Eterogenesi dei fini

Partecipo a una serata di letture a tema ferroviario, tratte dal bel romanzo d Paolo Casadio Il bambino del treno e dall’antologia, che comprende anche un mio racconto, Prossima stazione Fornello. Siamo ospiti del  Museo della civiltà contadina di Casa d’Erci, tra Borgo San Lorenzo e Scarperia, in mezzo a una natura incantevole, con una fisarmonica che suona canzoni datatissime, letture suggestive, schiacciata cotta a legna ripiena di mortadella, signore attempate che a un certo punto scappano perché devono andare alla messa…

È lì che Massimiliano Scudeletti, uno scrittore che conosco da qualche anno, brillante, simpatico, spiritoso, mi presenta sua moglie.

«Ho il piacere di presentarti la tua scopritrice!»

«È vero!», dice lei, «Ho letto l’Efisia tanto tempo fa e ho detto a Massimiliano: questo romanzo è straordinario!»

Chi mi conosce sa quale affetto nutro per l’Efisia e di fronte a questa dichiarazione sono andata in brodo di giuggiole.

«E com’è che hai avuto modo di conoscere l’Efisia?»

«È stato quando Massimiliano ha partecipato a Ioscrittore. Doveva leggersi dieci inediti e ce li siamo divisi, e il tuo è toccato a me, e mi è piaciuto così tanto, ma così tanto che mi sono veramente meravigliata del fatto che non abbia vinto!»

Queste parole sono scese nel mio cuore come balsamo. Chi bazzica questo blog forse non sa che cosa sia Ioscrittore, anche se di qualcuno so che come me ci è passato attraverso: praticamente si tratta di un concorso per inediti ideato dal gruppo editoriale GEMS, che consiste nel sottoporre la propria opera al vaglio di una giuria composta dagli stessi partecipanti, che devono leggere e giudicare una decina di testi ciascuno. Alla fine di questa complessa operazione ci sono vincitori e sconfitti, alcuni titoli vengono pubblicati in ebook con l’etichetta Ioscrittore, uno o due all’anno escono in formato cartaceo per una delle case editrici del gruppo. Io ho partecipato quattro volte naturalmente non ho vinto mai, ma questo è normale per me, che sono un po’ sfigata. Tuttavia, senza falsa modestia ma senza nemmeni sopravvalutarmi, il più delle volte mi capitava di leggere certi pastrocchi, ma certi pastrocchi…

Comunque, alla fine Ioscrittore mi ha portato bene, perché mi ha permesso di conoscere Rita, che mi ha fatto conoscere Fiammetta, che ha piazzato il mio romanzo, improvvisamente diventato “bellissimo” a Piemme. E la soddisfazione degli elogi da parte di Massimiliano e della sua simpaticissima moglie, che mi sembra che si chiami Barbara, ma non ci giurerei.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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13 risposte a Eterogenesi dei fini

  1. wwayne ha detto:

    Non mi stupisce che in qualcuna di queste 4 occasioni Lei si sia vista sopravanzare da dei pastrocchi: una giuria non sempre sa valutare correttamente il valore di ciò che ha davanti, e basta che al suo interno ci sia qualche elemento che vota a capocchia per falsare il risultato.
    Lo si vede ad esempio a Sanremo, dove la classifica finale è una sorta di mediazione tra il voto di una giuria e quello del pubblico: ebbene, la giuria in questione qualche volta ci ha visto giusto, ma in altre occasioni ha toppato di brutto, snobbando dei pezzi meravigliosi e portando in alto degli altri che poi sono stati dimenticati il giorno dopo. E non sempre il voto del pubblico è riuscito a ribaltare i suoi verdetti ingiusti.
    Stesso discorso agli Oscar: lì la giuria è molto più estesa perché votano in migliaia, eppure anche lì capita che alcuni film vengano premiati molto più o molto meno di quel che meriterebbero.
    Alla luce di questo, appare evidente che il giudizio più affidabile è quello del grande pubblico. E anch’esso non è totalmente affidabile: non perché il grande pubblico sia incapace di riconoscere la qualità (odio il ragionamento snob per cui il popolo bue è stupido e non ha gusto), ma perché non sempre un’opera di qualità riesce a balzare all’occhio del grande pubblico. Se un autore pubblica con una grande casa editrice, può farsi notare soltanto se il colosso in questione lo spinge con una massiccia campagna di marketing; se un autore pubblica con una piccola casa editrice o si pubblica da solo, può farsi notare solo se il suo libro arriva in alto nelle classifiche di vendita di Amazon. Se non interviene nessuno di questi 2 fattori, a quel punto il grande pubblico non si accorgerà mai del suo libro, anche se avesse scritto un’opera al livello della Divina Commedia.
    Le auguro che Il ferro di calza compaia fin da subito tra i gialli più venduti su Amazon, che ci resti per tutta l’Estate e che diventi il libro da ombrellone di tutti gli appassionati del genere.

  2. marisasalabelle ha detto:

    Grazie, me lo auguro anch’io!
    La tua analisi è corretta e conosco tanti autori che hanno scritto libri eccellenti e non hanno sfondato mentre altri meno interessanti hanno scalato le classifiche. Comunque, senza voler fare la snob, è vero che molti lettori scelgono opere piacevoli e scorrevoli ma non necessariamente di valore: le classifiche ne sono l’esempio

  3. marisasalabelle ha detto:

    Non ho letto questo libro di cui parli, in ogni caso vorrei precisare che non sto dicendo che tutti i libri che primeggiano nelle classifiche sono ciofeche: a volte diventano best seller delle opere degnissime, se non dei capolavori. Spesso però non è così, perché il best seller deve rispondere a certi requisiti che non corrispondono al valore letterario ma alla piacevolezza, leggibilità etc. In fin dei conti I Malavoglia furono un flop, e Italo Svevo non avrebbe avuto successo neanche con La coscienza di Zeno se non l’avessero sponsorizzato i francesi e Eugenio Montale!

    • wwayne ha detto:

      A questo proposito Le segnalo quest’intervista a Eugenio Montale, in cui lui ha profetizzato con estrema esattezza quali poeti della sua epoca sarebbero rimasti nel tempo (evidentemente lui il valore letterario lo sapeva riconoscere):

  4. aure1970 ha detto:

    In questa edizione di IoScrittore ho partecipato anch’io. Ca va sans dire: segato.

    E in effetti, come è successo a te, ho letto 5 incipit su 10 orripilanti.

    Ciò detto è una bella esperienza.
    Spero di trarre dai commenti, che mi arriveranno a breve, degli spunti per scrivere meglio.

  5. marisasalabelle ha detto:

    Tutto sta a prenderla con filosofia, senza rimanerci troppo male se ti segano!

  6. henye98 ha detto:

    Ciao, anche io ho partecipato per la prima volta. E’ stato davvero interessante, adesso aspetto la seconda fase, però il formato è intrigante. Certo poi la gente si lamenta perché si aspetta una perfetta meritocrazia, quando ovviamente come per tutte le cose occorre anche una buona dose di fortuna.

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