In galera

Premetto che non nutro nessuna simpatia nei confronti di Cesare Battisti. È stato un terrorista, ha commesso gravissimi crimini, è stato processato e condannato, è stato un latitante per anni. Ora è stato preso ed è giusto che sconti la sua pena. So che c’è chi ha dei dubbi sul suo effettivo coinvolgimento nei delitti per i quali è stato condannato: io non ne so abbastanza, perciò mi rimetto ai fatti e i fatti sono che ha delle condanne da scontare. Detto questo, mi ha dato fastidio il modo in cui il nostro impareggiabile ministro dell’Interno si è espresso. A parte il profluvio di insulti, che secondo me un uomo delle istituzioni dovrebbe evitare, a parte i ringraziamenti e gli elogi sperticati rivolti al fascista Bolsonaro, c’è una cosa che proprio non riesco a digerire, da parte di Salvini ma anche dei suoi “contrattisti di governo” a 5 stelle ed è l’uso della parola “galera”.
«Pacchia finita, in galera a vita» ha scritto con grande senso della rima e del ritmo;
«Ovviamente dovrà marcire in galera fino all’ultimo dei suoi giorni. Non deve uscire vivo dalla galera.»
Posso dirlo? Non mi piacciono queste espressioni trucide. Si dice carcere, non galera. Non si dice “marcire”. E la frase “Non deve uscire vivo dalla galera”… ecco… in Italia è successo a tanti, e non mi pare il caso di augurarlo a nessuno, neanche a un assassino. Dio mise un segno sulla fronte di Caino, affinché nessuno gli facesse del male.
Ma, come dicevo, non è il solo Salvini a esibire un simile linguaggio, veramente indegno di rappresentanti dello Stato, quindi anche miei, fino a prova contraria. Pure il sorridente Di Maio adora certe espressioni da vero duro.
«Se imbrogliano si beccano fino a sei anni di galera» dice a proposito di quelli che con un termine falsamente affettuoso vengono chiamati “i furbetti”.
«A Capodanno festeggeremo la galera per i corrotti!» Carcere, Gigino. E comunque non sono esattamente cose da festeggiare.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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13 risposte a In galera

  1. Harley ha detto:

    C’è sempre quel perbenismo celato sotto le mentite spoglie della becerità.
    Comunque Cesare Battisti dovrà scontare la sua pena fino in fondo.

  2. marisasalabelle ha detto:

    Certo, non è questo che metto in dubbio, piuttosto disapprovo lo scadimento del linguaggio pubblico

  3. Menti Vagabonde ha detto:

    Sono d’accordo, i rappresentanti delle istituzioni dovrebbero utilizzare un altro tipo di linguaggio. “Ieri” veniva utilizzato il “politichese”, discorsi arzigogolati e paroloni, e la gente non capiva nulla. Oggi discorsi terra terra, termini usati a caso, linguaggio da strada, la gente pensa di capire tutto… e invece…

  4. marisasalabelle ha detto:

    Anche perché oggi certe parole vengono usate per un criminale omicida, ma in altre occasioni possono essere usate verso persone che hanno commesso reati molto meno gravi o solo verso persone in qualche modo “sgradite”… Infine, secondo me, la giustizia non deve mai essere disgiunta dal rispetto della dignità, anche di quella di chi delinque

  5. Speranza ha detto:

    Stiamo davvero vivendo un periodo di decadimento. Poi si meravigliano dei comportamenti sregolati dei ragazzi!

