Bei tempi

Come tutti sanno, Corrado Augias tiene una rubrica di lettere su Repubblica. Un lettore gli scrive per lamentare la scarsa osservanza delle regole di distanziamento e la smodata passione per gli aperitivi da parte dei giovani. Andrebbero educati, questi giovani, e già il tono della lettera mi infastidisce. Chissà perché, mi pare che non siano solo e principalmente i giovani a provocare i famosi assembramenti e a disattendere le regole. Ecco l’incipit della risposta di Augias.
«Temo che i giorni della paura, il tempo che ci ha reso uniti e migliori come nei veri momenti difficili, con i poveri morti che se ne andavano nella notte sui camion militari, le terapie intensive sotto stress, le bandiere alla finestra, temo che quel tempo sia finito.»
Che peccato! Erano bei tempi, quelli! Coi poveri morti! Temo che siano finiti… speriamo che tornino presto!

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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32 risposte a Bei tempi

  1. Nonna Pitilla ha detto:

    Ma che dire!! Senza parole!

  2. marisasalabelle ha detto:

    Anch’io sono rimasta turbata da quella frase. L’ho copiata pari pari da Repubblica di ieri. Che al buon vecchio Augias stia andando in pappa il cervello?

  3. Alessandro Gianesini ha detto:

    L’ha ribadito 2 volte, “temo”? Temo che tu abbia ragione… sul cervello estinto, intendo.

  4. marisasalabelle ha detto:

    Moralista, ok, ma questa retorica dei tempi difficili che ci rendono migliori, e questo timore, sì, ribadito due volte, che ormai quei tempi siano passati… è semplicemente grottesco!

  5. wwayne ha detto:

    E’ risaputo che molti giovani hanno un’indole ribelle, che li porta a godere nel calpestare le regole per il puro gusto di farlo.
    E’ altrettanto notorio che i giovani, proprio perché hanno tutta la vita davanti a loro, si sentono invincibili, e quindi partono sempre dal presupposto che “Tanto a me non succede nulla”.
    Infine, a sentire la necessità di un ritorno alla movida dopo mesi di lockdown sono soprattutto loro: dubito che le vecchie sciure milanesi abbiano un bisogno impellente di andare a fare l’aperitivo sui Navigli.
    Alla luce di tutto questo, è normale che i giovani vengano indicati come principale fattore di rischio per una seconda ondata. L’importante è non esagerare, facendo di tutta l’erba un fascio e dicendo che il 100% dei giovani italiani è formato da untori scriteriati che ci trascineranno nuovamente nel baratro.
    Ho l’impressione che si stia andando in questa direzione soprattutto per un motivo: come ci insegna la Storia, nei periodi di forte crisi la gente ha il bisogno psicologico di trovare un capro espiatorio sul quale sfogare la propria rabbia e al quale addossare la colpa delle proprie disgrazie, anche quando (come in questo caso) sono successe per pura sfortuna. In un primo momento il capro espiatorio sono stati quelli che uscivano per fare la spesa un giorno sì e l’altro pure, adesso l’obiettivo si è spostato sui giovani.

  6. marisasalabelle ha detto:

    Sebbene io sia una vecchiarda, mi infastidisce tutta questa colpevolizzazione dei giovani. Non che manchino tra loro persone irresponsabili, ma anche gli adulti non scherzano, e sulle sciure ai Navigli… non ci giurerei, che non ci vadano anche loro!

  7. 1957 ha detto:

    Bei tempi coi poveri morti!! ma questo è un gran coglione, da mettere insieme a quelli che hanno deciso qui in lombardia, causando una strage!!

    • marisasalabelle ha detto:

      “Bei tempi” espressamente non lo ha detto, quello è il mio commento ironico fuori dalle virgolette, ma “temo che quel tempo sia passato” son parole sue!

      • 1957 ha detto:

        Certo facile giudicare da lontano, detesto gli augias, gli sgarbi, i corona e tutti quelli che si fanno pagare per essere intervistati e dire la loro, tutta gente che avanza..

  8. marisasalabelle ha detto:

    Una volta Augias mi piaceva… ma con l’avanzare dell’età è emerso sempre più il suo lato saccente e reazionario

  9. quarchedundepegi ha detto:

    Penso che vada interpretato. Così non mi piace.
    Da parte mia spero solo che qualcuno (forse pochi) abbia imparato qualcosa… e che la “globalizzazione”, così come l’hanno combinata, non va bene.
    Buon Pomeriggio.
    Quarc

  10. marisasalabelle ha detto:

    A livello individuale, qualsiasi esperienza ci insegna qualcosa. A livello di società, sono scettica… non mi sembra che la crisi abbia portato a mettere in discussione il nostro rovinoso modello di crescita e di sviluppo

  11. rodixidor ha detto:

    Corrado Augias: già saccente il nome!

