Le assaggiatrici

Le assaggiatrici, di Rosella Postorino, ha vinto il Premio Campiello. Ho letto recentemente questo libro che mi ha convinto solo in parte. Narra la storia di Rosa Sauer, una giovane donna berlinese che, dopo che suo marito è partito per la guerra, si trasferisce a Gross Partsch, a casa dei suoceri, non lontano dalla famigerata Wolfsschanze, la Tana del Lupo: il rifugio di Hitler. Insieme ad altre nove donne Rosa viene reclutata come assaggiatrice dei cibi destinati al Führer. Nella prima parte il romanzo insiste molto sull’atmosfera coercitiva e tesa di quei pasti a comando, durante i quali le assaggiatrici sono divise tra la fame e il piacere di quei cibi raffinati e la paura di finire avvelenate. Inizialmente dieci sconosciute, tra le quali pian piano nascono amicizie e complicità.
In un’intervista Rosella Postorino afferma che, quando le è giunta all’orecchio la vicenda di queste donne costrette a fare da cavie per testare i pasti di Hitler, sapendo che una di esse, Margot Wolk, era ancora viva all’età di 96 anni, ha pensato di intervistarla e di scrivere la sua storia, ma la donna è morta prima che l’autrice potesse realizzare il suo progetto. A questo punto Postorino ha virato su un romanzo d’invenzione. Argomento estremamente interessante, eppure l’opera, a mio avviso, non è del tutto riuscita.
La documentazione storica è accurata ma la storia scorre con lentezza, senza riuscire a diventare realmente avvincente. Il tema di per sé non è leggero, ma l’autrice riesce a dargli ancora più pesantezza con la sua narrazione prolissa e a tratti ripetitiva. La storia d’amore tra Rosa e il tenente Ziegler, se da un lato mette in evidenza i rapporti di potere che si creano tra vittima e carnefice, dall’altro rischia di dare al romanzo un carattere romantico che ho trovato fuori luogo. Ciò che a parer mio contraddistingue l’opera, se in positivo o in negativo dipende dai gusti di chi legge, è l’attenzione posta al corpo, all’atto di cibarsi, al digerire, al vomitare ed evacuare (eventi che in alcune occasioni scatenano nelle donne il terrore di essere state avvelenate), all’atto sessuale, alla cura del corpo di chi è malato, al sangue mestruale e alla sua assenza (timore di gravidanze indesiderate)… questa è secondo me la cosa che più colpisce in questo romanzo e che lo salva dall’essere un indigesto polpettone storico-sentimentale.

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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