Conversazioni quotidiane

Non c’è nessun posto come il salone del parrucchiere per avere un assaggio degli umori della gente. Con la testa rovesciata indietro lascio che la sciampista mi massaggi il cuoio capelluto e intanto ascolto la conversazione tra il parrucchiere e un’anziana cliente.
«È pazzesco» dice la signora sfogliando una rivista. «Quell’uomo ha picchiato la sua compagna… mi chiedo in che mondo viviamo!»
«Il guaio è che questa gente non la paga mai abbastanza per il male che fa» commenta l’uomo mentre le fa la messa in piega.
Menomale, penso, si sta diffondendo un minimo di attenzione verso i maltrattamenti subiti dalle donne. Ma il seguito della conversazione mi lascia sbigottita.
«Dovrebbero metterli dentro e buttar via la chiave!»
«Ma il fatto è che in prigione ci si sta troppo bene!»
«Hanno tutto là dentro, mangiare e bere e dormire, anche l’ora d’aria hanno, che gli manca?»
«Ah, ma glielo darei io! Hai picchiato? Ti si picchia noi. Hai violentato? Ti si violenta. Basta col buonismo a tutti i costi!»
«Devono patire, almeno così imparano… La prigione non è un hotel di lusso!»
«Che poi, dico io… sarebbe un italiano questo tipo che ha picchiato la moglie. Sarà anche vero… ‘un lo so…»
Così i peggiori pregiudizi e luoghi comuni, un senso violento e vendicativo della giustizia, un’aggressività a comando sono diventate la cifra dominante di molte conversazioni quotidiane, al bar, per strada, dal barbiere o alla cassa del supermercato, e nessuno ci fa più caso, anzi, si fa a gara tra chi si mostra più trucido.
Ah, dimenticavo: la signora è un’assidua frequentatrice della parrocchia e il parrucchiere è famoso per le sue donazioni a favore degli orfani del Benin.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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2 risposte a Conversazioni quotidiane

  1. bene ha detto:

    Ecco Marisa , è proprio questo il punto. Il fascismo che sta riemergendo e che ci deve preoccupare davvero non è solo quello evidente degli striscioni razzisti e manifestazioni urlate, ma quello molto più diffuso e nascosto, figlio delle trasmissioni televisive sciocche e superficiali, e dei talk show pieni di luoghi comuni falsi e stupidi.
    Penso sempre di più che l’ antidoto a tutto questo è la nonviolenza, che non urla per contendere la piazza a dei gruppuscoli violenti che non aspettano altro, ma che lavora ogni giorno, nel quotidiano con lo studio, il dialogo, le proposte in positivo,
    Bisogna lavorare con pazienza, evitare i personalismi e le provocazioni e costruire un “noi” propositivo, includente e accogliente davvero.
    Ma mi rendo conto anche che è più facile urlare e giocare a chi provoca di più , piuttosto che impegnarsi in un lavoro di informazione, studio, proposta quotidiano.
    bene

  2. marisasalabelle ha detto:

    Sono d’accordo con te: occorre dirlo?
    Penso però che anche manifestare le proprie idee, in modo pacifico e sereno, come abbiamo fatto tante volte tu e io, sia necessario! ❤

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