Luoghi comuni

Non so chi sia il genio che per primo ha notato che «esiste una parola per definire chi ha perso i genitori, esiste una parola per definire chi ha perso il marito ma non esiste una parola per definire chi ha perso un figlio.» Dev’essere piaciuta molto, questa riflessione, tanto è vero che all’occasione ognuno la rivende come sua. Sui giornali, al Tg, nelle comuni interazioni sui social, ogni volta che muore qualcuno che ha ancora almeno un genitore vivente, non manca mai qualcun altro che la pronuncia o la scrive con grande compunzione e con l’aria di aver scoperto l’acqua calda. Appaiata all’altra frase, «un genitore non dovrebbe sopravvivere ai suoi figli. Non è naturale!», recentemente declinata nella variante trapattoniana «un allenatore non dovrebbe sopravvivere ai suoi calciatori», a proposito della morte prematura di Paolo Rossi.

Non voglio profondermi in ragionamenti filosofici, disquisizioni antropologiche o erudite dissertazioni di tipo linguistico: dirò solo che ho poca pazienza coi luoghi comuni. Nell’ultima settimana due diversi scrittori, in due diversi libri, mi hanno ricordato che non esiste una parola etc etc. La stessa cosa me l’aveva ricordata un altro autore in un altro libro che avevo letto tempo fa. Ragazzi! Volete scrivere? Avete qualcosa da dire? Avete un pensiero vostro, una metafora appena appena più originale? O volete continuare a propinarci le stesse frasi fatte per omnia saecula saeculorum?

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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24 risposte a Luoghi comuni

  1. wwayne ha detto:

    Non ho mai amato gli aforismi, le citazioni e le frasi a effetto. Sono sempre stato convinto che per esprimere un concetto profondo sia necessario spiegarlo in maniera articolata; se invece cerchi di condensarlo in 2 parole e via, il risultato è quasi sempre uno stucchevole esempio di filosofia spicciola. Ne consegue che anch’io odio la frase a effetto sul “Non esiste una parola per” eccetera eccetera.
    Odio ancora di più i subumani che spacciano per propri degli aforismi o degli interi testi che invece hanno soltanto copia&incollato da Internet. Avendo lavorato in una casa editrice, so bene quanto sforzo creativo ci sia dietro la scrittura di un testo, quindi capisco anche quanto sia immorale appropriarsene. E anche se non avessi fatto quest’esperienza professionale, il furto e il riciclo di idee altrui mi danno fastidio a prescindere: è questo il motivo per cui mi sto disamorando del cinema moderno, sempre più invaso da sequel, prequel, reboot, remake e tutti gli altri termini con cui si usa indicare le rimasticature di film già fatti in passato.
    Fino a qualche tempo fa su WordPress c’era una blogger che il copia&incolla dei pensieri altrui lo faceva compulsivamente: ogni volta che pubblicava un nuovo post, mi bastava caricare una frase su Google e subito mi usciva fuori il gruppo Facebook da cui l’aveva preso. Qualche volta scriveva anche dei post di suo pugno, ed erano i peggiori: non solo perché il livello linguistico era pessimo, ma anche perché rivelavano una personalità chiaramente disturbata. Ad esempio, un giorno c’era stato un uragano in America, e lei per suscitare la compassione dei suoi followers aveva scritto di avere un fratello coinvolto in quella calamità: io andai a controllare una serie di articoli sull’argomento, e scoprii che non c’era nessun italiano morto o disperso in quell’uragano. Probabilmente non esisteva neanche nessun fratello.
    In più occasioni mi è venuta voglia di smascherare le sue bugie o i suoi plagi, ma ho sempre lasciato perdere, nella convinzione che con un soggetto così è meglio non avere alcun rapporto neanche virtuale. Per fortuna alla fine il problema si è risolto da solo, dato che la blogger in questione si è ritirata da WordPress.

    • Ehipenny ha detto:

      Io non odio gli aforismi, anzi, mi piace vederli come dei contenitori di tanti significati, e sta a noi scoprirli uno dopo l’altro fermandoci a pensare. Nella libreria ho un libro di soli aforismi di Oscar Wilde, per dire. Detto questo, amarli e usarli come frasi qualunque sono due cose ben diverse, anche perché ognuno arriva alle proprie conclusioni con la propria esperienza

  2. marisasalabelle ha detto:

    Ci sono tante persone che hanno bisogno di sentirsi al centro dell’attenzione…

  3. poetella ha detto:

    quando vedo i commenti di wwayne mi spavento un po’… e chiudo la pagina…
    sorry! Troooooooooppo lunghi!

  4. marisasalabelle ha detto:

    In effetti sono dei veri e propri post mascherati da commenti! Però sempre interessanti.

  5. maxilpoeta ha detto:

    sulle frasi fatte si potrebbero scrivere libri interi, diciamo che in molte situazioni si appoggiano volentieri a questi stereotipi di pensiero, forse perché non hanno abbastanza fantasia per inventare concetti nuovi…

  6. chiccoconti ha detto:

    Conoscete gli aforismi di Gino Patroni? Eccone tre:

    Infarto in trattoria. Verrà la morte e avrà i tuoi gnocchi

    Lettera dal confino. “Ti scrivo sotto dittatura.”

    Mensa popolare – Una zuppa di verdura ed è subito pera.
    😀

  7. marcello comitini ha detto:

    Mi piacciono molto gli aforismi di Gino Patroni/Chicco Conti. Mi hanno fatto sorridere.
    Comunque una definizione per chi ha perso i figli esiste ed è “orbata” nella classica frase “una madre orbata dei figli”. L’argomento è triste assai, anche se l’ho detto con leggerezza. Mi scuserete?

  8. tramedipensieri ha detto:

    Non si può pretendere la luna…molti “scrittori” non leggono, non approfondiscono. Scrivono e scopiazzano qua e là.

    Idee e pensieri proprio sono sempre più rari.

  9. zapgina ha detto:

    Anch’io sono rimasta perplessa quando ho letto la frase di Trapattoni «un allenatore non dovrebbe sopravvivere ai suoi calciatori». Mah!
    Sui luoghi comuni non mi dilungo. Fanno parte delle conversazioni usuali, come i commenti sul tempo: ripetitivi pur con le dovute variabili. Però funzionano. A volte. Quando ero giovane mi stava sulle scatole tutta questa piccola retorica sul dolore con frasi costruite per consolare. Poi con gli anni mi sono sorpresa nel constatare che ad alcune persone serve. Non solo a quelle più semplici.
    Quando invece le trovo scritte sui libri, le frasi comuni, la penso come te Marisa e quando sono troppe chiudo la copertina e metto via (qualche luogo comune lo usiamo tutti però, fa parte del pensiero e del linguaggio).

  10. marisasalabelle ha detto:

    Sì, è vero, tutti cadiamo nei luoghi comuni, ma certi mi stanno particolarmente antipatici e soprattutto se scritti in un libro con tanto di prosopopea!

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