E.R.

Se proprio non avete niente da fare, vi consiglio una breve visita al Pronto soccorso della vostra città, che più o meno devono essere tutti uguali, a meno che non abitiate a Chicago, dove c’è il bellissimo dottor Ross. Il vostro paziente (bambino con febbre persistente, ragazzo con braccio rotto, nonna con Alzheimer, zio con enfisema) vi viene sottratto al momento dell’arrivo e voi siete confinati nella sala d’attesa, dove su quattro file di seggioline si accalca un buon campionario di umanità. Signore grasse o molto grasse paludate in abiti estivi, a fiori, a righe, a fantasia geometrica. Le braccia esposte, grosse come prosciutti. O, al contrario, donnine secche con le gambe a stecco e una gonnellina a quadretti con camicetta abbinata. Un giovanotto robusto completamente coperto di tatuaggi, un ragazzo disabile che accompagna la madre, apparentemente in buona salute, un uomo col codino e una bella buzza che crede di avere un attacco di angina, un bimbetto di pochi mesi con una febbre che non vuole andar via.
Intanto voi pensate al vostro caro (o alla vostra cara) di cui non sapete più nulla ormai da due ore, provate a chiedere alla ragazza dell’accettazione, «lo devono/la devono ancora vedere», vi dice, non può farvi entrare, nemmeno per sincerarvi che stia bene. Passano le ore, persone vanno via, persone arrivano, ma alcuni, e voi tra questi, continuano a fare avanti e indietro dalla sedia alla macchinetta dell’acqua minerale, al bagno, allo spazio fuori: come voi, sono i parenti delle persone classificate a basso rischio, perciò aspettano, aspettano che arrivi il momento anche per loro. Di tanto in tanto, dal sancta sanctorum una voce stentorea chiama: «I parenti di Filippetti!», «La figlia del signor Cipollini», «La nonna del piccolo Tobia!»
Non vi preoccupate: tanto il nome che chiameranno non sarà mai il vostro. Piuttosto, avete presente quel romanzo fiume che non eravate riusciti a smaltire, quel saggio di cui vi mancavano ancora 50 pagine, quella raccolta di racconti che non avete ancora iniziato? Tranquilli, fate in tempo a finire i due libri ammezzati e a leggervi il terzo dalla prima all’ultima pagina.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
Questa voce è stata pubblicata in diario e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

10 risposte a E.R.

  1. Alessandra ha detto:

    Verve ironica, ma tanto vera… Bisogna sorriderci sopra per non piangere.

  2. marisasalabelle ha detto:

    Quando hai genitori e zii anziani ti tocca abbastanza spesso… e sono ore e ore di attesa…

  3. Menti Vagabonde ha detto:

    Nessuno può sottrarsi a queste ore di attesa

  4. marisasalabelle ha detto:

    Be’… forse qualcosa si potrebbe fare per snellirle…

  5. luisa zambrotta ha detto:

    Che bella descrizione piena di brio e ironia.
    Fa riflettere con levità su una realtà nota

  6. Speranza ha detto:

    Rabbrividisco perché so che vuol dire. Un pronto soccorso di Cagliari era diventato il dormitorio di un barbone e si scocciava pure con le donne delle pulizie, che lo svegliavano troppo presto. Hanno tolto il distributore delle bevande perché i tossici entravano e si facevano offrire qualcosa dai parenti dei pazienti. Meno male che questa vergogna pare sia finita.

  7. marisasalabelle ha detto:

    Be’, no, a Pistoia è più tranquillo… d’altra parte i senza tetto, poveracci, che devono fare?

  8. Giovanni Augello ha detto:

    A Palermo al Pronto Soccorso la prima persona che ti accoglie non è un medico e neppure un infermiere (come sarebbe logico aspettarsi), bensì un uomo in divisa paramilitare armato sino ai denti, che regolamenta il traffico di pazienti e parenti e, qualora ce ne fosse bisogno, seda le risse che scoppiano fra un disservizio e l’altro. Poi mi dicono che la mia città è la quinta città d’Italia, nonchè capitale della cultura…

  9. marisasalabelle ha detto:

    A questo punto posso dirmi fortunata visto che il mio disagio è consistito solo in 10 ore di attesa…

  10. Evidentemente vi è umanità, vi sono bambini così umani, vi sono anziani così umani che da sempre ma soprattutto durante questa insopportabile afa estiva, accusano febbre, malattie, stanchezze croniche varie, debilitazioni, demenze finanche attacchi di schizofrenia diciamo… e quant’altro di meno vi è chi vuol offrire, per essermi in argomento, agli italiani così umani e le organizzazioni di Sanità e Salute pubblica sembra che da sempre non tengano il passo con sofferenze e bisogni, mentre lo Stato, su parole del Vaticano, stanzia senza ragionarci con più pazienza, miliardi di euro per motivi di Saluti & Favori internazionali… la potenza (scusatemi l’iperbole letteraria ma è realtà) mostruosa di Saluti & Favori dello Stato italiano in Europa, nel Mondo non è organizzata di personale umano, umanitario, umanizzante a sufficienza, sia per dire parole più coscienziose e sapienti, sia per far sì che negli ospedali pubblici vi sia più personale operativo in grado e livello di far defluire meglio il flusso di malati che si rivolgono all’organizzazione Sanità, Salute e Chirurgia pubblica che io è l’unica che riconosco, quelle private le disconosco, cosa ne pensiamo, intendiamo, sentiamo?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...