New York New York

… e ora il blog se ne va in vacanza perché la titolare è in partenza per New York. Yep!

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Missione compiuta

Io me lo ricordo, il presidente George W. Bush, in piedi sulla portaerei USS Abraham Lincoln che annunciava al mondo «Missione compiuta».
Era il primo maggio 2003, sono passati quindici anni da allora e la missione non è affatto conclusa e il mondo non è affatto «un posto più sicuro», come amano dire gli americani. Anche ieri è risuonato lo stesso annuncio e molti si congratulano: visto, la terza guerra mondiale non è scoppiata, i missili americani hanno distrutto il centro di ricerca in cui si preparavano le armi chimiche (non importa che tutti sappiano che quel centro era già praticamente smantellato), nessuno si è fatto male, il mondo è un posto più sicuro, missione compiuta.

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Contro la sciatteria

Care amiche e cari amici che postate su Facebook aforismi, frasi celebri e poesie
Che scrivete tra parentesi (cit.) che in questo caso non significa niente
Che inserite le parole dei poeti, dei cantanti e dei filosofi in deliziose cornicette di cuoricini o su sfondi di paesaggi suggestivi
Vi prego, almeno, di riportare quelle parole nel modo più esatto.
Prendiamo la celebre poesia di Giuseppe Ungaretti, Soldati
Talmente abusata che ormai non mi suscita più alcuna emozione
Se proprio volete trascriverla sul vostro profilo
Ricordate che il testo esatto non è
Si sta
Come d’autunno
Sugli alberi
Le foglie

Ma è
Si sta come
D’autunno
Sugli alberi
Le foglie

Sembra una differenza da poco, ma non lo è
E poi chi siamo noi per alterare la forma prescelta dal poeta?
In fondo
Basta googlare un minuto per accertarsi della corretta lezione
Internet serve anche a questo

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Conversazioni quotidiane

Non c’è nessun posto come il salone del parrucchiere per avere un assaggio degli umori della gente. Con la testa rovesciata indietro lascio che la sciampista mi massaggi il cuoio capelluto e intanto ascolto la conversazione tra il parrucchiere e un’anziana cliente.
«È pazzesco» dice la signora sfogliando una rivista. «Quell’uomo ha picchiato la sua compagna… mi chiedo in che mondo viviamo!»
«Il guaio è che questa gente non la paga mai abbastanza per il male che fa» commenta l’uomo mentre le fa la messa in piega.
Menomale, penso, si sta diffondendo un minimo di attenzione verso i maltrattamenti subiti dalle donne. Ma il seguito della conversazione mi lascia sbigottita.
«Dovrebbero metterli dentro e buttar via la chiave!»
«Ma il fatto è che in prigione ci si sta troppo bene!»
«Hanno tutto là dentro, mangiare e bere e dormire, anche l’ora d’aria hanno, che gli manca?»
«Ah, ma glielo darei io! Hai picchiato? Ti si picchia noi. Hai violentato? Ti si violenta. Basta col buonismo a tutti i costi!»
«Devono patire, almeno così imparano… La prigione non è un hotel di lusso!»
«Che poi, dico io… sarebbe un italiano questo tipo che ha picchiato la moglie. Sarà anche vero… ‘un lo so…»
Così i peggiori pregiudizi e luoghi comuni, un senso violento e vendicativo della giustizia, un’aggressività a comando sono diventate la cifra dominante di molte conversazioni quotidiane, al bar, per strada, dal barbiere o alla cassa del supermercato, e nessuno ci fa più caso, anzi, si fa a gara tra chi si mostra più trucido.
Ah, dimenticavo: la signora è un’assidua frequentatrice della parrocchia e il parrucchiere è famoso per le sue donazioni a favore degli orfani del Benin.

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Carramba

Nella giuria del Concorso letterario Maurizio Salabelle, della quale mi onoro di far parte, è entrata quest’anno una giovanissima professoressa, con la quale ho fatto subito amicizia. Spesso facciamo insieme il viaggio di ritorno, in treno, e abbiamo modo di fare due chiacchiere. Quando ha saputo che ho insegnato per molti anni all’Istituto tecnico, ha cominciato a farmi il nome di diversi suoi amici che hanno frequentato quella scuola. Purtroppo nessuno di loro era stato mio alunno (strano, vero?) e nessuno dei miei ex alunni della sua età che le ho nominato era tra le sue conoscenze. Ci siamo scervellate per scovare conoscenze comuni, ma invano. Poi, l’ultima volta, lei mi fa:
«Ho visto le tue foto su Facebook, sei stata a un matrimonio recentemente?»
«Sì, si è sposato mio nipote Federico.»
«Ma allora tu conosci Enrico Nardi!»
«Be’, sì: è mio figlio…»
Carramba, che sorpresa.

