Grida vendetta

La morte del ragazzo di 18 anni morto schiacciato da una putrella durante il suo ultimo giorno di alternanza scuola-lavoro è incommentabile. Già l’Italia è un Paese in cui tutti i giorni muoiono due o tre persone, a volte quattro, sul lavoro. Già questa è una tragedia assurda. Ma che un ragazzo che avrebbe dovuto essere a scuola muoia di un incidente sul lavoro, solo perché qualcuno ha deciso che le ore di scuola servono a poco ed è meglio sostituirne una parte con belle, proficue e utili ore di stage, alternanza o come diavolo si chiamano ora, questa è davvero una cosa che grida vendetta.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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20 risposte a Grida vendetta

  1. Hadley ha detto:

    Io in realtà sono favorevole all’altezza scuola lavoro, é il modo in cui è gestita che lo rende inutile

    • marisasalabelle ha detto:

      Io ero favorevole agli stage che prima della famigerata “buona scuola” interessavano gli istituti tecnici e professionali: si svolgevano nel mese di giugno,. erano volontari, i ragazzi che erano a posto con la valutazione potevano smettere di frequentare la scuola fin dai primi del mese per partecipare agli stage. Sono invece contraria all’alternanza come è stata istituita dalla riforma renziana.

  2. Le proteste che a suo tempo si levarono contro la 107 riguardavano anche tali eventualità e la natura ambigua del rapporto tra scuole e aziende.

  3. quarchedundepegi ha detto:

    Qui in Svizzera hanno sempre fatto scuola-lavoro… però in condizioni di sicurezza.
    Se invece di accanirsi a controllare mascherine e super greenpass controllassero altre cose… come i giovani senza patente (avrei letto che in quella macchina finita contro il pullman nessuno aveva la patente!). Se è vero è allucinante.
    Buon Pomeriggio.
    Quarc

  4. Per esperienza, mai come questo in caso bisogna vedere come sono andate le cose.
    Al delirio abbiamo delle regole da seguire….. nessuno lo fa, e l’azienda più una di una volta ha mandato lettere di richiamo. Lavorare in sicurezza spesso significa, non lavorare.

    • marisasalabelle ha detto:

      E questo è un punto della questione. Ma solo inserire ragazzini in queste attività togliendo loro ore di scuola io lo trovo aberrante. Se poi il ragazzino in questione muore… è veramente inaccettabile!

      • Farli entrare nel mondo del lavoro non è sbagliato soprattutto se si fanno scuole professionali. Obbligare ragazzi che non ne hanno voglia ad andare a scuola fino a 16 anni è inutile e spesso sono nocivi per la classe.
        Avrebbe più senso un inserimento accompagnato nel mondo del lavoro.
        Una volta si andava a imparare un mestiere e si pagava.

  5. wwayne ha detto:

    Allora si vendichi votando per la destra alle prossime elezioni. Perché è stata la sinistra a introdurre l’alternanza scuola lavoro, e quindi il sangue di Lorenzo Parelli è sulle mani di tutti coloro che votarono quel provvedimento. Per non parlare del sangue di Pamela Mastropietro, ma quella morte di stato è già stata vendicata alle elezioni del 2018, nelle quali il partito di Bibbiano fece un tonfo clamoroso.

    • marisasalabelle ha detto:

      Non voterò mai per la destra, comunque come ben sai sono sempre stata una fiera oppositrice di Renzi, che comunque di sinistra proprio non è!

      • wwayne ha detto:

        A proposito di stelle cadenti della sinistra, poco fa su Rai 1 hanno mandato in onda un servizio sulle passate elezioni quirinalizie, e hanno rievocato quella volta in cui Prodi era così sicuro di vincere che tornò dall’Africa apposta per farsi investire come presidente della Repubblica. Ci pensarono 101 franchi tiratori a fargli capire che poteva risparmiarsi il disturbo. 🙂 Grazie per la risposta! 🙂

  6. nerodavideazzurro ha detto:

    Che senso a fare senza direzione e/o preparazione e sicurezza? Non basta non far pagare tasse, pure lo stipendio negato già nel fior degli mentre incombe un esame di maturità che devi superare e non hai fatto nulla in una società oramai workaholic, figuriamoci senza neanche il diploma. Nessuno più considera il lavoro come un diritto e che di diritti ne esistono anche altri ancora.

