Per non voler dire niente

Ieri sono iniziati gli esami di maturità con la prova di italiano e ho già letto qualche commento sui social, ma quel che mi aspetto, quando avrò comprato il giornale,è di trovare due o tre paginoni interamente dedicati alla questione, su cui si esprimeranno con lunghe articolesse giornalisti, scrittori, cantanti, blogger e neanche un insegnante per sbaglio. Io non ho letto le tracce e non credo che le leggerò, perché sono nove pagine fitte fitte, quindi mi autoesonero dal dare un parere in proposito, però qualche osservazione mi è venuta spontanea, e sarà magari sbagliata, visto che la mia conoscenza dell’argomento si limita ai titoli letti sui giornali online.
Un’analisi del testo su Ungaretti, una su Sciascia, e ci sta. Non più una documentazione composta da più voci per il testo argomentativo, ma un solo brano, lungo, su cui rispondere a domande di comprensione e su cui costruire la propria argomentazione. Non so fino a che punto sia efficace questa nuova modalità, che non permette di confrontare punti di vista diversi. E comunque ecco i temi su cui questi maturandi hanno dovuto argomentare: il futuro del nostro patrimonio artistico; l’illusione della conoscenza; l’eredità del Novecento; il generale Dalla Chiesa; Gino Bartali che aiutò gli ebrei. Mica una bazzecola, per dei ragazzi di 19 anni. Mi sono chiesta: che ne sanno del generale Dalla Chiesa? Che ne sanno di Gino Bartali giusto tra le nazioni? Sapranno quello che hanno letto nel testo che accompagna la traccia e lo ridiranno con parole loro. Ma come, non si studia Gino Bartali a scuola? Eh, ho paura di no. E su Dalla Chiesa ci saranno due righe, ammesso che si arrivi al 1982 col programma di storia.
Quanto alle altre tracce, le trovo estremamente teoriche e lontanissime dalle conoscenze e dagli interessi medi dei nostri maturandi, che, vorrei ricordare, non sono tutti liceali. Ecco, per non voler dire niente, ho detto anche troppo.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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7 risposte a Per non voler dire niente

  1. wwayne ha detto:

    E’ vero: le tracce di maturità si focalizzavano su dei personaggi (da Bartali a Dalla Chiesa) che, pur essendo stati dei grandi italiani, non fanno parte dei programmi scolastici. Ma esiste anche la cultura generale. Se un alunno vuole ottenere un titolo di studio prestigioso come il diploma (foss’anche il diploma di un professionale), è del tutto normale pretendere che abbia anche delle conoscenze assimilate autonomamente, non solo quelle che i suoi professori gli hanno ficcato in bocca con il cucchiaino. Se poi i ragazzi fuori da scuola si limitano a guardare i video di Er Faina, questo è un problema loro, non di chi prepara le tracce per la maturità.

  2. marisasalabelle ha detto:

    Sono d’accordo col fatto che non debba essere solo la scuola la fonte di cultura dei ragazzi. Ma siamo onesti: quanti personaggi, quanti avvenimenti dovrebbero suscitare la curiosità e l’interesse, e quante possibilità ci sono che a 19 anni si abbia un background culturale in grado di compensare le lacune della preparazione scolastica? Non considero prestigioso il diploma di maturità, si tratta solo della conclusione di un percorso che fino ai 16 anni è obbligatorio, e continuo a pensare che per l’esame di Stato sia giusto proporre questioni alla portata dei ragazzi di oggi.

    • wwayne ha detto:

      Come Le dicevo nel commento precedente, gli argomenti alla portata degli alunni di oggi sono i video di Er Faina (per i ragazzi) e i post di Chiara Ferragni (per le ragazze). Davanti a questo quadro molti miei colleghi hanno la Sua stessa tentazione, quella di dire: ok, il livello si è abbassato, abbassiamoci anche noi. Io invece ragiono come quelli che hanno preparato le tracce di ieri: il livello si è abbassato, cerchiamo di alzarlo pretendendo cose fattibili ma impegnative. Bartali e Dalla Chiesa sono esattamente questo: argomenti impegnativi come la Shoah e la mafia ma comunque fattibili, perché non stiamo parlando della filosofia di Hegel o del Dialogo sopra i massimi sistemi di Galileo. Quest’ultima opera, lo ammetto, ha fatto faticare anche me ai tempi delle superiori! 🙂

  3. marisasalabelle ha detto:

    Ma caro, conoscendomi, non penserai sul serio che io pensi che si debbano assecondare i gusti dei ragazzi per la Ferragni o Er Faina e assegnar loro compiti sui medesimi! Dico solo che spesso chi prepara i temi per l’esame non riesce minimamente a calarsi nella mente di un giovane, che può certo avere una sua cultura, ma che è ancora acerbo (sebbene dichiarabile maturo…) e non è detto che sappia discettare sul futuro del patrimonio artistico italiano o sull’illusione della conoscenza! Quanto a Bartali e Dalla Chiesa, qualcuno su cui i ragazzi sappiano un po’ di più si poteva trovare, anche evitando Ferragnez.

    • wwayne ha detto:

      Ho l’impressione che siano stati scelti anche per questo: perché i ragazzi non li conoscevano. Da qualche anno infatti la maturità è diventata un’occasione per pubblicizzare degli autori o dei personaggi che rischiano di cadere nel dimenticatoio. Questa svolta è stata inaugurata nell’anno della famigerata scelta di Magris, imposto come autore per il tema di Italiano al posto di quelli che i ragazzi avevano studiato durante l’anno. Magari un giorno al ministero arriveranno a decidere di inserire nelle tracce dei personaggi così oscuri da risultare sconosciuti perfino ai professori: quello sarà il punto di non ritorno. Ma finché i Carneadi restano dei personaggi come Bartali e Dalla Chiesa, a me va benissimo.

  4. Harley ha detto:

    Si chiama culturale generale.
    Uno studente per quanto possa essere impegnato nel proprio studio verso la maturità è bene che si impegni anche ad osservare a 360 gradi tutto quanto è accaduto nella storia del nostro Paese anche se le linee tematiche sono decisamente fuori misura per un esame di maturità.

  5. marisasalabelle ha detto:

    Appunto, è quello che sostengo io. L’esame presuppone sempre una cultura generale che non è solo scolastica, ma forse in questo caso si è presunto che dei ragazzi, nati, lo ricordo, nel 2000, abbiano nel loro bagaglio personale conoscenze molto particolari che non possono aver appreso a scuola ma che non leggono nemmeno sui quotidiani…

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