  6. marisasalabelle ha detto:

    Speriamo di venirne fuori alla svelta! Anche se in realtà non ci credo troppo…

  7. wwayne ha detto:

    A questo proposito copio&incollo uno dei primi commenti che lasciai qui sul Suo blog:

    “All’università ho frequentato un corso di Storia Medievale. Il professore che lo teneva confrontava il linguaggio dei documenti politici medievali con quello odierno, e ci faceva notare che rispetto ad allora oggi si tende a sfumare tutto, ad evitare espressioni forti, ad usare molti eufemismi, a cercare di essere politicamente corretti anche quando si potrebbe tranquillamente dire pane al pane e vino al vino. Invece di dire brutto, diciamo quasi bello. Invece di dire vecchio, diciamo non più giovane. Invece di dire orrendo, diciamo non riuscito.
    Tendiamo sempre a morderci la lingua, a reprimerci nel nostro modo di parlare e di scrivere anche quando non ce ne sarebbe assolutamente bisogno. Proprio perché è così raro trovare una persona che parli senza peli sulla lingua, quando in tv qualcuno comincia a farlo subito diventa un personaggio: pensiamo a Sgarbi, alla Maionchi, ad Aldo Busi eccetera.
    Il nostro vocabolario si sta paurosamente restringendo, perché stiamo eliminando tutte le parole “nette”, in favore di quelle più “sfumate.” Al giorno d’oggi le cose non vengono più chiamate con il loro nome, ma con il loro eufemismo.”

    Questo commento è ancora attuale. E infatti una delle chiavi del successo di Salvini è proprio la noncuranza con cui sfida quotidianamente il politicamente corretto, godendo perfino nel calpestarlo.
    Si tratta di un politico al quale riconosco molti pregi e molti difetti: ebbene, questo aspetto della sua comunicazione per me rientra tra i pregi. Non se ne poteva più di questa comunicazione fatta con i guanti di velluto, con i personaggi pubblici che si mordevano la lingua, rilasciavano dichiarazioni ipocrite, minimizzavano anche in merito alle faccende più gravi e ai litigi più accesi. Oggi abbiamo al potere gente che dice pane al pane e vino al vino, e se talvolta lo dice in maniera un po’ becera pazienza: meglio quest’eccesso che l’eccesso opposto.
    E comunque, Cesare Battisti si sarebbe meritato un po’ più di rispetto, se solo non avesse fatto il gradasso per gran parte della sua latitanza, facendoci marameo dall’estero ogni volta che ne aveva l’occasione. Si immagini i familiari delle vittime come si sentivano a vedergli quel sorrisino da schiaffi sempre stampato in faccia…

  8. marisasalabelle ha detto:

    No, no. Innanzitutto la comunicazione di Salvini è tutt’altro che spontanea e noncurante: al contrario, è studiatissima, proprio allo scopo di provocare determinati effetti. C’è un’équipe che ci lavora a tempo pieno. Salvini non è l’ultimo naif che pubblica le sue abbuffate e le sue reazioni spontanee senza riflettere: è un prodotto ben costruito, una macchina per il consenso e fino a ora ha funzionato alla grande, anche se ultimamente ha fatto qualche scivolone.
    Secondo: il politichese paludato e ammantato di ipocrisia non esiste più da tempo, prima di Salvini ci sono stati Bossi, Berlusconi, Renzi, che ognuno con le sue caratteristiche hanno contribuito nel bene e nel male a svecchiare la comunicazione politica.
    Infine, io non contesto, o meglio non contesto solo lo stile, ma la sostanza: per me, di nessuno si deve dire “marcirà in galera”, “non ne uscirà vivo” etc, e soprattutto se si è il ministro dell’interno, una persona che ha una grande responsabilità verso tutti i cittadini, onesti e criminali, di destra e di sinistra, simpatici e antipatici. Chi deve andare in carcere ci vada, ma per favore basta con queste esibizioni muscolari

    • wwayne ha detto:

      Quando parlavo di noncuranza mi riferivo alla mancanza di interesse da parte di Salvini a mantenere un comportamento politicamente corretto: che la sua comunicazione mediatica sia studiatissima l’avevo capito anch’io da quel dì.
      E’ vero anche che Salvini non è spuntato fuori come un fungo, ma è soltanto il frutto più estremo di una decostruzione del politichese iniziata ormai da tempo. Lei dice che questa decostruzione si è conclusa ben prima di Salvini, ma io in verità ho visto delle tracce di politichese anche in anni molto recenti, in particolare nel centrodestra: ad esempio, non si contano le supercazzole e le acrobazie verbali con cui alcuni forzisti cercavano di giustificare le mattane del loro leader (con un certo sprezzo del ridicolo, va detto).

