Piccolo sermone femminista

Quale futuro aspetta le nostre giovani donne? Il governo sembra avere in mente un programma restauratore che mai avremmo immaginato, almeno noi della vecchia guardia, noi che abbiamo vissuto gli anni ’70, a torto considerati funesti: lo sono stati, sì, per le stragi e i tanti morti ammazzati, ma sono stati anche anni di grandi riforme e innovazioni per la società italiana. Noi, che ci siamo cresciute attraverso, lo sappiamo. Quando il diritto di famiglia poneva l’uomo a capo, quando la donna era obbligata a seguirlo dovunque egli eleggesse domicilio, quando non c’era il divorzio, quando non c’era l’aborto. Oh, io non sono una fan dell’aborto, penso che nessuno lo sia tranne quelle femministe immaginarie con la bava alla bocca dipinte da certa propaganda, però io mi ricordo di quando tante donne abortivano illegalmente: quelle che avevano un po’ di soldi in cliniche private, le poveracce in situazioni di fortuna, o di sfortuna, per meglio dire, visto che tante ne morivano.
Le ragazze d’oggi sembrano nulla sapere di tutto ciò. Perché altrimenti non mi spiego come se ne stiano buone buone ad aspettare una legge che riformi in senso maschilista e reazionario il procedimento della separazione e dell’affidamento dei figli, come non scendano tutte in piazza a difendere la legge 194 minacciata da più parti, come non difendano con le unghie e con i denti i diritti appena conquistati dalle persone lgbt e già sotto minaccia, come non rabbrividiscano di fronte al modello di famiglia e di società che si sta profilando. A me, personalmente, nulla tange di tutto ciò: non posso più rimanere incinta e dover scegliere se portare avanti la gravidanza o meno, non ho più figli minori da gestire e mio marito, nonostante abbia i suoi difettucci, è un uomo che condivide le mie vedute. Ma le altre?
So che esiste un vasto movimento femminista transnazionale che si batte per un modello di famiglia, di coppia e di società diverse da quelle che immaginano coloro che ci governano, e so anche che si stanno mobilitando con una serie di iniziative (vedere in proposito il sito https://nonunadimeno.wordpress.com/) ma mi sembra – spero di sbagliare – che molte giovani donne siano del tutto assenti e forse inconsapevoli, apprezzino in modo miope il cosiddetto governo del cambiamento (che poi il cambiamento lo sta facendo davvero, ma non nel senso in cui molti se lo aspettavano…), si accontentino dei loro lavoretti precari, del vestiario a basso costo di Zara e H&M, di qualche apericena e un fidanzato padroncino, scrollando le spalle e dicendo: «Be’, è così che va il mondo!»
Ragazze, sveglia! È il momento di tirar fuori le unghie!
P.S.: come sappiamo, il papa fa il papa e nessuno può pretendere da lui che sia a favore dell’interruzione di gravidanza. Ma quella battutaccia se la poteva risparmiare…

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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9 risposte a Piccolo sermone femminista

  1. wwayne ha detto:

    La famiglia è il bene più prezioso di qualsiasi società. In quella italiana questo valore si è perso, al punto che ci si separa per i motivi più futili, e questa orribile tendenza non viene neanche percepita come un problema: al contrario, si è insinuata tra gli italiani l’idea per cui una stare uniti o separati pari è, anche per i figli. E questa è una grandissima falsità, perché ne ho conosciuti tanti di figli con i genitori separati, e non ne ho mai visto uno che fosse quadrato e sereno al 100%. Di conseguenza, se l’attuale governo cerca in modo più o meno sottile di invertire questa tendenza, io ritengo che stia intervenendo su un settore di cruciale importanza, e lo stia facendo nel modo giusto.
    P.S.: La propaganda per cui “stare uniti o separati pari è, anche per i figli” non è il peggio del peggio: c’è chi si è spinto perfino oltre, affermando che “Il bambino soffre di più con due genitori uniti e infelici che separati e felici”. Ovviamente è una frase falsa e autoassolutoria, inventata da genitori che non sapevano gestire il proprio senso di colpa, e quindi sono arrivati a partorire la frase paradossale per cui a separarsi hanno fatto addirittura un favore ai loro figli. Ma mi faccia il piacere, come diceva Totò.

