Non c’è traccia

Mi sono un po’ distaccata, per forza di cose, dalle questioni che riguardano la scuola, funestata da continue e contradditorie “riforme”. Le colleghe rimaste in servizio mi raccontano orrori, ma è vero anche che il vizio di noi insegnanti è di lamentarci sempre. Ma una cosa la devo dire. Riguarda il modo sistematico in cui lo studio della Storia viene metodicamente scoraggiato e denigrato. A partire dalla riforma Gelmini (2008-10), mai abrogata né da destra né da sinistra, ma semmai ulteriormente pasticciata e peggiorata. La Gelmini rivoluzionò la periodizzazione della materia nel corso degli anni scolastici, incrementando il tempo destinato ad approfondire le civiltà antiche e diminuendo drasticamente quello da dedicare al Medioevo e all’età moderna e contemporanea. Col paradosso che i bambini di 11 anni escono dalla scuola elementare senza avere mai studiato il Novecento, le guerre mondiali, il fascismo.
Ai tempi della Gelmini, per quanto riguarda gli esami di Stato, ispettori solerti raccomandavano ai presidenti di commissione di non autorizzare i commissari di italiano a interrogare in storia. Questa disciplina cenerentola è stata relegata sempre più ai margini del percorso educativo, dove grande importanza hanno acquisito, al suo posto, l’aggiornamento sulla sicurezza nel luogo di lavoro e la produzione del curriculum vitae. Ora il nuovissimo ministro dell’Istruzione, quello che ha studiato fino alla terza media, decide di riformare l’esame di Stato: toglie la Terza prova, una prova che per carità, aveva i suoi limiti, ma che poteva contemplare sei domande a risposta multipla o due domande aperte di storia del Novecento e toglie la traccia di storia tra le proposte per la prima prova scritta. Mi domando: quale studente con un po’ di sale in zucca perderà tempo a studiare più la storia in quinta, se questa materia è magicamente sparita dall’esame di Stato?
Avanti così!

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Staremo bene

Staremo molto bene in Italia. I ricchi avranno il condono e la flat tax, i poveri la loro bella tessera con la quale comprare pane, latte, biscotti per i bambini. Non più avvelenati dai vaccini, i piccoli staranno benissimo. Le famiglie saranno molto unite, perché le nuove condizioni per la separazione e l’affidamento dei figli avranno come risultato principale impedire la rottura dei matrimoni. E sappiamo bene che una famiglia unita è la cosa più preziosa. Se anche tuo marito ti dà due sberle, che vuoi che sia, un po’ di sana aggressività è il sale della vita coniugale. I gay (meglio chiamarli froci, che è il loro vero nome) verranno ricacciati nell’ombra nella quale è giusto che stiano, facendola finita finalmente con questa farsa di sposarsi maschi con maschi e femmine con femmine. Quando lo sappiamo tutti benissimo che la coppia è fatta di un uomo e una donna che decidono di mettere al mondo dei bambini: più facile di così! Le madri torneranno a fare il loro dovere riproduttivo e per evitare che interrompano la gravidanza saranno ricoverate fino al parto in appositi nosocomi. I matrimoni misti saranno vietati, perché bisogna a tutti i costi evitare la contaminazione razziale, i migranti saranno tutti rispediti al loro paese, anche per fare spazio a quelli che ci rispedirà la Germania. Invece che bighellonare negli SPRAR e mangiare soldi pubblici nei CAS, i richiedenti asilo, nell’attesa di essere espulsi a loro volta, se ne staranno per strada, così imparano!
E per chi non rispetterà queste norme di semplice buonsenso e quelle che saranno emanate nei prossimi mesi e che la mia fantasia non arriva a prefigurare, sei anni di galera.