  9. wwayne ha detto:

    Le segnalo quest’articolo del Fatto quotidiano, che si concentra sullo stesso argomento del Suo post ed è stato pubblicato il giorno dopo di esso:

    Lo zen e l’arte di Salvini di svicolare
    di Daniela Ranieri

    Dopo tante ore di televisione sorbite e innumerevoli stringhe di testo sottoposte ad attenta esegesi, domenica sera ci è parso di essere giunti al segreto della tecnica comunicativa di Matteo Salvini. Da Giletti su La7, dove è andato principalmente ad officiare il rito dell’ostensione del Cesare Battisti catturato, la temperatura è subito alta e la narrazione manichea come una puntata di Dragon Ball: Giletti parla di “sacrificio” dei “nostri uomini”; Salvini rilancia con “quello schifoso”, “quel vigliacco”, “quel soggetto”, “quel fenomeno”; Giletti si emoziona per “preso!”, come da comunicazione dei servizi; Salvini rilancia con “assassino comunista”, “italiani perbene”, “marcire in galera”. […]
    Giletti lo provoca sull’epilogo della vicenda delle 49 persone lasciate in mare per 19 giorni: “Si dice che Lei abbia ceduto sull’immigrazione”. “Guardi, io bado ai fatti: penso che gli italiani mi riconoscano concretezza, coerenza, serietà. I fatti dicono che nel 2018 sono sbarcati quasi 100.000 immigrati in meno rispetto al 2017”, ed è ovvio che la risposta non c’entra niente con la domanda. Sulla minaccia di non identificare i migranti, ipotesi che creerebbe folle di clandestini in giro per l’Europa, ribatte: “Buono sì, scemo no”; poi inscena il noto teatrino parassitario: “Sono 30enni più robusti di me, col telefonino, le cuffiette, le scarpe da tennis.” Assicuratasi l’attenzione emotiva del pubblico, vira sul climax: “Spacciano, scippano, stuprano!”. Boato catartico del pubblico, lieto che qualcuno di autorevole osi quello che esso si permette solo dopo qualche bicchiere.

  10. wwayne ha detto:

    Sulla Nazione di oggi si specifica che Chiara Alessandri ha il televisore e il bagno con doccia in cella.
    Ora, io non voglio in nessun modo minimizzare la gravità del delitto che ha commesso. Al contrario, la perfidia con cui è stato premeditato mi ha lasciato sgomento fin da subito. Ma fomentare ulteriormente l’odio nei confronti di questa donna, suggerendo implicitamente che lo stato dovrebbe infierire su di lei facendola rinchiudere nel più lercio dei tuguri, la trovo un’operazione mediatica ignobile, da ritiro immediato del tesserino. Sempre che il giornalista in questione ce l’abbia, e ne dubito.

  11. marisasalabelle ha detto:

    Non so chi sia Chiara Alessandri né che delitto abbia commesso. Ma sono sempre stata convinta che la pena del carcere consista nella privazione della libertà, e non nel costringere il detenuto a condizioni di vita inaccettabili. Però ricordo che i miei alunni, implacabili, avrebbero voluto che i carcerati fossero come minimo appesi per i polsi, come si vede nelle vignette della Settimana enigmistica. Non era facile spiegare loro che una pena può essere severa senza essere perversa

  12. wwayne ha detto:

    Ho pubblicizzato questo Suo articolo nei commenti a questo post: https://giovanniasmundo.wordpress.com/2019/02/06/322/

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