Intervista

interrvista prov giallo

Questo pomeriggio alle 18.30 sulla pagina Facebook de Premio La Provincia in Giallo, su quella della libreria Le mille e una pagina, sul mio profilo (se riesco a condividerlo…) potrete seguire l’ultima delle tre interviste ai finalisti del Premio. Questa volta ci sarò io, insieme a Anna Pavani, Linda Tugnoli e Franco Vanni. Se vi va, potrete commentare o fare domande e vi risponderemo.
Domani poi sapremo, dei nove finalisti, quali passeranno alla fase successiva.Per me è già molto essere arrivata fin qui, avendo battuto autori ben più famosi quali Paolo Roversi o Ciro Auriemma… per non parlare di Walter Veltroni, che concorreva col suo romanzo dall’incipit straordinario…

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Arriverò domenica

All’inizio della settimana mi telefona mio figlio da Bologna, dove sta per concludere i suoi studi con la laurea cosiddetta magistrale.
«Allora, ho consegnato la tesi, la discussione sarà entro metà luglio, online, naturalmente.»
«Bravo! E ora che fai?»
«Pensavo di venire a Pistoia. Arriverò domenica.»
«Ah, bene. Poi fammi sapere l’ora, così ti vengo a prendere alla stazione.»
«Non importa, vengo a piedi.»
«Ma avrai lo zaino!»
«Lo posso portare benissimo da solo.»
«Insomma, fammi sapere l’orario del treno, poi vediamo.»
«Mamma, allora non hai capito. Vengo a piedi.»
«Da Bologna?»
«E che ci vuole? Parto mercoledì, per domenica dovrei essere arrivato.»

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Le rime buccali

In quei giorni i telefoni dei dirigenti scolastici di tutta Italia erano roventi. Era tutto un chiamarsi e farsi domande, esprimere dubbi, perplessità, chiedere suggerimenti, perché, anche se mancavano ancora due mesi, bisognava farsi trovare preparati alla fatidica riapertura delle scuole.
«Tu dove le hai ordinate le lastre di plexiglass?»
«Quale plexiglass! È acqua passata, ormai!»
«Ah sì? E allora come facciamo per evitare i contagi?»
«Distanziamento, amico mio! La parola d’ordine è distanziamento.»
«Ma come faccio a distanziare, che ho delle aule che sembrano gabbie per polli…»
«È semplice. Quanti banchi singoli ci stanno nella tua gabbia… cioè, nella tua aula? A un metro di distanza uno dall’altro?»
«Mah… dieci, forse…»
«Contando anche la cattedra e la lavagna?»
«Ah, no. Allora otto.»
«Quindi, otto alunni.»
«E gli altri? Gli altri venti?»
«A casa!»
«Non è possibile…»
«Allora fai così, smistali in tre aule.»
«Non posso, non ne ho abbastanza.»
«Hmmm… sgombra la sala insegnanti, la biblioteca e la segreteria, infila due banchi nello sgabuzzino delle scope e se ti avanzano ancora dei ragazzi ordina a ogni collaboratrice di portarsene cinque a casa.»
«E chi gli fa lezione?»
«La prof! Con lezioni di un quarto d’ora l’una può gestire quattro gruppi ogni 60 minuti, è un bel risparmio.»
«Non ne soffrirà la qualità dell’insegnamento?»
«Anzi, ci guadagnerà! Lezioni sintetiche, piccoli gruppi, e poi tanti collaboratori esterni. Il giornalaio, la parrucchiera, la nonna, il cugino disadattato. Aprirsi al mondo! Io ho già in programma una serie di lezioni nei gabinetti della stazione. Ora che li hanno restaurati sono un modello di comfort e nitore. Saranno gli utenti stessi del servizio a impartire brevi insegnamenti, naturalmente dopo essersi lavate le mani… E mi raccomando, stai attento alle rime buccali!»
«Ma a quelle non dovrebbe pensarci l’insegnante di letteratura?»

