Non passa lo straniero

Oggi siamo andati alle sorgenti del Piave, che sono proprio dietro il nostro albergo, giusto tre orette di cammino, un’escursione facile, secondo il depliant, a parte le due o tre, o anche cinque o sei pettatine con pendenza del 94% e quella simpatica scorciatoia lungo il fiume, tra massi da scavalcare, ponticelli di legno e pozze d’acqua in cui sguazzare. Figurati se era difficile. E mentre camminavo sentendo lo scrosciare dell’acqua mi risuonavano in mente le parole della famosa canzone del Piave, e mi dicevo che certo la propaganda faceva miracoli anche cent’anni fa. L’esercito che marciava per raggiunger la frontiera, per far contro il nemico una barriera, composto da umili fanti muti, consapevoli della necessità di tacere e andare avanti, e il fiume che solidarizzava con loro e mormorava: Non passa lo straniero! Voi che pensereste? Quei bravi soldati andavano a difendere la patria, minacciata dallo straniero. In realtà l’Italia, dopo uno di quei balletti che ci hanno sempre contraddistinto (prima alleata con Austria e Germania, poi neutrale, infine interventista con cambio di fronte), fece una guerra di aggressione: attaccò l’Austria per conquistare “Trento e Trieste”, ovvero due territori che appartenevano all’impero asburgico…

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Caro Gesù

Caro Gesù,

lo so che da tanto tempo non facevi piovere e che tutti si auguravano che finalmente ti decidessi, so anche che la pioggia è bene e la siccità è male, ma dimmi una cosa, proprio oggi che sono venuta in vacanza sulle Dolomiti dovevi far piovere?

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Caro Nicola

Caro Nicola Fratoianni,

tu mi piacevi. Eri uno dei punti di riferimento della lista con la quale mi sono candidata per le elezioni comunali. Eri uno dei pochissimi parlamentari italiani ad aver votato contro l’invio delle armi in Ucraina e contro l’aumento delle spese militari. Tu lo sai, Nicola, io sono pacifista. Mi sono fatta un punto d’onore di non votare per nessun partito e nessun candidato che sia favorevole all’incremento delle spese militari.

Quando sei venuto a Pistoia, lo scorso maggio, sono venuta a sentirti, al circolino di via di Gora e Barbatole, qualsiasi cosa voglia dire Barbatole, che da 57 anni che vivo a Pistoia è sempre stato un mistero per me. Hai detto delle belle cose, cose sulle quali mi trovavo d’accordo; hai rivelato sicurezza e una sobria eloquenza, sei anche un bell’uomo, il che non guasta mai.

Ora, Nicola, questo spregio non me lo dovevi fare. Di metterti con tutta la truppa, dico. Letta, Calenda, Di Maio, Brunetta, Gelmini. No, mi dicevo, non lo farà. Questa è gente che la pensa diversamente su tutto, non potrà sputtanarsi così, scusa il mio linguaggio scurrile, Nicola. Non lo farà.

Sì, lo so cosa stai per dirmi. Bisogna sconfiggere la destra. Figurati se non sono d’accordo, Nicola. Ma non è forse destra anche quella con cui ti sei messo? Sì, ma una destra peggiore, l’altra. Sono d’accordo. Ma se putacaso tu avessi detto: costi quel che costi, e che possa rimenare fuori dal Parlamento, non mi unirò a quella banda di furfanti che sono a favore della guerra, per il liberismo più vieto, per l’energia fossile… insomma per tutto quello contro cui sono io e eri anche tu, Nicola mio… io ti avrei votato, per esempio. Invece così, non lo so se ti voterò.

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Oliva

Questa settimana, su Masticadores Italia, parlo, non benissimo, di un libro di grande successo

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Bancomat

Circa una volta al mese mia madre mi affida la sua carta perché le faccia alcune operazioni al bancomat. Il malefico apparecchio è relegato in un bugigattolo, tra la porta ad apertura automatica e l’atrio della banca vera e propria: non c’è aria condizionata, anzi, non c’è aria del tutto e io ho da fare diverse cose. Bonifici, prelievi, estratto conto, lista movimenti. Inizio col prelievo: 1000 euro.

