Un libro che farà parlare

nella setta

Ieri è uscito un libro che farà parlare: Nella setta, di Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni. Gli autori si sono infiltrati nel mondo delle sette e hanno fatto un interessante réportage. Una di queste, L’Associazione Archeosofica, è pistoiese: di qui lo scalpore nato nella nostra città, i due articoli sul Tirreno, le numerose copie prenotate dalle librerie della città, compresa Les Bouquinistes, che stavolta ha fatto il colpaccio: ospiterà Flavia Piccinni, per una delle primissime presentazioni del libro, giovedì prossimo. Su espressa richiesta di Elena, vado davanti all’edicola a controllare le locandine della Nazione e del Tirreno: ieri non si faceva parola del libro, oggi invece la civetta del Tirreno recita: Associazione sotto accusa,«Non siamo una setta». Scatto una foto e gliela mando con WhatsApp.
Più tardi nella mattinata, scorrendo la timeline di Facebook, mi imbatto in un post della pagina “Nella setta”. Riporta foto degli articoli usciti sul quotidiano e della civetta. Buffo, come tutti i marciapiedi si somiglino, e come in tutte le città le locandine dei giornalai siano simili… Non ho idea di dove sia stata fatta quella foto né da chi, ma giurerei che il marciapiede a lastre zigrinate è quello davanti all’edicola di via del Can Bianco, e che le locandine inquadrate, una rossa e una gialla, sono le stesse che ho fotografato io. Persino la mano di chi ha scattato è incerta come la mia, così che la foto appare leggermente fuori fuoco proprio come… aspetta un momento… fammi controllare la mia galleria…

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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7 risposte a Un libro che farà parlare

  1. wwayne ha detto:

    Qualche giorno fa Il Fatto quotidiano l’ha pubblicizzato con un articolone che occupava 2 paginate intere. Non si trattava di una marchetta, però: se l’articolo ha occupato così tanto spazio è stato perché il giornalista oltre a recensire il libro ha spiegato anche con dovizia di particolari come agiscono le sette durante e dopo l’adescamento dei nuovi adepti.
    Il giornalista in questione ha spiegato inoltre che, una volta adescati, gli adepti arrivano a credere anche alle panzane più plateali. E questo non perché sono dei perfetti idioti, ma perché ormai hanno una fiducia totale e incondizionata nei confronti di chi gestisce la setta, e quindi perdono ogni minima parvenza di spirito critico.
    Io ho la fortuna di essere uno spirito libero, e quindi ho sempre evitato come la peste qualsiasi forma di associazionismo, anche quella apparentemente più innocua, perché la vedevo come una limitazione della mia libertà. Di conseguenza, ritengo quasi impossibile che io possa venire anche solo attenzionato dal recruiter di una setta. Ma questo non è un motivo valido per fregarmene del fenomeno, perché potrebbe sempre capitare ad una persona a me cara.
    Quel che mi amareggia di più è che, se capitasse ad un mio amico o parente, io non potrei difenderlo in alcun modo: infatti fondare una setta non è reato. Non lo è più da quando è stato cancellato il reato di manipolazione mentale (detta anche plagio), nel lontano 1981. Come ha detto il giornalista, con quell’abrogazione lo stato ha di fatto concesso un nullaosta alle sette, e ne stiamo ancora pagando le conseguenze.

    • marisasalabelle ha detto:

      Il tema delle sette mi ha sempre affascinato e respinto al tempo stesso. Pistoia, nel suo piccolo, appare particolarmente vulnerabile. Non dimentichiamo che abbiamo avuto Licio Gelli, Mamma Ebe, al secolo Gigliola Ebe Giorgini, e ora questa Associazione Archeosofica, su cui (Il Tirreno di oggi) la procura ha aperto un’inchiesta…

      • wwayne ha detto:

        Non solo Pistoia, ma la Toscana in genere è un terreno ideale per le sette. I toscani infatti sono notoriamente molto chiusi come modo di essere, e quindi sono i soggetti ideali per formare una setta, dato che la chiusura nei confronti del mondo esterno è una delle sue caratteristiche principali. Per questo dicevo che una cosa del genere potrebbe capitare ad un mio caro in qualsiasi momento: perché conosco la natura dei toscani, pur non condividendola. Grazie per la risposta, e buona Domenica! 🙂

  2. Lavonia Kinsky ha detto:

    Per le emorragie si danno antidolorifici, per l’aborto no. Forse il mio è solo un caso isolato ma temo di no. Credo che il mamagement sanitario preveda dei protocolli che si basano più sul risparmio che sulla salute e il benessere del paziente almeno a Mestre.
    Ho perso un bambino in sala d’aspetto. E le infermiere non mi hanno dato nemmeno un paracetamolo ” che il feto non prende nessun antidolorifico”

    • marisasalabelle ha detto:

      Nei confronti della donna partoriente o in stato di aborto, spontaneo o volontario che sia, il mantra è: hai goduto quando l’hai fatto? Ora non ti lamentare! Del resto il primo a dirlo fu Domineddio: partorirai nel dolore…

  3. marisasalabelle ha detto:

    Non sei tu che l’hai persa, sono quelli che ti hanno trattato in quel modo!

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