In margine agli esami di maturità

Sono finiti da poco gli esami di maturità e sono fioccati sui giornali articoli di sedicenti esperti tutti intenti a deplorare il bassissimo livello di competenza degli studenti italiani. Il noto dato relativo a quel 35% che non sarebbe in grado di capire un testo di media complessità è stato brandito come una clava. Non è servito che qualcuno che di scuola si intende veramente precisasse che il dato, pur grave, non registra un calo nelle competenze degli studenti italiani ma un lento e faticoso miglioramento; che non è riferito ai diplomandi delle superiori ma a quelli delle medie; che purtroppo la percentuale degli scarsamente competenti si concentra nelle zone deprivate del nostro Paese, il che dovrebbe indurre i nostri governanti a intensificare i servizi e gli interventi in quelle aree, meridionali, periferiche, abitate in maggioranza da ragazzi che vivono in condizioni di povertà, da immigrati che non conoscono bene la nostra lingua e via dicendo.
Niente di tutto ciò. Secondo fantasiosi analisti la colpa di questa presunta decadenza della scuola italiana sarebbe da ricercarsi nel ruolo nefasto che vi svolgono gli insegnanti sessantottini. Gli insegnanti sessantottini, questi colpevoli universali, gente che oggi ha quanto? 75, 80 anni ed è in pensione da secoli, se non sotto due metri di terra, sono da sempre e per sempre i responsabili di un presunto crollo della scuola italiana. Loro e altri loschi personaggi quali Lorenzo Milani, Gianni Rodari e Mario Lodi.
Ah, com’erano belli i tempi in cui la maestra – l’unica, la sola, la figura archetipica – spargeva il suo sapere universale sulle giovani menti e teneva la disciplina con invidiabile maestria! Ah, l’analisi grammaticale (nome comune di cosa, femminile, singolare), unico mezzo capace di insegnare ai bimbi a parlare e scrivere! Ah, il latino in prima media: rosa, rosae, rosae…
Il mondo non è cambiato, l’utenza non è cambiata, i modo di comunicare non sono cambiati: presto, licenziamo tutti quei vecchi sovversivi che da 50 anni stanno rovinando la scuola, ripristiniamo la maestra onnisciente, avanti con dosi massicce di complemento di denominazione (come si fa a condurre una vita decente senza conoscerlo?) e finalmente avremo dei ragazzi preparati, che parleranno un italiano forbito e all’occorrenza sapranno snocciolare persino la terza declinazione!

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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4 risposte a In margine agli esami di maturità

  1. wwayne ha detto:

    Il basso livello di competenza degli studenti italiani a mio giudizio si spiega con le motivazioni che avevo già citato nel commentare un altro Suo post: fuori da scuola i ragazzi non implementano più la loro cultura come facevano una volta (in questo i cellulari e i social hanno avuto un ruolo cruciale in negativo, sostituendo quotidiani, libri e film di spessore con le conversazioni Whatsapp, i video di Er Faina e i post di Chiara Ferragni). Inoltre ha peggiorato la situazione il fatto che molti professori italiani, dopo aver appurato quest’abbassamento del livello culturale medio, anziché cercare di rialzarlo ci si sono sciaguratamente adeguati, iniziando a banalizzare le loro spiegazioni e a fare domande ridicole alle interrogazioni.
    A questi fattori si aggiunge un difetto generalizzato presso il nostro popolo, ovvero la poca voglia di studiare e di lavorare. Anche in questo caso un dato scolastico è indicativo: soltanto il 18% degli italiani è laureato. Questo significa che l’82% degli italiani è troppo stupido per prendere una laurea? Assolutamente no: significa che molti di noi potrebbero laurearsi, ma non arrivano a quel traguardo perché non c’hanno voglia. Di conseguenza si fermano al diploma, e anche prima di ottenere quel pezzo di carta studiano il minimo indispensabile, giusto quel tantino che basta per prendere 6.
    E non mi si dica “Laurearsi è costoso”: le tasse universitarie vengono stabilite in proporzione al reddito familiare, e vengono erogate molte borse di studio apposta per gli studenti poveri ma meritevoli. Nell’Italia del 2019 se uno non si laurea è solo colpa sua.

  2. marisasalabelle ha detto:

    Naturalmente le ragioni sono molte e complesse, tuttavia io insisto nel pensare che non si è abbassata la competenza degli studenti, ma sono successe diverse cose, tra cui: l’avvento, ormai lontanissimo ma da qualcuno ancora non capito, della scuola di massa e la diversificazione delle priorità e competenze dei ragazzi. Infine, le ultime riforme hanno stravolto la scuola, sottraendo ore e ore all’insegnamento propriamente detto, e non è stato questo certo a causa di certi insegnanti sessantottini, anzi.
    È inutile rimpiangere certi bei tempi antichi che non esistono se non nella fantasia dei nostalgici e che comunque non possono tornare: bisogna concentrarsi sui ragazzi di oggi, sulle loro reali esigenze, sul modo di coinvolgerli e convincerli a impegnarsi, che non potrà essere lo stesso di una volta, su un’utenza che è completamente cambiata… Poi, non c’è dubbio che i social abbiano la loro funzione distraente, ma una volta l’avevano i fumetti e i rotocalchi; non c’è dubbio che l’idea di pomeriggi interi passati a sgobbare sui libri attiri sempre meno ragazzi, eccetera; ho insegnato quasi 40 anni e conosco il mondo degli adolescenti. Infine: non è vero che laurearsi costa poco, sovvenzioni e borse di studio scarseggiano, chi studia deve passare vari anni sulle spalle dei suoi e non per tutti questo è possibile, e chi studia e lavora ci metterà il doppio a laurearsi… insomma, la cosa è complessa!

    • wwayne ha detto:

      Non ci avevo pensato, ma ha ragione: con l’alternanza scuola – lavoro sono state sottratte delle ore all’insegnamento propriamente detto, e anche questo ha pesato. Ma ha pesato molto meno rispetto agli altri fattori che ho citato, perché gli studenti partono per l’alternanza scuola – lavoro a fine Maggio, e quindi di fatto saltano soltanto gli ultimi giorni di scuola, giorni in cui peraltro non si fa mai granché.
      Della Sua replica contesto soltanto un punto: i ragazzi non vanno convinti a impegnarsi. Studiare è un loro dovere, quindi non è giusto motivarli a compierlo, così come non sarebbe giusto motivare un operaio a stringere i bulloni o un pasticcere a preparare i biscotti.

  3. Di certo argomento vasto e complicato, la scuola e non solo quella italiana, da lavorare in onestà di coscienza ad infiniti livelli e gradi, generalisticamente scrivo che la parola “competenze” è sopravalutata e mal-amministrata, non capìta oppure troppo capìta, mi fa pensare a qualcosa da acquistare (la scuola costa troppo) e da mantenere nel tempo, più o meno artificiosamente mentre la scuola in realtà significa facilitazione di studio reale e di ricordo reale, così poi potremo lavorare in onestà di coscienza più negli specifici, parlando anche degli insegnanti, dei maestri, dei professori della Scuola Pubblica che per me dovrebbe essere più reale, cosa ne pensiamo, intendiamo, sentiamo?

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