Sulla rapidità dei fiumi

Insegnare italiano L2 agli immigrati non è così banale. Io ne ho imparato i rudimenti negli anni ’90, quando nelle scuole pistoiesi cominciavano ad affacciarsi i primi ragazzi arrivati freschi freschi dall’Albania o dalle regioni in guerra della ex Jugoslavia. Ho frequentato qualche corso, ho letto qualche libro, ho visionato molto materiale didattico e soprattutto ho fatto tanta pratica sulla mia pelle, e soprattutto su quella di quei disgraziati ragazzini che cadevano sotto le mie grinfie. Ho imparato cosa si fa per primo e cosa si fa dopo, cosa è fondamentale e cosa non lo è, cosa non si deve assolutamente fare e soprattutto come si devono fare le cose. Non dico di essere brava, no, ma qualcosina la so. È per questo forse che provo un senso di disagio quando assisto alle lezioni di qualcuno dei volontari che come me dedicano un po’ di tempo ai ragazzi ospiti di don Massimo a Vicofaro. Sono brave persone? Bravissime, non c’è dubbio. Sono capaci di fare quello che fanno? Non lo so. Mio marito dice giustamente: credi sempre di essere l’unica capace di far qualcosa. È vero, lo riconosco. Ma quando sento le volontarie, prevalentemente maestre e professoresse in pensione (proprio come me) recitare a voce alta “Io sono tu sei egli è, noi siamo voi siete essi sono”; quando sento le loro voci intonare la cantilena che nella loro ottica dovrebbe agevolare l’apprendimento, quando mi accorgo che nella loro mente “insegnare l’italiano” coincide esattamente con “somministrare una quantità industriale di schede grammaticali”, allora capisco che la buona volontà da sola non basta. Vorrei dire qualcosa, ma non è mia abitudine (qualunque cosa pensi in proposito mio marito) interferire nel lavoro degli altri. Così continuo a lavorare a modo mio coi due ragazzi che seguo e intanto ascolto il mio collega che insegna il plurale: il rapido fiume, i rapidi fiumi. E mi chiedo perché mai a qualcuno di questi ragazzi dovrebbe risultare necessario esprimersi sulla rapidità dei fiumi.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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5 risposte a Sulla rapidità dei fiumi

  1. tachimio ha detto:

    Forse il metodo d’insegnamento è in effetti un po’ antiquato, o forse è perché quando si è in pensione non c’è più quella molla di un tempo, quando la ”passione” per quello che si faceva era grande. Quando si è in pensione, tutto si smorza pur rimanendo la buona volontà di fare. Credo che sia nell’ordine delle cose e soprattutto nell’età. Non per tutti magari , ma forse per i più è così. Chissà…Buona giornata. Isabella

  2. marisasalabelle ha detto:

    Sì, andando avanti con l’età si perde la voglia di rinnovarsi, si pensa che “come abbiamo sempre fatto” vada bene, nonostante diversi tempi, diverso contesto, diversi interlocutori…
    Oh, nemmeno io sono di primo pelo, eh! 😉

  3. Speranza ha detto:

    Insegnamento dell’Italiano come seconda lingua è diverso da quelli impartito come prima prima lingua. Non tutti lo sanno, anzi sono pochi. Magari potresti organizzare qualche mini corso ai volontari, per insegnare giusto qualche trucco e ottenere risultati più rapidi.

  4. marisasalabelle ha detto:

    Eh, lo so, ma alcuni dei più testardi sono anche particolarmente attaccati ai loro metodi e anche un po’ permalosi… 🙂

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