Ferie

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La filosofia di Leibnitz

Nel migliore dei mondi possibili, la linguetta che serve a tenere chiusa una scatolina di caramelle dovrebbe stare al suo posto e le caramelle non dovrebbero uscire e invadervi la borsa.
Nel migliore dei mondi possibili, un esercito di formiche non dovrebbe venire informato in alcun modo della presenza di caramelle allo stato libero dentro la vostra borsa.
Nel migliore dei mondi possibili, non dovrebbe succedervi, una mattina, mentre state uscendo di casa in tutta fretta e siete già in ritardo, di aprire la borsa per prendere le chiavi della macchina e trovarla trasformata in un immenso formicaio.

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Per causa sua

La cena tra donne è stata un successo, peccato solo che al tavolo accanto al nostro fosse schierata una parte degli assessori della nuova giunta, quella uscita dalle recenti elezioni comunali. Fratelli d’Italia e Lega hanno avuto la parte del leone nel consiglio comunale appena eletto, e chissà se le fondamenta di Palazzo di Giano hanno tremato all’arrivo dei nuovi rappresentanti del popolo pistoiese. Bene, siamo in democrazia, no? Sarà stata una coincidenza, ma io e le mie amiche avevamo finito da un pezzo ed è arrivata l’ora che ci alzassimo e andassimo via. Peccato che proprio in quel momento dalla porta opposta a quella verso la quale ci siamo dirette in fretta e furia entrasse il nuovo sindaco, un Fratello d’Italia ex Casapound. Bel giovane, occhi azzurri, all’epoca rappresentante degli studenti all’ITI, ma non mio ex alunno, sia detto per chiarezza, che avrà pensato di noi? Non avrà mica creduto che ce ne andassimo per causa sua?

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Lasciami contare

Mi piace uscire con le amiche, di tanto in tanto. Spesso ci ritroviamo in tre o quattro e andiamo a mangiare una pizza insieme. Mio marito, notoriamente un solitario, è perplesso riguardo a quello che gli pare un eccesso di vita sociale.
«Domani esco a cena con le amiche scout!»
«Non ci sei già andata la settimana scorsa?»
«No! Quelle erano le compagne del liceo!»
«Allora, di sicuro la settimana precedente.»
«La settimana precedente… fammi pensare… ci sono: erano le colleghe di quando insegnavo religione.»
«Scusa, ma non c’era Gisella? E non c’è anche domani?»
«Che c’entra… è perché fa parte di tutt’e due i gruppi!»
«E tu di quanti gruppi fai parte?»
«Hmmm… lasciami contare…»

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Pollice verde

Tutti gli anni, a primavera, metto i gerani sul mio davanzale. Sono fiera della loro fioritura rigogliosa, anche se so che non possono rivaleggiare con quelli che ornano i balconi dei paesini del Trentino.
Tutti gli anni, quando l’estate avanza, i miei gerani si ammalano. Le foglie ingialliscono e poi seccano, i fusti diventano vuoti, di fiori neanche a parlarne. Di solito assisto rassegnata a questo sfacelo ma quest’anno mi sono ribellata. Munita di insetticida e concime ho fatto il possibile. Ora contemplo stupefatta il pullulare di nuovi bocci che stanno per aprirsi.
Finalmente non si dirà più che il mio pollice è marrone!

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Senza fretta

Zia Marietta si è ripresa completamente dalla rottura della spalla. Per dimostrare a tutti quelli che vanno a trovarla quanto bene abbia recuperato, rotea il bracco destro come fosse una pala eolica: se andate a farle visita, per favore, non mettetevi troppo vicini a lei, che rischiate di beccarvi un colpo di pala, pardon, di braccio, proprio sul muso.
Resta comunque una vecchietta fragile e bisognosa di aiuto: sbrigare delle piccole commissioni per lei è un piacere, per me.
Non sono ancora le otto del mattino quando il mio cellulare inizia a vibrare: è lei. Ha telefonato allo studio del suo medico per farsi rinnovare le ricette mensili e, come al solito, vuol sapere se posso andare a ritirarle.
«Ha detto che saranno pronte questo pomeriggio» dichiara con la sua voce stentorea.
«Oggi non posso andare. Hai urgenza, o ti va bene anche domani?»
«Nessuna urgenza, figurati! Vai pure quando vuoi.»
L’indomani mattina mi richiama:
«Sei andata per quelle ricette?»
«Non ancora, zia. Ci vado questo pomeriggio.»
«Benissimo! Senza fretta!»
Sto per uscire di casa, diretta all’ambulatorio, quando il cellulare squilla un’altra volta.
«Zia Marietta!»
«No, niente, volevo essere sicura che non te ne fossi dimenticata…»

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Tranqui

«La Giordania non è assolutamente un posto pericoloso! È tranquillissimo e poi noi abbiamo tutte le autorizzazioni necessarie!»
«Non vorrei, una sera accendendo la televisione, vederti inginocchiato per terra, con la tuta arancione e una scimitarra proprio a due centimetri dalla tua gola…»
«Tranqui, mamma, ti stai facendo dei film… sarà una passeggiata!»
Una passeggiata, forse, ma quando all’aeroporto di Amman i nostri eroi vengono interrogati a proposito dei walkie talkie e del binocolo che hanno in valigia, e l’addetto alla sicurezza avanza l’ipotesi che siano implicati in attività di spionaggio, non datemi a bere che non hanno sentito un brivido correre lungo la schiena…

