Altre copertine

Una vicenda uguale e contraria a quella relativa alla copertina de Gli ingranaggi dei ricordi mi è capitata in occasione dell’uscita del mio primo romanzo, l’Efisia (L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu). La mia editor mi mandò via mail un’immagine che voleva propormi per la copertina e mi chiese cosa ne pensavo. Aprii l’allegato non senza ansia: la copertina è importante per il tuo libro, è la faccia con cui si presenta al mondo, e quello era il mio primo libro… L’immagine che mi si aprì sullo schermo del computer era abbagliante nella sua bellezza. Un campo di papaveri in primo piano, una donna dall’aspetto misterioso e uno sfondo di color verde-turchese. Meravigliosa! Però… però c’era qualcosa che non mi convinceva: per quanto bella e coloratissima, era una copertina che non aveva nulla a che fare con la mia storia. Niente campi di papaveri nella vita di Efisia, che non era una snella donna misteriosa vestita di nero con lo sguardo rivolto all’orizzonte, ma una brutta e sgraziata maestra di provincia, che viveva in un appartamento in città e non aveva forse mai visto un papavero in tutta la sua vita. Così scrissi alla editor (mi aveva o no chiesto un parere?) e con la massima diplomazia possibile le dissi che la copertina era bellissima ma che mi sembrava un po’ incongruente con la trama del romanzo. A stretto giro mi arrivò la risposta: non dalla editor, ma dalla mia agente letteraria, che mi rimproverò aspramente, facendomi capire che in una grande casa come Piemme e al cospetto di una celebrata editor come ***, io ero una nullità totale che non aveva minimamente diritto a rimostranze di qualsiasi genere. Così l’Efisia ha avuto la sua scintillante e mendace copertina, e chissà se questo le ha permesso di trovare il suo pubblico…

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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14 risposte a Altre copertine

  1. tramedipensieri ha detto:

    Se proprio ha detto “…nullità totale” la cosa non mi piace per niente.

  2. marisasalabelle ha detto:

    no, non l’ha detto… ma ci sono tanti modi per farlo capire. Mi disse che ero un’esordiente, che avevo la fortuna di pubblicare con un grande editore, che *** era un’editor molto esperta e che comunque le decisioni della Casa editrice andavano rispettate perché loro “sapevano che cosa era meglio”.

  3. Paola Bortolani ha detto:

    Una copertina molto banale, non mi attirerebbe per niente. Poi, come ho detto, non compro i libri per la copertina, ma questa fa pensare a un romanzetto harmony

  4. luigi prestipino ha detto:

    C’è un bel salto tra le due copertine messe accanto.

  5. marisasalabelle ha detto:

    Ah, che ci sia un bel salto, non c’è dubbio, ma per te qual è la più interessante/attraente?

  6. Per me la copertina deve corrispondere al contenuto, oltre al titolo, ovviamente. Fuorviare il lettore può indisporlo.

    • marisasalabelle ha detto:

      Anche per me, ma non sempre gli editori la pensano allo stesso modo

      • Non è detto che abbiano ragione, ma si sottostà alle loro decisioni, anche se secondo me il rapporto dovrebbe essere alla pari. Per prima cosa loro lavorano se c’è qualcuno che scrive e, visto che lo scrittore al giorno d’oggi può anche autoprodursi e fare a meno di loro, non è possibile il viceversa, pertanto non mi sembra che siano in una posizione di vantaggio.

  7. marisasalabelle ha detto:

    Be’, ma autopubblicarsi non è la stessa cosa che uscire con un editore… Per contratto, l’editore ha l’ultima parola su copertina e titolo, anche se deve sentire il parere dell’autore. Del resto ritengo che se non il titolo, la copertina sia un lavoro per esperti del settore, grafici, illustratori, esula dalla competenza dell’autore. Questo non vuol dire che poi ogni copertina sia indovinata, ma tant’è. Se non sei un grande scrittore affermato sarà difficile che la spunti con l’editore su queste cose. Che il rapporto sia sbilanciato, questo lo sanno tutti, basti pensare a quanto poco guadagna l’autore dal suo lavoro!

  8. wwayne ha detto:

    Come ha detto Elena, fuorviare il lettore può indisporlo. Ma alla Piemme di questo frega meno di zero, dato che fa ricorso a trucchetti anche molto più sporchi di questo. Indimenticabile ad esempio la volta in cui ripubblicò “Una dolce eternità” di George Pelecanos con il titolo “Non temerò alcun male”, dando volutamente l’illusione ai fan dello scrittore che si trattasse di un romanzo nuovo. Tra l’altro il titolo inglese è “A Sweet Forever”, quindi non possono neanche dire “Abbiamo scelto un nuovo titolo perché era più fedele all’originale”: è stata una furbata bella e buona, senza nessuna attenuante.
    Dopo essere caduto in questa trappola vergognosa, giurai a me stesso che non avrei mai più comprato un libro della Piemme. In seguito ho dovuto contravvenire a questa regola autoimposta, prima comprando il Suo libro e poi acquistandone altri di Michael Connelly. Ma l’ho fatto sempre con estrema riluttanza, e per ogni libro della Piemme che ho comprato ce ne sono almeno 5 a cui ho rinunciato, assaporando ogni volta fino in fondo il dolce sapore della vendetta.

  9. marisasalabelle ha detto:

    Come tutti i grandi gruppi editoriali, Piemme tira dritto per la sua strada fregandosene di certi particolari. Una volta i grandi gruppi che avevano autori importanti grazie ai quali vendevano moltissimo destinavano una parte delle loro risorse a sostenere autori meno famosi ma per i quali potesse valer la pena di battersi. Ora non è più così, ogni titolo deve vendere un tot, altrimenti si sostituisce e si passa ad altro…

    • wwayne ha detto:

      Fregarsene di certi particolari (come l’attinenza tra copertina e contenuto del romanzo) è un conto, architettare delle trappole in cui far cadere i lettori è un altro. Il primo è cinismo, il secondo è mancanza di rispetto e di deontologia professionale. Anche la Einaudi ha ripubblicato “Tokyo Blues” di Haruki Murakami con un nuovo titolo (“Norwegian Wood”), ma ha avuto la correttezza di mettere tra parentesi il titolo originale: questa è la differenza tra chi fa business senza prendere in giro nessuno e chi venderebbe l’anima al diavolo per un pugno di euri. Che schifo.

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