Un anno da lettrice

Eccomi pronta a stilare la mia relazione annuale sui libri letti. Quest’anno (l’anno scorso) siamo andati benino: 111 titoli, una media di oltre 9 al mese. E questo sebbene non siano mancati tomi che mi hanno tenuto compagnia per una settimana o dieci giorni. In compenso alcune letture sono volate via in poche ore. Chi dice che non escono più libri belli, si sbaglia. Io ne ho letto di straordinari, sia italiani che stranieri, e ce ne sono tanti che non ho ancora letto ma che so essere bellissimi. Quindi, da dove cominciare? Per la serie malloppi, non posso fare a meno di segnalare L’assassinio del commendatore, di Murakami. Questo scrittore mi intriga moltissimo, col suo stile così piano, calmo come un fiume che scorre tranquillo, con le sue minuziose descrizioni (tra le quali non manca mai il resoconto su come scrupolosamente il protagonista si lavi il collo e le orecchie) e con quegli sconcertanti avvenimenti che narra senza batter ciglio, come la comparsa di bizzarri personaggi che escono dai quadri e si mettono a chiacchierare con l’eroe della storia, un pittore solitario specialista in ritratti.
Sempre corposo, godibile ma forse non un capolavoro, Ti rubo la vita, di Cinzia Leoni, la storia di tre donne tra Italia, Turchia, Stati Uniti, Israele.
Meraviglioso, sebbene impegnativo, Le galanti, di Filippo Tuena, che non parla di donne ma di opere d’arte. Magnifico Patria, di Fernando Aramburu, un romanzo ambientato in Spagna, o meglio nei paesi baschi, durante gli anni della lotta indipendentista dell’ETA. Due famiglie, un tempo amiche, si ritrovano su fronti opposti, con tutto quel che ne consegue. Mi hanno colpito molto, in questo romanzo, alcune figure femminili, forti e determinate, indimenticabili.
Uno dei libri più belli che ho letto nel 2019 è sicuramente La parte inventata, di Rodrigo Fresán, un autentico capolavoro. Composto da diversi blocchi narrativi, è incentrato sulla figura di uno scrittore, cresciuto in una famiglia piuttosto conflittuale, ossessionato dalla figura di Francis Scott Fitzgerald e dal suo Tenera è la notte, il romanzo che i suoi genitori leggevano e rileggevano in continuazione e nei cui protagonisti si identificavano. La parte inventata è sostanzialmente un romanzo sullo scrivere, sull’essere uno scrittore, sul barcamenarsi tra le esperienze vissute e, appunto, la parte inventata, che dà senso e forma alla vita: percorre la vicenda del protagonista fino al momento in cui decide di immettersi nell’acceleratore di particelle, al CERN di Ginevra, per disperdersi sotto forma di miriadi di particelle nell’universo; quella di sua sorella Penelope e della disfunzionale famiglia acquisita in cui si viene a ritrovare dopo un matrimonio a dir poco sfortunato; quella del Ragazzo e della Ragazza, che studiano l’opera dello Scrittore… parla di libri, musica, film, fa anche molto ridere e… be’, mi sembra di aver detto tutto. È lungo 700 pagine, ci vuole un po’ di pazienza e si deve apprezzare quel tipo di letteratura, ma è un gran bel libro, date retta.
Un altro che mi è piaciuto molto è L’archivio dei bambini scomparsi, di Valeria Luiselli, che non è italiana come sembra dal nome, ma messicana, però vive negli Stati Uniti e questo libro l’ha scritto in inglese… tutto chiaro? E dunque qui c’è una coppia con due bambini, il maschio e la femmina, vengono designati unicamente così: il maschio è figlio di lui, la femmina è figlia di lei, e tutti e quattro insieme sono una bella famiglia, peccato che i due adulti a un certo punto si rendano conto di avere obiettivi professionali e artistici divergenti… Insomma partono per un viaggio che attraversa l’America, alla ricerca di suoni da registrare, lui fissato con i nativi americani, lei ossessionata dalla scomparsa di due bambine, figlie di una sua conoscente, nel tentativo di raggiungere la madre, dal Messico negli Stati Uniti. Bello, toccante, da leggere.
E pure Gli affamati e i sazi, che racconta di un reality televisivo basato sulla vita dei migranti rinchiusi in un campo profughi in Africa, che a un certo punto decidono di venire a piedi in Europa: l’autore è Timur Vermes, famoso per il fortunatissimo Lui è tornato.
Tanti, troppi per descriverli uno a uno, i libri più smilzi, alcuni leggeri, gradevoli, altri non meno importanti dei loro fratelli maggiori: voglio ricordare Turbolenze, di David Szalay, L’evento, di Annie Ernaux, Dove iniziano i Balcani, di Francesca Cosi e Alessandra Repossi, Appunti per un naufragio, di Davide Enia. Non poteva mancare Macchine come me, l’ultimo di Ian McEwan.
Non sono potuti mancare alcuni Simenon, che adoro, alcuni gialli più o meno scandinavi, un po’ di saggistica, tra cui si distinguono Oro rosso, di Simona Prandi, che parla dello sfruttamento lavorativo e sessuale delle donne immigrate in Italia, Spagna e in altri paesi, nella raccolta dei pomodori e delle fragole, e Mai più, edito da Left, che parla di un tema ampiamente trascurato dai media, quello della detenzione amministrativa dei migranti in alcuni centri variamente siglati: un abuso e una situazione di violenza davvero impressionanti.
Voglio ricordare alcuni autori italiani veramente eccezionali: Adrian Bravi, Ezio Sinigaglia, Claudio Morandini, Umberto Fiori. E ce n’avrei ancora, ma mi sembra che possa bastare.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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26 risposte a Un anno da lettrice

