Monsummano

Con Monsummano Terme, la città di Giuseppe Giusti, inizia il mio piccolo tour nelle biblioteche della provincia di Pistoia. Alla scuola media di Monsummano, conosciuta anche come Monsunnapoli per la forte presenza di meridionali, io ho insegnato per qualche mese nel lontano 1990. Avevo una classe di ragazzini agitatissimi che non riuscivo a tenere sotto controllo. Due, che erano compagni di banco, si chiamavano Pesce e Rosmarino. Giuro. Sgridarli non era facile.
«Pesce e Rosmarino, subito in forno… ops… al vostro banco!»
Una ragazzina si chiamava Lafata e piangeva quando i suoi compagni pretendevano che di nome si chiamasse Turchina e non Carmela, che era il suo vero nome.
La mattina la campanella della prima ora suonava alle 7.50 perché i genitori dei ragazzi entravano a lavorare alle 8.00 nelle numerose fabbriche di calzature che c’erano a quel tempo e dovevano sistemare i figlioli prima di recarsi sul posto di lavoro. Io, per arrivare in tempo, anzi coi famosi 5 minuti di anticipo cui sono tenuti i docenti di ogni ordine e grado, partivo da Pistoia alle 7.15.
Una volta un ragazzetto che sarà stato alto un metro e una lametta mi affrontò con le mani sui fianchi. «Sììì?» mi apostrofò tracotante, in risposta a un mio blando rimprovero. Due gemelline piccole come topini fecero circolare un bigliettino nel quale si insinuava che io facessi le puzzette durante la lezione.
Per fortuna ero incinta e farmi il Passo del Serravalle due volte al giorno mi faceva venire il mal di schiena, così andai dal ginecologo e lo pregai di mandarmi in maternità con un po’ di anticipo.
P.S.:volete sapere com’è andata la presentazione? Pazientate fino al prossimo post!

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Prossimi appuntamenti

A proposito di flop, io non mi scoraggio e posto qui il calendario dei miei futuri appuntamenti:
martedì 14 gennaio (cioè stasera…) ore 21.15 presso la Biblioteca di Monsummano Terme
sabato 18 gennaio ore 17 presso la biblioteca di Casalguidi (Serravalle pistoiese)
sabato 25 gennaio ore 18 presso la libreria Civico 14 a Marina di Pisa
mercoledì 5 febbraio ore 17 presso il Punto Soci Coop di Massa e Cozzile (Montecatini Terme)
That’s all, folks!

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In visita

Quando ero piccola si andava “in visita”. Era un rito che si celebrava un paio di volte l’anno, proprio per le feste o altre occasioni solenni, e consisteva nel recarsi, coi genitori o, più spesso, con la nonna, in case sconosciute, dove vivevano persone sconosciute, sedute compostamente su divani e poltroncine, e prender posto su una sedia dallo schienale rigido e rimanere là, coi piedi che non toccavano terra, per un tempo indefinito, fino a che i genitori o la nonna non decidevano che era il momento di andar via.
Un’usanza di questo genere la credevo tramontata da tempo, ma avevo torto. Ho rivissuto la stessa esperienza durante le scorse feste di Natale, tale e quale sputata: il salottino coi due divanetti ad angolo, le sedie in fila sul lato opposto, gli ospiti seduti compunti, le mani in grembo, l’offerta di bibite, caffè, cioccolatini, torta di mele, e lo stesso silenzio di allora, rotto da qualche frase di circostanza. Il bebè passato di mano in mano, seduto sulle ginocchia di nonne e zie che a turno lo tentennano alzando e abbassando ritmicamente le gambe. L’unica cosa è che i miei piedi ormai toccano terra e non posso dondolarli.

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Flop

«Mi dispiace moltissimo» dice la libraia, davanti alla sala completamente deserta, se si escludono la scrittrice, suo marito e un’incolpevole signora capitata lì per caso e costretta suo malgrado a rimanere dal relatore, che la giudica condizione necessaria e sufficiente per dare inizio alla presentazione. È un po’ male in arnese, avvolto in una grossa sciarpa azzurra, e sordo come una campana: il libro che rigira tra le mani ha raddoppiato il suo spessore, farcito com’è di segnalibri, bigliettini e post-it. Aiutandosi con un foglio fitto di appunti snocciola a modo suo la trama del romanzo:
«Hmm, dunque, in questo paesino di montagna, sull’Appennino pistoiese, famoso per l’Abetone e le altre stazioni sciistiche, muoiono tre fratelli, i fratelli Santi, ma nessuno se ne preoccupa…»
«Be’, quando muore il terzo fratello, appunto l’ultimo dei Santi, come recita il titolo, gli abitanti iniziano a preoccuparsi» intervengo. «E comunque vorrei precisare che il paese di Tetti non si trova nei pressi dell’Abetone ma sull’altro versante dell’Appennino pistoiese, quello meno famoso…»
«Sì, certo, certo. Comunque il paese, secondo me, comincia a reagire solo alla morte di, come si chiama, Matteo Geremicca…»
«Geremia Mattei.»
«Giusto, giusto. E insomma alla fine i carabinieri arrestano – apre il libro a pagina 212 e legge l’elenco degli arrestati – e la chiave di tutto sta…»
«Ehi, ma non mi può spoilerare il finale!» reagisco.
«No, no, è meglio, perché ora che so di cosa parla il libro posso consigliarlo ai miei clienti» dice la libraia. «Mi dispiace davvero tanto» ripete poco dopo, quando anche la signora cooptata a forza è riuscita ad andarsene, «ieri abbiamo avuto il pieno e anche la settimana scorsa… eh, non c’è che dire, per far venire la gente bisogna telefonare, chiamare le persone a una a una…» e lei, ovviamente, non l’ha fatto per me.

