Piangere

Da quale disturbo della personalità sono affetti coloro – e sono tanti, e mi dispiace dirlo, sono più che altro donne – che quando commentano un libro che hanno letto affermano di aver pianto dall’inizio alla fine? Di quante lacrime dispongono, qual è il coefficiente della loro sensibilità?

Io, per quanto mi riguarda, ben difficilmente piango durante la lettura di romanzi o poesie o durante la visione di film. Immagino di aver pianto per la morte di Humphrey (Incompreso), di Beth (Piccole donne) e del soldato Nemecsek (I ragazzi della via Pàl), ma ero piuttosto giovane all’epoca, e a dire il vero non ne sono neanche tanto sicura. Da adulta ricordo distintamente alcune occasioni: ho pianto leggendo Le ricordanze, quando Leopardi rievoca la figura di Nerina e dice “O Nerina, a radunanze, a feste tu non ti acconci più, tu più non movi.” Ho pianto leggendo La versione di Barney, là dove si racconta con particolari toccanti il declino del protagonista. Che mi ricordi, non ho pianto per altre letture: nemmeno quando Natasha Rostova sta seduta sul letto in attesa di fuggire con Kuragin, nemmeno quando Raskol’nikov si confessa davanti a Sonia.

Per quanto riguarda i film, devo ammettere che la scena del bacio che risveglia Biancaneve mi commuove ogni volta che la rivedo. Ho pianto per Come eravamo, che non è certo il film più bello che abbia visto, ma c’è da dire che Robert Redford era meraviglioso. Infine, una cosa che mi vergogno un po’ a confessare, ho pianto durante un episodio di E.R., quando un pazzo furioso entra nel pronto soccorso e c’è una sparatoria e una dottoressina tanto giovane e simpatica viene colpita a morte. Tutto qui. Ah, ho pianto anche durante una coreografia in ricordo di Dario Fo, ma era perché pochi giorni prima era morto il mio babbo. E voi? Piangete per i libri, per i film, per i cartoni animati, per le serie TV?

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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40 risposte a Piangere

  1. Qualche scena o qualche passaggio può essere commovente, ma in linea di massima non sto lì a piangere dall’inizio alla fine.

  2. marisasalabelle ha detto:

    È quello che penso anch’io!

  3. Raffa ha detto:

    E’ chiaramente un’iperbole. Io ho la lacrima facile, soprattutto nei film, ma dall’inizio alla fine è impossibile.

  4. marisasalabelle ha detto:

    Ma forse ci sono lettrici o spettatrici sempre col fazzoletto in mano… o perlomeno così si dipingono!

  5. marcello comitini ha detto:

    Io non piango. Mi commuovo, questo sì, per qualche scena particolarmente toccante: La commozione la tengo per me senza dirlo a nessuno. Ma forse la commozione (le lacrime) dall’inizio alla fine, di chi legge è merce da vendere. E quindi va esposta. Saranno vere lacrime?

  6. verbasequentur ha detto:

    La cosa strana è che poi, nella vita reale, non piango mai o quasi. Ma sullo schermo mi capita di piangere pure per le pubblicità. I libri mi fanno meno effetto emotivo, forse perché la lettura permette ad ognuno di essere spettatore secondo i propri tempi, di immaginare secondo la propria indole. Se penso ad un libro che mi ha fatta piangere troppo, nel senso che mi ha fatta proprio star male, mi viene in mente Venuto al mondo.

  7. paroleaggrovigliate ha detto:

    No io non ci riesco al massimo un momento di commozione ma piangere così no…

  8. Non ricordo di avere pianto leggendo un libro. Magari commozione sì, ma lacrime no. Ciò che mi muove alle lacrime sono alcuni brani musicali che rappresentano dei milestone nella mia vita; ogni volta che li sento, mi prende il nodo alla gola. Ad esempio Redemption song dalla voce di Bob Marley, e Zombie dalla voce di Dolores O’Riordan (Cranberries)

    • marisasalabelle ha detto:

      Be’, la musica secondo me può coinvolgere molto in senso emotivo, anche se così a caldo non mi vengono in mente brani o canzoni che mi abbiano fatto piangere. Le canzoni poi spesso sono delle piccole madeleine proustiane, cioè hanno il potere di precipitarci in situazioni che abbiamo vissuto in passato…

  9. wwayne ha detto:

    L’unico libro che mi abbia fatto piangere è “Prima che il vento” di Antonella Boralevi. Lo lessi quand’ero solo uno studente delle superiori, e tuttora, molti anni e mille romanzi dopo, continuo a considerarlo uno dei libri più belli che abbia mai letto.
    Riguardo ai film, solo uno mi ha fatto piangere, e anch’esso è uno dei miei film preferiti in assoluto: “Tutto può cambiare”. Lo vidi al cinema 7 anni fa, e mi fece piangere non una, ma ben 3 volte. Piansi anche mentre tornavo a casa, ripensando a tutte le emozioni che avevo provato durante la visione. E il bello è che Tutto può cambiare non è affatto un film triste: piansi perché ero commosso dalla sua bellezza.

  10. Stef555 ha detto:

    Mi cadde in testa un volume dell’Enciclopedia, mi sa che piansi ma ricordo poco e…nulla!