  12. Massi Tosto ha detto:

    Il senso delle parole di Augias credo sia invece condivisibile , forte certamente , ma anche io credo che il nostro essere popolo unito sia già finito , ci siamo già dimenticati anche dell’andrà tutto bene , magari i morti li lascerei in pace .

    • marisasalabelle ha detto:

      No, scusami, io non sono d’accordo. Per chi ha perso qualcuno, leggere “temo che quel tempo sia passato” è davvero inaccettabile. Io poi non credo nel cambiamento repentino delle persone e dei popoli, c’è chi durante la pandemia è stato solidale e generoso perché era nella sua natura esserlo, o perché come medici e infermieri si è trovato in una circostanza in cui doveva dare il meglio di sé; la gente comune stando a casa non ha fatto altro che tenersi al riparo e obbedire agli ordini, e alla solidarietà da balcone non ci ho mai creduto

      • Massi Tosto ha detto:

        Ma infatti io non parlavo dei morti , io parlavo del cambio repentino di modi di fare , in quello le parole di Augias sono condivisibili

  13. lallaerre ha detto:

    quando non si riflette più sul senso e sulle implicazioni di quello che si dice, è successo qualcosa di molto grave. La tragedia è che capita troppo spesso e non necessariamente in età avanzata. Anzi, credo che sia il male maggiore del nostro tempo: la rinuncia a quello che ci caratterizzerebbe come esseri umani, proprio la capacità di riflettere.

  14. marisasalabelle ha detto:

    Sono d’accordo. Come quando Renzi disse che se i morti di Bergamo avessero potuto parlare avrebbero chiesto di riaprire tutto…

  15. Silvia Lo Giudice ha detto:

    La tua ironia, se di ironia si tratta, è sferzante

  16. marisasalabelle ha detto:

    Certe volte te le strappano dalla penna… dalla tastiera…

  17. chiccoconti ha detto:

    Con ” temo che questo tempo sia passato” intende soprattutto ovviamente e voglio ben sperare quello di questa presunta solidarietà umana non certo quello dei morti. L’ha scritto in modo sbagliato: cosa cui uno scrittore dovrebbe essere più attento. Anche io nel mio piccolo pensando un periodo di grave malattia di 5 anni fa e alle cose comunque positive che mi ha portato a volte mi sono addirittura trovato a rimpiangerlo… sembra una follia ma è così. Perché in quel dolore e in quella disperazione ho trovato delle risorse che non conoscevo ed è per questo che forse nasce la frase “quando si stava peggio si stava meglio”: frase peraltro pessima, tra trita e ritrita ma che ha in certe circostanze la suoneria

  18. marisasalabelle ha detto:

    La suoneria però era più originale! 🙂

  19. Massy ha detto:

    C’è un pò di tutto in queste movide milanesi come anche in quelle romane, ecc. Ci sono giovani, meno giovani, famiglie, c’è anche gente che fa parte dei servizi sanitari italiani, non crediamo a tutta la pappa pronta che ci propinano edulcorandone la parte piu’ saliente e accattivandone l’altrà metà quella meno reale. La frase di Augias è da denuncia ma credo che sia una persona biecamente moralista. Non si inneggia ad un ritorno al passato ma ad un grande opera di pensiero positivo per il futuro. Augias…come mi combini..

  20. marisasalabelle ha detto:

    Sì, quelle parole sono raccapriccianti, anche nel caso si trattasse di un lapsus. E delle manifestazioni di ieri vogliamo parlare? Chi le ha autorizzate? Chi ha permesso tutta quella calca?

  21. Paola Bortolani ha detto:

    mah, forse il concetto era che siamo stati bravi finchè avevamo paura di morire? Non azzardo di più perchè non ho letto la lettera (non sempre riesco a leggere il giornale, o a leggerlo tutto). In ogni caso questo continuo giudicare e fare le pulci a tutti mi disturba un sacco. Ma pensa per te!

  22. marisasalabelle ha detto:

    Prima di tutto io non ho mai creduto neanche per un istante alla retorica del “siamo tutti più buoni, distanti ma vicini, uniti e migliori, bla bla bla: in questi mesi ho visto tante persone spendersi con generosità ma anche tanta gente inacidita e piena di livore; secondo, se anche fosse stato, non mi sembra il caso di “temere” che quei tempi siano passati… quasi fossero stati belli!

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