Il colibrì

Ho letto Il colibrì, di Sandro Veronesi. L’ho letto mesi fa, prima che fosse nella dozzina e poi nella cinquina/sestina dello Strega e che fosse dato per sicuro vincitore, come poi è stato. Definito da molti un capolavoro, da altri un’irrimediabile ciofeca, a me è piaciuto un po’ sì e un po’ no. Intanto devo dire che l’ho finito in due giorni, quindi quanto meno è avvincente e scorre. La storia è quella di un uomo che nel corso della sua vita attraversa vari momenti critici, ha diversi lutti, e tuttavia riesce a sopravvivere al dolore, come il colibrì sbatte velocissimo le ali e ciò gli permette di rimanere fermo. Questa, almeno, è l’interpretazione che del suo soprannome (che risale all’adolescenza, quando Marco, il protagonista, era un ragazzino molto più piccolo della norma) dà la donna che segretamente ha sempre amato, Luisa. A Luisa Marco ha scritto molte lettere romantiche, e altre ne ha scritte al fratello Giacomo, che vive in America ed è in rotta con lui: le lettere sono state in effetti la prima cosa che mi ha dato fastidio, in questo libro. Perché non assomigliano per niente alle lettere che una persona reale scriverebbe alla donna che ama o al fratello lontano, hanno un che di costruito, di iperletterario che a me, di solito, fa sentire puzza di esercizio di scrittura fine a se stesso. Le lettere, dunque, non mi sono piaciute. E nemmeno certi altri pezzi di bravura, rappresentati da lunghi stralci elencativi o descrittivi, quasi privi di punteggiatura, virtuosismi linguistici che non ho apprezzato. E non perché non apprezzi in genere quando un autore osa uscire dallo standard: ho letto Joyce, come dicono tutti quelli che ti vogliono far sapere che sanno apprezzare uno stile sperimentale ma che non hanno gradito il tuo. Insomma, ho letto Joyce e Bolaño e Il male oscuro, ma Veronesi non mi ha convinto nel suo voler giocare allo scrittore sperimentale.
Invece mi hanno toccato certe parti relative alla malattia e al lutto, forse perché qui gioco in casa, so di che si tratta, e quelle pagine mi sono sembrate belle e commoventi. Il finale, purtroppo, non è niente più che una riscrittura di quello del film Le invasioni barbariche, un film peraltro molto bello. Un omaggio, si potrebbe dire in termini politically correct. Ma gli omaggi, ho sempre saputo, sono una cosa un po’ diversa dalle scopiazzature.
Infine non mi ha tanto convinta la bambina miracolosa, figlia della figlia del Colibrì, definita dal nonno l’uomo del futuro, con tanti complimenti alla discriminazione di genere.
Pensandoci, c’è anche un’altra cosa. Piccola, forse non importante. Dunque, il protagonista del romanzo, Marco, è nato nel 1959. Ha una sorella, Irene, di quattro anni più grande, quindi del ’55, come me. Per ben due volte nel romanzo Veronesi (che anche lui è nato nel ’59 come il suo eroe), parlando del 1973 e del 1974, afferma che Irene è maggiorenne. Ecco, io, che ho l’età di Irene, nel ’73 non ero maggiorenne, e neanche nel ’74. Io sono diventata maggiorenne a vent’anni non ancora compiuti, nel 1975, nel giorno (10 marzo) in cui è entrata in vigore la legge che abbassava la maggiore età da 21 a 18 anni. Magari è una piccolezza, anzi, lo è di sicuro, e forse Veronesi non lo sapeva, ma c’è sempre Wikipedia.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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22 risposte a Il colibrì

  1. Nonna Pitilla ha detto:

    Concordo molto con la tua analisi

  2. marisasalabelle ha detto:

    L’hai letto anche tu?

  3. Silvia Lo Giudice ha detto:

    Di Veronesi ho letto solo La forza del passato che faceva parte di una qualche collezione di Repubblica o Corriere, ad ogni modo non era male. L’ho visto in TV, in un’intervista con Daria Bignardi, ti parlo di tanto tempo fa, e l’ho trovo simpatico e parecchio piacione, senza voler sembrare di esserlo. Grazie per la bella e, soprattutto, sincera, recensione che non fa venire voglia di leggere il libro.. 😂 Ma io sono sempre molto diffidente sui libri premiati. Certo, quell’errore sulla maggiore età della sorella è davvero imperdonabile!!! 😀

    • marisasalabelle ha detto:

      È buffo che nessuno tra editor e correttori di bozze se ne sia accorto… in realtà un errore di questo genere non toglie e non aggiunge nulla alla qualità di un’opera, è solo un indice di cialtronaggine da parte di chi cura il testo e che dovrebbe essere attento a tutti i particolari che l’autore magari non ha notato. Anche a me è capitato un errore simile, nel mio primo romanzo ho fatto bollire una Cinquecento e solo dopo che è uscito il libro mio padre mi ha detto che la Cinquecento aveva il raffreddamento a aria, quella che bolliva era la Seicento. Errore mio, che di solito sono molto attenta, ma anche degli editor della grande Piemme… forse troppo giovani per distinguere tra Cinquecento e Seicento e per ricordare la grande epopea delle macchine che bollivano…

  4. wwayne ha detto:

    Non ho mai letto un libro di Sandro Veronesi, ma mi stupisce che Lei lo dipinga come uno scrittore barocco, perché suo fratello (il regista Giovanni Veronesi) ha al contrario uno stile semplice al massimo. E attenzione, non intendo dire che i suoi film sono semplici nel senso di banali e vuoti di contenuti: al contrario, nella loro semplicità riescono a dire delle cose profondissime, e a rimanere molto più impressi di tanti presunti film d’autore. L’esempio più emblematico in questo senso è L’ultima ruota del carro, che in fondo racconta la storia di un uomo come tanti altri, ma in quella storia apparentemente così ordinaria riesce a metterci tanta sostanza e tanta bellezza. Lo stesso discorso vale per i film che Veronesi ha soltanto sceneggiato, come il celeberrimo Ciclone di Pieraccioni.

  5. rodixidor ha detto:

    Caspita, che roncatura!

  6. Io ce l’ho in lista da tempo, anch’io indipendentemente dalla vittoria del premio. M’ispira molto.

  7. poetella ha detto:

    e, comunque, brava: Bella recensione.

    Posso permettermi di farti leggere una mia che parla appunto di Antunes adorato?
    https://poetella.wordpress.com/2013/06/13/poetella-ci-prova/

    Ecco.

  8. vengodalmare ha detto:

    Neanche a me è piaciuto

  9. marisasalabelle ha detto:

    Non sempre lo Strega va alle opere migliori…

  10. Paola Bortolani ha detto:

    Grazie della recensione, il dettaglio sulla maggiore età per me è fondamentale. Non mi era piaciuto molto Caos calmo, non era quindi in programma questo Colibrì

  11. marisasalabelle ha detto:

    Io l’ho letto solo perché era piaciuto alla mia mamma… di Veronesi mi era piaciuto molto Venite venite B52, che è un libro di tanti anni fa, poi per un po’ l’ho seguito ma dopo altre cose che non ho apprezzato l’avevo abbandonato

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