Melassa

Una piaga del web è rappresentata dai meme raffiguranti cagnolini, micetti, stelline, spicchi di luna e altre cose carinissime, circondati da cuoricini e recanti scritte augurali del tipo: Buona giornata! Magnifica notte e sogni d’oro! Buon fine settimana, buona domenica e perfino, testuale, buon venerdì. Per non parlare degli aforismi sull’amore, sull’amicizia, sulla felicità eccetera eccetera. Lo confesso: sono allergica a queste massicce iniezioni di melassa. Pazienza quando incappo in questi moderni sostituti delle buone vecchie immaginette scorrendo la timeline di Facebook. È chiaro che ciascuno è libero di postare quello che vuole, anche se un eccesso di zuccheri nella dieta, lo sappiamo, è controindicato. Il guaio è quando mi arrivano come messaggi privati su Messenger o, peggio ancora, su WhatsApp. Ho delle amiche, purtroppo, che adorano tempestare il prossimo di figurine grondanti ottimismo, candore e buoni sentimenti. Tra queste, una in particolare, da quando sono stata afflitta dal recente lutto di cui sappiamo, si è assunta (unilateralmente) l’impegno di inviarmi due di questi meme zuccherosi ogni giorno, uno la mattina e l’altro la sera. È il suo modo di starmi vicina e di farmi sapere che mi pensa, lo so. Ma rischia di farmi salire la glicemia a livelli intollerabili, perciò tento strategie per scoraggiarla senza urtare la sua sensibilità. Rispondo con una faccina sorridente o con un asciutto grazie, un semplice ciao. Aggiunge ulteriori faccine e persevera nei suoi invii. Smetto di risponderle. Non si arrende, anzi trova vignette sempre più pucciose da mandarmi. Finalmente decido di mandarle un messaggio e raduno tutte le mie (scarse) risorse diplomatiche.
Carissima, le scrivo, ti ringrazio per i tuoi messaggi, so che mi pensi e te ne sono grata. Scusa se non ti rispondo, ma non ho molta dimestichezza con gattini, cuoricini e simili. Mi trovo più a mio agio con una conversazione magari meno frequente, ma più personale…
Non preoccuparti, mi risponde, mi va bene anche uno smile.
E inoltra a stretto giro tre nuovi meme.

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Sono l’unica

Sera.
«Che c’è alla TV?»
Scorriamo i nostri canali preferiti, alla ricerca di una di quelle serie che ci piacciono tanto. Delitti, serial killer, indagini, detective e profiler. Al termine di una lunga ricognizione troviamo il programma che ci soddisfa. La sigla aiuta a entrare nell’atmosfera, la storia inizia a snodarsi: qualcuno trova un cadavere, arriva la polizia, la scientifica, i nostri profiler preferiti. Mi immergo completamente nella vicenda, poi, quando arriva la pubblicità, do un’occhiata intorno: accanto a me, mio marito russa, la testa riversa all’indietro, la bocca aperta. Sull’altro divano il cane russa, vedo la sua schiena alzarsi e abbassarsi ritmicamente. Sono l’unica a essere sveglia in tutto l’universo.

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Arroganza

Non riesco a capire se la gente stia diventando sempre più cinica e cattiva o sempre più ignorante e stupida. Sto generalizzando, ovviamente, so che sono in circolazione molte persone capaci di formulare pensieri sensati e di provare sentimenti onorevoli. Ma tanti, troppi mi sorprendono (riescono ancora a sorprendermi) per le cose che dicono, anzi, che spesso urlano.
Le ONG sono navi pirata, comitati d’affari, merde scafiste.
I cadaveri di bambini raccolti in mare sono bambolotti.
I naufragi non avvengono o, se avvengono, sono provocati dalle ONG per creare scandalo.
Ah! E io che credevo che fossero provocati dal fatto che gommoni, barchette e altri mezzi di fortuna affondano facilmente e che, se qualcuno non le soccorre, le persone finite in mare annegano.
Il bello poi è che, se provi a replicare a certe affermazioni invitando chi la ha pronunciate o scritte a documentarsi un po’, sei subito tacciato di arroganza, incapacità di confrontarti, atteggiamento dittatoriale.

