Adrian Bravi e Casilda Moreira

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Adrian Bravi è un uomo sorridente e gentile. È nato in Argentina, vive a Recanati, fa il bibliotecario e scrive romanzi di straordinaria bellezza e levità. È bello sentirlo parlare in quel suo italiano musicale, con le erre arrotate e le esse sorde. Quando aveva 18 anni e viveva a Buenos Aires, ci racconta, venne a sapere che il grande scrittore Borges, già vecchio e cieco, aveva intorno a sé molti giovani ammiratori che si prestavano ad accompagnarlo a passeggio o leggevano per lui.
«Basta che gli telefoni» gli aveva detto un amico. E lui non se l’era fatto dire due volte, si era fatto dare il numero e aveva chiamato. Telefonare a Jorge Luis Borges, nientemeno! Era emozionatissimo. La prima volta la cameriera gli aveva detto che il maestro era uscito, la seconda volta che era in viaggio. Ma lui non ha desistito. Ha chiamato una terza volta e la moglie del grande scrittore ha acconsentito a chiamarglielo. Mentre aspettava con la cornetta in mano sentiva i passi del poeta che si avvicinava appoggiandosi sul bastone. Infine una voce gli aveva detto semplicemente:
«¿Sì?»
«Sono un giovane poeta» aveva risposto lui, «quiero hablar con Jorge Luis Borges…»
A quel punto il grande Borges aveva iniziato a parlargli, era andato avanti per un bel po’, lui, forse per l’emozione, forse perché il vecchio non scandiva abbastanza chiaramente le parole, non aveva capito assolutamente niente, poi Borges lo aveva salutato e aveva messo giù.

L’ultimo libro di Adrian Bravi, L’idioma di Casilda Moreira, che abbiamo presentato il 23 marzo in libreria, è al tempo stesso un romanzo di viaggio, una storia d’amore e una riflessione sulla lingua. La storia in breve è questa: un giovane ricercatore italiano si reca in Argentina, avendo saputo dal suo professore che in un remoto villaggio della pampa vivono due anziani che sono gli unici al mondo a parlare una certa lingua india: solo che, essendosi molto amati un tempo e poi separati, non si rivolgono più la parola, e soprattutto rifiutano di esprimersi in quella lingua che è quella del loro amore. C’è un legame tra lingua e sentimenti? Certo che c’è, perché la lingua in cui nasciamo, facciamo le prime esperienze, parliamo coi nostri genitori o con la persona amata in giovinezza resterà per sempre la lingua del nostro cuore, l’unica capace di esprimere determinati stati d’animo, determinate emozioni. Casilda si rifiuta di pronunciare una sola parola nella sua lingua del cuore, neanche per soddisfare le esigenze di uno studioso venuto appositamente dall’Italia per intervistarla.
Credevo che le poche parole e filastrocche nell’idioma destinato a morire con gli ultimi due suoi depositari, così strane, piene di k, di j, di ü e di ö fossero un’invenzione di Adrian, e non me ne sarei sorpresa, perché il Nostro è uomo di incredibili e finissime invenzioni, ma lui ci ha garantito che si tratta di una lingua realmente esistita, il cui ultimo parlante è morto intorno al 1960. Così, si è detto lui, perché non immaginare che la lingua sia sopravvissuta ancora per un po’ grazie ad altri due oscuri parlanti, che però non vogliono parlare?
Non tradirò la fiducia dei lettori rivelando se il giovane studioso sia riuscito o no a farsi dire qualcosa in quell’idioma misterioso, né se Casilda e il suo ex amante Bartolo si siamo riconciliati o meno. Quello che posso dire è che il romanzo è piacevolissimo, profondo e leggero al tempo stesso, ricco di immagini e di argute trovate.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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2 risposte a Adrian Bravi e Casilda Moreira

  1. marisasalabelle ha detto:

    Ti assicuro che ne vale la pena! 🙂

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