In diretta

Stiamo trasmettendo in diretta dal Terrazzino della nostra inviata Marisa ***. Dall’altra parte della ringhiera il famoso chitarrista-fischiettatore Vicino di Casa sta eseguendo alcuni dei suoi pezzi forti: Gianna, Ti amo, Alla fiera dell’Est e per finire una chicca, Hotel California degli Eagles.
«Signor Vicino di Casa, tutti noi apprezziamo moltissimo il suo impegno volto a contribuire alla soluzione della grave crisi che affligge il Paese. Vuol dirci come è nata questa sua iniziativa?»
«Be’, come Lei ha giustamente affermato, desidero dare il mio contributo alla Nazione, in questo terribile frangente. Faccio quel che posso per i miei concittadini.»
«Può dirci che brani ha in programma per i prossimi giorni?»
«Il mio repertorio è pressoché illimitato. Per domani avrei programmato qualche canzone di Fabrizio De André, Lucio Battisti e Claudio Baglioni.»
«Molto bene! E per i giorni successivi?»
«Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Don Backy, Toto Cutugno, Gianni Morandi e il mio favorito di sempre, il grande Vasco Rossi!»
E dal Terrazzino è tutto, a voi la linea.

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Non era una fake news

Era vero, dunque. Non una fake news. Alle undici in punto, mentre tornavo dal supermercato dove mi ero recata per ragioni improrogabili, ho sentito provenire da un balcone lungo la strada deserta l’inconfondibile marcetta del nostro inno nazionale. A ruota, tre must della canzone italiana: Azzurro, La canzone del sole, Volare. Per tutto il breve percorso, le note mi hanno seguito da un balcone all’altro, presidiati da compunte e patriottiche signore, e ancora le ho sentite distintamente da dentro casa. Aspetto con ansia la trasmissione in mondovisione di ‘O surdato ‘nnammurato.

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Oi vita

Bello cantare per tenere alto il morale, sentirsi solidali e volersi bene a distanza, ma vi vorrei presentare il mio vicino che tutti i pomeriggi, mentre io tento di leggere qualcosa, si piazza in giardino con la chitarra ed esegue, in un loop angosciante, Il gatto e la volpe, L’isola che non c’è, ‘O surdato ‘nnamurato e La partita di pallone, e siccome di nessuna di queste canzoni conosce le parole, fischietta o si produce in un’esasperante lallazione…
Lalala lalalalala
Lalala lalalalala
Lalala lalalalala
Lalala lala lalalà lalà!

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Condizionamento

Sto leggendo un libro che ho preso in biblioteca prima che le biblioteche venissero sigillate. Si intitola Fratello grande, è l’opera prima di un giovane scrittore francese di origini turche (Mahir Guven), ed è molto interessante, anche divertente. Fratello grande vive a Parigi, fa l’autista di Uber, Fratello piccolo è andato in Siria con una ONG, a prestare i suoi servigi come infermiere, ma forse a combattere come terrorista, chi può saperlo. Una sera, mentre Fratello grande è a letto con la sua tipa, qualcuno bussa alla porta: è Fratello piccolo, è tornato. Fratello grande un po’ è contento e un po’ è incazzato, alla fine gli permette di dormire nella stanza degli ospiti. Poi torna in camera e si butta sul letto accanto alla sua tipa.
No, ma che fai, penso. E se lui ti ha portato il contagio? Non indossavi la mascherina, non ti sei neanche lavato le mani… e ora come se niente fosse vuoi amoreggiare con la tua tipa?

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Ottavo giorno

Nel parcheggio della Coop si ferma una Panda bianca. Ne esce una signora di una certa età, con guanti e mascherina. In mano ha una busta di carta contenente libri. Pochi stalli più in là si ferma una Panda rossa. Ne esce un’altra signora di una certa età, anche lei con guanti, mascherina e un sacchetto pieno di libri. Mantenendo la distanza di sicurezza le due si scambiano le buste. Poi si scambiano alcune parole in alfabeto farfallino, salgono ognuna sulla sua auto e se ne vanno verso opposte direzioni. E fu sera e fu mattina, ottavo giorno.

