Non c’è traccia

Mi sono un po’ distaccata, per forza di cose, dalle questioni che riguardano la scuola, funestata da continue e contradditorie “riforme”. Le colleghe rimaste in servizio mi raccontano orrori, ma è vero anche che il vizio di noi insegnanti è di lamentarci sempre. Ma una cosa la devo dire. Riguarda il modo sistematico in cui lo studio della Storia viene metodicamente scoraggiato e denigrato. A partire dalla riforma Gelmini (2008-10), mai abrogata né da destra né da sinistra, ma semmai ulteriormente pasticciata e peggiorata. La Gelmini rivoluzionò la periodizzazione della materia nel corso degli anni scolastici, incrementando il tempo destinato ad approfondire le civiltà antiche e diminuendo drasticamente quello da dedicare al Medioevo e all’età moderna e contemporanea. Col paradosso che i bambini di 11 anni escono dalla scuola elementare senza avere mai studiato il Novecento, le guerre mondiali, il fascismo.
Ai tempi della Gelmini, per quanto riguarda gli esami di Stato, ispettori solerti raccomandavano ai presidenti di commissione di non autorizzare i commissari di italiano a interrogare in storia. Questa disciplina cenerentola è stata relegata sempre più ai margini del percorso educativo, dove grande importanza hanno acquisito, al suo posto, l’aggiornamento sulla sicurezza nel luogo di lavoro e la produzione del curriculum vitae. Ora il nuovissimo ministro dell’Istruzione, quello che ha studiato fino alla terza media, decide di riformare l’esame di Stato: toglie la Terza prova, una prova che per carità, aveva i suoi limiti, ma che poteva contemplare sei domande a risposta multipla o due domande aperte di storia del Novecento e toglie la traccia di storia tra le proposte per la prima prova scritta. Mi domando: quale studente con un po’ di sale in zucca perderà tempo a studiare più la storia in quinta, se questa materia è magicamente sparita dall’esame di Stato?
Avanti così!

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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2 risposte a Non c’è traccia

  1. Silvia Lo Giudice ha detto:

    Purtroppo l’ignoranza in storia è sempre più spaventosa anche tra persone di cultura media,quando ancora si studiava. Bisogna avere passione nell’insegnarla e passione nell’apprenderla e poi, soprattutto, bisogna studiarla….. Nessuno oggi più ha voglia di studiare in genere escluse alcune minoranze, come i giovani storici che Paolo Mieli invita nei suoi programmi dedicati alla storia, e pochi altri. Forse ci vorrebbero più film storici o romanzi storici per suscitare curiosità.

  2. marisasalabelle ha detto:

    La storia può essere pesante come materia da studiare, può essere arida e nozionistica, ma può anche essere bellissima, affascinante… sui film storici sono d’accordo, purché siano fedeli ai fatti; anche i documentari possono essere uno straordinario strumento didattico; i romanzi storici io generalmente non li amo perché spesso rielaborano un po’ troppo, calcano molto sul tasto avventuroso e/o sentimentale, distorcono la realtà (per non parlare di quando sparano dei veri e propri strafalcioni)

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