Lezione ai tempi del coronavirus

Sono davvero contenta di non insegnare più. Perché, se ancora insegnassi, ora sarei qui a dannarmi l’anima per confezionare bellissime lezioni a distanza usando le mie ben note capacità di attrice, regista e montatrice, una roba che neanche Federico Fellini. Dovrei fare dei video usando la telecamera del pc, che, l’ho sperimentato, metterebbe in evidenza il mio aspetto anziano, il mio collo solcato, le mie occhiaie profonde. A nessuna ragazza piace mostrarsi sotto il suo aspetto peggiore, ma è proprio quello che fa la telecamera del pc, alla quale sei troppo vicina per poter apparire nella luce migliore. Già immagino i miei ipotetici alunni: Dio, ma hai visto la Salabelle, in che stato? Non mi ero accorto che fosse così decrepita!
Poi dovrei inventarmi un modo piacevole e divertente di parlare di argomenti come l’Io diviso del Petrarca, il nido di Pascoli e la conferenza di Yalta. Ma tu, direte, quando andavi a scuola riuscivi a mettere un po’ di verve anche in questi mattoni. Sì, ma il merito non era mio, bensì dei ragazzi. C’era quello che interrompeva con un commento, c’era quello che faceva una domanda, c’era quello che si faceva gli affari suoi e mi strappava una battuta salace che faceva ridere i compagni. Insomma, la scuola può essere divertente solo in compagnia degli studenti. Altrimenti tutto si riduce a una pazza invasata che sola davanti a una videocamera dice cose pallose con l’aria di divertirsi un mondo o snocciola battutine sceme alle quali nessuno può ridere. Qualcosa di patetico, insomma.
Dice, ma non saresti obbligata a fare la simpatica. No. Quindi potrei fare delle vere conferenze, seria, con voce impostata e lessico delle grandi occasioni. Anche perché, metti che qualche studente abbia un papà o una mamma di media cultura, che cosa ne penserebbe di me se parlassi degli argomenti di studio scimmiottando il linguaggio di un’adolescente nata nel XXI secolo? Quindi, vera lezione a distanza, nessuna concessione al battutismo e alla simpatia, espressione compunta, voce bassa, niente toni alti, linguaggio scelto, una bella blaterata di un quarto d’ora, senza interruzioni. E i ragazzi, tutti pronti ad abbandonare i videogiochi, i filmati scemi e le chat per sentirmi sproloquiare.
Certo, da questi discorsi si vede bene che sono invecchiata. Dio mio, ma che ci vuole a inventarsi qualcosa? Per esempio, potrei ricostruire sul mio tavolo il plastico della battaglia di Waterloo e muovere i soldatini alternando le mosse dei vari eserciti per far capire come sono andate le cose. Potrei creare un’improvvisata compagnia teatrale avvalendomi della collaborazione dei miei parenti e amici e mettere in scena, che so, La locandiera o Sei personaggi in cerca d’autore, potrei ricostruire la camera insonorizzata di Marcel Proust o indossare un costume da scarafaggio per immedesimarmi in Gregor Samsa…
Insomma, insegnanti, datevi da fare e offrite il vostro impegno alla Patria anche in questa circostanza, invece di approfittare della vacanza forzata per stare a letto tutta la mattina a leggere romanzi gialli. Io, il mio, l’ho già fatto.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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8 risposte a Lezione ai tempi del coronavirus

  1. wwayne ha detto:

    L’errore principale sta nell’aver voluto improvvisare la didattica a distanza dall’oggi al domani, senza considerare che ci vuole molto più tempo (sia ai docenti che agli alunni) per prendere confidenza con un simile metodo di insegnamento. E’ incredibile che questo dettaglio non da poco sia sfuggito proprio a Conte, che pure è stato a lungo un professore.
    Inoltre, a noi docenti è stato imposto di caricare ogni giorno sul registro elettronico del materiale didattico che sostituisca la lezione. Anche qua non si è tenuto di conto che reperire tale materiale didattico OGNI SINGOLO GIORNO è una sfida immensa: su Internet si trovano soltanto riassuntini da 2 soldi, per trovare del materiale didattico decente bisogna rovistare anche per ore.
    Per fortuna ieri sera mi è venuta in mente una soluzione alternativa: prenderò qualche libro dalla mia biblioteca personale, farò scannerizzare a mio padre le pagine che i miei alunni possono comprendere anche da soli (poche in verità) e poi caricherò quelle. E se non basterà la mia biblioteca personale, andrò a quella comunale.

  2. marisasalabelle ha detto:

    Be’, ma i ragazzi hanno già i loro libri di testo, no?
    In effetti, è impensabile che un insegnante possa caricare sul registro elettronico del materiale appropriato ogni giorno, per ogni classe, per ogni materia che insegna! O dici ai ragazzi: studiatevi pagina 12, leggete la poesia di pagina 38 e fate gli esercizi allegati, oppure… la vedo molto dura! Voi insegnanti in servizio avete tutta la mia solidarietà

    • wwayne ha detto:

      Purtroppo la circolare scritta dal preside parla esplicitamente di materiale online da caricare, quindi non possiamo cavarcela scrivendo “andate a pag. 12”. Il preside ci invita anche a fornire dei compiti per casa E A VALUTARLI: quest’ultimo punto ha sollevato un vespaio di polemiche tra noi colleghi, perché dovremo valutare dei compiti che molto probabilmente i ragazzi faranno con il loro prof di ripetizioni accanto, oppure copiandoli da qualche parte. E quindi valutando quei compiti ci ritroveremmo le medie tutte falsate. Anche qua mi sembra incredibile che il nostro preside, persona di norma molto intelligente, non abbia pensato a quest’effetto collaterale del suo ordine. Glielo faremo presente quando torneremo (il 16 Marzo? Ci spero sempre meno…).

  3. mapiova ha detto:

    Ieri leggevo – non ricordo quale fosse il giornale – un commento sulle lezioni a distanza molto simile al tuo. In particolare l’autore dell’articolo sosteneva che con le lezioni attraverso i pc viene a mancare quella parte di comunicazione che i professori hanno con i propri alunni in classe e attraverso la quale riescono a capire se la lezione è interessante o stanno parlando al vento. Riescono a capire se il loro modo di fare lezione ha attirato l’attenzione dei ragazzi o meno dai loro sguardi, dalla loro gestualità, se prendono appunti o giocherellano con la biro, dalla loro attenzione o distrazione. Tutto questo genere di linguaggio che per un professore è essenziale per capire se è il caso di cambiare modalità o meno, attraverso le lezioni a distanza viene meno

    • marisasalabelle ha detto:

      Ora, è chiaro che se le scuole devono rimanere chiuse a lungo, è giusto fare il possibile per tenersi in contatto con gli studenti e cercare di lavorare con loro anche a distanza, ma tenere delle vere e proprie lezioni, sia dal punto di vista tecnologico, sia da quello dei contenuti da veicolare, be’, la vedo dura…

  4. fulvialuna1 ha detto:

    Glottologia…come si fa a distanza?
    I ragazzi del corso di mia figlia sono in crisi…

  5. marisasalabelle ha detto:

    Eh, sì…è un casino…

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