Letteratura di viaggio

IL Festival Internazionale della Letteratura di viaggio avrebbe dovuto far tappa in questi giorni a Nuoro, Mandas e Cagliari ma le supreme leggi del Covid hanno deciso diversamente. Perciò andremo online su Zoom, sul canale 272 del digitale terrestre, sulla pagina Facebook di Arkadia editore e non so dove altro ancora. Io ci sarò questo pomeriggio alle 17. Stay tuned!

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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6 risposte a Letteratura di viaggio

  1. wwayne ha detto:

    In effetti la letteratura sul viaggio è davvero sterminata, e infatti quando c’erano ancora le tesine di maturità era un argomento gettonatissimo proprio per la facilità con cui gli studenti trovavano qualcosa su cui basarsi. Nell’antica Grecia c’era l’Odissea, in epoca medievale e moderna i poemi epici – cavallereschi, adesso i romanzi “on the road”, i diari di viaggio e i road movies: nella storia della letteratura e dell’arte in generale non c’è un solo periodo in cui il tema del viaggio sia stato accantonato, anzi ha spesso recitato un ruolo da protagonista.
    Premesso che l’Odissea non la batte nessuno e fa impallidire qualsiasi romanzo attuale, ancora oggi ci sono degli scrittori che riescono a dire qualcosa di interessante su questo tema così abusato. Ad esempio, negli ultimi anni ho letto “Noi due ai confini del mondo” di Morgan Matson e “Il ritmo dell’Estate” di Nina Lacour, e sono entrambi ottimi.
    Trovo interessanti anche i libri e i film in cui il tema del viaggio viene mescolato ad altri, dando vita ad un’originale contaminazione dei generi. Ad esempio, uno degli ultimi film di John Wayne (quello dell’ispettore Brannigan) è allo stesso tempo un road movie e un poliziesco, perché parla di un ispettore americano che esplora l’Inghilterra palmo a palmo alla ricerca di un manigoldo.

  2. marisasalabelle ha detto:

    Direi che il tema della letteratura di viaggio è diventato parecchio di moda in questi ultimi tempi. In generale non è la mia prima scelta, ma (a parte i capolavori indiscussi) mi è capitato in questi ultimi anni di leggere cose interessanti. Io ci sono capitata un po’ per caso, perché il mio libro non è espressamente di viaggio, ma c’è il nucleo formato da Felice e dalle sue sorelle che vagano per la Sardegna, più che viaggio direi vagabondaggio…

    • wwayne ha detto:

      Quando un libro è appena uscito capita spesso che pur di promuoverlo la sua casa editrice lo infili anche in dei contesti in cui c’entra poco e nulla. Poi molte case editrici, se si accorgono che il libro non fa il botto nonostante questo battage pubblicitario, semplicemente smettono di promuoverlo. A mio giudizio questo è un errore, perché se un libro ha i numeri per sfondare allora la sua casa editrice dovrebbe “spingerlo” finché questo non avviene, non arrendersi solo perché alla sua uscita è passato inosservato. In fondo anche la Coca Cola nel suo primo anno di attività vendette solo 25 bottiglie.
      In questo senso, lo dico con orgoglio, la casa editrice per cui lavoravo costituiva una virtuosa eccezione: la mia boss si affezionava profondamente ad ogni libro che pubblicava, e quindi andava avanti a promuoverlo anche anni dopo la pubblicazione. Purtroppo nessuno dei nostri libri ha mai sfondato, né al momento dell’uscita né dopo, ma lei li ha amati tutti come se fossero figli suoi. E in un certo senso era proprio così, dato che seguiva (e talvolta curava personalmente) ogni fase del processo produttivo. Sia lei che i suoi libri avrebbero meritato maggior fortuna, ma nonostante la chiusura della sua casa editrice sono convinto che abbia lasciato un ottimo ricordo in chiunque l’abbia conosciuta.

      • marisasalabelle ha detto:

        Ah, ma lo sai che sei incredibile! Probabilmente non era tua intenzione, ma praticamente hai scritto che la mia casa editrice mi ha infilato in un contesto in cui c’entro poco e nulla, il libro non farà il botto e l’editore smetterà di promuovermi… Un po’ di incoraggiamento no?

      • wwayne ha detto:

        Che il tema del viaggio non sia centrale nel Suo romanzo l’ha scritto Lei stessa. Riguardo al resto, non ho mai scritto che il Suo libro non farà il botto, perché il mio era un discorso generale: al contrario, se ricorda in un altro post Le avevo scritto che il Suo libro ha tutti i presupposti per vendere bene, perché appartiene ad un genere (il romanzo familiare) attualmente molto in voga. Non potrei mai augurarLe un insuccesso, e mi dispiace che Lei l’abbia pensato: mi auguro di aver chiarito l’equivoco.

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