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Atti giudiziari

Mio marito è un uomo straordinario. Diversamente da me, è bravissimo a guidare l’automobile. Non sbaglia mai strada (be’, quasi mai), ha i riflessi pronti, è prudente, non ha mai incidenti. Ma gli piace andare veloce. Non tanto, solo un po’ al di sopra dei limiti. Così succede che di tanto in tanto gli recapitano a casa un avviso per “atti giudiziari”. In altre parole, una multa.
«È arrivata un’altra multa. Quando ti vorrai decidere a rispettare i limiti di velocità? Non è tanto difficile, in fondo!»
«Oh, come la fai lunga! Io ti ho forse detto qualcosa quando hai preso quella multa per divieto di sosta davanti al videonoleggio?»
«È successo vent’anni fa!»
«E quella volta che hai impedito il passaggio nel piazzale della biblioteca?»
«Sì, ma qui sta arrivando una multa la settimana. Se credi che sia un prezzo equo da pagare per sentire l’ebbrezza della velocità…»
«E quella volta che hai messo sotto una vecchietta sulle strisce?»

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Non è il mio forte

La nuova sede della scuola d’inglese è fuori città, sulla Bonellina, proprio la strada su cui ho fatto ritrovare a due ragazzini il cadavere della povera Efisia. Dovrei orientarmici come fosse casa mia, invece mi perdo subito. Ho le istruzioni e ho controllato su Google maps: si entra in Bonelle, si passa il ponte sull’Ombrone, si procede per un po’ e poi, prima della traversa che immette nella superstrada, c’è questa palazzina nuova, ho visto la foto su internet, la riconoscerei tra mille, non posso sbagliare. Ecco qui, il paese lungo la provinciale, il ponte, il viale alberato… un momento: il viale alberato non sarà troppo in là? Non vedo nessuna palazzina, sono in mezzo al nulla, è buio, aiuto! Telefono alla mia teacher:
«Ehm…mi sa che mi sono persa!»
«Oh, dunque, dove sei? Sul viale alberato? Allora, guarda: c’è una fermata dell’autobus e poi una colonnina arancione dell’autovelox. Noi siamo proprio lì!»
«Ah, ok! Arrivo!»
Ecco il cartello della fermata, infatti, ecco la colonnina: tra i due c’è un cortile, entro. All’interno nessuna palazzina di recente costruzione, vecchie case a un piano, un cane che abbaia dietro un cancello, una donna a cui domando della scuola d’inglese. Non ne sa nulla, ovviamente. Esco dal cortile e mi metto a vagare nel nulla. Passano dieci minuti e provo nuovamente a chiamare la teacher.
«La fermata l’ho trovata, l’autovelox anche, ma non riesco a trovare voi!»
«Hmm… sei prima o dopo il bar?»
«Quale bar?»
Mi dà nuove istruzioni e riparto.
Trovo il bar, un’altra fermata dell’autobus, un’altra colonnina dell’autovelox. Sul bordo della strada, la teacher e tutti i compagni del corso mi aspettano trepidanti. Quando dico che guidare l’automobile non è il mio forte, credetemi, so quel che dico.
P.S.: forse è un caso, forse no, ma ora sul sito della scuola d’inglese c’è una piantina dettagliata…

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Drolla

Sono maldestra. Lo sono sempre stata. Mia nonna mi chiamava drolla, che in sardo significa proprio maldestra. Sono anche golosa. Stamattina sono entrata in un bar e ho chiesto un cornetto con la crema. Col piattino in mano, mi sono diretta al banco, su cui sono a disposizione dei clienti alcuni quotidiani. Ne prendo uno che nessuno sta leggendo e lo tiro verso di me, travolgendo una tazzina che credevo vuota ma che si è rivelata colma di cappuccino. Arriva un signore irritatissimo.
«Signora, che fa! Lo stavo leggendo io il giornale! E poi mi ha rovesciato il cappuccino!»
«Oh, mi scusi! Sono desolata! Credevo che la tazza fosse vuota…»
«Ma guardi! Che disastro! Che modi sono questi?»
«Mi scusi, lei non c’era e ho creduto…»
«Il cappuccino, mi ha rovesciato!»
«Mi spiace, davvero: gliene faccio subito rifare un altro.»
«Eh, sì! Farà bene a farmelo rifare!»
«Non capisco perché sia così aggressivo: mi sono scusata, che devo fare?»
«Si è scusata già quattro volte, non sa fare altro?»
«Non importa che sia così sgarbato.»
«E va bene, sono incazzato, e allora?»
«Mi vuol picchiare? Mi vuol dare uno schiaffo? Avanti! Che aspetta?»