  1. Fritz Gemini ha detto:

    Wow.. 111 libri in un anno! E tanti ottimi suggerimenti. Murakami mi intriga.

    • marisasalabelle ha detto:

      E ho calato nella seconda parte dell’anno, perché almeno fino a giugno ho avuto una media di 10 libri al mese! Murakami è favoloso, te lo consiglio vivamente, ma bisogna essere un certo tipo di lettore, perché alcuni si annoiano per il ritmo lento e lo stile pacato.

  2. wwayne ha detto:

    Anch’io sono rimasto impressionato dal numero 111: il mio record è 93, e ricordo che in quell’anno lessi davvero moltissimo. Nel 2019 invece ho letto molto poco, ma in quel poco rientrano 3 libri degni di nota: il Suo, “Tu che sei di me la miglior parte” di Enrico Brizzi e “La moto di Scanderbeg” di Carmine Abate.

  3. marisasalabelle ha detto:

    Dunque… il Mio l’ho letto… La moto di Scanderbeg pure, invece Enrico Brizzi, dopo Jack Frusciante, che mi era piaciuto e che avevo proposto anche ai miei studenti nei lontani anni ’90, non l’ho più praticato!

    • wwayne ha detto:

      De La moto di Scanderbeg non mi è piaciuto solo il finale: si capisce tra le righe che alla fine l’amore tormentato tra Scanderbeg e Claudia termina con un riavvicinamento, ma avrei preferito che l’autore lo rivelasse in modo più esplicito.
      Riguardo ad Enrico Brizzi, non è l’unica ad averlo abbandonato dopo l’exploit di Jack Frusciante. L’anno scorso lessi un articolo del Fatto quotidiano sui tanti scrittori che non hanno saputo ripetere il successo del romanzo d’esordio, e lui veniva citato come un caso da manuale. Il giornalista che scrisse quell’articolo ebbe un’idea interessante, ma non mi piacque il tono con cui si espresse: c’era un che di derisorio nelle sue parole, ricordo una frase del tipo “Speriamo che abbiano messo da parte i soldi del primo romanzo”. Forse a differenza loro non ha trovato neanche un editore che gli pubblicasse il libro.

