Sicurezza

Questa volta voglio provare a fare un post serio. C’è sempre una prima volta, no? Il post serio riguarda l’epidemia da coronavirus e le relative misure di profilassi e prevenzione. Parto da una premessa: penso che il coronavirus, per gli amici 2019-nCoV, sia una brutta bestia. Contagioso, pericoloso, ancora privo di una cura efficace. Non lo sottovaluto. Anzi, pur non essendo una complottista, penso che quello che sappiamo della diffusione e mortalità dell’epidemia sia solo una parte di come stanno realmente le cose. Quindi penso che sia giusto prendere delle misure per contrastarne la diffusione. Quello che mi turba, però, è l’entità di queste misure. Intere città in cui la gente è costretta a stare in casa 24 ore su 24, in cui i negozi sono chiusi, le scuole sono chiuse, le attività economiche sono ferme. Un’intera regione, i cui abitanti sono pari a quelli dell’Italia – 60 milioni – agli arresti domiciliari. E la nave. Quella nave lazzeretto, dove dopo due settimane di quarantena infinita (come a Monopoli, si riparte continuamente dal Via) qualcuno ha cominciato a rendersi conto che, andando avanti così, la quarantena finirà solo dopo che si saranno ammalati tutti i crocieristi. Non lo so. C’è qualcosa di molto inquietante in tutto questo, e non è solo la possibilità che comunque la malattia si espanda. La cosa veramente inquietante è questo mettere in stand by persone, aerei, navi, fabbriche, negozi. Per quanto tempo le cose potranno andare avanti? Si finirà per isolare tutta la Cina, fino all’ultimo cinese? Si farà lo stesso negli altri paesi, se e quando l’epidemia comincerà a contare numeri non esigui in altri stati, in altri continenti? Perché comunque questo avverrà: è impossibile infatti controllare tutto e tutti, sapere esattamente chi va dove, a che ora e con quante linee di febbre. Ma intanto tutti ci sottomettiamo al controllo della temperatura in aeroporto, come da quasi 20 anni ci siamo sottomessi ai controlli antiterrorismo, alle telecamere di videosorveglianaza, alla localizzazione dei cellulari, senza fiatare, anzi, grati per tanta attenzione, per tanta sicurezza. E paradossalmente, è proprio della sicurezza, ai nostri occhi sempre insufficiente, che ci lamentiamo, come se ci fosse Qualcuno, non parlo di Dio, che in queste faccende si è sempre dimostrato inaffidabile, ma di qualche Entità superiore e supertecnologica, in grado di garantirci che non ci succederà mai, mai, nulla di imprevisto, nulla di male.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
Questa voce è stata pubblicata in diario e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

9 risposte a Sicurezza

  1. R.A.F. ha detto:

    Sono d’accordo sul fatto che sia comunque impossibile controllare tutto, ma penso che se ci fossero state queste misure allora, la Spagnola non avrebbe mietuto il numero impressionante di vittime che ha falciato.

  2. marisasalabelle ha detto:

    Sì, certo, so che le misure di prevenzione sono importanti, quella che percepisco però è una sorta di paranoia e l’ossessione del controllo totale. Ho letto alcune testimonianze dalla Cina e sono da brividi. E perché non hanno evacuato subito la nave Diamond Princess invece di fare ammalare centinaia di persone? Era chiaro che andava così. E nel frattempo altre navi (si sa di una, ma saranno di più) sbarcano alla chetichella senza che nessuno riesca a tenere “tutto sotto controllo”, come si ama dire.

  3. R.A.F. ha detto:

    L’ossessione del controllo totale è tipico della nostra epoca, basta pensare a quante telecamere ci spiino ogni giorno… Possiamo solo sperare bene, soprattutto che trovino presto una cura.

