La verità

George Floyd non è morto perché un poliziotto gli ha tenuto il piede sopra il collo impedendogli di respirare: aveva malattie pregresse.
Stefano Cucchi non è morto perché lo hanno pestato e poi lasciato privo di cure, ma perché era un tossico e soffriva di epilessia.
Riccardo Magherini non è morto perché l’hanno pestato a morte ma perché era un cocainomane…
Eh, sì. Si fanno sempre pestare, questi con patologie pregresse. Mai una volta che siano prudenti…

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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17 risposte a La verità

  1. Nonna Pitilla ha detto:

    Micidiale!! Hai colto nel segno!

  2. quarchedundepegi ha detto:

    Questo dimostra che le “Alte Sfere” trovano sempre una soluzione.
    Buon Pomeriggio.
    Quarc

  3. marisasalabelle ha detto:

    Questo dimostra che chi mena le mani ha sempre qualcuno che lo protegge. A volte però questa protezione non basta, vedi le rivolte negli Stati Uniti, vedi il caso Cucchi in cui, grazie alla determinazione di Ilaria, la verità alla fine ha prevalso

    • quarchedundepegi ha detto:

      Giusto, anzi giustissimo… però.
      C’è sempre un però che in questo caso mi fa dire che il caso Cucchi è “l’eccezione che conferma la regola” e che nelle rivolte degli Stati Uniti saranno i “giusti” a soccombere.
      Non sopporto i soprusi… ma posso dire di averne subito.
      Buona serata.
      Quarc

  4. wwayne ha detto:

    Vorrei evidenziare un dettaglio che a mio giudizio è stato sottolineato troppo poco: prima dell’episodio di George Floyd il poliziotto che gli teneva il ginocchio sul collo (Derek Chauvin) aveva già collezionato 18 lettere di richiamo. DICIOTTO. Eppure non era mai stato licenziato. E quindi questa tragedia deve far aprire un dibattito non solo sul razzismo, ma anche sullo status di intoccabili di cui godono i dipendenti pubblici di tutto il mondo: in mano alla persona sbagliata, questa sicurezza può generare mostri.
    Prendo un altro esempio, più vicino alla mia sfera professionale. 2 anni fa un professore insegnava Storia e filosofia al liceo classico Torquato Tasso di Roma. Oltre ad insegnare, mandava alle sue studentesse messaggi porno come questo: “Premere delicatamente con la punta del naso il tuo capezzolo destro e poi leccarlo con la sola punta della lingua”. Ebbene, il docente in questione non è stato licenziato. E non perché ci fosse un preside troppo tenero, ma perché la legge non prevede il licenziamento in casi di questo tipo: il massimo della pena è la sospensione del professore fino a fine anno. In pratica, se sei un professore puoi fare una cosa del genere e lo stato ti “punisce” regalandoti qualche mese di vacanza.
    Anche io sono un dipendente statale a tempo indeterminato, e non ti nascondo che la consapevolezza di avere un lavoro sicuro ha cambiato la mia vita da così a così. Ma sarei disponibilissimo a rinunciare a questa sicurezza, se questo servisse a sbattere fuori dalle scuole e dalla polizia tante persone indegne di tale privilegio. E non alludo ai furbetti che timbrano il cartellino in mutande, ma a quelli che approfittano del loro status di intoccabili per prendersi delle libertà ingiustificate e per commettere degli abusi di potere su chi è più debole di loro.
    A me è capitato 2 volte di incrociare un professore indegno di svolgere questo mestiere. In un caso mi ha minacciato personalmente, ma ha avuto la furbizia di farlo mentre eravamo soltanto io e lui, e quindi non l’ho denunciato, perché sarebbe stata la mia parola contro la sua. In un altro caso invece avevo delle prove più concrete, e quindi ho scritto ai miei superiori una lettera in cui denunciavo punto per punto tutto ciò che gli avevo visto fare. Mentre la scrivevo, non ho pensato neanche per un momento di essere un infame che faceva la spia: al contrario, pensavo che fosse mio dovere proteggere la scuola e i suoi studenti da una mina vagante che sembrava capace di fare qualsiasi cosa in qualsiasi momento.
    Ovviamente la cosa si è venuta a sapere, e la reazione dei miei colleghi mi ha stupito moltissimo: anziché trattarmi come un infame, mi hanno lodato per il coraggio che ho dimostrato nello scrivere quella lettera. Dato che non ero stato l’unico a scriverla, e anzi ero stato preceduto da diversi altri professori, il preside prese dei provvedimenti: non lo licenziò (come sa questo è quasi impossibile), ma lo tolse dalle classi e lo costrinse a passare in aula docenti tutte e 18 le sue ore di lavoro settimanali. Devo riconoscere che da quel momento in poi si è dato una calmata: ad esempio, non si è vendicato in nessun modo con nessuno di noi (anche perché eravamo in troppi ad aver scritto quella lettera: avrebbe dovuto mettersi a far dispetti dalla mattina alla sera per pareggiare il conto con tutti). Per fortuna era un supplente, quindi al termine dell’anno scolastico se ne andò senza alcun rimpianto né da parte sua né tanto meno da parte nostra.