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Per renderla felice

Dopo aver rivolto l’estremo saluto a due paia di calzature estive, decido che ho bisogno di un nuovo paio di sandali. Li compro e sono proprio carini, ma ops! Alla prima uscita la suola si stacca di netto dal plateau in gomma sottostante. Zoppicando entro nel negozio dal quale ero uscita, raggiante, appena due giorni prima e mostro il disastro alla commessa.
«Per carità, signora! Ci lasci i sandali: appena torna il titolare la faccio chiamare.»
Lascio i sandali, lascio il mio numero di telefono e no, non torno a casa scalza: nel frattempo ho avuto l’accortezza di passare dalla mia abitazione e cambiarmi le scarpe. Passano alcuni giorni, nei quali sono costretta a riesumare antichi reperti da indossare al posto dei bei sandali nuovi, ahimè difettati. Una mattina mi affaccio al negozio:
«Buongiorno, sono passata a sentire se c’è qualche novità riguardo ai miei sandali. Sa, quelli che le ho lasciato l’altro giorno…»
«Certo, signora, mi ricordo. Appena vedo il titolare gliene parlo. Sa, io sono solo una commessa, non posso decidere!»
«Sì, ma quando lo vede questo titolare?»
«Oh, domani, dopodomani… al massimo lunedì, forse martedì.»
Inizia così un vero e proprio pellegrinaggio da casa mia al negozio di calzature, con indosso oggetti sempre più improbabili, ciabatte in disfacimento, mocassini consumati, sandali alla schiava del tutto fuori moda. Perché io, in effetti, se mi compro dei sandali nuovi, di solito è perché ne ho bisogno.
«Signora! Ancora lei! Lo sa che se non parlo col titolare non posso dirle niente!»
«Ascolti! È più di una settimana che le ho lasciato i miei sandali e lei non solo non me li ha riparati o sostituiti, ma non ne ha nemmeno parlato col titolare! Quanto devo aspettare ancora?»
«La sento un po’ alterata, signora, lo sa che sono solo una commessa, devo sentire il titolare, non posso decidere io, mi scusi!»
«Ce l’ha un numero di telefono il suo titolare? Perché se non lo chiama lei, vorrà dire che lo chiamerò io!»
«Non vedo perché si altera in questo modo, signora, eppure gliel’ho detto che sono solo una commessa, e dire che faccio del mio meglio per renderla felice!» si lamenta la ragazza mentre compone il numero.
«Pronto! C’è qui una signora… ah… ok… allora, signora, domani può venire a ritirare i suoi sandali.»

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Stranieri residenti

Ho scritto questa specie di recensione per Poliscritture.
Questo il link:
http://www.poliscritture.it/2018/06/29/su-stranieri-residenti-di-donatella-di-cesare/

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Bispensiero

Dice Paolo Gentiloni a Otto e mezzo che gli accordi Italia Libia non solo hanno avuto il merito di ridurre del 78% gli sbarchi in Italia, ma hanno acceso i riflettori sui lager libici: perché, ha detto, i lager in Libia ci sono, e si sapeva che ci sono, ma grazie agli accordi tra Italia e Libia l’attenzione del mondo si è finalmente rivolta a quei lager, c’è andato l’ONU, ci sono andati i giornalisti, si sono accesi i riflettori su quei lager. Gli accordi Italia Libia sono stati (cito testualmente) “una grande operazione umanitaria”.
Questo, secondo me, è un classico esempio di bispensiero.
Oh, io vorrei scrivere delle cose divertenti su questo blog, ma poi mi escono queste robe qui, non ci posso far nulla.

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Neolingua

Alcuni esempi di neolingua.
Pacchia: condizione del migrante
Crociera: viaggio in mare su gommone o piccola barca sgangherata, salvataggio e permanenza in alto mare per giorni
Successo italiano: tenere una nave carica di persone in condizioni di grande disagio per giorni in mezzo al mare
Magnifico: aggettivo usato (l’ho sentito in un programma radio) per definire il fatto che alcune nazioni europee, obtorto collo, abbiano acconsentito a spartirsi ben 223 migranti, e il fatto che la nave Lifeline verrà sequestrata

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Sosia

In via del Can Bianco incontro come sempre Paolo Albani, l’eccentrico scrittore. Solo pochi giorni fa mi ha detto per l’ennesima volta che c’è una mia sosia a Pistoia, che lui la incontra spesso proprio in quella via, che la saluta e addirittura quella gli risponde.
«Non è una mia sosia, Paolo, sono io!»
«No, no: so quello che dico. Vuoi che non sappia distinguere te da un’altra donna che ti somiglia?»
Ma stavolta lo prendo in contropiede.
«Ciao Paolo! Cioè… sei Paolo o sei il suo sosia? Lo sai che quasi tutti i giorni proprio in questo esatto punto incontro uno che ti somiglia come una goccia d’acqua?»

