Un piccolo errore di calcolo

Ecco, scusate se torno sullo stesso argomento. Ma è che proprio io non riesco a capire. Non sono abbastanza intelligente.

Il 13 gennaio l’ineffabile Attilio Fontana è preoccupato: i dati stanno peggiorando, i contagi sono in aumento, rischiamo la zona rossa: anzi, è meglio che ce la diano, questa zona rossa, perché stiamo messi proprio male. Due giorni dopo la Lombardia va in zona rossa e Fontana è indignato: come ha potuto il governo prendere una decisione simile, visto che le cose stanno andando benissimo? La neo-assessora Moratti ribadisce: La Lombardia non se lo merita!

Nel giro di pochi giorni la Lombardia invia nuovi dati. Attenzione: non relativi a un periodo successivo, ma proprio a quella settimana che ha spinto il governo a decidere per le misure più severe.

«I dati sono cambiati!»

«I dati sono stati rivalorizzati!»

«Avete sbagliato voi!»

«No, avete sbagliato voi!»

Ora, tutto può essere, ma come si spiega QUESTO:

«In base all’aggiornamento del 20 gennaio, i casi sintomatici che hanno sviluppato dei sintomi fra il 15 e  il 30 dicembre non erano più 14.180 come segnalato il 13 gennaio, bensì 4.918.»

Cioè, dal 15 al 30 dicembre si sono ammalate di Covid 14.180 persone, no, cioè, volevo dire, 4.918. Un piccolo errore di calcolo, che volete che sia. Ma i quasi 10.000 che erano malati e che poi non lo erano più, chi sono? E dove diavolo sono finiti? Avete guardato sotto il letto?

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Ultime novità dal mondo alla rovescia

Dunque: la Lombardia era in zona rossa ma per sbaglio, perché avevano contato come malati di covid anche i guariti e i sani.

L’indice Rt è si è dimezzato perché hanno contato oltre ai tamponi molecolari anche quelli antigenici, che come è noto danno molti falsi negativi. Quando includeranno nel conto anche tutti quelli che si sono lavati i denti la mattina, l’indice Rt scenderà ancora.

Comunque grazie a questo netto miglioramento sarà permesso andare fuori regione a trovare i partner che sono quelli con cui si tromba, ma non i fidanzati, che sono quelli con cui si progetta di sposarsi.

E dal mondo alla rovescia è tutto per stasera.

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La matematica è un’opinione

Al supermercato compro pane, schiacciata e le uova, ma il destino vuole che mi incolonni alla cassa dietro una signora che ha un carrello stracolmo di derrate alimentari. Potrei chiederle di passare avanti: nel tempo in cui sposta la sua merce dal carrello al nastro io pagherei tranquillamente le mie tre cose senza rubarle un attimo di tempo, ma io non chiedo e lei non propone, quindi aspetto. Il fatto è che non si tratta solo della quantità delle sue provviste. Il fatto è che la signora ha punti premio e buoni sconto da far valere e che il computo delle sue spettanze manda in tilt lei e la giovane cassiera.

«Sono 114 euro e 50.»

«Aspetti: ho dei buoni. 5 euro di sconto ogni 25 di spesa. Gliene posso dare… quattro?»

«Hmmm… quattro mi sembra un po’ troppo… tre, magari?»

«25, 50…» conta la cliente sulle dita.

«E sono due. 75, 100. No, va bene, me li dia tutti e quattro. Ecco: sono 94.50.»

«Come, 94.50. Non mi torna.»

«Forse uno non me l’ha preso, aspetti che controllo. No, li ha presi tutti. 94.50, va bene così.»

«5, 10, 15, 20… Hmmm…»

La cliente paga e va via. Ma non è del tutto convinta. Nemmeno la cassiera.

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21 gennaio

Anche se solo pochi giorni fa ho detto che non amo la celebrazione sui media degli anniversari e le rubriche “Accadde oggi”, sono costretta a fare un’eccezione per ricordare che cento anni fa, il 21 gennaio del 1921, nacque a Livorno il Partito Comunista. Tra i protagonisti della famosa “scissione”, uno sport che nella sinistra sarebbe poi stato coltivato in modo professionale, c’erano Antonio Gramsci e Amadeo Bordiga. Di Bordiga non so molto, ma Gramsci è uno dei miei miti di sempre. Uno dei più importanti intellettuali italiani del Novecento, un giovane sardo di modeste origini, malaticcio, deforme, che con grande determinazione è riuscito a studiare, è approdato a Torino, ha fondato con alcuni amici la rivista L’ordine nuovo, si è entusiasmato per la Rivoluzione russa, che fu vista, e forse era all’inizio, come la gloriosa lotta delle masse povere e sfruttate per liberarsi dalle catene della miseria e della sottomissione.

