Non passa lo straniero

Oggi siamo andati alle sorgenti del Piave, che sono proprio dietro il nostro albergo, giusto tre orette di cammino, un’escursione facile, secondo il depliant, a parte le due o tre, o anche cinque o sei pettatine con pendenza del 94% e quella simpatica scorciatoia lungo il fiume, tra massi da scavalcare, ponticelli di legno e pozze d’acqua in cui sguazzare. Figurati se era difficile. E mentre camminavo sentendo lo scrosciare dell’acqua mi risuonavano in mente le parole della famosa canzone del Piave, e mi dicevo che certo la propaganda faceva miracoli anche cent’anni fa. L’esercito che marciava per raggiunger la frontiera, per far contro il nemico una barriera, composto da umili fanti muti, consapevoli della necessità di tacere e andare avanti, e il fiume che solidarizzava con loro e mormorava: Non passa lo straniero! Voi che pensereste? Quei bravi soldati andavano a difendere la patria, minacciata dallo straniero. In realtà l’Italia, dopo uno di quei balletti che ci hanno sempre contraddistinto (prima alleata con Austria e Germania, poi neutrale, infine interventista con cambio di fronte), fece una guerra di aggressione: attaccò l’Austria per conquistare “Trento e Trieste”, ovvero due territori che appartenevano all’impero asburgico…

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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25 risposte a Non passa lo straniero

  1. silviatico ha detto:

    Che poi, ad onor del vero, gli absburgo erano pronti a cederli se non li avessimo aggrediti, rimanendo neutrali.

  2. maxilpoeta ha detto:

    a parte il discorso storico mi pare che hai fatto una bella escursione, le emozioni della montagna spesso ci fanno dimenticare i troppi problemi dei giorni nostri e non solo…👍😊😉

  3. Kikkakonekka ha detto:

    L’Italia in entrambe le guerre mondiali ha dimostrato di essere un alleato altamente inaffidabile.

  4. Enri1968 ha detto:

    La storia italiana della prima guerra è ricca di menzogne.
    Quante vittime molto spesso ignoranti (nel senso proprio del termine). Mi vengono in mente due bei film: La grande guerra di Mario Monicelli e Torneranno i prati di Ermanno Olmi. Tosti entrambi a modo loro pacifisti.

  5. Enri1968 ha detto:

    Un giro impegnativo mi pare vedendo anche solo la durata in ore. Il dislivello?

  6. newwhitebear ha detto:

    una bella camminata. Se hanno scritto che era facile, lo sarà stata visto che non c’erano da scalare montagne.
    C’è andata bene perché abbiamo rischiato grosso. Comunque il peccato originale del nostro intervento è datata 1848 o forse anche prima, quando i guerrafondai hanno provato a scacciare gli asburgo dal Lombardoveneto. Nel 1851 hanno cacciato i gran duchi di Toscana. Però nemmeno i romani, quelli di duemila anni fa erano dei pacifisti.

  7. Silvia Lo Giudice ha detto:

    Ma Trento e Trieste ERANO città italiane, come lo era Venezia. Che la guerra fosse inutile è palese. Se avesse prevalso il partito del pacifismo, il crollo dell’impero asburgico ci avrebbe portato a casa Trento e Trieste, senza mandare soldati al macello.

  8. marisasalabelle ha detto:

    Trieste era una città cosmopolita, ci vivevano italiani, austriaci, sloveni, cristiani ed ebrei, si parlavano molte lingue e l’italiano non era la prima. Italo Svevo, il famoso scrittore triestino, fino al 1919 è stato cittadino austriaco, parlava tedesco e si chiamava Aaron Hector Schmitz…
    Di Trento ne so meno, nel senso che era una città più appartata, dove immagino vivessero italiani e austriaci. In ogni caso avremmo potuto avere queste città anche senza entrare in guerra

    • Silvia Lo Giudice ha detto:

      Di questo sono convinta come lo era Giolitti. È stata un’inutile guerra. Che Triste fosse cosmopolita è vero, essendo il porto dell’impero asburgico, ma se Svevo e Saba hanno scelto la lingua italiana vorrà pur dire qualcosa…

  9. almerighi ha detto:

    600.000? 1.300.000 in realtà, un calcolo perverso fatto dalle potenze vincitrici… gli altri? Erano i dispersi

  10. marisasalabelle ha detto:

    Ma sembra che da queste immani tragedie non sappiamo trarre alcun insegnamento…

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