Vicofaro ai tempi del coronavirus

Dal 5 marzo non vado a Vicofaro. Abbiamo dovuto interrompere l’attività della scuola di italiano e spesso penso ai ragazzi che seguivo, ad Amel, una giovane mamma che veniva con la sua bellissima bambina di pochi mesi, lei si preparava per dare l’esame di livello B1, parla benissimo l’italiano, doveva solo perfezionare la sua competenza grammaticale. A Michel, un ventenne dai lineamenti delicati, semianalfabeta, ma tanto intelligente che in pochi mesi aveva imparato a leggere quasi correntemente; a Kemo, a Mamadou, a Morenike, un’altra madre che arrivava in bicicletta con la piccola Sara legata sulla schiena, e a Gloria, che a scuola non ci veniva, indossava magliette attillate e scarpe coi lustrini e per alcuni mesi ha dormito col suo bambino nell’aula dove facevamo lezione, fino a che non ha trovato rifugio in una casa famiglia. So che stanno bene, con qualcuno ci scambiamo ogni tanto dei messaggi, con altri ci vediamo su Facebook, sperando che venga presto il tempo in cui potremo rivederci di persona.
Ho scritto questo pezzo sulla situazione attuale di Vicofaro per la rivista Poliscritture, che ha pubblicato tutti i miei articoli sull’argomento.

Vicofaro ai tempi del coronavirus

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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