1943

Il Primo maggio ci fu la processione di sant’Efisio. Alle sette del mattino, issata su un camioncino Fiat 1100, alla presenza di uno sparuto gruppo di persone, la statua del santo, coi lunghi riccioli e il pizzetto spagnolesco, il viso paffuto da bambino incorniciato dall’aureola, il mantello rosso sopra la corazza, le braccia aperte in un virtuale abbraccio, fu prelevata dalla chiesa a lui dedicata, nel quartiere di Stampace, e portata in giro per la città spettrale. Niente carri né fiori, quell’anno, niente donne in costume tradizionale; niente musica e balli. Poche migliaia di persone vivevano ancora a Cagliari: in giro non c’erano che macerie, edifici squarciati di cui si vedeva l’interno, rare persone che andavano di fretta ognuna per la sua strada. Il Santo percorse le vie del centro, guardando esterrefatto le rovine della sua città, abbracciando idealmente tutti i suoi concittadini e protetti, facendosi strada a fatica tra montagne di sassi e travi che ingombravano la strada. Piano piano dietro al furgone del latte che portava la statua si formò una coda di uomini in abiti dimessi e di donne col fazzoletto in testa; anche bambini si aggiunsero, e scorrazzavano tra le gambe degli adulti e le ruote del camion. Quando il piccolo corteo fu arrivato alla stazione ferroviaria, un lato della quale era crollato, Generosa scese in strada e si unì alla processione insieme a Eufemia. Le ragazze e i bambini rimasero in casa, i piccoli ancora dormivano. Generosa era grossa, il tempo del parto si avvicinava. Il giorno seguente, all’alba, la famiglia Zedda partì per Sanluri, dove la famiglia che Ruggero conosceva aveva preparato due camere in cui ospitarla.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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9 risposte a 1943

  1. wwayne ha detto:

    Mi ha fatto tornare in mente questo video:

  2. marisasalabelle ha detto:

    Sì, carino, l’avevo visto anch’io

    • wwayne ha detto:

      Le segnalo anche quest’articolo, perché pur non condividendolo in toto l’ho trovato molto interessante: https://lucianamaci.com/2021/04/30/se-questa-e-una-vittima/. Lei che ne pensa?

      • marisasalabelle ha detto:

        Sono contraria al vittimismo, però attenzione, moltissime donne subiscono abusi e bisogna evitare di pensare, anche per un solo istante, che sia “colpa loro”.

      • wwayne ha detto:

        Certamente, ma l’autrice ha ragione quando dice che alcuni paroloni vengono spesso scomodati a sproposito. Una semplice critica se fatta a una donna diventa sessismo, se fatta a un uomo diventa insulto, se fatta a un giovane diventa bullismo. Per non parlare poi della permalosissima comunità gay, che da anni urla all’omofobia ogni qualvolta viene espressa una perplessità in merito alle richieste da lei avanzate.
        Attenzione: non sono assolutamente omofobo, anzi sono il primo a condannare coloro che compiono REALMENTE atti di omofobia. Ma appiccicare quell’etichetta infamante a chiunque non sia favorevole al 100% alle richieste della comunità gay è anch’essa una forma di violenza, e quindi è insopportabile quasi quanto l’altro cavallo di battaglia degli omosessuali (quello per cui l’amore è una cosa meravigliosa, e siccome tutto ciò che chiedono loro è in nome dell’amore noi dobbiamo darglielo sull’unghia e senza avanzare la minima obiezione). Retorica da figli dei fiori che era stucchevole già negli anni 70, figuriamoci adesso.

  3. C’è un 1943 in ognuno di noi. C’è un Primo Maggio in ogni donna e uomo che abbia memoria del proprio ’43.

    • marisasalabelle ha detto:

      Be’… io nel 1943 non ero nata. Ho vissuto dei drammi a livello personale, nel corso della mia vita, ma non ho dovuto affrontare guerre, bombardamenti e cose del genere. Qualsiasi mio piccolo ’43 privato non sarà mai paragonabile al ’43 di chi ha vissuto veramente quegli anni

  4. marisasalabelle ha detto:

    Ah, certo, questo sì

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