La chiarezza

E così, da oggi, obbligo di mascherina all’aperto. Così almeno scrivono i giornali e dicono i TG. Se si va a leggere il testo del DCPM, però, redatto in quel bell’italiano dolce e musicale che caratterizza la nostra burocrazia, dopo tutti i vari visto etc, considerato etc, ci imbattiamo nella seguente frase, degna di don Ferrante, dell’avvocato Azzeccagarbugli e di tutti i legulei spagnoli del XVII secolo.

«…obbligo di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, con possibilità di prevederne l’obbligatorietà dell’utilizzo nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande, restando esclusi da detti obblighi:

1) i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva;

2) i bambini di età inferiore ai sei anni;

3) i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina, nonché coloro che per interagire con i predetti versino nella stessa incompatibilità.»

Chiarissimo, no? Quello che mi è piaciuto particolarmente è il punto in cui dice «possibilità di prevederne l’obbligatorietà dell’utilizzo». Probabilmente se avessi trovato una frase del genere sul compito di qualche mio alunno, ai tempi, avrei sfregacciato il foglio con la mia inseparabile penna rossa fino a bucarlo. Praticamente, se non ho capito male, significa che dobbiamo portare con noi la mascherina in modo da avere la possibilità, non di usarla, ma di prevederne l’utilizzo obbligatorio a date condizioni. Immagino quindi che il vigile mi dirà:

«Signora, ha con sé un dispositivo di protezione?»

«Sì, l’ho presa, uscendo, perché era possibile che, una volta fuori, potessi prevedere di essere obbligata a indossarla!»

«Ha fatto bene, signora, e mi raccomando, la utilizzi, se dovesse pensare di essere obbligata a farlo, a meno che non si trovi in una situazione particolare, come ai punti 1, 2 e 3.»

«Non mancherò, signor vigile!»

Tuttavia il signor Conte Giuseppe, nel suo fervorino serale, ci ha raccomandato di tenerla addosso sempre, anche in casa, se dovessimo ricevere parenti o amici non conviventi. Non ci può obbligare a tenere la mascherina quando siamo a casa nostra, ha detto, ma ce lo raccomanda vivamente.

Da parte sua la ministra Azzolina si è dichiarata entusiasta del nuovo provvedimento, però ha precisato che per la scuola non cambia nulla, che a scuola, laddove sia garantito il ben noto metro di distanza tra le rime buccali, queste strane appendici poetiche che fino a pochi mesi fa ignoravamo di possedere, i ragazzi la mascherina potranno toglierla. La stessa ministra Azzolina che, a distanza di ben più di un metro, conversava amabilmente con Enrico Mentana entrambi protetti da mascherine nuove di zecca, perché dovevano dare il buon esempio.

N.B.: tutto questo non vuol dire che io sottovaluti o, men che meno, neghi l’importanza della pandemia e la risalita dei contagi: dico solo che siamo in preda a una confusione normativa e a una voluta fumosità e oscurità del linguaggio che trovo inaccettabili.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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20 risposte a La chiarezza

  1. luisa zambrotta ha detto:

    Oh, le gioie del burocratese: “Il linguaggio peculiare dei pubblici uffici, spesso grammaticalmente e sintatticamente arbitrario, e soprattutto alieno dal buon senso.”

  2. marisasalabelle ha detto:

    L’antilingua, diceva Calvino

  3. wwayne ha detto:

    Dalla considerazione finale del Suo post emerge in maniera chiara che Lei è una Meloniana inconsapevole: infatti Giorgia parla con la stessa semplicità e naturalezza con cui si esprimerebbe una matrona romana al mercato o in trattoria, e non perché non sia in grado di fare altrimenti (ricordiamoci che si è diplomata con il massimo dei voti), ma perché ha capito che il politichese è un modo di prendere in giro gli elettori confondendogli le idee con un linguaggio astruso, e quindi se ne tiene ben lontana.
    E poi, il suo stile comunicativo è affascinante non solo per la sua chiarezza, ma anche per la sua intensa partecipazione emotiva: lei è mossa da una vera passione per la politica e da un profondo amore per l’Italia, e quindi quando la senti parlare vieni subito contagiato/a dal suo entusiasmo, a prescindere dai contenuti che esprime (che sono comunque tanti e quasi sempre calzanti).
    Proprio perché i suoi discorsi sono così trascinanti, la Meloni è spesso accusata di parlare alla pancia degli elettori, di mirare a portarli dalla sua parte facendoli incazzare anziché ragionare. Questo è senza dubbio vero per quanto riguarda i suoi comizi, ma poi c’è anche la Giorgia “televisiva”, che spiega i concetti con molta calma e cerca di persuadere gli spettatori su basi razionali, non fomentando la loro rabbia o facendo leva sulle loro paure. Giorgia non ha bisogno di ricorrere a questi trucchetti: gli italiani la votano comunque, perché hanno colto la bellezza della sua anima, hanno capito che è una Meravigliosa Creatura verso la quale ognuno di noi dovrebbe avere il cuore gonfio di ammirazione e gratitudine. Io stesso a Conte posso rivolgere la fredda carezza della stima (e anche quella con molte riserve), ma non potrò mai nutrire per lui lo stesso affetto che ho per Giorgia. Perché Conte è un politico, Giorgia è un’emozione.

  4. marisasalabelle ha detto:

    Ora, arruolarmi tra i meloniani mi sembra veramente troppo!

