Mi pareva che volesse dirmi qualcosa

Che io sia distratta e poco fisionomista, non è una novità per nessuno. Certe volte faccio delle pessime figure per la strada o nei negozi, quando qualcuno mi saluta e io non so nemmeno chi sia. Ma stavolta non mi fregano: l’ho vista, la ragazza a bordo della Clio color crema che accosta e mi fa cenno. È Francesca, mia figlia. La saluto con la mano e lei ricambia. Mi fermo ad aspettarla e lei pure si ferma. Mi avvicino, apro lo sportello del passeggero. Una giovane donna sconosciuta mi rivolge un sorriso gentile e un po’ dubbioso. In comune con Francesca ha solo i capelli lunghi e un paio di grossi occhiali.
«Buongiorno, signora. Posso esserle utile?»
«No, è che pensavo… mi pareva che volesse dirmi qualcosa…»
«Le accennavo che devo parcheggiare… esatto, proprio lì dove si trova lei. Se vuol essere così gentile…»
«Oh, ma certo. Arrivederci!»
«Arrivederci.»

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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7 risposte a Mi pareva che volesse dirmi qualcosa

  1. mapiova ha detto:

    A me l’estate scorsa mi è capitato qualcosa di molto simile: ero in montagna con degli amici e loro mi dicono: “Aspettaci qui, noi andiamo a prendere l’auto e ti veniamo a prendere.” Io dopo qualche minuto vedo sbucare dall’angolo della strada un’auto uguale alla loro che si ferma proprio davanti a me, apro la portiera e mi trovo davanti degli sconosciuti che mi guardano male.
    “Scusate ho sbagliato auto”

  2. marisasalabelle ha detto:

    Menomale che non sono la sola… 😀

  3. wwayne ha detto:

    Sotto al Suo ultimo post non c’è la possibilità di commentare, quindi Le scrivo qui.
    Anche la casa editrice per cui lavoravo una volta decise di avventurarsi nella ristampa di un libro che aveva riscosso poco successo. Il romanzo in questione era “Elegia provinciale” di Giancarlo Micheli: la storia (realmente accaduta) sarebbe stata anche interessante, ma purtroppo era raccontata in modo troppo pesante. L’autore si riteneva palesemente un fenomeno della scrittura, e questo lo portava a cercare il colpo a effetto linguistico almeno una volta a pagina: questo però andava a detrimento della storia, che risultava meno facile da seguire e più lenta nel suo svolgimento.
    Va detto comunque che nel complesso apprezzai quel romanzo: non solo perché (come ho già detto) lo spunto di trama era interessante, ma anche perché l’autore riusciva a smuovere dei sentimenti profondi nei riguardi dei suoi personaggi. Agli occhi del lettore il protagonista diventava un eroe per cui fare un tifo sfegatato, e l’antagonista un’insopportabile megera da odiare con tutta l’anima.
    Insomma, Micheli potrebbe essere un grande scrittore, se solo imparasse a tenere a freno la sua volontà di “fare il fenomeno” con delle baracconate linguistiche che fanno soltanto del male ai suoi romanzi. Tra l’altro i suoi romanzi non sono neanche brevi (l’ultimo supera le 600 pagine), quindi a maggior ragione dovrebbe fare in modo che siano quantomeno scorrevoli.

  4. marisasalabelle ha detto:

    Non conosco questo autore. Comunque il romanzo di Sinigaglia non è affatto pesante, anzi piuttosto divertente. Non so perché non si potesse commentare in coda all’articolo, comunque ho riattivato la funzione. Grazie per avermelo segnalato!

  5. Sara Provasi ha detto:

    Ahah bellissimo xD

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