Manufatto

Fabrizio è un signore di più di ottanta anni, che vedo quasi tutti i giorni in centro, a piedi o in bicicletta. Lo conosco da molti anni perché è stato collega di mio marito al Copit, l’azienda di trasporti pistoiese, e perché ha partecipato per vari anni a un’iniziativa di accoglienza di ragazzi bosniaci, durante la guerra degli anni ’90, a cui ho preso parte anch’io. Qualche giorno fa mi ferma:

«Scusami, sai… so che tu sei una scrittrice… ho fatto un libro di ricordi della mia vita, mi piacerebbe fartelo leggere, così, tanto per sapere cosa ne pensi.»

«Certamente, portamelo pure, sai dove abito.»

Non passa qualche giorno ed ecco Fabrizio suonare il campanello. In mano ha una sportina: dentro c’è un’opera incredibile, un vero manoscritto, un malloppo di circa 150 pagine in formato A4, interamente scritto e rilegato a mano, con inserti fotografici e  una copertina verde di cartoncino bristol. Questo straordinario manufatto reca come titolo “Memorie e ricordi dal 1940 al 2022” e come ogni biografia che si rispetti inizia con la nascita del protagonista:

«Il sottoscritto *** Fabrizio nato il 18 luglio 1940 a Pistoia in via delle Belle numero 1…»

Non mi resta che iniziare la lettura.

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Troppo giovani

«Non posso essere fascista, sono nata nel 1977!»

«Non posso essere comunista: sono nata nel 1985!»

«Non posso essere cristiana: sono nata nel 2000 dopo Cristo!»

«Non posso…»

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Wow

Non posso non condividere la bellissima recensione che Loredana Cilento, del blog Mille splendidi libri e non solo, ha dedicato alla Scrittrice obesa. Grazie dal profondo del cuore.

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Non ti ci porto più

Sono entrata nella sala della Biblioteca delle Oblate, a Firenze, come finalista del Premio La città sul ponte e ne sono uscita tale e quale, con in mano una finta pergamena decorata da finte miniature sulla quale era scritto in bei caratteri il mio nome preceduto da quell’attributo oltraggioso: finalista. Non voglio fare commenti, ma cedo volentieri la parola alla mia amica Susanna Rosso, la scrittrice obesa, che mi ha accompagnata.

«Be’, che c’è? Non avrai mica creduto per un solo momento che avresti vinto! Non ti sarai per caso cullata nell’illusione di ottenere il primo premio, o magari il secondo, anche il terzo, to’, o almeno uno dei premi della giuria? E sì che di anni sulle spalle ne hai, e anche di esperienza, mi pare! È già un miracolo che tu sia rientrata tra i primi dieci, su ottanta romanzi che avevano partecipato. Non capisco nemmeno come sia stato possibile. Non perché il libro non sia bello, non ho detto questo, so bene quanto siamo suscettibili noi scrittrici. Non hai sentito quello che diceva la signora giurata? A ogni premiato che chiamava per nome le si dipingeva un sorriso su quella faccia a patata che si ritrova. “Ecco una nostra vecchia conoscenza… questo autore ha già vinto il nostro concorso nelle ultime quattro edizioni… la scrittrice qui presente si è qualificata oggi in tre diverse sezioni…” Premiano sempre gli stessi, l’hai capito? È tutta una congrega…»

«Ma Susi, il ragazzo che ha vinto il primo premio… quello non era certo una vecchia conoscenza per la giuria!»

«Già, e con che romanzo ha vinto? Avventura. Azione. Mozzafiato, colpi di cena, tutti gli ingredienti che posso immaginare a occhi chiusi. Ti sembra letteratura, questa? E ringrazia Dio che non c’era un fantasy tra i premiati, se no giuro che mi sarei alzata…»

No, io la Susi non ce la porto più alle premiazioni. Prima e ultima volta, lo giuro.

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La città sul ponte

Oggi sarò qui: premio La città sul ponte. Partecipo con Gli ingranaggi dei ricordi. Siamo dieci finalisti… ce la farò a essere tra i premiati? Vi aggiornerò quanto prima, voi intanto tifate per me.

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Doppia X

Su Masticadores Italia parlo di un libro molto interessante: Economia doppia x, di Linda Scott

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Zio

Abituato a essere scarrozzato in macchina dai nonni, il picccolo Dario ha assorbito anche le loro esclamazioni più frequenti.

