A sproposito

Nella mia passeggiata quotidiana verso il centro della città (ovviamente per motivi di salute, lavoro o forza maggiore) passo davanti all’agenzia funebre della Misericordia. Lì ci sono le camere ardenti dove ho vegliato tante persone a me care. A volte il marciapiede e la strada sono deserti, ma a volte ci sono capannelli di persone che vanno a salutare un defunto o escono a prendere una boccata d’aria. È lì che ho incontrato Sudoku: una collaboratrice scolastica dell’Istituto dove insegnavo, il cui soprannome prendeva spunto dal suo passatempo preferito. Nonostante fossero diversi anni che non la vedevo e nonostante la mascherina l’ho riconosciuta subito.

«Buongiorno! Si ricorda di me?»

«Certo: è la Salabelle.»

«Come sta?»

«Eh, insomma…»

Non faccio caso alla sua aria mesta, perché a memoria d’uomo nessuno l’ha mai vista sorridere.

«Come mai da queste parti?»

«Be’… è morto il mi’marito…»

Me lo diceva sempre mia nonna di non parlare a sproposito.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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6 risposte a A sproposito

  1. Non è detto che dovesse essere per forza triste.

  2. Stef555 ha detto:

    C’era un rischio …..superiore al beneficio. Oggi si ragiona così.

  3. marisasalabelle ha detto:

    Hai ragione, dovrei entrare in quest’ottica anch’io

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