Della facilità di fare libri

«Non avevo mai scritto un libro in vita mia, nemmeno un racconto, nemmeno una paginetta di diario. E anche leggere, lo ammetto, non è mai stato il mio forte. Ma c’era questa signora che abitava vicino a casa mia, che aveva avuto una vita tanto avventurosa… mi son detto: devo scriverci un romanzo. All’inizio non sapevo letteralmente come fare, le cose da dire le avevo tutte in mente, ma il foglio davanti a me (perché io scrivo rigorosamente su carta, eh!) rimaneva bianco. Poi, tutt’a un tratto, bum! Le parole sono sgorgate da dentro di me, la mano non riusciva ad andar dietro alla mente, le frasi scorrevano come un fiume… E il romanzo è venuto fuori così!»

«Era da tanto che volevo scrivere una biografia di Guido Gozzano, ma non sapevo assolutamente niente di lui, non avevo letto nessuna delle sue poesie, non avevo mai visto un suo ritratto. Così ho approfittato di un periodo in cui avevo pochi impegni e mi son messa a studiare, ed ecco fatta la biografia. Ora intendo portarla in giro per l’Italia, nelle scuole e nelle biblioteche, nei circoli culturali, nei club dell’uncinetto, dappertutto.»

«Siamo partiti, un gruppo di amici, per fare un giro in motocicletta, siamo andati in Cile, ce lo siamo fatto tutto quant’è lungo. Che avventura! Quante ne abbiamo passate! E ora che sono passati dieci anni da quell’epica impresa, i miei amici mi hanno detto: tu che prendevi nota di tutto e facevi il diario di bordo, ce li hai ancora quegli appunti? Perché se ne potrebbe fare un libro, sai che successo potrebbe avere! E così, mi sono messo a spulciare tra i miei vecchi quaderni, e ho ritrovato quel diario, non c’è stato nemmeno bisogno di modificare qualcosa, il libro era già lì, l’ho portato dall’editore senza neanche prendermi la briga di copiarlo su file, è stato entusiasta, me l’ha pubblicato subito!»

A una kermesse che si sarebbe potuta intitolare “La fiera dei dilettanti” ascolto questi autori che non so se definire naïf o fin troppo furbi, e penso a quanto ho penato prima di riuscire a pubblicare, a 60 anni suonati, il mio romanzo d’esordio, e con una certa cattiveria mi domando quanto coviddi possa transitare, dall’uno all’altro di quei campioni della letteratura contemporanea, tramite quell’unico microfono che si scambiano disinvoltamente.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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21 risposte a Della facilità di fare libri

  1. marisasalabelle ha detto:

    Ma senza scambiarci il microfono! 😉

  2. Evaporata ha detto:

    Ho pubblicato il mio primo libro nel 1992, per anni ho lavorato come revisore di testi e adesso mi tocca vedere passare sotto il mio naso libri fatti niente.
    Spesso mi vien da piangere…

    • marisasalabelle ha detto:

      Penso che comunque ci sia una certa fetta di lettori che apprezza libri banali, o scritti in modo approssimativo, che vanno giù come l’acqua, magari dicono cose ovvie, così che quindi non hai neanche bisogno di sforzarti per capirli

  3. nerodavideazzurro ha detto:

    Credo che la chiave di volta interpretativa sia “ghost writer” ( comunque un poderoso staff editing).

    • marisasalabelle ha detto:

      Ma, guarda, non è detto. Cioè, funziona così per gli autori famosi ma che magari non sono dei valenti scrittori, che hanno qualcuno che gli lavora il testo; ma in molti casi si pubblicano anche cose raffazzonate, senza nemmeno un vero editing

      • wwayne ha detto:

        Confermo: esistono delle case editrici (ovviamente a pagamento) che pubblicano i romanzi senza averli non solo editati, ma neanche letti. Racconta a questo proposito una blogger:

        “Ho fatto degli esperimenti in passato, copiando un pdf di Edgar Allan Poe, riempiendolo di errori grammaticali e mettendoci il mio nome. Ho provato a inviarlo a diverse “case editrici” a pagamento.
        In tempi rapidissimi ho ricevuto risposta: un elogio di complimenti e un invito a pubblicare con loro, con cifre di contributo non più basse di 2000 euro. […]
        Ipotizziamo che decida di accettare. Al mio libro non viene fatto il minimo lavoro di editing: quindi verrà pubblicato un libro di Poe, pieno di errori. Un mio ex collega mi disse che spesso usano un analizzatore lessicale per assicurare l’assenza di parole “calde”, che siano riconducibili a discorsi di razzismo, odio, sesso, violenza. Ma a parte questo, nessun lavoro verrà fatto sul mio manoscritto. Mettiamola così: nessuno leggerà mai il mio manoscritto.” (fonte: https://bocconcinidicarta.com/2014/07/04/chi-si-autopubblica-e-uno-che-va-a-comprarsi-la-coppa-in-un-negozio/)

