Epidurale

«In particolare, mi ha impressionato la tua capacità di immedesimarti in una voce narrante femminile. Non credo esistano precedenti in questo senso, di autori maschi che narrano assumendo un punto di vista femminile, intendo» dice il giovane intellettuale introducendo un autore poco meno giovane di lui.
Be’, penso. Su questo ci sarebbe da discutere. L’autore infatti si schermisce dicendo che è proprio il suo mestiere di scrittore che gli permette di immergersi in punti di vista “altri” e ricorda che ci sono stati autori che hanno assunto come voce narrante un animale. Persino un oggetto, penso io.
«Magistrale il modo in cui hai rappresentato il parto… incredibile come tu sia riuscito a provare esattamente ciò che prova una donna quando mette al mondo il proprio figlio. Vorresti leggere il brano del parto per il nostro pubblico?»
L’autore non si fa pregare. Il momento della nascita dei gemelli è ricordato dalla protagonista a posteriori: era in sala travaglio, aveva le doglie, suo marito scherzava coi medici presenti e non faceva caso a lei, finalmente il ginecologo decide che è opportuno procedere a un cesareo. «Mi praticarono l’anestesia epidurale: immediatamente mi addormentai e al mio risveglio i gemelli erano accanto a me, in una culla di plastica. Scesi dal letto, li lavai e li cambiai.»
Be’, una cosa è certa, caro autore: tu non hai mai partorito né subito un cesareo. Altrimenti sapresti che l’epidurale non addormenta e che subito dopo il parto, o appena risvegliata da un’anestesia, nessuna donna si alza e si mette a fare il bagnetto a due gemelli.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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4 risposte a Epidurale

  1. wwayne ha detto:

    Strafalcioni come questo li commettono tutti gli scrittori, anche se qua in effetti bastava informarsi un po’ per evitarlo. Ad ogni modo, proprio perché errori come questo sono molto comuni, la colpa non va attribuita tanto allo scrittore, quanto all’editor: è il loro lavoro ripulire il romanzo da tutto ciò che non torna, dal punto di vista sia linguistico che dei contenuti, e in questo caso è evidente che tale pulizia è stata troppo superficiale.
    Proprio perché la figura dell’editor è così fondamentale, provo grande avversione per il fenomeno del self – publishing, in base al quale gli autori pubblicano i loro romanzi da soli e soprattutto lasciando l’opera così com’è, senza che un editor ci abbia messo mano. Il risultato è facilmente prevedibile: questi autori finiscono per vendere dei romanzi fortemente imperfetti, che lasciano insoddisfatti i loro lettori e quindi danneggiano irrimediabilmente l’immagine di chi li ha scritti. Ma molti scrittori sono convinti di avere le mani d’oro, e quindi è molto dura fargli capire quanto sia essenziale far ripulire il loro romanzo prima di svelarlo al mondo.

  2. marisasalabelle ha detto:

    No, no, questo è un libro regolarmente edito da una casa editrice non grande ma di qualità. Sono convinta anch’io che certi errori materiali debbano essere scovati dall’editor più che dall’autore, ma non sempre gli editor ne sono capaci. Allo stesso modo, mi è capitato di leggere in un romanzo pubblicato da un grande editore che la parte dell’Inferno in cui sono confinati i traditori è divisa in tre zone (anziché in quattro) e che si tratta di una bolgia, cosa che assolutamente non è. Anche in questo caso bastava Wikipedia…
    Io di solito, quando scrivo qualcosa, qualsiasi cosa sia, anche un post su Facebook, sto molto attenta a non commettere errori, però devo ammettere che nell’Efisia ne ho commesso uno grossolano: Efisia e il suo ragazzo si inerpicano su una strada di montagna a bordo di una Cinquecento e a un certo punto l’auto inizia a bollire… Nessuno si è accorto di nulla, salvo il mio babbo, che aveva letto il testo anche in manoscritto, ma che solo dopo la pubblicazione mi disse scuotendo la testa: “Mi hai fatto bollire la Cinquecento!” “Perché? Cosa c’è che non va?” “La Cinquecento non bolliva. Aveva il sistema di raffreddamento a aria!”
    Nessuno se n’era accorto…

    • wwayne ha detto:

      Direi che si tratta di un errore veniale. Soprattutto se paragonato allo scivolone dell’epidurale, quello sì davvero grossolano. Buon 1 Maggio! 🙂

  3. marisasalabelle ha detto:

    Sei molto gentile ma sono consapevole del fatto che un automobilista formatosi negli anni ’60 avrebbe fatto un salto sulla sedia. Per fortuna sono in via di estinzione… 😀
    Grazie e buon Primo Maggio anche a te!

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