Non le prendono più

Alla cassa del supermercato una signora davanti a me paga il conto.
«20 euro e 17. Ha i 17, signora?»
«Ce li ho, ce li ho. Guardi, gliele do tutte, queste monetine. Non le posso vedere, queste monetine!»
«Dice che le levano… che dal prossim’anno non ci saranno più!»
«Oh, se Dio vuole! Che non le prendono più neanche i neri, quelle da 1 o 2 centesimi!»

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Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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12 risposte a Non le prendono più

  1. wwayne ha detto:

    Come molti italiani, la signora è vissuta ai tempi del vecchio conio: allora le monete praticamente non esistevano, perché si usavano le banconote anche per gli acquisti da mille lire. Poi con l’euro abbiamo dovuto forzatamente abituarci ad usare le monete anche per cifre non basse: ad esempio, se io compro qualcosa da 4,50 euro mi tocca usare le monete, oppure uso la banconota da 5 ma mi ritrovo comunque un resto in moneta.
    Tutto questo è oggettivamente irritante, perché la banconota pesa poco e si perde più difficilmente, la moneta invece fa tanto peso e scivola a terra con una facilità imbarazzante. E’ uno dei mille motivi per cui odio l’Unione Europea, con tutti gli enormi danni che ha portato all’Italia e in generale. Gli inglesi hanno potuto dissociarsi da questo mostro che è diventata l’UE, noi invece disgraziatamente non abbiamo gli strumenti costituzionali per fare ciao ciao con la manina a quelli di Bruxelles. Possiamo sfogarci soltanto votando un partito euroscettico (cosa che infatti ho ampiamente intenzione di fare, per questo e per molti altri motivi).

  2. marisasalabelle ha detto:

    il discorso su europeismo e antieuropeismo sarebbe lungo… personalmente sono europeista, sebbene non ami affatto questa Europa: penso però che se i paesi europei non riusciranno a unirsi veramente e ad affrontare uniti le questioni fondamentali (dall’immigrazione al lavoro alla difesa…) saranno condannati all’irrilevanza a livello mondiale.
    Quello che però aveva destato la mia attenzione nelle parole della cliente alla cassa era il fatto che si meravigliasse che “persino i neri” rifiutassero la sua pidocchiosa elemosina di pochi centesimi in monetine di rame…

    • wwayne ha detto:

      Chi lo fa (sia esso nero, giallo o bianco) non si rende conto che così facendo non fa altro che attirare odio sociale attorno alla sua gente. Vedendo che il mendicante prima ha chiesto l’elemosina e poi ha fatto lo schizzinoso, la signora si è giustamente risentita, e ha sfogato la sua irritazione urlandola ai quattro venti: risultato, qualcuno che aveva dentro di sé un fondo di razzismo adesso ne ha una quintalata. Fossi in un immigrato ci penserei mille volte prima di fare una cosa del genere, o di buttare la pasta nel cestino perché la dieta è troppo monotona…

  3. marisasalabelle ha detto:

    Non sono tanto d’accordo con te, mio caro. Molte persone ritengono che “il povero”, “il mendicante”, “l’ospite”, in modo particolare se è straniero, ma anche se è un senzatetto italiano o un tossico o qualsiasi altro soggetto marginale debba essere sempre grato, umile e compiacente nei confronti della brava persona che gli fa l’elemosina o gli dona qualche suo scarto. Io penso invece che anche nel donare si debba rispettare la dignità della persona che si ha di fronte, non umiliarla. Riguardo al famoso discorso sul cibo rifiutato dai migranti, è un po’ una leggenda metropolitana: nei casi in cui porzioni di cibo sono state respinte si è trattato di prodotti di scarto, indegni di persone umane, tra l’altro procurate con minima spesa da quelle famose cooperative che per offrire determinati servizi ricevono cospicui finanziamenti e che proprio per questo in alcuni casi sono finite sotto inchiesta. Naturalmente con questo non intendo mettere sotto accusa l’intero mondo delle cooperative che lavorano coi migranti, ma solo su quelle che agiscono disonestamente.
    La storia del “ricco generoso” anche quando offre scarti e del “povero ingrato” mi ricorda un certo benpensantismo ottocentesco. Hai letto Oliver Twist? Dickens era uno che sapeva cogliere l’ipocrisia borghese dell’epoca…

    • wwayne ha detto:

      Dickens l’ho solo sfiorato. Nell’Estate tra la terza e la quarta liceo, la professoressa di Storia e Filosofia ci dette da leggere un libro a scelta tra “La battaglia di Lepanto” di Gianni Granzotto e appunto “Tempi difficili” di Charles Dickens: io fui l’unico a scegliere il primo, e quindi Dickens non lo conosco affatto. Ci ho perso?

  4. marisasalabelle ha detto:

    Sì, secondo me sì! 🙂

    • wwayne ha detto:

      Allora colmerò la lacuna. Comunque non mi pento della mia scelta: “La battaglia di Lepanto” è uno dei romanzi più belli che abbia mai letto. 🙂

  5. marisasalabelle ha detto:

    Io in compenso non ho mai letto Granzotto, quindi non posso fare un paragone tra i due romanzi che hai citato, però sono da sempre una grande fan di Dickens e lo raccomando senza riserve. Naturalmente è un autore dell’Ottocento, intriso di un certo moralismo, non ha il ritmo di Indiana Jones ma è avvincente, ironico, divertente e rappresenta l’Inghilterra del XIX secolo con grande realismo. Se leggi qualcosa, poi fammi sapere: ti ci vorrà del tempo, perché i suoi sono dei bei malloppi…

  6. marisasalabelle ha detto:

    Allora sbrigati!
    In questi casi con mio marito abbiamo un detto: “Deciditi, bestia!”. E’ una citazione: sai mica da quale film?
    😉

  7. marisasalabelle ha detto:

    Non c’è più soddisfazione a fare un piccolo quiz nell’era di Google!

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