Immorali

Menomale che sono straordinariamente ricca e menomale che mio marito e i miei figli lavorano tutti, ad eccezione di quello sventurato del mio figlio più giovane, che però si fregia della condizione di studente. Così nessuno di noi rischia di incappare nel reddito di cittadinanza, quella specie di gimkana per cui devi frequentare corsi di formazione professionale, passare almeno due ore al giorno a cercare lavoro e otto ore alla settimana a lavorare gratuitamente per la comunità, sostenere almeno tre colloqui di lavoro e accettarne obbligatoriamente uno; e va bene, fino a qui lo sapevamo. E passiamo pure sopra agli inevitabili trucchetti contabili per cui i 780 euro non sono 780 euro ma il corrispettivo che manca a raggiungere la cifra di 780 euro meno il valore dell’abitazione se di proprietà moltiplicato il numero di piede radice quadrata di 2…
Non passerei sopra, invece, al requisito di italianità dei destinatari, alla pretesa di escludere i Rom, che invece italiani sono… roba nazista, se mi è permesso dirlo, alla quale purtroppo il governo del cambiamento ci sta abituando.
Ma quello che mi rende ancora più sconcertata sono le modalità di fruizione del suddetto reddito. Non denaro sonante ma accredito su bancomat o altro simile dispositivo, da spendere solo in Italia, solo su prodotti italiani e “non per spese immorali”. Spese immorali! E quali sono, di grazia? E chi lo decide? Le sigarette sono immorali. E i superalcolici? La birra? I preservativi? Sì, quelli si possono comprare, ma solo se si è sposati. E la lingerie? Figuriamoci! Quella non solo è immorale, ma è anche roba di lusso, e i poveri non devono concedersi beni di lusso, se no che poveri sono?
I libri? Non sono mica tanto morali, i libri… Non dimentichiamoci che Emma Bovary ha fatto quello che ha fatto perché leggeva romanzi…

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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12 risposte a Immorali

  1. wwayne ha detto:

    Lo stato lo fa apposta ad organizzare queste corse a ostacoli per accedere ai finanziamenti: pensi che io per attivare la carta del docente ci ho messo un anno e 3 giorni. La tattica è quella di complicare volutamente la procedura fino all’inverosimile, con l’obiettivo di indurre chi dovrebbe fruire del finanziamento a dire “Mi sono rotto, ne faccio a meno.” Nel mio caso hanno fatto male i loro conti: ad un certo punto era diventata una questione di principio, volevo sfilarglieli a costo di metterci 10 anni.

  2. marisasalabelle ha detto:

    Sì, indubbiamente l’intento è scoraggiare, tanto che pare (dico così perché si tratta ancora di ipotesi, voci dal sen fuggite) che l’importo non speso rimanga allo Stato. Ma se questo poteva anche essere accettato per iniziative come il bonus docenti o il bonus cultura per i ragazzi (tutte cose in cui io non ho mai creduto, perché per la mia filosofia invece che elargire bonus bisognerebbe incrementare servizi), diventa un vero e proprio insulto quando si fa passare un tale obbrobrio per “reddito di cittadinanza”. Io ci ho scherzato su ma mi inquieta veramente pensare che il governo voglia sorvegliare il modo in cui la gente spende il reddito che gli è stato promesso, che ponga condizioni e arrivi a definire immorali talune spese. Qui siamo veramente in un romanzo distopico!

    • wwayne ha detto:

      La politica moderna (non solo italiana) presenta molti tratti distopici, ma quelli da Lei elencati a mio giudizio non rientrano nella categoria. È un dato di fatto che alcune spese sono immorali, ed è normale che lo stato voglia sapere dove vanno a finire i suoi finanziamenti.