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Un romanzo di successo

Vado alla presentazione di un romanzo di successo, un thriller, secondo capitolo di una trilogia non ancora ultimata ma che sta andando alla grande, best seller prima ancora di essere pubblicato, serie televisiva in lavorazione e chi più ne ha più ne metta. Adoro i thriller e sono un’accanita seguace di serie televisive come CSI e Criminal Minds, cui l’autore dichiaratamente si ispira. L’investigatore protagonista della serie è infatti un profiler e i delitti su cui indaga sono opera di serial killer.
Com’è, allora, che nel corso della presentazione provo una sensazione di disagio crescente? Dipenderà dal fatto che lo scrittore sembra particolarmente compiaciuto della sua opera, che non esita a paragonare ai capolavori della letteratura mondiale? O sarà per un che di troppo costruito che mi pare di percepire?
«Il primo romanzo comincia con la parola “sopra” e finisce con la parola “sotto”; il secondo inizia con “al centro” e finisce con “nel cuore”. La pioggia è l’elemento portante del primo, il pulviscolo atmosferico del secondo. Verticale, orizzontale, capite? La pioggia è l’elemento verticale, dall’alto al basso, da sopra a sotto, il pulviscolo invece pervade tutto…»
Sarà che io non amo tutto ciò che è estremamente costruito, esageratamente simbolico. Inoltre, posso capire la pioggia come leit motiv, dopotutto anche Il Corvo… ricordate? “Non può piovere per sempre…” Ma il pulviscolo… ecco, sul pulviscolo ho qualche dubbio.
L’autore, sempre più preso, recita la prima frase di ciascun romanzo: «Scommetto che sentite qualcosa che vi trascina in questi incipit, anche se a livello razionale non ne siete consapevoli. Di che si tratta? Qual è il trucco? La musica segreta di queste frasi?»
Io lo so, ma non dico niente: sono due endecasillabi. Il mio orecchio allenato li riconosce al volo. Ma l’autore insiste:
«Se vi dico cosa sono, giuro che vi spaventate. EN-DE-CA-SIL-LA-BI! Niente paura: sono innocui. Ma quando l’orecchio umano li ascolta, viene inevitabilmente trascinato, è la musica della nostra anima, ce li abbiamo nel DNA.»
E io, che pensavo che la musica della mia anima fosse il rock! Ba’!
«Perché credete che Dante abbia scritto la Divina Commedia in italiano? Perché in latino non c’è l’endecasillabo!»
E io, che credevo che le ragioni fossero altre. Non si finisce mai di imparare…
Della trama, di cui il 90% ci è stato svelato durante la ricca presentazione, non dirò nulla, né delle fissazioni dei killer (uno per ogni romanzo), del resto, i serial killer, se non hanno fissazioni, che serial killer sono? Vi lascio a godervi la trilogia, il cui ultimo volume uscirà a breve, e la serie TV, che andrà in onda tra un paio d’anni.
Come? Non vi ho detto né titolo né autore? Andiamo! Con tutti gli indizi che ho seminato, sono sicura che potrete arrivarci da voi…

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Catalogare

Catalogare i volumi di una libreria dell’usato riserva molte sorprese. Attualmente sono impegnata coi testi di carattere politico e sociale: ci sono dei libri, in quello scaffale, la cui sola vista mi riempie di stupore. Volumetti dall’aria spenta, con le copertine grigie, senza foto accattivanti, senza colori sgargianti, a parte il rosso, che domina su molti di loro. Appartengono a collane tipo “pensiero politico e azione rivoluzionaria” e risalgono in genere agli anni ’70. Macchie di ruggine affiorano sulle pagine ingiallite, la cui carta è diventata rigida e tende a sbriciolarsi ai margini. Sono saggi su Marx e Mao Tse Tung (scritto secondo la vecchia traslitterazione), sulla lotta di classe, sul movimento studentesco e sulla classe operaia. Ignoro dove Sergio ed Elena abbiano acquistato, o chi abbia regalato loro, queste opere del tempo che fu. Mi chiedo chi mai potrebbe comprarne qualcuna, forse un settantenne in preda a una crisi acuta di nostalgia per i bei tempi andati. Di una cosa sono certa: questi tomi avrebbero fatto bella mostra di sé negli scaffali dell’Efisia…

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“La famiglia che perse tempo” – Maurizio Salabelle

“Rubo” anche questo articolo al bravo Collezionista di letture…

Il collezionista di letture

Riporto una nota scritta un po’ di tempo fa su “La famiglia che perse tempo” di Maurizio Salabelle, autore che ho amato e amo molto e di cui ho già parlato, più ampiamente, nel mio commento ad un altro suo libro: “Un assistente inaffidabile”. Un gradito feed ricevuto, su quel commento, da parte di “Dalla mia tazza di tè. Il blog di Elena Grammann”, mi ha fatto venire in mente questa nota e mi ha indotto a pubblicarla affinché, soprattutto, l’opera di Salabelle possa essere conosciuta da un sempre maggior numero di lettori.

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