  5. marisasalabelle ha detto:

    Purtroppo è sotto gli occhi di tutti che soggetti che ne hanno combinato di tutti i colori vengono al massimo trasferiti, godono di protezione…
    Quanto alla scuola, non è vero che i docenti sono inamovibili, non dopo la legge Brunetta. Possono essere licenziati, certo ci vuole un buon motivo. Spesso sono anche i dirigenti che non lo fanno per evitare grane. Ricordo di aver avuto un collega, una persona veramente indegna, che aveva molestato diverse alunne. Ebbene, quando venne un nuovo preside nel nostro istituto e scoppiò l’ennesimo scandalo legato alle gesta di quel signore, da un giorno all’altro questo scomparve non solo da scuola ma persino dal registro elettronico e dall’elenco dei docenti dell’istituto… non so che fine abbia fatto, ma so bene che il preside prese seri provvedimenti per sbarazzarsi di lui!

  6. marisasalabelle ha detto:

    Anche il mio babbo era preside, ben prima della legge Brunetta. Aveva un insegnante che prendeva mesi interi di malattia e, titolare del più rinomato bar di Pistoia, si faceva vedere tutti i giorni nel suo locale… il babbo pensò a lungo a cosa fare, poi ebbe un’idea. Quel tale aveva l’abitudine di rientrare in servizio nei mesi di giugno e luglio, a scuola finita. Non potendo dimostrare che i suoi certificati di malattia fossero falsi, gli mandò un’ispezione per verificare che le sue condizioni di salute gli consentissero di tornare al lavoro… fu così che lo fregò! Perché con questo pretesto convinse il provveditore a levarglielo di mezzo. E mi sembra di ricordare che dovette abbandonare l’insegnamento.

    • wwayne ha detto:

      Tra i 2 casi da Lei citati, il primo è sicuramente il più grave: i furbetti mi irritano moltissimo, ma devo riconoscere che fanno più danni allo stato che all’ambiente in cui lavorano; le persone inclini all’abuso di potere o semplicemente pazze invece possono creare problemi seri. Il professore che mi costrinse a scrivere una lettera ai miei superiori ne creava uno al giorno: ognuna delle sue mattane, se fosse stata commessa da un alunno, gli sarebbe sicuramente costata giorni e giorni di sospensione.
      Comunque non sapevo che l’insegnamento fosse nel DNA della Sua famiglia. La cosa non mi stupisce affatto: mi è capitato molte volte di incontrare dei docenti figli o fratelli di insegnanti. Il caso più clamoroso è quello di una famiglia con madre maestra elementare + 3 figlie tutte professoresse (la maggiore di sostegno, l’intermedia di Diritto e la più piccola di Lettere: io sono amico di quest’ultima).
      Sono convinto che non sia un caso: la capacità di trasmettere il proprio sapere è un talento innato, e in quanto tale ci sta benissimo che venga trasmesso da una generazione all’altra.
      Inoltre, credo che questi figli d’arte siano spinti a seguire le orme dei genitori anche per un meccanismo di emulazione. Ad esempio, la professoressa di Lettere che Le ho citato prima mi diceva che già da piccola si era fatta comprare lavagna e gessetto, e impartiva delle lezioni alle sue bambole per imitare la madre. Considerato che poi è finita a fare proprio quel mestiere, direi che è stato un ottimo investimento! 🙂

      • marisasalabelle ha detto:

        Mio padre prima professore di lettere classiche, poi preside, mia madre maestra come mia sorella, mio fratello Maurizio e io insegnanti di lettere… più due zie che insegnavano educazione fisica e una prozia che insegnava scienze in un liceo di Roma… mi sembra che possa bastare… 😀

      • wwayne ha detto:

        Sono notevoli in particolare i risultati di Suo padre: infatti Latino e Greco è sempre stata una classe di concorso con pochissimi posti, e quindi soltanto chi è super preparato riesce ad entrare di ruolo su una cattedra di quel tipo.
        Le faccio una domanda che spero non risulti indiscreta: dei suoi 4 figli, ce n’è almeno uno che potrebbe proseguire la tradizione? Quella che insegnava italiano ai migranti ad esempio?

      • marisasalabelle ha detto:

        Mio figlio minore, Enrico, sta per prendere la laurea magistrale in storia e subito dopo si iscriverà al concorso ordinario, e altrettanto farà mia figlia Francesca, anche se lei ha già un lavoro presso una cooperativa… I risultati di mio padre sono tanto più notevoli in quanto ha avuto un’infanzia disagiata ed è stato allevato dai Salesiani di Cagliari, che gli hanno permesso di frequentare il liceo classico e poi l’Università… ah, dimenticavo che anche uno dei fratelli di mio padre era un insegnante: matematica!

      • wwayne ha detto:

        In bocca al lupo ad entrambi i Suoi figli allora! 🙂

  7. poetella ha detto:

    … che sciocchini🙄

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