Chiamo il prefetto

Nella camera a due letti dove la zia continua il suo sonno ignaro, al di là del paravento, il solito vecchietto convinto di essere in treno è in attesa di partire per chissà quale destinazione.
«Ma allora! Quando si parte? Signorina! C’è qualcuno che mi possa rispondere? Sono ore che aspetto!»
La sua voce è acuta, leggermente querula, ma i suoi modi sono garbati. Gli infermieri lo conoscono e gli rispondono distrattamente:
«C’è stato un leggero ritardo, ma a minuti sarà annunciata la partenza!»
«Abbia pazienza, ci sono dei lavori sulla linea!»
«Il macchinista è sceso un attimo a prendersi un caffè…»
L’uomo è frastornato: non capisce quale sia la vera causa del ritardo e minaccia di denunciare le ferrovie per sequestro di persona.
«Ma insomma, è una cosa inconcepibile! Dove sono i miei pantaloni? E il mio cappotto?»
«Cosa se ne fa del cappotto, signor Paolo?»
«Vuole che parta senza cappotto? Vuole che vada in giro per il mondo in pigiama?»
«Il pigiama è così caldo e comodo… e poi, dove deve andare, Paolo?»
«Basta! Io vi denuncio! Vado alla polizia! Chiamo il prefetto! Signor prefetto?»

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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