La controcerimonia

Non sono andata alla manifestazione di protesta contro la visita di Bolsonaro che si è tenuta in piazza del Duomo ieri mattina, alla quale hanno partecipato, a quanto mi è stato detto, circa 150 persone. Ma sono andata alla cerimonia commemorativa dei caduti brasiliani (direi una controcerimonia rispetto a quella tenuta al mattino in presenza del presidente brasiliano e dell’amico Salvini) organizzata da Arci, Anpi, Cgil e Libera. Quando ho imboccato la stretta via di Sei Arcole che conduce al monumento, quasi subito mi sono accorta che c’era un sacco di gente. Le macchine procedevano a passo d’uomo  e molte eramo parcheggiate al bordo della strada, riducendone ancor più la carreggiata. Ho visto uno spazio libero e mi ci sono fiondata, proseguendo poi a piedi per qualche centinaio di metri. Il piazzale davanti al monumento era pieno, le bandiere delle associazioni sventolavano accanto a quelle di molti comuni della provincia e a molti tricolori, bandiere della pace e foulard da partigiani. I rappresentanti delle associazioni promotrici hanno parlato brevemente, il succo dei discorsi era, più o meno, che noi pistoiesi siamo grati ai soldati brasiliani che hanno combattuto e perso la vita nel nostro Paese ma che riteniamo che un uomo come Bolsonaro, con la sua politica genocida e assolutamente nociva per l’ambiente, col suo volgare sessismo e la sua ripugnante omofobia, non sia degno di rappresentarli. Insomma, brasiliani sì, soldati morti in Italia sì, Bolsonaro no. Sono stati suonati l’inno brasiliano e quello della FEB, sono state deposte delle corone di fiori e la cerimonia è finita. Io e altre due amiche sciagurate come me abbiamo provato a intonare Bella ciao ma disgraziatamente la nostra iniziativa è caduta proprio all’interno del minuto di silenzio prima che si suonasse il Silenzio. Questo ci ha zittite immediatamente e di Bella ciao non se n’è fatto nulla.

Insieme a un’amica mi avvio verso la macchina ma mi accorgo subito che uscire da quella strada sarà un’impresa. Le auto dei partecipanti, quelli arrivati per tempo e che hanno trovato posto nel parcheggio del Monumento formavano una coda interminabile che si avviava verso la strada principale. Alcune auto di abitanti della zona venivano avanti in direzione opposta e si trovavano muso contro muso con quelle che cercavano di uscire. Chi ci riusciva si infilava in un viottolo laterale per fare inversione di marcia ma ci restava bloccato dentro. Una macchina era di sghimbescio in mezzo alla strada: ne è uscito un prete, tutto agghindato in paramenti viola, incazzato come una biscia:

«O che ci siete venuti a fare tutti qui? O che siete impazziti?»

«C’è stata una cerimonia al Monumento brasiliano.»

«O che vi sembra il caso di fare una cerimonia proprio il 2 novembre? Non lo sapete che è il giorno dei morti?»

«Per l’appunto abbiamo commemorato i caduti brasiliani…»

«Via via via! Lasciate spazio a chi ci ha da lavorare! Mado*** ***, Ges* ***!»

È risalito in macchina, a forza di manovre è riuscito a immettersi nella coda delle auto bloccate. Poi, piano piano, la fila ha iniziato a muoversi, gli ingorghi a sbloccarsi, è passato il pulmino della scuola coi bambini a bordo che ci salutavano dai finestrini: «Cosa ci fate qui?». È passato un trattore altissimo e lentissimo, è passata la camionetta dei carabinieri, sono passati tutti, allora son salita sulla mia Panda, sono andata avanti fino a che non ho trovato uno slargo per fare manovra, ho girato la macchina e mi sono incamminata verso casa.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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6 risposte a La controcerimonia

  1. Un prete molto… liturgico.

  2. marisasalabelle ha detto:

    Se così si vuol dire…

  3. Alidada ha detto:

    hai fatto bene… anch’io avrei fatto lo stesso. (bella la foto, sei tu?) 🙂

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