«Importo non disponibile», sentenzia la macchinetta. Strano, perché siamo all’inizio del mese e non ho ancora utilizzato la tessera… Con grande generosità, il bancomat mi annuncia che può farmi prelevare 500 euro. Meglio di niente, ok.

«Confermi il prelievo di 120 euro?», mi chiede come tutta risposta. No, non accetto, e vado su “altri servizi”.

«Non disponibile», sentenzia l’odioso apparecchio, risentito.

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Nobel

Pomeriggio con le mie amiche del cuore Mara e Marella.

«Ho letto Il ferro da calza! Mi è piaciuto molto, forse il più bello che tu abbia scritto!», dice Mara: dice la stessa cosa ad ogni mio libro che esce, che è sempre il migliore di tutti.

Marella è un’appassionata telespettatrice ma non una lettrice accanita: sul tavolino a fianco del divano giace da circa tre anni una copia del mio romanzo L’ultimo dei Santi, col segnalibro immobile a pagina 15.

«Anch’io lo voglio leggere, ora finisco questo, poi attacco subito con l’altro!»

«Non cè fretta», la rassicuro.

«Vedrai che ti piacerà», dice Mara: «è avvincente e molto gradevole, davvero delizioso!»

«Eh, la Marisina è brava, lo so! Meriterebbe il Nobel!»

«Peccato che il Nobel per i libri non esista!»

Curioso, ero certa che esistesse…

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Sei bella

«Nonna, sei bella», dice mio nipote accarezzandomi il viso.

«Anche tu sei bello, amore.»

«Neo.»

«Sì, questo è un neo. Un neo sopra il labbro, come Marilyn Monroe.»

«Pelo.»

«Eh… la nonna ha dimenticato di strapparselo!»

«Rughe…»

«Dario, che ne diresti di andare a giocare con le macchinine?»

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Molesti

Sì, è vero, a volte gli accattoni sono molesti. Se ne stanno lì, in strada, con la mano tesa, a chiederti una moneta. Qualcuno addirittura si mette in ginocchio. Che improntitudine! Come se tu non te li sudassi, i tuoi soldi. Inoltre, gli accattoni spesso appartengono a categorie francamente ripugnanti. Sono neri, rom, claudicanti, in carrozzina, ne conosco persino alcuni senza braccia. Che improntitudine! Vadano a lavorare, piuttosto. Qualcuno di loro è fintamente gentile, ti chiama mamma, nonna, ti rivolge sorrisi untuosi. Qualcuno fa degli apprezzamenti: ti dice bella, Dio non voglia allude a certi aspetti del tuo fisico. Ora, se lo fa un bravo ragazzo italiano o un alpino in raduno, passi. Ma un nero non se lo deve permettere.

Però una soluzione c’è: se è un accattone, se è storpio, se è nero, se ha detto qualcosa che non va, lo puoi ammazzare di botte. L’hai fatto per difendere gli italiani. La gente intorno farà dei video, ma nessuno ti dirà: ehi, ma che cazzo stai facendo?

P.S.: per favore, non tiratemi in ballo i molestatori di Colonia. Qui si sta parlando di un nigeriano invalido che chiedeva l’elemosina e che – pare, ma non lo sappiamo per certo – ha rivolto un apprezzamento sgradito all’uomo che, afferrata la sua stampella, l’ha colpito ripetutamente fino a ucciderlo.

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La ragazza coi capelli bagnati

Questo è il mio racconto del venerdì per Masticadores Italia. Penso che ad agosto le pubblicazioni saranno un po’ diradate.

Una storia vera? Autobiografica? Ma no! Cosa andate a pensare!

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Dove sarò

La prossima settimana, destinazione Valle d’Aosta. Mercoledì 3 agosto presso la libreria Brivio2 ad Aosta, venerdì 5 agosto alla Biblioteca di Cogne, appuntamento ormai irrinunciabile. Al mio fianco, l’insostituibile Rita Bonfanti.

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