Santi in Paradiso

Io non ho mai avuto fortuna coi premi letterari. Anzi, mi correggo: da giovane, quando scrivevo racconti e li mandavo a concorsi per inediti dove si vinceva un taglio di stoffa o una scultura lignea di artista sconosciuto, vincevo spesso o mi piazzavo tra i primi. Forse perché erano concorsi scrausi dove una giuria che non contava nulla leggeva dei racconti scritti da gente sconosciuta e premiava quelli che trovava interessanti.
In seguito, prima che uscisse l’Efisia, ho provato a iscrivere quel romanzo e altre mie sublimi opere a concorsi importanti come il Calvino e il Neri Pozza. Niente. Da autrice edita, ho avuto una sola soddisfazione, risultare finalista al premio La Provincia in Giallo 2016, e non ho vinto… non ho vinto… indubbiamente perché il vincitore aveva scritto un romanzo molto più bello, però va anche detto che era amico e conterraneo di uno dei membri della giuria e marito di una deputata eletta, guarda caso, proprio nella città organizzatrice del premio. Questo non significa nulla, si sa… ma se proprio si vuol essere maligni…
Ora, con L’ultimo dei Santi, mi sono cimentata con due concorsi. Uno era lo Scerbanenco, e sapevo che era fuori dalla mia portata. Di là passano grandi nomi e grosse case editrici. Ma c’era una preselezione, l’avevo superata, e la factotum della mia casa editrice mi disse, proviamo. Non sono uscita tra i finalisti, ma non ci avevo fatto la bocca. Però, spulciando l’elenco dei finalisti e confrontandolo con quelli delle ultime edizioni, ho notato che diversi nomi tornano ogni anno, il che significa, o che sono degli autori talmente eccelsi che ogni loro opera è un capolavoro, o che si tratta dei “soliti noti”.
Ho partecipato a un altro concorso, di cui non dirò il nome, tanto chi vuole può capire di cosa si tratta usando Google. Si tratta di un premio letterario sempre riservato al Giallo-noir e molto attento alle piccole realtà editoriali. Perciò ho pensato fosse contendibile da parte mia e ho fatto la mia iscrizione ai primi di settembre, con relativo pagamento di €25 e invio di tre copie del romanzo. Attenzione! ammoniva il sito: ultimi giorni. I termini per la partecipazione sarebbero scaduti il 15 settembre. Il 3 novembre, quando è uscito l’elenco dei finalisti, sono rimasta delusa vedendo che il mio titolo non era tra questi. Peccato, ma che ci volete fare, non si può piacere a tutti. Però… però… il romanzo *** di *** non era uscito pochi giorni prima? Sbagliavo, o avevo visto la notizia su Facebook? Feci una rapida ricerca e, oh guarda! Il libro in questione era uscito il 17 ottobre, dunque più di un mese dopo la chiusura dei termini. Be’, non so cosa ne pensiate voi, ma a me è sembrata una cosa scorretta e ho scritto agli organizzatori del premio. I quali mi hanno risposto che “esistono le anteprime e le anticipazioni” oltre che “le deroghe” (delle quali ovviamente non si faceva menzione nel bando) e che comunque “a noi piace leggere i libri e premiarli”. Da quel momento ho avuto una sola certezza: che il romanzo finalista, ammesso in base a deroghe insindacabili, avrebbe vinto. E, lo credereste? Avevo ragione.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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6 risposte a Santi in Paradiso

  1. Questo resoconto è emblematico di come vadano i concorsi letterari…. non mi stupisce quella conclusione, credo che in quei concorsi il vincitore sia già deciso fin dall’inizio. Con questo non voglio dire che non siano opere di valore, ma mi domando perché costruirci attorno tutta ‘sta giostra….

  2. marisasalabelle ha detto:

    Be’, perché poi l’autore può scrivere sul suo curriculum: vincitore di… finalista a…

  3. Bene ha detto:

    Fantastico il doppio senso del titolo !!!!! 😉

  4. marisasalabelle ha detto:

    Modestamente… 😉
    La morale è: per vincere i concorsi letterari ci vogliono santi in paradiso, io ho solo l’ultimo dei santi, che, poverino, non deve contare molto…

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