    • marisasalabelle ha detto:

      Eh, caro, lo sai bene che su questo punto abbiamo posizioni diametralmente opposte!

      • wwayne ha detto:

        Nel senso che adora le famiglie sfasciate? Questo non riesco a crederlo, ho troppa stima della Sua intelligenza.

      • marisasalabelle ha detto:

        Non adoro le famiglie sfasciate. Ma so che non sempre una coppia riesce a rimanere unita, per moltissime ragioni che non sto ad elencare. Difendo il diritto alla separazione e al divorzio, che non viene inficiato dal fatto che qualcuno possa usare con leggerezza questi istituti. Né mi sembra un uso esclusivamente o prevalentemente italiano… Credo nella famiglia, ma questo non mi autorizza a costringere a stare insieme chi non vuole o non può. Il disegno di legge Pillon mi sembra pessimo, autoritario e penalizzante per le donne… e anche per i bambini.

      • wwayne ha detto:

        Leggo che questo disegno di legge cancella l’automatismo dell’assegno di mantenimento, e prevede che il coniuge che abbia l’assegnazione della casa coniugale corrisponda un canone d’affitto all’altro coniuge. Questi non sono dettagli pessimi: al contrario, tarpano le ali alle furbette che si sono sposate (e separate subito dopo) proprio per godere di questi privilegi. Ma di queste cacciatrici di polli a me interessa il giusto: a me interessa che le coppie con figli restino unite, anche con lo scotch se necessario, e se il ddl Pillon va in questa direzione viva Pillon. Massimo rispetto per il Suo parere contrario comunque.

      • marisasalabelle ha detto:

        Non voglio essere petulante… le furbette ci saranno, ma non dimenticarti che in Italia la disoccupazione femminile è molto alta, spesso la donna chi ha figli viene pesantemente penalizzata sul lavoro (se non lo perde) e mediamente le donne sono più povere degli uomini. So che ci sono casi di ex mariti tartassati dalle spese, ma sono certamente più numerose le donne che senza l’assegno di mantenimento rischieranno di cadere in povertà

      • wwayne ha detto:

        Può darsi che Lei abbia ragione a voler contrastare Pillon su questo punto, ma su quello del voler tenere unite le famiglie questo politico andrebbe portato in trionfo come i generali romani.
        Certo, sarebbe stato meglio se un ritorno al modello della famiglia unita fosse arrivato dal basso, se fosse partito da una presa di coscienza dei cittadini di quanto sia orrenda una società piena di famiglie sfasciate, ma se aspettiamo che succeda questo allora campa cavallo, e quindi è giusto che ci pensi qualcuno dall’alto. E se anche Pillon fallirà (perché gli italiani si ribelleranno a lui o perché il suo ddl verrà stravolto), lo considero un eroe per il solo fatto di averci provato. E La ringrazio per avermelo fatto scoprire: confesso che ultimamente leggo più romanzi che giornali, e quindi il suo ddl me l’ero completamente perso.

  2. Anch’io appartengo alla generazione che ha lottato perché certi diritti venissero garantiti. Oggi le ragazze, e i ragazzi – perché mi ricordo bene, in quegli anni, che i ragazzi, almeno quelli che conoscevo, e che vedevo a scuola e nelle piazze, stavano con noi – sono completamente ipnotizzati dai modelli consumistici comportamentali proposti da (quasi) tutti i mezzi di comunicazione e di intrattenimento. Non dico che abbiano la mente ottenebrata, ma certo sono colpevolmente (dal sistema) condotti verso certo lidi. Sulle decisioni che si stanno prendendo in questi giorni, devo ammettere che tutto ciò mi fa rabbrividire. E non perché non abbia a cuore l’importanza della famiglia (sono felicemente sposata da venticinque anni e ho tre figli), ma perché ho a cuore le tutele, di tutti.

  3. marisasalabelle ha detto:

    Purtroppo c’è in atto una regressione… e non da mo’. Speriamo comunque nella riscossa delle giovani donne… che inizino a guardare in faccia la realtà e si rendano conto della direzione in cui si sta andando!

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