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Finiamola qui

E così, adesso pare che la terza guerra mondiale fosse solo uno scherzetto. La vendetta iraniana si è risolta con zero morti, e questa è una bellissima notizia. In compenso sono morte ben 176 persone su un aereo, ma che volete farci. Danni collaterali. Tutti si tendono la mano e i venti di guerra sono solo un bel ricordo, fino alla prossima, almeno. Comunque, Trump che dice «Finiamola qui» mi ricorda quella mia amica che dopo aver tirato uno zoccolo in testa a suo marito e avergli procurato un grosso bernoccolo disse: «Va bene, gli ho tirato uno zoccolo, e chiuso lì!»

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Incompresi

«Stavo solo difendendo il mio paese! Quell’uomo, un terrorista, era una minaccia per la pace! Ora che non c’è più, il mondo è un posto più sicuro» disse l’uomo dai capelli arancione mentre i missili esplodevano, gli aerei bruciavano e la gente si rifugiava nei bunker.
«E io allora? Stavo solo difendendo il mio paese. Una nave carica di nemici armati fino ai denti minacciava le nostre coste. Cosa dovevo fare? E ora, per aver salvato l’Italia, mi vogliono processare!»

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In Europa

Dopo molto tempo ho rivisto le mie care amiche Mara e Marella. Impegni di ogni genere ci hanno tenute lontane per un po’, ma ora vogliamo recuperare il tempo perduto.
«D’ora in avanti tutti i mercoledì e i sabati mattina andremo al mercato insieme!»
«Dobbiamo andare al cinema, una sera di queste. Marisa, tu che sei sempre informata, cosa c’è di buono?»
«E a teatro! C’è qualche buono spettacolo, Marisa? Potresti prenotare anche per noi?»
«Poi dobbiamo fare un viaggio!»
«Sicuro, un viaggio! Marisa, qual era quel posto dove volevi tanto andare?»
«Mah, non saprei…»
«Sì, quel posto che ti piaceva!»
«Non ricordo… dove?»
«In Europa!»

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Déja vu

Mi avete frainteso! Strepita l’uomo dai capelli arancione. Io non l’ho fatto per innescare una guerra, ma per impedirla! Sono un uomo di pace!
Ora però organizziamo subito una missione di pace, in modo da impedire che la guerra scoppi davvero! Lo rassicura l’omino con la pochette.
Manca solo qualcuno che parli dell’ultima guerra da fare per porre fine a tutte le guerre, e siamo a posto.

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Come fai, sbagli

Mi sono comprata un orologio Swatch, col quadrante in plastica rosa cangiante e il cinturino di gomma di un colore indefinibile tra il bianco e il rosa. Mia figlia, inorridita, ha commentato:
«Mamma! Ma è da ragazzina!»
(Quando, nel 2015, mi sono comprata la Panda mio figlio ha sogghignato: una macchina da pensionati…)

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La natura umana

La mia amica Pia, che è una studiosa infaticabile, una marxista di ferro e una femminista transizionale, oltre che una profonda conoscitrice del pensiero di Michel Foucault, mi dice sempre che non devo dire “l’uomo”, “gli esseri umani”, “la natura umana”. Intanto, dire “l’uomo” è sessista, e su questo non ci piove. Gli esseri umani non esistono come entità, esistono le persone, che sono tutte diverse le une dalle altre. Da buona foucaultiana ama parlare di “corpi” più che di “persone”. Infine: la natura umana non esiste, è una costruzione. Inoltre sostiene che esprimersi con tali cliché è profondamente reazionario. Probabilmente ha ragione, ma confesso che ci sono casi in cui mi vien fatto di pensare: gli esseri umani hanno tendenze pericolosamente suicide; l’aggressività è una caratteristica dell’uomo, la violenza è profondamente radicata nella natura umana, così come la guerra. Sono reazionaria, vittima di stereotipi? Può darsi. Ma conosco bene la storia…
Questo sia detto a proposito delle recenti vicende che vedono protagonista il buon Donald Trump e le sue brillanti iniziative.

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