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Non datemi retta

«L’errore della sinistra è stato di non aver intercettato la paura degli italiani, di non averla saputa capire e di non averle saputo dare una risposta.»
Quante volte abbiamo sentito fare questi discorsi? Ieri sera, ad esempio, dall’ex ministro Calenda, che si propone di dar vita nientemeno che a un fronte repubblicano, naturalmente dando ascolto alle paure degli italiani. Io me li vedo, questi italiani terrorizzati, assediati da milioni di uomini neri armati di archi e frecce, e i politici di sinistra che fanno l’occhiolino disprezzando le paure dei loro connazionali mentre sorseggiano cocktail sulle loro terrazze, mentre invece i bravi politici della destra vomitano le peggio cose ma hanno ragione, perché sanno capire le paure degli italiani.
In verità uno c’è stato che da “sinistra” ha interpretato le paure degli italiani: è il ministro Minniti, che ha affidato i migranti ai carcerieri libici pur di non vederli più sbarcare sulle nostre coste a far paura ai nostri concittadini. E nonostante abbia interpretato talmente bene i timori del popolo e abbia dato un grosso taglio agli sbarchi, il popolo non l’ha ricompensato, ha continuato ad aver paura e ha votato per chi quella paura non gliela smonta, ma gliela alimenta a dosi massicce, anche quando oggettivamente non ci sarebbe ragione di averla, tutta questa paura.
Pertanto, se la cosiddetta sinistra continuerà a muoversi sul ritornello delle “paure degli italiani”, se continuerà a scimmiottare la destra, non solo non guadagnerà gli elettori di destra, ma continuerà a perdere quei pochi elettori di sinistra che gli sono rimasti (ammesso che gliene siano rimasti). Se invece di dire: «Quello che in Italia e in Europa stiamo facendo è ignobile e disumano» continuerà a dire «Che bravo è stato il ministro Minniti, peccato che nessuno l’abbia capito», quali elettori guadagnerà? Quale alternativa offrirà? Quale mondo diverso saprà proporre, per quegli stolti che ancora si ostinano a sognare un mondo meno disumano?
Questa è la mia analisi, ma io non sono una politologa, non sono un’esperta degli umori popolari, non sono una stratega. Perciò non datemi retta.

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820 persone

820 persone si trovavano alla deriva in mezzo al mare, su imbarcazioni di fortuna. Venivano da diverse zone dell’Africa, avevano affrontato viaggi lunghi e irti di difficoltà, avevano investito tutti i risparmi in quel viaggio che avrebbe dovuto portarli in Europa. Fuggivano da guerre, povertà, regimi illiberali e persecutori. Una volta arrivati in Libia erano stati rinchiusi in carcere, ostaggi di quegli stessi trafficanti che avrebbero dovuto garantire loro l’imbarco verso l’altra sponda del Mediterraneo. Tenuti prigionieri a lungo, picchiati, torturati, obbligati a contattare le loro famiglie affinché racimolassero altri soldi da dare agli aguzzini, finalmente erano stati caricati su barche e gommoni e buttati al loro destino.
Fino a qualche giorno fa le imbarcazioni di fortuna, destinate a sicuro naufragio, venivano soccorse dalle famigerate navi delle ONG, ma di recente queste, screditate da una campagna diffamatoria che risale al precedente governo, sono state diffidate dall’intervenire troppo vicino alla costa libica.
Gli 820, è notizia di ieri, sono stati presi in carico dalla guardia costiera libica e riportati nel paese dal quale fuggivano. Sicuramente il loro futuro prevede nuova carcerazione, nuovi maltrattamenti e torture. Ecco il commento di Matteo Salvini: «Ringrazio di cuore, da ministro e da papà, le autorità e la Guardia costiera libica che oggi hanno salvato e riportato in Libia 820 immigrati, rendendo vano il ‘lavoro’ degli scafisti ed evitando interventi scorretti delle navi delle Ong.»
George Orwell, il bispensiero, la neolingua sono tra noi.

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