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Lezioni

Facebook è piena di post in cui brave cittadine e bravi cittadini osservanti delle regole denunciano indignati: Pieno di gente sull’argine dell’Ombrone! Folla al parco della Rana! Migliaia di persone lungo i viali alberati! E siccome io, che sono a casa, non so quanta gente ci sia sull’Ombrone o al parco della Rana, mi domando, come fanno questi catoni a saperlo? Non saranno anche loro in quei posti peccaminosi?
«Be’, certo, ero andato a dare una controllata.»
«Avevo diritto alla mia passeggiata!»
«Dovevo sincerarmi di persona se i miei concittadini rispettano le regole…»
Manca solo il famoso «Non accetto lezioni da nessuno», tipico di chi le vuol dare agli altri.

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Non sembra

Non sembra, ma anche stando a casa ho l’agenda piena. Ore 10, Inno di Mameli sul balcone che dà su via Fiorentina. Ore 11, un amico poeta leggerà in diretta Facebook il poema che ha composto in onore del coronavirus. Ore 12, visto che la chiesa non suona le campane data la loro natura fortemente contagiosa, ci siamo accordati nel vicinato per intonare Fra Martino campanaro. Ore 14, una nota scrittrice leggerà (sempre in diretta Facebook) 87 pagine del suo ultimo romanzo. Tempo stimato: 3 ore. Giusto in tempo per partecipare, dalla finestra di camera, al flashmob delle 17.15 spenzolati e fa’ciao. E le ore serali dedicate alla realizzazione di un drappo da esporre al terrazzo, con la scritta evireremo il virus ricamata con fili di seta nei colori dell’arcobaleno.

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La prudenza non è mai troppa

«Mamma, se vuoi ti porto un po’ di spesa. Di cosa hai bisogno?»
«Portami del disinfettante.»
«Ok.»
«E guanti di lattice.»
«Cosa te ne fai dei guanti di lattice, mamma?»
«Hanno detto che è meglio usarli.»
«Ma tu sei sola… da chi ti devi proteggere?»
«Meglio essere prudenti!»

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Quando usciremo di qui

Quando usciremo di qui, avremo capelli lunghi e stopposi, privi di forma, con svariati centimetri di ricrescita, bianca per noi vecchiarelle, nera per le giovani biondo-tinto. La nostra massa muscolare, già scarsa, sarà ridotta a zero e le ginocchia ci faranno male. Avremo gambe e ascelle ricoperte di lunghi peli, non perché fosse impossibile depilarsi in casa, ma perché non ce ne fregava nulla di farlo. Saremo tutti pallidissimi, cioè lo sarete voi, non io, che avrò preso il sole sul mio terrazzino per tutto il tempo. Saremo vestiti in modo approssimativo, perché nel frattempo la stagione sarà cambiata, e non avremo potuto rinnovare il nostro guardaroba. A causa dell’ingente quantitativo di cioccolato ingurgitato per le sue ben note caratteristiche consolatorie avremo il viso coperto di brufoli, a causa delle numerose birre bevute per analoghi motivi saremo gonfi come otri, per non parlare della dipendenza da psicofarmaci che avremo sviluppato. I nostri nipoti neonati saranno ormai pronti per entrare in prima elementare e i nostri figli si sorprenderanno di trovarci ancora vivi. E sarà sera e sarà mattina, 2596° giorno

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Terzo giorno

Oggi tento di nuovo la sortita verso il supermercato. Lungo la strada incrocio un uomo che fa jogging, passa sbuffando e ansimando a 20 centimetri da me: tutta salute. Sul marciapiede opposto ci sono cinque persone (un Assembramento) che si stanno occupando di un cane bianco che sembra essersi perso. Cercano di capire chi sia e dove abiti, ma il cane non risponde. Mi chiedo se sarebbero altrettanto solleciti verso un anziano affetto da Alzheimer, ma c’è il fatto che il cane non porta contagio, l’anziano sì.
Al supermercato l’ingresso è contingentato ma non si entra più uno per volta, si viene ammessi a gruppetti di cinque-sei persone. Inevitabile la vicinanza nel momento dell’ingresso. Una voce all’altoparlante ci ricorda di non affollare le corsie e di mantenere una distanza di almeno un metro gli uni dagli altri, però le corsie sono larghe forse un metro e mezzo e basta incrociare un solo cliente o commesso per violare la zona di sicurezza. E fu sera e fu mattina, terzo giorno.

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