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Devo averlo

Oggi in libreria c’è una coppia d’eccezione: Luca Ricci, scrittore di chiara fama, e Matteo Pelliti, poeta, scrittore, autore teatrale e anche abilissimo performer. Sarà un caso, ma ogni volta che assisto alla presentazione di un libro condotta da lui, mi vedo costretta a comprarlo. I due sono seduti alla solita postazione, in fondo alla saletta foderata di libri, col tavolino tondo davanti a sé: Luca Ricci, che è un omone grande e grosso, una specie di orsacchiotto con la barba, in attesa che la serata abbia inizio tamburella con le mani sul vetro del tavolo, si dà delle pacche sulle gambe, si prende la testa tra le mani, batte i piedi sul pavimento in preda a un eccesso di energia che deve sfogare in un modo o nell’altro.
Matteo Pelliti, anche lui con barba, molto sobrio in giacca e cravatta, inizia la sua introduzione. Gli autunnali è sostanzialmente una storia d’amore, dice, l’amore di un uomo per una fotografia. Il protagonista, un uomo annoiato della sua vita coniugale, ha trovato in un libro l’immagine di una donna e se n’è invaghito al punto che ha strappato quella foto, l’ha piegata in quattro, in otto parti e se l’è messa in tasca e la porta sempre con sé: e mentre dice questo Pelliti, con nonchalance, si mette una mano in tasca e ne estrae un foglio di carta ripiegato, e parlando lo apre, fino a che non ce lo mostra: è la foto di una donna, Jeanne Hébuterne, modella e amante di Amedeo Modigliani, la donna di cui il protagonista del romanzo si è innamorato.
Devo avere quel libro.

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Minniti esulta

Minniti esulta: da luglio meno 95.000 sbarchi. Io penso a quei 95.000: dove saranno? Non penso stiano sicuri in qualche tiepida casa. Molti saranno in fondo al mare, gli altri in quei famigerati lager libici. Intanto l’ONU denuncia “orribili abusi e violazioni” commessi nelle prigioni gestite dal governo di Fayez Al Sarraj, cui l’Italia ha affidato il compito di fermare i barconi carichi di migranti. Ma 95.000 sbarchi in meno, insomma, è un bel risultato, no?

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This is us

Ai lettori di questo blog, che hanno fatto il tifo insieme a me per una giornata di sole in occasione del matrimonio di mio nipote, cosa racconterò? Be’, per prima cosa, l’entrata dello sposo al braccio della nonna, piccolissima come Ursula di Cent’anni di solitudine ed elegantissima nel suo spolverino azzurro, e l’abbraccio che nonna e nipote si sono scambiati arrivati all’altare, pardon, al tavolo della cerimonia. La sposina, dolcissima, felice, che mi fa ciao con la mano mentre incede al braccio del padre, accompagnata dalle note di Over the rainbow. Niccolò, il testimone, che insolitamente per i suoi standard fa un discorso quasi del tutto serio destando meraviglia tra gli astanti (si sentirà bene?). Enrico, che, ovunque si alzi un calice per brindare, si può star certi che è lui ad aver preso l’iniziativa. Elio, il cantante, che risulta essere un mio ex alunno (strano come questa particolare varietà della specie umana si possa incontrare in qualsiasi habitat). Le mie scarpe che affondano nel prato, che nei giorni passati ha assorbito metri cubi d’acqua piovana. Un invitato preciso identico a Beppe Severgnini: cosa ci fa qui?
Tutti che urlano “bacio bacio” almeno una ventina di volte e gli sposi che non perdono l’occasione per sbaciucchiarsi; le maschere con le loro facce che al momento del taglio della torta ognuno di noi si mette davanti al viso, così per un momento siamo tutti Federico e Alessandra. La sposa che alza il vestito bianco con strascico e mostra le Converse bianche che ha indossato subito dopo la cerimonia. Federico che mostra alla nonna, al momento di darle la bomboniera, il testo incorniciato in cui sono illustrati i dettagli del’iniziativa sostenuta dagli sposi a favore del War Childood Museum di Sarajevo e la nonna che fraintende e vuol portarsi a casa il quadretto per appenderlo alla parete.
Viva gli sposi! Per salvaguardare la loro immagine, non posterò la loro foto, ma questo selfie che raffigura la mia famiglia al completo. This is us!

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Quella rossa

Assembramento in via del Can Bianco (eh, sì, bisogna riconoscerlo: la città di Pistoia ha un certo talento per la toponomastica…). Un mezzo dei pompieri, un’auto della polizia, un’ambulanza ingombrano la strada. Pezzi di cornicione sono caduti da un palazzo, i frammenti sono sparsi sul marciapiedi, nessuno sembra essersi fatto male, i vigili del fuoco sistemano le transenne, due auto rosse sono parcheggiate proprio lì. Una donna si affaccia da una finestra di fronte:
«Devo spostare la macchina?»
«Qual è, signora?»
«Quella rossa!»

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Piccola preghiera opportunistica

Caro Gesù,
lo sai, io non ho l’abitudine di importunarti con richieste di piccoli favori. Prima di tutto ci credo poco, che tu dia retta a tutte le suppliche che la gente ti rivolge in continuazione, e poi non è nel mio carattere, ecco. Questa volta però una cosa te la devo proprio chiedere. Fa’ che domenica non piova. Lo sai, si sposa Federico. Dispettucci gliene hai già fatti abbastanza… non aggiungere anche una giornata di pioggia per il suo matrimonio. Siamo in aprile, in fin dei conti. E io ho una gonna bellissima, una camicetta e una giacca leggera, e soprattutto ho delle scarpe decolleté di satin nero, che se piove, capisci…

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