  4. marisasalabelle ha detto:

    Può essere… molto scrittori mancati sono acidi verso gli altri scrittori. Attenzione: anch’io sono critica, mica mi piace tutto, ma non credo di essere acida. Per esempio: non mi piacciono i vari Moccia, Volo, Gamberale e Gramellini, ma capisco che sono autori che vendono un sacco e non vedo perché gli editori dovrebbero rinunciare a pubblicarli. Sono operazioni puramente commerciali. Invece non capisco quelli che si scagliano con asprezza contro la Ferrante dicendone tutto il male possibile, e conosco tanti suoi detrattori che da anni pubblicano per piccolissimi editori o addirittura si autopubblicano: dai loro commenti sembra che pensino di valere molto più di questa scrittrice che ha un successo mondiale e ha scritto una saga di tutto rispetto, che poi può anche non piacere, ma che certo non merita il disprezzo di tanti dilettanti che un successo così se lo sognano…

    • wwayne ha detto:

      Gramellini un po’ di critiche acide se le merita, dato che anche lui non le lesina quando si mette a pontificare nei suoi editoriali. Ne ricordo in particolare uno sui professori maltrattati dagli studenti: diceva che robe così succedono solo nei tecnici e nei professionali, i liceali invece sono ragazzi a modino, di buona famiglia e certe cose non gli passano neanche per l’anticamera del cervello. Lo trovai un ragionamento odioso e fortemente classista, perché rivela che nella sua testa le famiglie bene sfornano bravi ragazzi che vanno al liceo e rispettano tutti, le famiglie povere invece producono delinquenti che vanno al professionale e non rispettano nessuno. Sapesse il caro Gramellini quanti figli di papà sono maleducati fin nel midollo, e quanti ragazzi di umili condizioni hanno ricevuto al contrario un’educazione esemplare…

    • wwayne ha detto:

      Non sapevo che se la fosse presa anche con don Biancalani, ma non mi stupisce: a lui piacciono i bersagli facili. Ho cercato l’articolo in questione e ne ho trovato solo un breve riassunto, in cui Gramellini sostiene (lanciando una frecciata anche a Salvini) che i preti devono lasciar stare la politica e i politici devono lasciar stare la religione. A ciascuno il suo, insomma. La sostanza di questo ragionamento la condivido, ma non ho dubbi che Lei abbia ragione quando dice che Gramellini l’ha espressa in modo detestabile.

  5. Una bella cifra!!! Non arrivo a tanto, ma ti vengo dietro…. del resto, che cosa c’è di meglio di un buon libro da leggere??? Tra quelli che citi, faccio il tifo per “Patria” di Aramburu che per me è il miglior romanzo letto nel 2018. Anche quest’anno ne ho letti di belli, e proprio alla fine dell’anno, uno che parla di Santi…..

  6. marisasalabelle ha detto:

    Patria è stupendo. Per molti giorni, dopo aver finito la lettura, ho continuato a pensare alle sue eroine, le due anziane Miren e Bittori, per non parlare della giovane invalida, di cui non ricordo più il nome, così piena di vita e di allegria, capace di far riconciliare le amiche divise dalla questione politica. Sono personaggi davvero vivi, veri. Mi piacerebbe essere capace di crearne di altrettanto suggestivi!

  7. Massy ha detto:

    Il mio record mensile di lettura è fermo da oltre un anno a 40 libri in un anno.

  8. marisasalabelle ha detto:

    In base alle statistiche, sei comunque un lettore forte!

  9. Speranza ha detto:

    111: una macchina da guerra! Patria ha fatto lo stesso effetto anche a me, quest’anno leggerò il nuovo di Aramburu, sembra sia la continuazione del primo.

  10. marisasalabelle ha detto:

    Io ho letto Anni lenti, sempre ambientato nella regione basca, parla di un ragazzino che vive con gli zii: il cugino è un terrorista e lo educa ai suoi stessi ideali. Bello, però non tanto come Patria

  11. da Zero a Infinito ha detto:

    bravissima 111 libri sono davvero tanti.

  12. Paola Bortolani ha detto:

    Complimenti per il numero, soprattutto ti “invidio” la quantità di tempo libero di cui disponi. Lo dico con tutta la simpatia! Terrò conto dei tuoi suggerimenti, anche se io sono tra quelli che non amano Murakami.

  13. marisasalabelle ha detto:

    Ora ho molto tempo libero, ma presto nascerà il mio nipotino e allora mi sa che il mio tempo libero calerà drasticamente!
    Murakami c’è chi lo ama e c’è chi non lo sopporta. Io lo amo.

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