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Divani e sofà

Candidati al reddito di cittadinanza, date retta a me: se in casa avete un divano, anche vecchio e sgangherato, liberatevene quanto prima! Di Maio ha dichiarato guerra ai divanati e manderà ispettori a controllare: se trovano un povero seduto sul divano a guardare la televisione, magari con un’immorale bicchiere di birra in mano, lo sbattono in galera per sei anni! Mica scherzi…
Quelli però che hanno evaso le tasse fino a 100.000? 500.000? 1.ooo.ooo di euro? Per loro pace fiscale, e per chi ha truffato allo Stato 49 milioni…

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Immorali

Menomale che sono straordinariamente ricca e menomale che mio marito e i miei figli lavorano tutti, ad eccezione di quello sventurato del mio figlio più giovane, che però si fregia della condizione di studente. Così nessuno di noi rischia di incappare nel reddito di cittadinanza, quella specie di gimkana per cui devi frequentare corsi di formazione professionale, passare almeno due ore al giorno a cercare lavoro e otto ore alla settimana a lavorare gratuitamente per la comunità, sostenere almeno tre colloqui di lavoro e accettarne obbligatoriamente uno; e va bene, fino a qui lo sapevamo. E passiamo pure sopra agli inevitabili trucchetti contabili per cui i 780 euro non sono 780 euro ma il corrispettivo che manca a raggiungere la cifra di 780 euro meno il valore dell’abitazione se di proprietà moltiplicato il numero di piede radice quadrata di 2…
Non passerei sopra, invece, al requisito di italianità dei destinatari, alla pretesa di escludere i Rom, che invece italiani sono… roba nazista, se mi è permesso dirlo, alla quale purtroppo il governo del cambiamento ci sta abituando.
Ma quello che mi rende ancora più sconcertata sono le modalità di fruizione del suddetto reddito. Non denaro sonante ma accredito su bancomat o altro simile dispositivo, da spendere solo in Italia, solo su prodotti italiani e “non per spese immorali”. Spese immorali! E quali sono, di grazia? E chi lo decide? Le sigarette sono immorali. E i superalcolici? La birra? I preservativi? Sì, quelli si possono comprare, ma solo se si è sposati. E la lingerie? Figuriamoci! Quella non solo è immorale, ma è anche roba di lusso, e i poveri non devono concedersi beni di lusso, se no che poveri sono?
I libri? Non sono mica tanto morali, i libri… Non dimentichiamoci che Emma Bovary ha fatto quello che ha fatto perché leggeva romanzi…

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Green Card

A proposito di Domenico Lucano, arrestato ieri con grande giubilo di Matteo Salvini, si sono espressi già in tantissimi e molto più autorevoli di me. Perciò non mi metterò a fare un pistolotto sull’argomento. Voglio sottolineare solo un paio di cose. Sbaglia chi dice che la persecuzione verso il sindaco dell’accoglienza è frutto di questo governo. Le indagini sono partite nel gennaio del 2017, quando al Ministero dell’Interno sedeva l’ineffabile Marco Minniti, lo sbirro, il “comunista”. Proprio nello stesso periodo in cui iniziava la persecuzione verso le ONG e venivano siglati i patti con la Libia, quelli che “hanno ridotto dell’80% gli sbarchi”. Questo conferma la mia convinzione che la politica del governo attuale in tema di migrazioni non sia che la prosecuzione, con un sovrappiù di arroganza e una venatura di fascismo, di quella del precedente. Cambiano i dettagli, ma gli obiettivi sono gli stessi: bloccare le partenze, trattenere (o riportare, cosa più difficile) i migranti nel posto in cui si trovano, pazienza se si tratta di un lager libico o di un paese devastato dalla guerra o dalla miseria; criminalizzare chi migra per ragioni economiche (se scappi dalla guerra, anche anche, ma se muori di fame al tuo paese pazienza, è là che devi restare); criminalizzare chi salva i naufraghi (la battaglia contro le ONG e i soccorsi in mare inizia ai tempi di Minniti); mettere nel mirino chiunque aiuti il prossimo suo.
Seconda cosa, le accuse verso Lucano sono ridicole, il GIP le ha smontate quasi tutte, la più grave di tutte è l’aver ipotizzato (non si sa se effettivamente realizzato) un matrimonio di comodo per far sì che una donna nigeriana ottenesse il permesso di soggiorno. Delitto imperdonabile. Anni fa ho visto un film in cui un uomo sposava una ricca americana per ottenere la Green Card (che era anche il titolo del film). Un film romantico… E so che vi furono diversi tra i “giusti delle nazioni” che ricorsero a questo stesso stratagemma per salvare degli ebrei. Ma certo, farlo per una nigeriana… una clandestina… eh! Mimmo!
Ci sono poi delle irregolarità che andranno chiarite, ma che, l’ho osservato anche nel caso di don Biancalani, sono inevitabili in un Paese soffocato dalla burocrazia e ostile a chi si adopera a favore dei migranti.
P.S.: 190 parrocchiani di Vicofaro hanno firmato una petizione contro l’accoglienza praticata da don Biancalani e l’hanno presentata al Comune, alla Prefettura e al vescovo. Argomenti? Troppi neri nel quartiere, troppa musica il sabato sera, paura per le proprie figlie (infatti come tutti sanno non si contano ormai le fanciulle pistoiesi violentate da quei negracci che il prete si ostina a ospitare)…

