Vite

Quanti alunni ho avuto in 38 anni di insegnamento? Considerando che per sei anni ho insegnato religione, e contavo gli alunni a centinaia ogni anno, e che poi ho avuto mediamente tre-quattro classi per un totale di 150 alunni in tre anni, posso dire tranquillamente che migliaia di ragazzi sono passati tra le mie grinfie. I più giovani sono del ’99, sedicenni nell’anno scolastico 2015-16, il mio ultimo. I più anziani hanno pochi anni meno di me, e ricordo nettamente due studenti dei Geometri, il primo anno che ho insegnato, che avevano esattamente la mia età.

Li ricordo tutti? Certo che no. E so che cosa ne è stato di loro? Non certo di tutti, ma di un certo numero sì. Non sembri strano, Pistoia è una piccola città, poi oggi ci sono i social, grazie ai quali è possibile tenersi informati anche su chi non si bazzica più. E così so che Simone e Luca sono insegnanti, Niccolò è ingegnere, Serena ha un bar e Riccardo lavora per la TIM. Enrico è venuto a imbiancarmi casa, Tommaso è postino, Patrizia abita due portoni dopo il mio, Maicol lavora al supermercato CONAD. Alessio ha avuto un figlio da poco, Andrea ne ha due, Elena e Manuel hanno due gemellini in affido. Vite in parte prevedibili, belle o brutte non so, mi auguro felici. Ma quello che mi incuriosice sono gli esiti imprevisti, le scelte eccentriche. Massimo è prete, e va bene, rientra nelle possibilità, del resto fin da ragazzo frequentava assiduamente la parrocchia. Raoul lavora alla Telecom, ma nel tempo libero pratica uno sport di cui ignoravo l’esistenza: risalire a piedi i torrenti di montagna, verso la sorgente. Ci si è già macellato una gamba, ma insiste. Aka, di origini brasiliane, vive in Australia con una fidanzata cinese che ho avuto il piacere di conoscere l’ultima volta che i due sono venuti a Pistoia. Stefano, che già allora disegnava benissimo, è un illustratore di cartoni animati e manga. Ma quello che mi ha sorpreso più di tutti è Samuele, un ragazzo che immaginavo avviato alla più placida e conformista delle vite. Non ho capito bene se per lavoro o per hobby è uno stormchaser, un cacciatore di tempeste. Ogni tanto vedo su Facebook foto e video che ritraggono cieli plumbei solcati da fulmini, ammassi nuvolosi in varie sfumature di grigio, tornadi che si avvitano su se stessi.

La vita è bella perché è varia.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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9 risposte a Vite

  1. wwayne ha detto:

    Insegno da meno anni di Lei, ma anch’io mi sono reso conto di aver già cancellato dalla memoria alcuni dei miei alunni. Talvolta perché erano insignificanti, talvolta perché appartenevano ad una classe con cui non avevo un buon rapporto e che quindi volevo solo dimenticare.
    Quelli che ricordo più nitidamente sono i bambini di prima media con cui ho lavorato nel mio primo anno di insegnamento, perché mi hanno dato un affetto che nessuna classe avuta in seguito ha mai eguagliato. Anche perché dal secondo anno di insegnamento in poi ho lavorato solo alle superiori, e gli alunni di quella fascia d’età hanno un rapporto molto più distaccato con i loro docenti.
    Comunque non rimpiango affatto il mio unico anno alle medie, perché la giovane età degli studenti mi imponeva di semplificare al massimo ogni singolo argomento che spiegavo, e questo lo trovavo molto frustrante. Sapevo di poter spiegare quegli argomenti molto meglio di così, ma non potevo farlo perché altrimenti i miei alunni non mi avrebbero capito. Mi sentivo come un grande pittore costretto a disegnare omini stilizzati, o come un grande calciatore costretto a giocare nei dilettanti. Proprio per questo, quando lo stato mi immise in ruolo in una scuola superiore per me fu una gioia immensa.
    Sono consapevole che questo commento mi fa apparire come una persona boriosa, e che è sgradevole da parte di un professore dire che ha avuto degli alunni insignificanti. Purtroppo però quest’aggettivo li descrive perfettamente, quindi non mi va di cercare un termine più morbido solo per apparire meno spietato agli occhi di chi mi legge. E non mi importa neanche di apparire borioso, perché ritengo che la mia autostima sia pienamente giustificata.
    Rimanendo in tema di scuola, Le segnalo quest’articolo, sia perché è molto bello, sia perché mi ha ispirato delle riflessioni che ho condiviso nei commenti: https://nonsonoipocondriaco.wordpress.com/2021/04/16/il-rapporto-con-i-prof-e-laccettazione-degli-eventuali-torti-subiti/

  2. marisasalabelle ha detto:

    Io invece ho lavorato più volentieri alle superiori, e in modo particolare al triennio. L’età, tra i sedici e i vent’anni, è quella con cui sono riuscita a interagire meglio. E devo dire che dai miei alunni dell’Istituto tecnico, forse perché tutti (o quasi) maschi, forse perché io sono una donna, ho ricevuto molto affetto. Non da tutti, ovviamente, ma da molti sì. Quanto al fatto che insegnare ti dia molti stimoli ma anche ti costringa ad appiattire, semplificare, rinunciare a parlare di cose che sai, l’ho provato anch’io, e a volte è frustrante… Magari hai letto un bellissimo libro, che ne so, sul sistema feudale, o un articolo interessantissimo sui Malavoglia, ma non è il caso che tu ne parli in classe, devi mantenere obiettivi più concreti e limitati. Io però qualche sprazzo ogni tanto me lo concedevo… non si sa mai!

  3. Sono stato insegnante anch’io, scoprire le sorti dei miei allievi è in effetti interessante, a volte anche doloroso. Un saluto caro.

  4. vincenza63 ha detto:

    Congratulazioni per la tua preziosa vita! I tuoi ricordi sono belli perché sono ritratti di vita.
    Buon pomeriggio!
    Vicky

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