Sarà grave?

Non ho mai amato molto Paolo Villaggio. Gli riconosco talento e una certa genialità, ma non è mai stato nelle mie corde. Quando ero alle medie un mio compagno di scuola non faceva che ripetere, il famoso tormentone «Chi viene voi adesso?»: naturalmente tutti in classe sapevano di che parlasse fuorché io, che ho sempre avuto la speciale qualità di essere fuori dal mondo reale. Col tempo ho fatto la conoscenza di Fracchia e poi di Fantozzi ma nessuno dei due mi ha mai entusiasmato. Non amavo la voce chioccia, l’espressione imbarazzata, le smorfie, le dita intrecciate, le mutande ascellari, i rutti; il maschilismo di Fantozzi, il suo disprezzo per la moglie, il suo assurdo amore per la brutta collega Silvani, la sua passione per le partite di calcio ascoltate con la radiolina all’orecchio. Non sono mai andata al cinema a vedere un film di Fantozzi, ho visto solo qualche frammento in televisione. Sul treno per Firenze, ai tempi dell’università, i miei amici leggevano a voce alta brani del libro Tragica vita del ragionier Fantozzi e ridevano come matti. Io li trovavo volgari e irritanti. Molto probabilmente qualcosa mi è sfuggito. Sarà grave, dottore?

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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8 risposte a Sarà grave?

  1. stefano ha detto:

    Se li hai trovati volgari e irritanti, hai colto benissimo lo spirito di Fantozzi.

  2. marisasalabelle ha detto:

    Sì, capisco cosa vuoi dire. Evidentemente la volgarità e la rozzezza del personaggio sono intenzionali, e, come ho detto, ammetto che almeno nei primi due film (gli altri sono spazzatura, per me) sia presente un tocco di genio. Tuttavia la mia impressione è che la satira fantozziana non riuscisse nell’intento (se questo intento c’era) di mettere gli italiani di fronte ai loro difetti, anzi, mi pare che gli estimatori si compiacessero fin troppo del modo in cui si sentivano rappresentati. Insomma, Fantozzi agli spettatori e ai lettori piaceva, nessuno metteva in discussione certe sue caratteristiche riconoscendole come proprie, forse perché erano molto caricaturali, per cui ognuno poteva dire, sì, ok, io però non sono rozzo e sguaiato a tal punto…

  3. Concordo con il post e anche con il commento di Stefano. Credo che Fracchia e Fantossi volessero assolutamente essere volgari e irritanti e mettessero il dito nella piaga di un certo modo di essere purtroppo comunissimo, presentato estremizzandolo fino a renderlo grottesco, ma comunque riconoscibile (ridiamo di noi stessi, qualcuno diceva). Un po’ come Sordi (sarà un caso che io non abbia mai particolarmente amato neanche Sordi, quando interpretava quel tipo di personaggi), e credo che davvero in questo senso Villaggio fosse “geniale”. Solo che faceva la sua caricatura con molta cattiveria, molto astio. Può essere che questo per qualcuno sia un valore aggiunto, per me no. Ho capito da qualche tempo che la comicità che amo può essere pur perfida, ma deve essere sorretta da un profondo amore per gli altri. Ecco, credo sia questo che mi è sempre mancato, in Villaggio. Comunque sia, non è mai stato neanhe nelle mie corde, per quel che può valere.

  4. * Fantozzi, ovviamente

  5. marisasalabelle ha detto:

    O al massimo Fantocci… 😉

  6. Temo anch’io comunque che sulla critica (magari anche feroce) delle intenzioni abbia prevalso un certo compiacimento, o comunque su qualunque vaga idea di mettere/mettersi in discussione

  7. stefano ha detto:

    Fantozzi siamo noi, certo, ma soprattutto era Paolo Villaggio, una specie di super troll prima che li inventassero, i troll. Misantropo, cinico, insensibile, gretto, meschino, schifoso, vigliacco, lecchino, arrivista e altre qualifiche spregiative a caso… non si capisce bene dove finisse la persona e iniziasse il personaggio. Non c’è redenzione, in Fantozzi, e nemmeno speranza. Va sempre tutto male, e quando sembra che vada meglio, arriva la tranvata. Non c’è ribellione, chi si ribella finisce a fare la triglia nella vasca del Mega Direttore. Non è un personaggio comico – le dita nella portiera servono a far ridere i bambini – ma una maschera tragica. Penso che sia una delle opere d’arte più ciniche e cattive che siano mai state pensate, e le dita nella portiera, appunto, servono a rendercelo un po’ più digeribile, a farci sorridere quando non ci sarebbe proprio niente da sorridere.
    Io lo apprezzo, perché apprezzo molto quelli che vanno drieto alla verità effettuale della cosa che alla imaginazione di essa, ma capisco anche che per moltissimi altri ci sia e ci debba essere un po’ di speranza e non serva a nulla rimestare nel torbido. Amen.

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