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Nuovi fioretti della santa Marisa

La santa Marisa riposa sul suo pagliericcio dopo una dura giornata. A un tratto un trapestio la sveglia: che qualcuno sia entrato in casa? Scende le scale e sull’ultimo gradino vede un oggetto scuro, forse un calzino dimenticato. Si china, guarda meglio: è il muso della piccola Asia, incastrata sotto le scale durante una delle sue passeggiate notturne. La santa Marisa aiuta Asia a uscire da quella trappola, la accompagna alla sua postazione notturna, le fa due carezzine e torna a letto. Passano un paio d’ore e la nostra santa viene svegliata da urla disumane. Non sono umane infatti, sono canine, e provengono dalla cara Asia. La santa Marisa la cerca in tutta la casa ma non riesce a trovarla. Seguendo la provenienza dei latrati arriva in un angolo del salotto, tra un grande armadio, lo stereo e il divano. È da lì che vengono le urla: non si sa come, Asia è riuscita a incastrarsi tra lo stereo e il muro, dove a scanso di equivoci ha rilasciato un discreto quantitativo di pipì. Con ammirevole pazienza la pia donna sposta lo stereo, districa le zampe del cane dai fili elettrici nei quali si sono aggrovigliate, asciuga la pipì e accompagna Asia alla sua postazione, abbondando in carezzine propiziatrici. Poi se ne torna a letto un’altra volta.
Inutile dire che in questa attività notturna la santa Marisa individua quella che san Francesco chiamava la perfetta letizia.

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Un piacevole incontro

magliani

A Firenze Libro Aperto faccio finalmente conoscenza con Marino Magliani, uno scrittore che amo molto e con cui ho avuto in questi anni una saltuaria corrispondenza. È un omone alto e grosso, con un berretto blu con visiera dal quale fuoriescono folte basette bianche. Sembra una via di mezzo tra un pirata e un bandito. Quando mi presento mi abbraccia e mi fa festa come se fossimo vecchi amici. Marino è ligure, vive a Amsterdam, ha vissuto in Sudamerica e traduce romanzi di autori latinoamericani. Di suo ha scritto un sacco di libri, io colpevolmente ne ho letto solo due ma ne sono rimasta folgorata: L’esilio dei moscerini danzanti giapponesi, uscito nel 2017 per Exorma, una sorta di racconto autobiografico tra la luce delle estati italiane e il buio dell’inverno olandese, il Mediterraneo e il mare del Nord, le mosche italiane e i moscerini giapponesi, forse gli unici insetti che resistono ai freddi inverni olandesi. E quello che è venuto a presentare a Firenze, Prima che te lo dicano altri, la storia di un bambino senza padre, di un giovane che gli diventa amico e mentore e che un giorno parte per la sua terra, l’Argentina, la decisione di quel bambino, dopo molti anni, ormai alle soglie della sessantina, di intraprendere un lungo viaggio alla ricerca di quella figura tanto importante per lui: sullo sfondo, la dittatura degli anni ’70, i desaparecidos, la tortura. Un libro da non perdere, avvincente ed emozionante. Ah, e poi Marino scrive meravigliosamente!

Nella foto: io, Elena e Marino

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