    • wwayne ha detto:

      Colgo l’occasione per dirLe che ho provato a risolvere i miei problemi con WordPress nella maniera più semplice: uscire e rientrare. Ebbene, da quando ho fatto prima il logout e poi di nuovo il login mi trovo molto meglio: di conseguenza, Le consiglio di fare così anche Lei.
      Comunque, tornando a Conte, a mio giudizio ha voluto precisare che non ci sarà un nuovo lockdown nazionale per un motivo molto semplice: il lockdown nazionale lo decide lui, i lockdown locali li decidono i politici locali. E quindi vuole scaricare su questi ultimi l’impopolare decisione di fare delle nuove serrate, evitando di sporcarsi le mani in prima persona.
      Fece una cosa simile anche quest’Estate, dicendo che a riaprire le discoteche erano state le regioni, non il governo: in quel caso scaricò sui politici locali non la responsabilità di una decisione difficile, ma la colpa di una decisione cretina. Peccato che lui avesse il potere di annullarla quella decisione cretina, e quindi rimanendo con le mani in mano si è reso colpevole quanto chi l’ha presa in prima persona.
      Un’altra cosa: la decisione di imporre delle chiusure (peraltro parziali) ai luoghi della movida non sposterà di molto i dati del contagio. Gli italiani si spostano e si assembrano soprattutto per andare a scuola e a lavoro: quelli che lo fanno per divertimento sono un’assoluta minoranza, anche perché adesso molti italiani non hanno i soldi neanche per mangiare, quindi figuriamoci se possono buttar via 8 euro per un cocktail. Di conseguenza, rompere le scatole ai baristi e pensare che questo possa contenere in maniera significativa il contagio è semplicemente ridicolo.
      Le mie considerazioni La trovano d’accordo?

      • marisasalabelle ha detto:

        Su Conte, come ho già avuto modo di dire, il mio giudizio è piuttosto duro. È un opportunista, uno Zelig. Per il resto, penso che in realtà la movida sia più frequentata e più pericolosa di quanto tu pensi, dopotutto sono state proprio le discoteche a riempire di Covid la Sardegna che era quasi completamente immune. Non sottovaluto certo l’affollamento dei mezzi, i luoghi di lavoro e le scuole, d’altra parte è anche vero che si deve pur vivere…

      • wwayne ha detto:

        Io comunque sto cercando di evitare tutte le uscite non indispensabili, soprattutto in luoghi maggiormente a rischio come le città. Ad esempio, ieri come ricorderà presentava un libro a Firenze il miglior giallista italiano (Fabrizio De Sanctis): avevo già acquistato i biglietti del treno per andare a vederlo, ma poi poco prima di partire ho sentito che solo ieri c’erano stati 121 nuovi casi di coronavirus a Firenze, e allora me ne sono rimasto a casa. Per lo stesso motivo, con grande dispiacere, credo proprio che sarò costretto a saltare anche la Sua presentazione del 22: come Lei ricorderà la mia famiglia ha già pagato un prezzo altissimo per quest’epidemia, e non voglio rischiare di farle subire ulteriori lutti.

      • marisasalabelle ha detto:

        Mi dispiace, ma ti capisco

    • Nonna Pitilla ha detto:

      non farlo ti prego!!! ahahaha

  5. Alexandra ha detto:

    Grrr! (tanto per rispondere con un bel suono altrettanto dolce e musicale).

  6. Alexandra ha detto:

    (Riferito a quel meraviglioso testo da grida manzoniana)!

  7. Nonna Pitilla ha detto:

    davvero una bella confusione! chissà!

  8. Paola Bortolani ha detto:

    non c’è dubbio che il burocratese sia impegnativo da decifrare, ma mi pare chiaro che il messaggio è: non portate la mascherina se passeggiate in riva al mare (in ottobre) o in un bosco, però tenetela a portata di mano se incrociate una comitiva numerosa vociante e difficile da scansare. Dalla quale, tra l’altro, abbiamo il diritto di pretenderla. O, come ha scritto qualcuno più su, vogliamo dar retta a chi dice che è una “dittatura sanitaria” e, attaccandosi al burocratese, giustifica chi non la porta? Oggi ho incrociato diverse persone con mascherina sotto il mento, in mano, ovunque meno dove doveva stare, e tanto mi sarebbe piaciuto un vigile in borghese che rimpinguasse le casse del Comune con sonore multe da 400 euro.

  9. marisasalabelle ha detto:

    Per questo, però, erano sufficienti le norme già in vigore. In ogni caso sarebbe auspicabile da parte delle istituzioni l’uso di un linguaggio più semplice e chiaro.

    • Paola Bortolani ha detto:

      le norme in vigore non prevedevano la mascherina anche all’aperto, Quanto al linguaggio, è sempre così. A posteriori mi sono chiesta se il tuo post non fosse semplicemente ironico … scusa ma, sebbene non personalmente, ho visto il covid da vicino e non riesco a essere superficiale.

  10. marisasalabelle ha detto:

    Veramente le norme prevedevano già la mascherina all’aperto, in luoghi affollati. Inoltre il testo del decreto è fumoso e questo genererà equivoci e abusi. Sia chiaro che io non sottovaluto -l’ho scritto- la contagiosità e i rischi, rispetto le norme e non sono superficiale, tuttavia mi ritengo libera di esercitare il mio spirito critico…

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