  3. marisasalabelle ha detto:

    No, mi dispiace, non sono d’accordo. Io qui ci vedo un governo che intende controllare le spese dei suoi cittadini più poveri… tutto questo mi ricorda le politiche pauperistiche entrate in vigore soprattutto nei paesi del Nordeuropa a partire dal secolo XVII.
    Se vuoi dare un reddito, perché credi che in tempi in cui il lavoro rischia di venire a mancare sempre più, dai un reddito (sempre che tu abbia i fondi, cosa tutt’altro che banale); se vuoi distribuire buoni pasto o buoni pannolini fallo, ma non chiamare “reddito di cittadinanza” questo obbrobrio!
    (Il “tu” è rivolto al governo,ovviamente, non a te)

    • wwayne ha detto:

      Avevo capito. Ad ogni modo, ritengo che la stretta sorveglianza sul reddito di cittadinanza sia dipesa, più che da una mania del controllo tipica dei regimi totalitari, dalla consapevolezza che molti furbetti lo utilizzerebbero in modo così distorto da rovinare l’immagine di chi l’ha proposto. E’ un po’ come coi cani: alcuni possono andare anche senza guinzaglio e altri invece devono avere un guinzaglio cortissimo. Noi italiani rientriamo palesemente nell’ultima categoria.

  4. Ilaria Bho ha detto:

    Personalmente credo che più che “controllare” come i cittadini spendono il reddito di cittadinanza, lo stato speri che esso sia un mezzo per aumentare la domanda di beni, in modo da far ripartire e crescere le aziende del nostro territorio; per questo sentivo in radio che non si potrà spenderlo su Amazon (ovviamente non è notizia certa) ecc.
    Così avrebbe senso, le imprese aumenterebbero la produzione e potrebbero dare più lavoro, se c’è lavoro non c’è più bisogno del reddito di cittadinanza.
    Almeno è così che mi piace vederla… perché proprio come misura altrimenti non riesco a condividerla e a vedere un risvolto futuro positivo…

    (sul discorso della moralità preferisco non addentrarmi perché sarebbe molto complesso)

    • marisasalabelle ha detto:

      Non ho molta fiducia che vincolare in questo modo le spese possa creare un impulso per l’incremento della produzione; so che in parte l’obiettivo è quello ma temo che sia utopistico, e comunque sono assolutamente contraria a questo modo di gestire le scelte delle persone…

      • Ilaria Bho ha detto:

        Ovviamente dipende dai vincoli che vengono dati… se si parla di non incrementare il fatturato di multinazionali estere o il gioco d’azzardo (che può diventare una malattia) allora in questo caso io sono d’accordo. Si parla di soldi pubblici, che lo stato ottiene aumentando il debito pubblico (che qualcuno dovrà pur pagare poi—> noi), volto a togliere la gente dalla condizione di dover andare alla mensa dei poveri per avere un piatto caldo;
        se uno lavora poi è ovvio che NESSUNO deve permettersi di giudicare o imporre scelte economiche alle persone.
        Il reddito di cittadinanza dovrebbe comunque essere una misura provvisoria per il sostentamento, si spera molto breve.

  5. wwayne ha detto:

    P.S.: Oggi sul Fatto quotidiano parlano di don Biancalani, e c’è un articolo che (come ha fatto Lei) difende la scelta di Mimmo Lucano di organizzare un matrimonio di convenienza. Lo legga, non se ne pentirà.

  6. marisasalabelle ha detto:

    Ricambio incollando qui un post dal profilo Facebook di Bianca Pitzorno, la grande scrittrice per ragazzi (da qualche tempo in odore di gender)

    “Tra le accuse fatte al sindaco di Riace c’è quella di ‘avere suggerito un matrimonio di convenienza perché una persona considerata clandestina potesse avere la cittadinanza italiana.’ Nell’Europa democratica che si opponeva a Hitler, detentore ‘legale’ del potere in Germania, matrimoni del genere erano frequenti e nessuno si sognava di condannare chi li contraeva. Molti ebrei ebbero salva la vita in questo modo, ma anche molti oppositori al nazismo. Voglio ricordare fra tutti Erika Mann, primogenita dello scrittore Thomas, attrice comica, che per aver sbeffeggiato Hitler nel suo cabaret ‘La Pepaiola’ fu perseguitata e privata della cittadinanza tedesca. La salvezza le venne dal matrimonio ‘di convenienza’ col poeta inglese Wystan Hugh Auden, che le permise di ottenere la cittadinanza britannica. Lo sapevano tutti, comprese le autorità inglesi. Ma a nessuno venne in mente di condannare e neppure di criticare quel matrimonio che liberò Erika dalla condizione di clandestina e le salvò la vita.”

  7. marisasalabelle ha detto:

    Ilaria Bho: non posso dire altro che: vedremo come evolverà ‘sta cosa…

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