Angina mononucleosi

Il 16 marzo del 1978 ero a casa, casa dei miei genitori, perché non ero ancora sposata, e stavo battendo a macchina la mia tesi di laurea. Avevo preso a noleggio una macchina elettrica grande come un carro armato sulla quale perlomeno non dovevo picchiare con tutte le mie forze perché i tasti non erano duri accidentati come quelli della Lettera 22 del mio babbo. Battevo tre copie, di cui due in carta carbone, e se sbagliavo rimediavo col bianchetto sulla prima copia, mentre le altre due risultavano pasticciate in modo abominevole. Era la tecnologia dell’epoca, bellezza.
Mia madre era all’ospedale, era stata ricoverata giusto il giorno prima con la febbre altissima, la gola gonfia e una diagnosi imprecisata. Mio padre in preda al panico aveva chiamato l’ambulanza, e i paramedici erano entrati in casa chiedendo di quella “sposina” che stava male. La sposina in questione uscì dalla camera da letto infagottata in una camicia da notte di flanella, con ai piedi un paio di grossi calzini e le pantofole, il cappotto buttato sulle spalle e un foulard sulla testa, aveva un aspetto terribile, parlava con la voce di Paperino e non sembrava proprio una sposina.
Mio padre era a scuola, un’espressione che nella mia famiglia era sinonimo di essere al lavoro, visto che mia madre era maestra e mio padre preside. Dei miei fratelli non ricordo minimamente dove fossero e cosa stessero facendo, probabilmente erano anche loro a scuola, come studenti, però.
Io picchiavo sui tasti del carro armato e ascoltavo la radio. A un tratto sentii fare il nome di un tale che si chiamava Aldo Moro: proprio come il politico, pensai. Questo tale era stato rapito dalla Brigate Rosse, un fenomeno tutt’altro che raro, a quell’epoca. Ci misi un po’ a capire che si trattava proprio di quell’Aldo Moro lì, quello col ciuffo bianco, quello che parlava per ore estenuando i suoi interlocutori, il Presidente della Democrazia Cristiana. Poco dopo mi telefonò il mio fidanzato, che era a Firenze, all’Università, a dare un esame: non appena era stata diffusa la notizia gli esami erano stati sospesi e lui era tornato a casa.
Più tardi arrivò mio padre e andammo insieme a trovare la mamma. L’avevano messa in isolamento perché non avevano capito bene se l’infezione che aveva contratto fosse contagiosa o no. Nella stanzetta in cui era ricoverata non si poteva entrare, potevamo vederla e parlarle attraverso la finestra, stando nel cortile: qualcuno aveva messo lì due mattoni su cui a turno ci issavamo per poterla vedere, perché la finestra era piuttosto alta.
«Come stai, mamma?»
«Male!» rispose Paperino.
«Ti hanno detto che cos’hai esattamente?»
«Angina mononucleosi» disse lei, ma dubito che sia mai esistita una malattia con questo nome.
«Hai saputo di Moro?»
Mamma aveva un televisore nella sua cameretta, quindi sapeva.
«Sono contenta!»
«Come, sei contenta, mamma! Hanno ucciso cinque persone e lui non si sa se sia vivo o morto…»
«Ben gli sta!»
Non era la mia vera madre che parlava così. Era l’angina mononucleosi.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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4 risposte a Angina mononucleosi

  1. wwayne ha detto:

    Se Sua madre era tanto severa con Aldo Moro, non oso immaginare cosa penserebbe della classe politica attuale…

  2. marisasalabelle ha detto:

    Mamma è viva e vegeta, segue l’attualità ed è andata a votare…

    • wwayne ha detto:

      Quindi Sua madre trova qualcosa da salvare anche nella politica attuale. Vale lo stesso per me, ma non credo che io e lei abbiamo votato lo stesso partito, e probabilmente non siamo neanche nello stesso schieramento. 🙂

  3. marisasalabelle ha detto:

    No, non credo… 😉

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