Capelli blu

La questione dei capelli blu, lasciatemelo dire, è proprio una stronzata. È inutile che vogliano farla passare per una giusta esigenza di decoro, di necessità di rispettare le regole, di una bella lezione di umiltà e obbedienza necessaria nel percorso formativo del ragazzino. Che qui, signora mia, si comincia coi capelli blu e poi si diventa camorristi, che la Madonna ci protegga da certi soggetti devianti. Le regole, il decoro! Quando mai si son visti capelli blu? Minano il concetto stesso di disciplina!
Ebbene, signora mia. Io ho avuto alunni dai capelli di mille colori. Luigi arrivava un giorno rosa, un giorno verde, un altro blu elettrico. Alessia preferiva il fucsia, Mary il viola. Per non parlare di Antonio, che si faceva tutte le mattine una cresta alta dieci centimetri, di Pablo, che aveva i dreadlock e di Sandro, che all’esame di stato si presentò con una magnifica treccia. Del resto la mia collega Simonetta, una signora sempre elegantissima che aveva abbondantemente passato la cinquantina, alternava il rosso mogano con l’arancio carico e il blu notte. A quanto mi risulta, nessuno di loro è diventato un camorrista. Crescendo hanno in parte abbandonato le sperimentazioni tricologiche e si sono attestati su tagli più tradizionali, eccetto Simonetta, chiaramente, che ora porta con disinvoltura i suoi capelli bianchi, ma esibisce ciocche multicolori per non dimenticare di essere stata una donna originale e fantasiosa.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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8 risposte a Capelli blu

  1. Borghettaro ha detto:

    Purtroppo esisterà sempre gente pronta a criticarti.

  2. marisasalabelle ha detto:

    Ma qui non si tratta di criticare, qui si tratta di applicare delle regole inutilmente oppressive. Chi ha detto che se hai i capelli blu non puoi essere ammesso a scuola? Esiste una legge che lo impedisce?

  3. wwayne ha detto:

    Anch’io avevo una collega esibizionista, ma lei tentava di mettersi in mostra in un altro modo: veniva a lavoro vestita da mignotta nel senso più letterale del termine, nel senso che rispettava in tutto e per tutto il dress code di queste signorine (tacco 12, calze a rete, minigonna, parte sopra con scollatura vertiginosa, trucco pesantissimo eccetera). Era anche una pessima professoressa di sostegno, perché dava troppa confidenza ai ragazzi e interveniva per contraddire il docente che stava spiegando la lezione, senza rendersi conto che così facendo minava la sua autorevolezza davanti ai suoi alunni. Purtroppo quest’anno ha ottenuto l’immissione in ruolo. Per fortuna non lavora neanche nella mia provincia.

  4. marisasalabelle ha detto:

    Ne ho conosciute anch’io di tipe così…

    • wwayne ha detto:

      Mi aspettavo questa risposta: i 2 difetti in questione tendono ad essere compresenti nei docenti indegni di svolgere questa professione. Grazie per la risposta! 🙂

  5. Io auguro in realtà alle vere donne reali innanzitutto di non subìre mai problemi gravi di capelli, poi le tinte vanno e vengono… 😉

    In realtà buondì, buon lavoro! ❤ … ❤

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