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Manicaretti

Vado a spasso col mio nipotino, tutta fiera di lui, che dorme serafico in passeggino, il visino paffuto, cosce e braccia grassocce in vista sotto il pagliaccetto estivo. Sulla soglia della sua trattoria, sulla Sala, c’è Checco Bugiani, molto noto a Pistoia non solo per la qualità dei suoi manicaretti ma anche per i libri di ricette che sforna a ripetizione.
«Signora» mi fa, «non so se si rende conto di che oggettino è questo che ha con sé!»
«Certo che me ne rendo conto!»
«È un bimbo bellissimo, e così grassottello! Verrebbe voglia di mangiarselo!»
Gli rivolgo un sorriso di circostanza e me la filo alla svelta, non vorrei che gli venisse l’idea di cucinarlo allo spiedo e di offrirlo ai suoi clienti…

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Quattro amici

Il primo a morire per il Covid, nella provincia di Pistoia, è stato Baldino, e anche l’unico che io conoscessi, anche se solo di vista: era il suocero di mio nipote. È successo intorno alla metà di marzo. A lui è toccato il calvario di tutti, in quel bruttissimo periodo: i sintomi, il ricovero in ospedale, la terapia intensiva, la morte. Senza poter vedere le sue figlie, senza che loro potessero abbracciarlo, senza funerale. Addirittura le due sorelle, che abitano in due comuni diversi, non si sono potute rivedere per due mesi.
La storia di Baldino ha acquisito una certa notorietà anche nazionale perché a ruota si sono ammalati e sono morti altri tre anziani, amici suoi, coi quali passava i pomeriggi a giocare a carte al circolo del suo paese, la Ferruccia. Eravamo quattro amici al bar… hanno titolato, con grande originalità, diversi quotidiani a caccia di notizie curiose.
Ieri cìè stata una messa commemorativa. Quando sono arrivata nel piazzale della chiesa, sebbene mancasse un quarto d’ora all’inizio della cerimonia, l’interno era già pieno e la gente prendeva posto su delle sedie collocate all’esterno. Sono entrata per un momento: su ogni panca sedevano due persone, una in cima e una in fondo, alcuni occupavano alcune sedie ai lati della navata, nessuno era autorizzato a stare in piedi. Tutti, dentro e fuori, erano doverosamente protetti da mascherine. Sulla soglia però qualcuno faceva capolino e a un certo punto si è formato un piccolo assembramento. Dall’altare, il prete ha iniziato a gridare sbracciandosi:
«No! No! Non potete stare lì! Fuori! Fuori, ho detto!»
Ha percorso la navata come una furia, cacciando chi a suo parere occupava una postazione abusiva, buttando fuori il gruppetto che insisteva a stare sull’uscio. Io sono riuscita a prender posto all’estremità di un banco. Nel timore di essere cacciata in malo modo mi sono fatta piccola piccola. Il prete mi è passato accanto senza degnarmi di un’occhiata. Poi la messa è cominciata.

