no pesca, bagni, immersioni). Si chiama esercitazione, ma armi e proiettili, bombe e munizioni sono veri, e devasteranno il territorio in modo in gran parte permanente. Dimenticavo: l’operazione si chiama Mare aperto…

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Contrordine, compagni

«I russi vogliono essere pagati in rubli? Ma che storia è questa? Si sono montati la testa, forse? Ammesso che si continui a comprare della merce avariata da loro, è chiaro che la pagheremo solo in euro, al massimo in dollari!»

«E comunque non compreremo più nulla da loro, sta per essere varato il 58° pacchetto di sanzioni, in base al quale anche lo scambio di cicche usate sarà proibito. Dico bene?»

«Benissimo! Così imparano, quei russacci!»

*

«Allora, autorizziamo il pagamento in rubli, ripristiniamo anche gli zloty e i fiorini, non si sa mai.»

«Ma non avevamo deciso di non comprare più niente da quella gentaglia?»

«Lo so, ma che vuoi farci, alcuni dei nostri partner non sono d’accordo. Pare che certe pellicce di zibellino siano introvabili…»

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Notizie dal mondo

Stamattina leggevo sul giornale (Domani, che compro il lunedì perché il manifesto non esce) che il 90% (novanta per cento) degli abitanti della Siria versa in condizioni di estrema povertà. Dopo 11 (undici) anni di guerra quel Paese è un cimitero di città distrutte, case diroccate, macerie. Dopo 20 (venti) anni di guerra e occupazione americana (preceduti da altri anni di guerra e occupazione russa, lo dico per la par condicio) l’Afghanistan è a sua volta un Paese devastato e i talebani sono ancora al potere. L’Iraq, la Libia, praticamente non esistono più. Lo Yemen, nell’indifferenza generale, sta morendo sotto le bombe dell’Arabia saudita e dei suoi alleati.

Altri conflitti ardono o si preparano in altre parti del globo. Questo ovviamente non per sminuire la guerra in Ucraina, ma solo per dire che tutto il mondo, direttamente o indirettamente, è interessato da guerre catastrofiche. La guerra in Ucraina ci colpisce di più perché è vicina e perché è quella che maggiormente ci avvicina al rischio di un conflitto generale e magari nucleare.

Leggo anche che si preparano crisi energetiche e alimentari che rischiano di aumentare in misura notevole il numero già esorbitante delle persone che rischiano la morte per fame (la morte per fame).

Inoltre, se qualcuno se ne fosse dimenticato, abbiamo la crisi climatica alle porte, e dovevamo impegnarci al massimo per quella che con eufemismo orwelliano è stata battezzata “la transizione ecologica”… ma già, c’è la guerra, quindi vai con gas e petrolio, e se non li prendiamo dalla Russia ce li facciamo arrivare dagli Stati uniti, che vuoi che sia; vai col carbone, risantificato in extremis, vai con bombe, mine, esplosioni che quanto a ridurre l’inquinamento e l’effetto serra sono proprio l’ideale.

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Un fil di voce

Era tanto che non perdevo la voce. Un tempo mi capitava spesso, almeno una volta l’anno. Malattia professionale: di mamma e di professoressa. Parlavo a voce alta, parlavo a lungo, all’occorrenza lanciavo certi urlacci che mi sentivano fin dalla strada. E così la voce se ne andava, e restavo afona per due o tre giorni, e andavo a scuola lo stesso, sussurravo «state buoni perché non ho voce» e quei diavoli, che in circostanze normali mi avrebbero mangiata viva, se ne stavano zitti zitti ad ascoltare i miei bisbiglii. Tanto che avevo anche pensato di simulare un mutismo permanente.

Ieri invece ero a casa tranquilla, sola, zitta come un topino. Il telefono ha squillato e quando ho risposto la parola mi si è rotta in gola: sono usciti dei suoni gracchianti, un balbettio, un sibilo. Ero di nuovo muta. E muta me ne sono stata per tutto il giorno. Stamattina dalla gola mi è uscito un filo di voce arrochita, ma comunque udibile. Sono sulla via della guarigione. Menomale, che tra una settimana ho da parlare degli Ingranaggi alla biblioteca San Giorgio.

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