Ricordo di Cesare De Florio

Cesare De Florio è stato un missionario italiano in Brasile, per oltre 50 anni si è occupato di bambini di strada, prima a Manaus, poi lavorando per la FAO, infine fondando il Progetto Axé, che si prefigge lo scopo di recuperare i bambini di strada attraverso l’arte, in particolare la musica e la danza, ma anche la pittura e le arti visive in generale, nella convinzione che l’amore per il bello possa costituire una potente molla per il riscatto personale e sociale. Due giorni fa è morto in un ospedale di Bahia: avrebbe compiuto 84 anni tra due settimane.

Ho conosciuto Cesare nel 1976, quando avevo 21 anni e lui 39 e viveva a Manaus già da otto anni. Da giovane aveva trascorso alcuni anni a Pistoia, suo padre era stato un dirigente della Breda, e aveva mantenuto dei forti legami con la nostra città. Era un uomo affascinante, dal sorriso un po’ malandrino, somigliava a Jean Paul Belmondo, che era di qualche anno più vecchio e che anche lui è morto da pochissimo. Partecipò a un campeggio con il gruppo giovanile di cui facevo parte all’epoca e ci affascinò con i suoi racconti, le sue parole ispirate, la concretezza della sua vita avventurosa ma anche la spiritualità che emanava dalla sua persona. Andammo a trovarlo a Rapallo, dove viveva la sua famiglia: il padre, che di lì a poco morì, era un distinto signore napoletano, che di me disse: «Una ragazza pallida ma indubbiamente interessante», giudizio che mi sconcertò non poco. La madre era una donna estrosa, distratta, che indossava un abito alla rovescia, con le cuciture e l’etichetta fuori. I figli, di cui Cesare era uno dei più grandi, erano otto, il più giovane era più piccolo di me, e la famiglia pubblicava una sorta di giornale periodico intitolato “Ottoperotto”. Cesare e i fratelli si divertivano a parlare alla rovescia, per esempio dicevano “onos otnetnoc id itredev” invece che “sono contento di vederti” ed erano velocissimi nel formulare quelle loro frasi in codice. Lui aveva un po’ disimparato l’italiano, diceva “andiamo alla pompa della gasolina” e chiamava l’automobile “il carro”. Ci raccontò un aneddoto riguardante Robert Mitchum che si era presentato nudo a una festa e a chi gli aveva fatto notare che non era opportuno aveva risposto di essersi “fantasiato da polpetta”.

Non so perché racconto queste cose invece che dilungarmi sulle virtù di Cesare e sulle sue tante encomiabili attività. Forse mi piace ricordarlo così, scanzonato, divertente, col suo sorriso un po’ malandrino. Addio, Cesare.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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5 risposte a Ricordo di Cesare De Florio

  1. cristinabia ha detto:

    In poche righe ci hai regalato un ritratto vivissimo! Grazie!

  2. Paolo Popof ha detto:

    Quando su perde qualcuno che ha illuminato una parte della nostra vita è bello ricordarlo per i bei momenti vissuti.
    Ho appena preso un libro che sul frontespizio reca questa domanda: Che cos’è la vita, se non ti fermi un attimo a ricordarla?

  3. marisasalabelle ha detto:

    Sì, sono contenta di aver incontrato, nella mia vita, persone che sono state significative e davvero illuminanti

  4. Pingback: Come si fa a baciare una ragazza | marisa salabelle

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