Letture pandemiche 2

Il tema “catastrofe sanitaria” è un sottogenere del genere “catastrofe” che va fortissimo soprattutto nei film e nelle serie Tv, ma anche nei romanzi e nei fumetti. Potrei elencare una serie numerosissima di film più o meno avvincenti, di romanzi più o meno riusciti. Ora che la catastrofe sanitaria ce la siamo beccata, fa senso rileggere qualcuno di quei libri o rivedere qualcuno di quei film. Inconsciamente paragoniamo la situazione descritta dall’autore a quella che stiamo vivendo e commentiamo: Proprio come ora! Preciso sputato! O, al contrario: No, non ci siamo, non è per nulla realistico.
Io durante la quarantena ho letto un romanzo molto citato e molto lodato, Cecità, di José Saramago. L’ho trovato per caso tra i libri di mio figlio, non credevo nemmeno di averlo in casa. Devo premettere che io non vado matta per Saramago. Cecità l’ho trovato molto deludente e assai poco realistico. La storia credo che la sappiano un po’ tutti ed è già contenuta nel titolo: all’improvviso un’epidemia di cecità dilaga in città. Le autorità non fanno discorsi: arrestano i malati e li buttano in un edificio abbandonato, fatiscente, lurido. Gli danno da mangiare una volta al giorno, attuano un regime terroristico, lasciano che tra i ricoverati si instauri una sorta di legge della giungla, con saccheggio di derrate alimentari, violenza sulle donne, risse, omicidi. L’esercito presidia questo spaventoso lazzaretto e spara a chi cerchi di uscirne. Fino a quando la malattia non si espande a macchia d’olio, in città tutti sono ciechi, le autorità si sono dileguate, i primi contagiati escono dal lazzaretto e si aggirano in uno spazio urbano popolato da zombie senza vista che si danno al saccheggio sistematico per non morire di fame. Solo una persona ha conservato la vista, ed è la moglie di uno dei primi malati, un oculista, e non è tanto strano perché proprio da uno dei suoi pazienti è stato contagiato. La donna vedente è buona, generosa, intraprendente, altruista e i membri del suo piccolo gruppo devono a lei se non muoiono di fame o di freddo o di ferite.
Una potente allegoria, secondo i suoi lodatori. A me invece è sembrato una sceneggiatura per un film apocalittico di modesta qualità. Il simbolismo troppo scoperto, i personaggi assolutamente piatti, lo scenario scarsamente credibile, visto che, nonostante le gravi carenze che hanno caratterizzato la reazione italiana e mondiale alla pandemia da coronavirus, in nessun caso si è usata un’esplicita brutalità nei confronti dei malati e le istituzioni, coi loro grossi limiti, hanno cercato di continuare a esserci.
Un libro che ero sicura di avere e che non ho trovato, invece, è La peste di Albert Camus. L’ho dovuto ricomprare. È un libro che conosco molto bene perché ci ho fatto anche un esame all’Università, ma erano tanti anni che non lo rileggevo e qualcosa avevo dimenticato. Ecco, signori, questo è un capolavoro. I personaggi sono vivi, sono esseri umani e non zombie, non si dividono in buoni (una sola, coi suoi amici ignavi a rimorchio) e cattivi (tutti gli altri), hanno personalità sfaccettate, sono egoisti o generosi o stanchi o fanatici o idealisti o semplicemente stravaganti; la terribile esperienza li modifica, esasperando le loro caratteristiche pre-crisi o inducendo un vero e proprio cambiamento; la città appestata, i suoi ospedali, le strade, sono veri, reali, col loro misto di disperazione, fatalismo, eccitazione. Insomma, ragazzi, è Camus. Giù il cappello, come direbbe Grand, uno dei suoi indimenticabili personaggi.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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17 risposte a Letture pandemiche 2

  1. Nonna Pitilla ha detto:

    Camus + sempre Camus! la peste mi è venuto in mente subito in questo periodo e devo dire che non è facile superarlo! brava!

  2. TADS ha detto:

    bel post, complimenti, leggerti è un piacere.
    Il catastrofismo è un filone letterario di antiche origini, basti pensare alla Bibbia, nell’era moderna ha pure influenzato il cinema ma finisce, quasi sempre, col produrre una noia mortale, limite combattuto con la sofferenza del singolo sceneggiata/descritta in ogni aspetto. Il Coronavirus, tanto per capirci, ha ucciso oltre 32.000 Italiani infettandone centinaia di migliaia ma ha smosso poco le coscienze, il perchè è evidente, non ha seguito i canoni letterari/cinematografici, nessuno ha raccolto migliaia di morti per strada né visto il martirio fisico pre morte. Come dire, la pandemia non ha raggiunto il famigerato “mind-blowing”.

    • marisasalabelle ha detto:

      È arrivata in modo molto diverso rispetto a come ci avevano abituato a immaginarmela centinaia di film e serie tv… gli aspetti catastrofici non sono mancati ma molto meno spettacolari. Per questo mi sono ritrovata più in Camus che in Saramago.
      Grazie per il complimento!

  3. Nick Shadow ha detto:

    Ho letto La Peste molto volentieri anch’io, proprio all’inizio del lockdown (traduzione Mélaouah, ma qualche pagina l’ho letta nella classica versione di Dal Fabbro). Esprime molto bene quanto l’essere umano non “impari” niente dalle catastrofi, e come sia davvero impossibile imparare davvero qualcosa…

  4. marisasalabelle ha detto:

    Qualcuno a livello individuale impara qualcosa, le società nel loro insieme non tanto… altrimenti a questa pandemia ci saremmo dovuti arrivare un minimo preparati!

