In memoria

Non ho mai parlato di Daniele, su questo blog. Aveva vent’anni, e domani saranno vent’anni che è morto. Quando l’ho conosciuto io, ne aveva diciotto, faceva la quarta all’Istituto tecnico, era bizzarro, allegro e triste, l’aria sempre un po’ stralunata, la parlata strascicata dei veneti, il cappotto nero del Corvo, il film che amava. Amava anche Arancia meccanica, e per Carnevale convinse tutti i compagni della sua classe a mascherarsi da drughi. Stette assente per qualche tempo e quando tornò era il giorno del compito in classe.
«Sei sicuro di volerlo fare?» gli chiesi.
«Certo, prof!»
Dopo un paio d’ore consegnò: «Non guardi agli errori» disse «e non mi metta il voto, per favore.»

A giugno, al momento di fare gli scrutini, posi il mio veto:
«Daniele non sarà bocciato.»
«Ma con me è totalmente insufficiente!»
«Anche nella mia materia!»
«Con le lacune che ha accumulato, come potrà affrontare la quinta?»
«Non ci siamo capiti» dissi. «Qui non si parla di lacune. Qui si parla di un ragazzo che tre mesi fa ha tentato il suicidio.»
«Ma che c’entra! È acqua passata, ormai!»
«Il padre ha detto che lo mandava a scuola per non tenerlo a casa, ma che non si aspettava nulla riguardo al profitto.»
«E poi anche lui se lo aspetta!»
«Se lo promovessimo, che esempio sarebbe per i compagni?»
«Potremmo creare un precedente!»
Be’, non pari bberusu, ma quella volta l’ebbi vinta io.
«E chi lo fa il verbale?» mi chiese un collega, indignato.
«Lo faccio io, e nessuno avrà nulla da ridire.»
Daniele fu promosso, in quinta se la cavò discretamente, fece l’esame di stato, passò con 48/60, meglio di me, che ai tempi ho preso 47. Alla cena di classe andai in macchina con lui, aveva messo la colonna sonora di Arancia meccanica a palla. Dopo la maturità non ci perdemmo di vista: ogni tanto il campanello di casa suonava, era lui, arruffato, rumoroso, allegro e triste. Lo vidi un’ultima volta alla fine di giugno, a un anno dal suo diploma: ero per strada con mio figlio, che aveva sei anni. Daniele ci passò accanto in macchina, si fermò, parlammo, regalò a Enrico una spilla a forma di civetta. Ce l’ho ancora.
Due settimane dopo non c’era più.
Alcuni anni fa l’ha ricordato, molto meglio di quanto non riesca a fare io, Francesca Matteoni su Nazione Indiana.

https://www.nazioneindiana.com/2009/07/15/la-volpe-15-luglio-1997-15-luglio-2009/

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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2 risposte a In memoria

  1. tramedipensieri ha detto:

    Ci sono delle cose in ognuno di noi inaccessibili anche noi stessi.

    Un abbraccio perciò che hai sentito di fare
    … per te e, sopratutto, per lui.

  2. marisasalabelle ha detto:

    Grazie, cara, un abbraccio anche a te ❤

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