        Riguardo ai ghost writers, una mia ex collega è una di loro, e stando a quanto mi ha raccontato il loro lavoro funziona in modo diverso da come me l’ero immaginato. Io credevo che ogni ghost writer lavorasse per uno o più scrittori specifici, dei quali cercava di imitare pedissequamente lo stile; invece lei mi ha raccontato che (almeno nella sua casa editrice) i ghost writers si limitano a mandare un proprio romanzo scritto con il proprio stile, nella speranza che presto o tardi un autore famoso lo noti e decida di firmarlo a suo nome. Se questo non succede entro un tot di tempo, a quel punto la casa editrice dà al ghost writer il permesso di pubblicarlo con il proprio nome.
        L’ex collega in questione ha pubblicato a proprio nome soltanto un romanzo rosa e una biografia. La biografia non l’ho letta, il romanzo rosa invece sì, e l’ho trovato molto ben riuscito. Ma ammetto che potrei essermi fatto influenzare dall’affetto che nutro per l’autrice. 🙂
        P.S.: Se davvero le cose funzionano come dice lei, mi domando come facciano i fan degli scrittori in questione a non accorgersi del netto cambio di stile tra un romanzo e l’altro.

      • nerodavideazzurro ha detto:

        Caspita, peggio ancora allora.
        Che cosa triste.

  4. maxilpoeta ha detto:

    congratulazioni 👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏 pensa che io ho scritto per anni in passato senza mai pubblicare nulla, all’epoca della carta stampata, e basta, gli editori non sempre erano propensi a leggerti e se lo facevano, o volevano essere pagati, oppure dovevi già essere in qualche modo dell’ambiente. Una volta era così, ora ho poco tempo, troppe cose nella mia vita, ma un giorno chissà, magari ci riprovo…😉👍

  5. tanadeilibri ha detto:

    Sono rimasta particolarmente colpita da quella che voleva scrivere una biografia di Gozzano senza sapere nulla di lui. Perché mai dovrebbe interessarti scriverne se non lo conosci neanche? 🤔

  6. marisasalabelle ha detto:

    È quello che mi sono chiesta anch’io…

  7. mariluf ha detto:

    Purtroppo ho letto anch’io libri che secondo me non valevano la carta su cui erano scritti… Mah! E mi dispiace sempre veder maltrattare la lingua.

  8. blogdibarbara ha detto:

    Una ragazza che all’epoca frequentava il mio blog, dodici anni fa ha scritto un racconto, molto bello e molto ben scritto; l’ha inviato a un concorso di quelli che garantiscono la pubblicazione in caso di vittoria. Lei ha vinto (e mi chiedo se ci siano concorrenti che non vincono) e loro glielo hanno pubblicato… in cambio della modica cifra di 3000 euro. Non è stata fatta alcuna promozione, né pubblicità, neppure semplice informazione. Il libro ha venduto 26 copie delle 300 pubblicate, di cui 25 acquistate da lei per regalarle ad amici e parenti. Probabilmente molti di quei libri pubblicati hanno seguito questo percorso, in cui all’editore non interessa minimamente vendere, dal momento che ha già concluso il suo proficuo affare.

    • marisasalabelle ha detto:

      Evitare come la peste gli editori a pagamento!

      • blogdibarbara ha detto:

        Infatti, il loro unico mestiere è quello di intascare soldi dai polli che ci cascano. Magari sono convinti che “ok, adesso pago ma intanto mi faccio conoscere, mi faccio un nome, poi al prossimo libro…” e invece no, il tuo nome e il tuo libro lo conoscono esattamente quelli che ti conoscevano da prima, avresti ottenuto lo stesso risultato facendo impaginare e rilegare quelle 25 copie in una tipografia spendendo un decimo. Ma evidentemente, se non sono tutti già falliti, vuol dire che ci sono sempre tanti polli che ci cascano, esattamente come con la vedova del ministro africano caduto in disgrazia che ti offre centomila dollari per aiutarla a fare uscire dal Paese i 5 milioni di dollari bloccati dal nuovo governo, o la signorina che neanche te lo immagini quanto è calda e sexy pronta a farti tutto quello che vuoi, basta solo che le mandi i soldi per il taxi dal paese alla città più vicina che dista 600 chilometri e con la quale non ci sono mezzi di trasporto pubblici e poi il treno da lì alla capitale e poi il taxi da lì all’aeroporto e poi il volo da lì all’aeroporto più vicino a te e poi… Se continuano ad arrivare questi messaggi, vuol dire che evidentemente ne vale la pena.

  9. marisasalabelle ha detto:

    Bisognerebbe che ci fossero meno creduloni in giro!

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