«Dario, cosa dice la nonna quando ha una macchina davanti che va troppo piano?»

«Oh Gesù!»

«E il nonno?»

«Vai, zio!»

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I fondamentali

Sapete quei programmi che riescono a individuare le parole chiave di un testo in base alla loro frequenza? Se un programma del genere venisse applicato al libro che sto leggendo, che non è una Guida alle osterie d’Italia e nemmeno un manuale per aspiranti sommelier, troverebbe che il verbo sorseggiare vi si trova con una frequenza impressionante. Si tratta di un romanzo d’azione, che parla di spionaggio, terrorismo, attentati, bombe e altre cose del genere, ma i protagonisti, tra un appostamento e una raffica di mitra, trovano sempre il tempo per sorseggiare qualche bevanda. Sorseggiano il caffè, d’accordo, il tè o una tisana, un calice di vino, una tazza di brodo, sorseggiano una birra ghiacciata… eh, no! La birra non si sorseggia! È peccato mortale! La birra si beve, si scola, si tracanna… la birra non si sorseggia. I fondamentali, per l’amor di Dio!

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Cenere alla cenere

Il cellulare sul comodino di Giuseppe Conte iniziò a vibrare e lampeggiare. Il due volte Presidente del Consiglio, attuale leader del Movimento 5stelle, accettò la chiamata.

«Pronto!»

«Buongiorno, presidente Conte. La chiamo per conto della rivista “Nient’altro che la verità” e vorrei farle qualche domanda. È vero che nel novembre del 2018 il suo governo ha approvato una norma per il condono di molti edifici abusivi a Ischia?»

«Assolutamente no! Possa il sangue di San Gennaro non sciogliersi mai più se non dico la verità!»

«A quel che ci risulta, tale norma è stata inserita in modo poco limpido all’interno del Decreto Genova…»

«Ah, quello! Non si trattava di un condono, ma di una banale procedura di semplificazione. Possano i calzini di Padre Pio puzzare in eterno se non sto dicendo la verità!»

«Allora non è vero che l’articolo 25 del detto decreto ha per titolo  “Definizione delle procedure di condono”?»

«Ma neanche per sogno! Possa il fulmine di Dio colpirmi in questo stesso istan…»

In quel momento uno sfrigolio come di elettricità statica interruppe la comunicazione.

«Presidente Conte! Presidente!», urlò il giornalista. Nessuno rispose. Ai piedi del letto di Giuseppe Conte, nel punto in cui fino a un attimo prima erano posati i piedi del presidente, un mucchietto di cenere impolverava il tappeto.

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Jean

Massimiliano Scudeletti è un amico cui mi lega una grande simpatia e una serie di esperienze comuni nel mondo della letteratura, dalla partecipazione alle prime edizioni del famigerato Torneo Ioscrittore all’amicizia con Paolo Ciampi fino alla pubblicazione, per entrambi, presso la casa editrice Arkadia, piccola ma di un certo prestigio. Non potevo, quindi, non partecipare alla presentazione del suo ultimo romanzo, La laguna dei sogni sbagliati, presso la libreria Lo spazio, a Pistoia, dove snch’io ho presentato diversi miei libri. Il romanzo di Scudeletti,che ancora non ho letto, è un romanzo di formazione, ambientato tra Venezia e Porto Marghera, che ha per protagonista un ragazzino, certo Alessandro Onofri, in cerca di risposte alla perdita traumatica di entrambi i genitori e all’eterno tema del Bene e del Male. I due relatori, Paolo Ciampi e Lorenzo Cipriani, ne hanno parlato con entusiasmo, tirando in ballo paragoni illustri.

«Leggendo le vicende di Alessandro Onofri non ho potuto fare a meno di pensare a Jean Sorel, il protagonista di Il rosso e il nero del grande Stendhal.»

«C’è un’atmosfera borgesiana che pervade questo romanzo…»

Borges, Stendhal: alla faccia!

«Infine, desidero ricordare ancora una volta la figura di Jean Sorel. I classici, li leggiamo da ragazzini e lasciano un segno dentro di noi. Ma dovremmo rileggerli anche da adulti, rileggerli spesso…»

Ben detto: se l’entusiasta relatore avesse riletto Il rosso e il nero si sarebbe accorto, forse, che il protagonista non si chiama Jean ma Julien.

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