Pistoia

Ma Pistoia, che città è? È di destra o di sinistra, è cristiana o pagana, è aperta e accogliente o gretta e ripiegata su se stessa? Io non sono pistoiese ma vivo a Pistoia da più di 50 anni. La considero ormai la mia città, ma non sono sicura che lei mi consideri a pieno titolo una sua cittadina. C’è qualcosa infatti, in questo graziosissimo capoluogo, che tiene a distanza gli estranei, non solo gli immigrati poveri, ma tutti coloro che per una ragione o per l’altra sono approdati all’interno delle sue mura diroccate, nei suoi vicoli e nelle sue piazze. Pistoiesità è un lessico condiviso, un modo segreto di indicare vie e piazze cittadine, una cerchia ristretta di famiglie, una burbanza orgogliosamente esibita. Pistoiese doc è chi abita in certi vetusti palazzi del centro storico al cui interno si aprono insospettabili giardini, o in certe magnifiche ville in periferia. Ma non importa essere ricchi per sentirsi veri pistoiesi: basta condividere quel “certo non so che”… Gli altri, quelli che hanno un diverso accento, una cadenza diversa, diverse abitudini, possono venire, ma sono guardati con un minimo di sospetto.
Per 72 anni Pistoia è stata una città “rossa”, in tutte le sfumature che questo colore ha assunto negli anni: dal rosso acceso delle giunte comuniste dei primi anni del dopoguerra, al tenue rosa delle ultime esperienze targate PD. Alle elezioni del 2017, la svolta: la sinistra divisa, il sindaco uscente clamorosamente sconfitto, la destra in forte maggioranza, sindaco un esponente di Fratelli d’Italia. C’è stato, in città, chi ha inneggiato alla “liberazione” dopo oltre 70 anni di sottomissione alla dittatura della sinistra. Per carità, è un punto di vista anche questo. Ma allora Pistoia è di destra o di sinistra? È rossa o è nera?
In base alla mia esperienza, è l’una e l’altra cosa. Quando andavo al liceo comunisti e fascisti si fronteggiavano come lupacchiotti, con gli occhi iniettati di sangue e la bava alla bocca, alle assemblee e nei cortei. Erano i terribili anni ’70 e a Pistoia ne abbiamo vissuto una versione miniaturizzata ma non meno aspra. Nei 25 anni che ho passato all’Iti ho avuto modo di toccare con mano fascismo, intolleranza, razzismo, bullismo tra i miei stessi alunni, sangue del mio sangue. Per anni ho litigato aspramente con molti di loro, non per imporre le mie idee politiche, ma per instillare il rispetto dei valori su cui si fonda la nostra Costituzione. Non ho mai nascosto la mia condivisione di valori che per comodità usavo chiamare “di sinistra”, ma che sono semplicemente i valori del cristianesimo nella sua versione più nobile e della legge fondamentale del nostro Paese, che non mi sembra affatto vecchia né superata. Oggi i fascisti pistoiesi alzano la testa con più arroganza che mai: le parole pronunciate da uno dei militanti di Forza Nuova all’uscita dalla Messa di domenica scorsa lo confermano in modo indiscutibile.
Ma non sarei giusta se non dicessi che Pistoia è anche accoglienza, solidarietà, volontariato. È una città che sa essere generosa tanto quanto una sua parte sa essere gretta e chiusa in se stessa. Nel corso di questi anni la nostra città ha vissuto tre ondate migratorie: i meridionali negli anni ’70, gli albanesi negli anni ’90, i profughi e richiedenti asilo in questi ultimi anni. La sua popolazione è cambiata, in giro si vedono facce che non sono di “pistoiesi doc” e si sente parlare con accenti e in lingue diverse dal vernacolo locale. Alcuni continuano a lamentarsi: «E’ ‘un si sente più parlare italiano a giro!»; «E’ ‘un siamo più fra di noi!»
Qualcuno, come si è visto, va oltre la classica lamentela strapaesana. Ma c’è anche chi si rimbocca le maniche e mette a disposizione tempo e risorse.

Infine, diamo la parola alla pubblicità: volete leggere un romanzo che vi racconti questa enigmatica città attraverso gli occhi di una “straniera”, in un excursus che va dagli anni ’60 agli anni ’90 del Novecento? Se non l’avete già fatto, comprate L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu!

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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7 risposte a Pistoia

  1. tramedipensieri ha detto:

    la lettura di un buon libro come “l’estate che ammazzarono Efisia Coddozzu” è la soluzione migliore 🙂

  2. wwayne ha detto:

    Anch’io mi sono accorto che i giovani e giovanissimi, fino a pochi anni fa perlopiù grillini, ora stanno virando con decisione verso l’estrema destra. Del resto, la loro fascia d’età è quella in assoluto più sensibile alla propaganda, e quella anti – migranti della destra è decisamente più efficace di quella pro – accoglienza della sinistra. Oggi un 18enne medio apre lo smartphone e trova da un lato i post shock di Salvini, dall’altro l’ennesimo autogol mediatico della Boldrini: con questi presupposti, è del tutto naturale che l’Italia giovane si getti tra le braccia della destra, e non prenda neanche in considerazione l’idea di votare per la sinistra.
    Insomma, la sinistra soffre di un mancato ricambio generazionale non solo a livello di politici, ma anche a livello di elettorato. Renzi sembrava poter cambiare questa situazione in entrambi i sensi, ma si è giocato male l’enorme chance che si è creato soffiando la poltrona a Letta, e quindi adesso il futuro della sinistra è molto, molto grigio.

  3. marisasalabelle ha detto:

    Sì, temo anch’io che la sinistra sia poco popolare tra i giovani, ai quali del resto, a parte qualche mancetta, sta offrendo veramente poco. La sinistra ha perso completamente i suoi valori, non è più capace di parlare alle giovani generazioni trasmettendo qualcosa di forte in cui credere. Perciò le parole d’ordine della destra, per quanto spesso ignobili, trovano più risonanza.

    • wwayne ha detto:

      Non mi era venuto in mente, ma ha ragione: le mancette (clamorosa quella dei 500 euro ai 18enni) sono state un patetico tentativo della sinistra di raccattare voti tra i giovani. Anziché migliorare la situazione, quelle mancette l’hanno peggiorata: infatti i giovani hanno capito che la sinistra voleva comprarli con 2 lire, e quindi l’hanno presa in odio ancor più di prima.
      Riguardo alla perdita dei valori, quella riguarda tutta la sinistra, senza eccezioni: la parte più vecchia pensa solo a salvarsi dalla rottamazione, quella più giovane è composta dai renziani, che spesso al posto dei valori hanno da offrire soltanto arrivismo, arroganza e strafottenza.
      Da uomo di destra, non posso che gioire di questa situazione, ma capisco che per chi ha a cuore la sinistra sia un vero strazio vederla ridotta in questo modo.

  4. acabarra59 ha detto:

    “ Mercoledì 13 aprile 2011 – A ripensare ora agli anni trascorsi a Siena dopo il mio ritorno – 1974 e ss. – io mi spavento. Avevo già cominciato a capire qualcosa, ma avevo ancora il coraggio – la temerarietà – di muovermi, come se nulla fosse, in mezzo a quella strana cosa che, già allora, era la « senesità ». Allora continuava a sembrarmi una cosa soprattutto buffa. “.

  5. marisasalabelle ha detto:

    Penso che ogni città abbia una sua “esità”, una sua particolare essenza rivendicata dai cittadini e data sempre per morta a causa di contaminazioni varie. Più piccola è la città, più forte e sentita è la sua “esità”

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