  4. wwayne ha detto:

    Qualche anno fa nel mio paese aprì un ristorante giapponese. O meglio, si definiva tale, ma il menù era la solita fusione di piatti cinesi e giapponesi, e il personale era made in China al 100%.
    Quando aprì, noi abitanti del paese eravamo sicuri che avrebbe chiuso nel giro di pochissimo: credevamo che le stramberie gastronomiche degli orientali potessero incuriosire una piazza sofisticata come quella di Firenze, ma non potessero avere vita lunga in un ambiente semplice e chiuso alle novità come la profonda provincia toscana.
    E invece, contro ogni previsione, quel ristorante fece il botto fin da subito. Inizialmente pensavamo che fosse l’effetto novità, ma poi questo successo è proseguito negli anni, favorito anche dalla posizione strategica del ristorante: per andare e venire dalla stazione ci devi passare per forza, e se ci passi verso l’ora di pranzo ti viene quasi naturale fermarti lì a mangiare. Io stesso ci sono andato circa una decina di volte, trovandomi sempre benissimo.
    Poi è arrivato il coronavirus, e quel ristorante ha cominciato a venire evitato come la peste. Ci passo davanti tutti i giorni, e lo vedo sempre vuoto. I proprietari, con ammirevole tenacia, hanno provato a reagire affittando un mega cartellone pubblicitario, ma ovviamente nessuna strategia di marketing può avere la meglio sulla paura del contagio.
    Si tratta di una paura irrazionale? Assolutamente sì. Ma non riesco a biasimare chi ne diventa preda: quando temi che ti succeda qualcosa di brutto, anche se c’è soltanto l’1% di possibilità che il tuo timore diventi realtà, quell’1% basta e avanza per farti sentire meno sereno. E quando la gente non è serena, prende decisioni sbagliate ed eccessive, come appunto il boicottaggio dei ristoranti cinesi. Non possiamo colpevolizzare le persone per queste scelte, sia perché sono legittime, sia perché sono state prese in un momento di scarsa serenità e lucidità. Possiamo solo sperare che l’epidemia venga debellata presto.

  5. zapgina ha detto:

    Stiamo tra l’allarmismo e l’indifferenza. Anch’io sto lì in mezzo. Come in altalena passo velocemente da un pensiero all’altro.
    Ascolto le notizie e penso quanto sia terribile l’isolamento di chi vive in quei posti e, ancor di più, di chi è costretto in una nave. Ascolto chi dice che dobbiamo pensare a organizzarci con il telelavoro prima che sia tardi.
    Poi vedo la sicurezza con cui mia figlia organizza il viaggio che farà a breve con un’amica in Indonesia e se dico qualcosa lei mi blocca e non ne vuol sapere di ansie e preoccupazioni materne o mondiali che siano. E da un lato capisco la sua voglia di viaggiare e non lasciarsi fermare ma dall’altro tremo.

  6. marisasalabelle ha detto:

    Come ho scritto anche nel post, capisco la paura e le misure precauzionali, ma bisogna riconoscere che certe reazioni sono inappropriate, che certe misure sono eccessive e che le falle ci saranno comunque. Per quanto riguarda me, tra vivere attanagliata dalla paura e correre qualche rischio, preferisco la seconda.

  7. cristinabia ha detto:

    Anche per me certe reazioni sono sproporzionato, la paura del ristorante orientale quando chiunque di noi può aver girato mezzo mondo nello spazio di poche ore di volo, i vari isolamenti coatti senza speranza di fuoriuscita, questo crogiolarsi nelle paure mi dà un po’ fastidio.

  8. Paola Bortolani ha detto:

    Non riusciamo più a rassegnarci a non avere tutto sotto controllo. Questo in generale. In realtà, credo che ci dicano solo un po’ della notizia intera, sia in positivo che in negativo, che si cerca sempre di fare il meglio e alle volte si esagera, che la globalizzazione è anche questo

  9. marisasalabelle ha detto:

    Sì, vogliamo che tutto sia sotto controllo, la giusta preoccupazione per la sicurezza e la salute delle persone si è trasformata in un’ossessione

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...