«La Rivoluzione russa ha pagato la sua taglia alla storia, taglia di morte, di miseria, di fame, di sacrifizio, di volontà indomata. Oggi il duello arriva al suo culmine: il popolo russo si è levato tutto in piedi, gigante terribile nella sua magrezza ascetica, dominando la folla di pigmei che furiosamente l’aggrediscono.»

Poi le cose sono andate come sono andate, ma questa frase è sempre rimasta impressa nella mia memoria. Gramsci, come sappiamo, è stato perseguitato dal fascismo: mandato al confino, poi condannato a vent’anni di carcere. Ne ha scontati 11 perché nel 1937 è morto a soli 46 anni. Domani saranno 130 anni dalla sua nascita.

P.S.: il poster l’ho comprato a Livorno a una mostra del Pci

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L’ho steso

Ho combattuto duramente, e il nemico era particolarmente agguerrito. Ci sono volute quattro canzoncine, parecchie affettuose pacche sul sedere, le sue mani sulla mia faccia e le sue dita nel mio naso, ma alla fine l’ho spuntata: è crollato. È caduto riverso sul divano sul quale lottavamo ed è piombato in un sonno profondo. Io mi sono allungata, mi sono messa un plaid sulle gambe e ho finito di leggere la biografia di Charles Dickens.

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Ricchi e poveri

Ma sì, ha ragione la Moratti! I ricchi vanno vaccinati prima. Cos’è questo buonismo, questo pauperismo di voler sprecare il vaccino coi poveracci. Gente che non produce PIL, gente che vive in case modeste o si fa rinchiudere in case di riposo: a che serve, tutta questa gente, vorrei sapere. Se gli viene il Covid, pazienza. L’ha detto anche quel tipo di Confindustria, poi l’hanno fatto dimettere, che vergogna! Quando ha detto qualcosa di assolutamente ovvio. La Moratti non la faranno certo dimettere, per quelle parole sincere. L’hanno assunta ora, che diamine. Ha già un piano vaccinale bell’e pronto. Elenchi basati sul contributo che ognuno  dà al PIL e sul patrimonio personale di cui dispone. Oh. Il vaccino bisogna guadagnarselo, cosa credete. Per i poveri, le dosi che avanzano. E se non ne avanzano, distribuiamo un po’ di caramelle. Tanto i poveri sono contenti lo stesso.

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Look

«Oh, vedo che hai cambiato look!»

«Sì, guarda, non ne potevo più di quella roba celeste, un colore così anonimo, che poi non mi stava bene per niente, mi faceva un sacco di pieghe, senza contare che ce l’hanno cani e porci!»

«Hai ragione, guarda, io al limite preferisco quella bianca liscia, sobria, quasi monacale…»

«Avevo fatto un pensiero su una nera, essenziale, aderentissima…»

«Classica, come il tubino di Chanel.»

«L’hai detto. Ma poi, curiosando tra le vetrine, ho visto questa e me ne sono innamorata… civettuola, ammiccante… è la sola che uso ormai, la lavo la sera e la faccio asciugare sul termosifone, non posso più farne a meno!»

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L’importanza dell’incoraggiamento

Quando mi sono svegliata, stamattina, nevicava. Poche cose sono ipnotiche come veder scendere la neve, così mi sono messa alla finestra a guardare i fiocchi che si staccavano da quel cielo color gesso e venivano giù, calmi, senza far rumore. Facevo il tifo per loro. Lo so che “la neve è bella in montagna ma in città è solo un rompimento di coglioni”, ma è più forte di me: quando vedo nevicare, non posso fare a meno di sperare che attacchi, che si posi e rivesta di bianco ogni cosa, gli alberi e le macchine e i tetti delle case. Poi niente, sono andata a farmi il bagno, e la neve, senza il mio silenzioso incoraggiamento, ha smesso di cadere.

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Trasformismo

Avanti con i volenterosi, i responsabili, i costruttori, gli affidabili, i patrioti, i salvatori, gli indispensabili… insomma, i trasformisti.

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Quello che vorrei sapere…

Le persone (e io ne conosco diverse) che qualche anno fa adoravano Renzi, e non accettavano la minima voce critica sul suo conto, perché Renzi aveva sempre ragione e faceva tutto bene; e che poi, dopo lo sciagurato governo gialloverde hanno adorato Conte, sebbene del governo gialloverde fosse stato il capo, e non accettavano la minima voce critica sul suo conto, perché Conte aveva sempre ragione e faceva tutto bene; vorrei sapere a chi danno ragione ora.

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