  11. essendo un ragazzo molto sensibile mi è capitato poche volte di commuovermi per un libro o un film… ti posso dire che mi ricordo con esattezza che piansi a 18 anni quando vidi il film dedicato a Paolo Borsellino e interpretato magistralmente da Giorgio Tirabassi… per il resto ricerco commedie o libri o romanzi molto “leggeri” 🙂

  12. poetella ha detto:

    sai, a parte le lacrime per i tre personaggi che hai citato, protagonisti delle tue letture infantili… io non ho più pianto.
    Ma, anni fa, all’ultima scena di Dersù Uzala, il piccolo uomo delle grandi pianure… beh, ho pianto coi singhiozzi… e ho dovuto lasciare la sala, che se no mi pigliavano pe’ matta! non solo… dopo un mesetto sono tornata al cinema a rivederlo… stesso pianto dirotto!

    (Lo facessero mai in tv! Sempre i soliti film! Uffa!)

  13. cristinabia ha detto:

    Presente. Io piango spesso. La versione di Barney, anche per me, è un trauma, perché l’ho finito sul treno e tutti mi guardavano strano. Ma ho pianto per Anna Karenina (avevo il bimbo praticamente coetaneo di Sereza e ci stavo malissimo), Se questo è un uomo, L’archivio dei bambini perduti, Preghiera per Chernobyl, e molti altri. Non piango dall’inizio alla fine, eh, ma qualche lacrimuccia qua e là sì. A casa, peraltro mi prendono un sacco in giro per questo.

  14. marisasalabelle ha detto:

    Come ho detto nel post, ci si può commuovere per una scena, una pagina toccante, ma quello che mi lascia perplessa è appunto che qualcuno possa piangere “dalla prima all’ultima pagina”… forse ha ragione Raffa, si tratta di affermazioni iperboliche!

  15. tanadeilibri ha detto:

    Io ho la lacrima abbastanza facile, a volte rimane solo commozione, ma ho anche pianto sul serio tanto da dover interrompere la lettura. E sono particolarmente sensibile anche al lieto fine, non solo alle scene più tragiche. Però dall’inizio alla fine la vedo molto difficile per chiunque!

  16. Speranza ha detto:

    Un libro che mi fece piangere tantissimo fu “Le parole pagine della nostra vita” di Nicholas Sparks. Lo lessi in una notte e piansi dall’inizio alla fine.

  17. marisasalabelle ha detto:

    Quindi è possibile! 🙂
    Io non l’ho mai letto, quindi non posso esprimere un parere

  18. eleonorabergonti ha detto:

    Raramente piango leggendo un libro o guardando un film ma c’è un film che ogni volta che guardo devo munirmi di fazzoletti perché lì sì che le lacrime cadono e anche abbondanti ed è “Il bambino con il pigiama a righe”.

    • marisasalabelle ha detto:

      Mai visto neanche questo!

      • eleonorabergonti ha detto:

        Il film tratta dell’amicizia di due bambini (uno ebreo è uno figlio di un ufficiale nazista) durante il periodo del nazismo ma visto dagli occhi di un bambino. Bruno, il figlio dell’ufficiale nazista, non sa che Shmuel è ebreo finché la sorella non gli spiega come mai le persone della “fattoria” (per Bruno è questo il campo di concentramento dietro la casa in cui è andato ad abitare dopo la promozione del padre) indossano quelli che lui chiama “pigiama a righe”. Il finale è una delle parti più tristi del film quindi se ti capitasse di vederlo meglio fare incetta di fazzolettini.

  19. marisasalabelle ha detto:

    Sì, la storia più o meno la conoscevo… immagino che sia piuttosto strappalacrime!

  20. sherazade ha detto:

    Le donne piangono (e ridotto e si abbracciano) xché nn hanno subito costrizioni ataviche. Il pianto è liberatorio . Magari gli uomini piangessero di più! Forse partirebbero meno pugni e schiaffi…
    E poi si piange dentro per la vergogna che di prova difronte a un mondo carico di ingiustizie..
    Io ho pianto ieri seta per e con un film che ti segnalo Moonlighr!
    Alla prossima 🌷

    • wwayne ha detto:

      La mia amica Sherazade ha perfettamente ragione: la cultura maschilista che stigmatizza le lacrime maschili (deplorandole come un segno di debolezza) è la stessa che esalta il maschio alfa e dominatore, incentivando la violenza sulle donne e le innumerevoli risse tra giovani di cui abbiamo letto negli ultimi mesi. Queste ultime sono state interpretate da alcuni come un segno di frustrazione da lockdown, ma in realtà sono la prova di un culto della violenza che serpeggia tra i giovani da molto prima del coronavirus, e che non c’entra assolutamente nulla con esso.

      • sherazade ha detto:

        Carocaro wwayne non è certo il caso tuo e lo si capisce ampiamente dalla sensibilità delle tue scelte vicine filo e la chiarezza delle tue esposizioni.
        A tanti tutorial per scolpire il fisico non corrisponde un adeguato incentivo ad aprire la mente e perché no il cuore.
        Il buon cinema aiuterebbe.
        Ieri sera ho rivisto Moonlight ! Passerò a sbirciarti… ti abbraccio amico mio!

      • wwayne ha detto:

        Mi fa piacere che tu abbia intenzione di passare da me: quando lo farai troverai un post nuovo di zecca, che ho sfornato giusto 2 giorni fa. Un abbraccio anche a te! 🙂

  21. marisasalabelle ha detto:

    Io pur essendo donna non sono facile al pianto. Oggi ho visto un film commovente, Adù, su Netflix. Mi ha colpita molto ma non ho pianto…

  22. Io ho pianto molto per Molto forte, incredibilmente vicino, anni fa.
    E per I ragazzi della Nickel, quest’estate.

    In tv piango anche per MasterChef.
    Ho smesso di chiedermi il perché.

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