  5. wwayne ha detto:

    Un altro classico della letteratura post – apocalittica è senza dubbio L’ombra dello scorpione di Stephen King. Tra l’altro, ironia della sorte, hanno girato una serie tv tratta da quel libro subito prima che scoppiasse la pandemia: se sono riusciti a terminare le riprese, quando la manderanno in onda è destinata ad avere un successo di pubblico strepitoso.
    Se invece allarghiamo il discorso al cinema, c’è un film post – apocalittico incentrato proprio su una pandemia, che aveva previsto fin nei minimi dettagli e con impressionante esattezza ciò che sarebbe poi accaduto realmente con il coronavirus: Contagion. Per riprendere il commento di TADS, questo film non segue il canone cinematografico che prevede morti accalcati sulle strade e fisici che diventano sempre più mostruosi con il passare dei minuti, e forse è proprio per questo che ebbe così tanto successo (incassò oltre il doppio del suo budget): perché il regista decise di evitare le esagerazioni tipiche dei film americani e di questo genere in particolare, e preferì dare al suo film un’impostazione magari meno spettacolare, ma anche più verosimile. Talmente verosimile che a guardare Contagion oggi sembra di vedere un documentario sul coronavirus più che un film.

  6. marisasalabelle ha detto:

    Ho letto parecchi libri di Stephen King, alcuni mi sono piaciuti moltissimo, altri decisamente meno. L’ombra dello scorpione non l’ho letto, e nemmeno ho visto Contagion, anche se ne ho sentito parlare. Un altro romanzo che ho letto e che parla di una pandemia (precisamente la poliomielite) ma non è interamente focalizzato su di essa è Nemesi, di Philip Roth. Molto bello, come tutti i libri di Roth, lo consiglio

    • wwayne ha detto:

      Di Philip Roth ho letto nell’ordine L’animale morente, Indignazione e Quando lei era buona. Mi aveva lasciato insoddisfatto fin dal primo romanzo, ma ho voluto dargli una seconda e poi addirittura una terza chance, nel disperato tentativo di capire perché piacesse tanto. Non l’ho ancora capito.
      Come qualità della scrittura Philip Roth è un autore “medio”: la sua prosa non procede stentatamente, ma non è neanche scorrevolissima. Come qualità dei contenuti invece è insopportabile, perché le sue storie sono intrise di un’amarezza eccessiva e assolutamente non necessaria.
      Philip Roth è la versione letteraria di quelle ragazze che tu definiresti a malapena carine, ma che per motivi misteriosi finiscono sulla copertina di Vogue o con la coroncina di Miss Italia sulla testa.
      Stephen King invece la sua fama se la merita appieno, anche se concordo con Lei quando dice che la qualità della sua bibliografia è altalenante: infatti ha avuto almeno 2 periodi di crisi nerissima. Ultimamente però è tornato in forma, e infatti 2 dei suoi romanzi migliori (The Dome e 22/11/’63) sono relativamente recenti. Per me però il suo miglior libro in assoluto rimarrà sempre Buick 8, e infatti l’ho anche recensito anni fa nel mio blog.

      • marisasalabelle ha detto:

        Non hai letto i migliori libri di Roth, Pastorale americana, Il complotto contro l’America, Il teatro di Shabbat… è un grande.
        Quanto a King, The Dome mi è piaciuto, invece 22/11/’63 mi ha deluso. Ridondante l’andirivieni tra presente e passato, esageratamente zuccherosa la storia d’amore, e la ricostruzione delle responsabilità del delitto Kennedy non mi ha fatta persuasa, come direbbe Montalbano. I miei preferiti di Stephen King sono Cose preziose, Insomnia, Shining… naturalmente It è un capolavoro, ma un tantinello prolisso

      • wwayne ha detto:

        Sono consapevole che i libri migliori di Roth sono altri, ma un grande autore riesce a dare prova del suo talento anche nelle opere minori: nei 3 libri sopra menzionati questo talento non l’ho visto. E non penso di essere cieco io, dato che la letteratura è il mio pane quotidiano.
        Riguardo a 22/11/’63, ha perfettamente ragione: fa parte del filone più “zuccheroso” di King, quello in cui la componente horror (o comunque fantascientifica) trova molto meno spazio rispetto al suo solito. Non a caso un mio amico mi disse che non aveva apprezzato 22/11/’63 perché “non è il King che piace a me”. Grazie per la risposta! 🙂

  7. Fritz Gemini ha detto:

    La peste, insieme a Lo straniero sono i libri che più di tutti mi hanno fatto capire quando possa essere devastante la forza della scrittura. Camus in questo è una delle vette della letteratura del secondo Novecento. In compenso tutte le volte che ho letto Saramago avrei voluto tirare i suoi libri dalla finestra. Che pesantezza e che protervia. Il contrario di Camus.

  8. marisasalabelle ha detto:

    Allora andiamo d’accordo! 🙂

  9. Massy ha detto:

    Una lettura che mi terrebbe incollato al libro per giorni interi. Camus sa come prendere per mano il lettore, trascinarlo dentro alle sue pagine. E’ un’ esperienza unica.

  10. marisasalabelle ha detto:

    È un autore davvero straordinario!

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