  7. Austin Dove ha detto:

    hai pienamente ragione ma penso anche che in certe scuole, soprattutto gli istituti tecnici, gli stage sono necessari: da lì escono lavoratori pronti a lavorare, devono avere un minimo di esperienza

  8. marisasalabelle ha detto:

    Come ho detto sopra, ero d’accordo con gli stage estivi, volontari e non generalizzati; negli ultimi anni in cui ho insegnato è iniziata l’alternanza che già allora appariva (almeno a me) come un’aberrazione; ora non so come vadano le cose perché manco dalla scuola da vari anni

  9. Paolo Popof ha detto:

    Alla fine del tuo sfogo invochi vendetta. Io la vendetta la accomuno alla legge del taglione, e allora sono andato indietro nel tempo delle con le emozioni da lavoro.
    Il mio primo approccio al mondo del lavoro fu a 13 o 14 anni (durante le vacanze estive) in un negozio da barbiere, mi annoiavo e non mi piaceva spazzare, chiesi ai miei di smettere e mi ascoltarono. Verso i 16 anni trovai un lavoro da commesso, mi servivano i soldi per l’acquisto di uno strumento musicale e per le lezioni. Tutto bene per circa due mesi, poi arrivò un nuovo commesso un po’ più grande di me (20-22 anni), a lui il lavoro serviva per vivere e per essere certo di avere il posto metteva in atto un comportamento da stalking. Lo avrei malmenato volentieri ma ero troppo gracile, avrei però potuto provocare un incidente e fargli male, ma il mio obiettivo di avere i soldi necessari all’acquisto del flauto lo avevo già raggiunto, quindi mi licenziai, rinunciando alle idee di vendetta
    Ecco vedi il mondo del lavoro è fatto anche di soprusi, ma non c’è da chiedere vendetta, capisco che forse avresti voluto dire giustizia, perchè un adolescente non può non tornare vivo a casa la sera.
    Ma torniamo al punto vendetta. Mi tornano in mente le testimonianze di alcuni operai di una grande fabbrica che denunciarono di come tanti infortuni sul lavoro fossero deliberatamente provocati per eliminare gente fastidiosa, in particolare sindacalisti e dare una lezione ai loro proseliti, ma anche ripicche gratuite e gelosie.
    Ecco Marisa, occorre giustizia, non vendetta, 1500 morti l’anno sul lavoro sono troppi per non sospettare casi di dolo.

  10. marisasalabelle ha detto:

    Guarda, c’è un malinteso. Io sono tutt’altro che una persona vendicativa e soprattutto non sono la parte lesa. Non credo nella vendetta ma nella giustizia. L’espressione “grida vendetta” è una frase fatta, sta a significare che si tratta di qualcosa che scandalizza fortemente

  11. AS ha detto:

    Mi permetto di segnalare che, come confermato anche dalla mamma del ragazzo, non è morto durante il progetto di alternanza scuola-lavoro, bensì durante un percorso previsto (facoltativo) dalla sua scuola (essendo un istituto professionale) che prevedeva, al termine, il conseguimento di una qualifica aggiuntiva, a mio avviso fondamentale visto la natura della scuola.

    Una breve parentesi sull’alternanza scuola-lavoro, così come ce l’abbiamo noi ce l’hanno quasi tutti i paesi europei; dove peraltro viene considerata, da tutti (destra e sinistra) un punto di forza della scuola. Poi ci siamo noi.

  12. marisasalabelle ha detto:

    Sì, ho scoperto ieri leggendo i giornali che l’esperienza del ragazzo non era la vera e propria alternanza; a mia scusante dirò che tutti i media avevano parlato di alternanza scuola-lavoro. Il fatto che questo tipo di attività sia diffusa in tutta Europa non significa molto, se non che i paesi europei sono più o meno tutti orientati verso un certo tipo di modello politico e sociale che non è detto sia ottimale; sembra poi che in altri Paesi i ragazzi ricevano una piccola retribuzione, cosa che in Italia non avviene; quando l’alternanza è stata introdotta ero ai miei ultimi anni di insegnamento e sono felice di non averla vista entrare a regime. Per me, gli anni di scuola sono anni per studiare e per formarsi, come persone, come cittadini, magari sono troppo idealista, ma l’ho sempre pensata così.
    Oltre a questo, c’è il fatto che in Italia il lavoro è molto insicuro, ogni giorni muoiono dalle tre alle quattro persone. E comunque il ragazzo è morto, qualunque sia il progetto nel quale era inserito.

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