Avvincente

La prima è stata mia madre.

«Ho finito il tuo libro! Ho spento la luce molto tardi, ieri sera, non riuscivo a staccarmene!»

Va be’, ho pensato, è la mamma. E il libro in qualche modo parla anche di lei.

Poi c’è stata mia figlia.

«Non riuscivo a smettere di leggere…»

Ma è mia figlia, e i giudizi dei familiari non contano.

Qualche giorno fa però ho incontrato un’amica.

«Scusa se non sono venuta alla presentazione, non ce l’ho fatta. So però che c’è chi ha fatto le sei del mattino pur di finire il libro.»

«Le sei del mattino? Chi?»

Una conoscente mi ha mandato un messaggio su Whatsapp:

«Mi irritavo per ogni contrattempo che mi impediva di continuare la lettura» dice tra le altre cose.

 E una sconosciuta lettrice su Amazon:

«Si legge tutto d’un fiato.»

Cavoli. Che sia davvero avvincente?

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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8 risposte a Avvincente

  1. wwayne ha detto:

    Il Suo post mi ha fatto nascere una domanda: quali sono gli autori più bravi nello scrivere romanzi avvincenti?
    Ci ho riflettuto per un po’, e mi sono venuti in mente quasi esclusivamente giallisti. La cosa era abbastanza ovvia: non soltanto perché amo questo genere da sempre, ma anche perché la capacità di tenere il lettore incollato alla pagina è una qualità indispensabile per ogni giallista.
    Tra i pochi nomi autori non giallisti mi è venuto in mente Stephen King, che però riesce ad essere avvincente solo in alcuni casi; in altri invece le sue trame procedono troppo lentamente, e quindi il lettore non solo non resta incollato alla pagina, ma gli passa perfino la voglia di finire il libro. Questo a prescindere dalla lunghezza: ad esempio, The Dome supera le 1.000 pagine, ma è uno dei suoi romanzi migliori; Il gioco di Gerald invece è lungo meno della metà, ma non sono riuscito a finirlo.
    Un altro autore molto avvincente è uno scrittore di romanzi western, Norman A. Fox. Ricordo che quando lessi il suo “Pistole all’alba” la tensione aveva stravolto il mio corpo in tutti i modi possibili e immaginabili: avevo gli occhi spalancati, sudavo come un maiale e il cuore mi batteva forte in petto come se le vicende stessero accadendo a me in prima persona.
    Anche Carmine Abate sapeva scrivere dei romanzi familiari molto avvincenti (è quindi un Suo omologo in tutto e per tutto), ma proprio quest’Estate ho deciso di chiudere con lui: non perché sia diventato ripetitivo (quello avrei potuto accettarlo), ma perché è diventato troppo triste.
    Finora ho nominato soltanto autori che si muovono all’interno di generi ben definiti: l’horror per Stephen King, il western per Norman A. Fox, il romanzo familiare per Carmine Abate. Adesso devo citare un autore per il quale qualsiasi definizione sarebbe riduttiva e fuorviante: i suoi sono romanzi e basta. Alludo ad Haruki Murakami, del quale non leggo più nulla da qualche anno, ma che mi ha tenuto anch’egli incollato alla pagina in diverse occasioni. In quel caso non tanto per la curiosità di sapere come sarebbe andato a finire il romanzo, ma per l’atmosfera piacevolissima che soltanto lui riesce a creare.

  2. marisasalabelle ha detto:

    Essere avvincente è una gran qualità per un romanzo, anche se non è tra quelle che io reputo più importanti. Ci sono opere importantissime e piccoli gioielli che magari non sono avvincenti nel senso stretto della parola, ma che si fanno amare per l’atmosfera che creano, o la profondità che raggiungono, o per lo stile dell’autore… un esempio è proprio Murakami, che non è esattamente avvincente nelle sue trame, ma che sa creare un clima, una magia che ti incanta.
    Sicuramente un buon giallo, o un horror, o un romanzo d’avventura devono essere avvincenti, altrimenti hanno fallito. Non sono una fan di Stephen King, ma ho letto alcuni suoi romanzi molto belli, che mi hanno tenuta incollata alla pagina, mentre ne ho letti altri che mi sono piaciuti molto meno. Concludo ricordando un romanzo che mi fece fare mattina, come è successo alla mia lettrice: era L’assassinio di Roger Ackroyd, di Agatha Christie. E un romanzo non perfetto, in parte prevedibile, ma che ho divorato in due giorni, non molto tempo fa: Ti rubo la vita, di Cinzia Leone.

    • wwayne ha detto:

      Nel mio caso ci sono soltanto 2 autori che mi hanno fatto fare mattina pur di finire i loro libri, anche quando il giorno dopo avevo 5 ore filate di lezione: Don Winslow e Michael Connelly. Non me ne sono mai pentito. Grazie per la risposta! 🙂

  3. ailsawood ha detto:

    Allora mi tocca leggerlo senz’altro e chissà, iniziare una traduzione!

  4. marisasalabelle ha detto:

    Cara Ailsa… che triste destino il tuo! 😀 😀 😀

  5. ailsawood8 ha detto:

    Ahi ahi cerchero di resistere!

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