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Quelli

Riprende timidamente la scuola di italiano a Vicofaro: eccomi che aspetto i miei allievi seduta su una sedia fuori dalla chiesa piccola, dove si tengono incontri e riunioni e dove faremo lezione in questi giorni d’estate. Passa una coppia di una certa età (tipo la mia, per intenderci…), fa capolino nella chiesetta, vede i tavoli preparati:
«O che c’è qui?»
«Niente, facciamo un po’ di scuola ai ragazzi. Per chi vuol venire.»
«Ah, fate scuola, eh? E lei chi è?»
«Sono una volontaria.»
«Ma… una volontaria volontaria o una volontaria spintanea
«Vengo di mia volontà, sono un’amica di don Massimo.»
«Ah, capisco. E non ce la dice più la messa, qui, don Massimo?»
«La dice nella chiesa grande. Questa ormai è diventata una saletta per incontri.»
«Certo nella chiesa grande, chi vuol che gli ci venga?»
«Perché?»
«Ma perché… con tutti quelli che vanno e vengono…»
«Vanno e vengono durante la messa?»
«No, ma insomma… e dormono lì, capisce?»
«Dormono nel soppalco.»
«Dormono dappertutto, chi vuol che venga alla messa con quelli che gli dormono tra i piedi? Guardi, io dico: se don Massimo vuole accogliere, accolga, ma non in chiesa! Basta la canonica!»
«Il fatto è che la canonica non basta… per questo alcuni dormono in chiesa.»
«Mah, contento lui! Intanto della parrocchia non se n’occupa per niente. Né Comunioni, né Cresime, neanche la benedizione delle case ha fatto!»
«Guardi che quest’anno Comunioni e Cresime sono saltate per via del Covid, e anche le benedizioni sono state sospese.»
«Per il Covid, eh? E allora, visto che c’è il Covid, perché non se ne vanno a casa loro, quelli? Che ce l’attaccano anche a noi?»

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Radio Pistoia Web

E se vi va potete ascoltare l’intervista che, a un anno di distanza dall’uscita de L’ultimo dei Santi, mi ha fatto Maria Lorello su Radio Pistoia Web

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Menti brillanti

Sono molto contenta che una delle “menti brillanti” convocate da Conte per chiudere in bellezza gli Stati Generali dando il proprio contributo alla rinascita dell’Italia sia Alessandro Baricco. Diamine, lui sì che la reinventerà l’Italia! Era proprio l’uomo di cui avevamo bisogno. L’unica cosa che mi dispiace è che Conte non abbia pensato di convocare anche Pieraccioni, Jovanotti e Lino Banfi.

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In progress

Niente di meglio, per inaugurare l’estate, che una gita al Lago Scaffaiolo. Ci arriviamo dalla Doganaccia, ci facciamo una salita abbastanza tosta fino alla Croce Arcana, poi via sul crinale, tra immensi pendii erbosi di un verde sgargiante, rocce che affiorano qua e là, intorno il verde più scuro dei boschi, in fondo l’azzurrino dei monti più lontani. Sole, vento, qualche nuvolone subito scappato via, un piatto di polenta ai funghi preso al rifugio… e subito la mia mente galoppa, immagino un’escursione da queste parti, d’inverno, però, con la neve, e qualcuno che mette male un piede, scivola, casca di sotto… incidente? Omicidio? Mi sa che qui ci vuole il mio amico Saverio, col suo fiuto da investigatore…
Work in progess!

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Stop armi

stoparmi

«Tutti noi vogliamo la verità sul caso Regeni. Ma dovete aver fiducia in me: sono amico personale di Al Sisi, sono certo che prima o poi mi dirà tutto. Le navi? Dite che non dovremmo vendergliele? Oh, ma che volete che siano due navicelle da guerra! Non fanno male a nessuno! E poi così il vecchio Al capisce che sono amico suo e mi confida la verità. Se proprio vogliamo dare un segnale all’Egitto, non è negandogli due navette che glielo daremo. Casomai, potremmo rifiutarci di andare a inaugurare un’università, ecco, quello sarebbe proprio un bel gesto, altamente simbolico. Sto già pensando di declinare l’invito al matrimonio di suo cugino, anche se… pensandoci… magari è l’occasione in cui beve un po’ più del normale e mi racconta tutto. Lasciate fare a me, vedrete. Intanto, lo sapete, no? Stiamo già lavorando a modificare i decreti sicurezza. Modificare, certo, abrogare no, perché dovremmo? Sarebbe di cattivo gusto, insomma, mi son fatto la foto col cartello #decretisicurezza, che faccio, la rinnego. E poi, Salvini ha fatto anche cose buone. I decreti saranno ritoccati appena appena, giusto per far contento nonno Sergio, un piccolo restyling e saranno come nuovi. Lasciate fare a me: vi ho mai deluso?»

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