Magari sbaglio

Si sa che lo spazio per i commenti, che si tratti di post su Facebook o di articoli pubblicati online, è il luogo in cui si scatena l’aggressività di molte persone. Ciò è meno frequente quando la discussione si sviluppa in calce ad articoli di taglio culturale, su blog o riviste più o meno incentrate su temi letterari. In questi casi non trovi insulti e parolacce tra i commenti, tuttavia anche qui capita che alcuni lettori si lascino andare a strani discorsi. Dico strani per me, per loro magari non lo sono. Da qualche giorno su un blog che bazzico è nata una discussione su quanto si debba curare la forma nei post e nei commenti, specialmente da parte di persone che scrivono per hobby o per passione e che sperano un giorno di pubblicare un romanzo o di raggiungere la notorietà con quello che hanno autopubblicato o che è uscito presso un piccolo editore poco conosciuto. Anch’io, del resto, spero di raggiungere la notorietà che al momento non ho, pur avendo pubblicato con un grande editore.
In coda a un post che colleziona negli anni numerosi commenti interviene un tale.
«Vedo in questi post molte banalità nella costruzione dei periodi e nell’architettura delle frasi, una sciatteria formale nell’uso di punteggiatura e virgolettati, minuscole dove andrebbero le maiuscole e via via. Il tutto sarebbe perdonabile nella posta dei lettori di un qualsiasi quotidiano, ma è inammissibile nel caso di aspiranti autori di romanzi, racconti, sceneggiature.»
Ineccepibile, almeno così mi pare. L’autore del commento aggiunge: «Occhio: questi post sono pubblici, e il lettore anche occasionale si forma un’opinione.»
Subito alcune utenti del blog intervengono in difesa del commento alla buona, buttato giù in fretta e furia, non importa se sgrammaticato, tanto in definitiva si tratta di un commento, non certo di un’opera d’arte. Un’aspirante scrittrice afferma che «esistono molte persone che rileggono e correggono prima di fare invio ma, onestamente, è veramente il caso?» Un’altra utente invoca «codici e licenze poetiche» per giustificare «la mancanza di maiuscole, le abbreviazioni, la punteggiatura discutibile» sostenendo che si tratta di pratiche diffuse e accettabili.
Dopo aver letto vari botta e risposta tra i portatori di opinioni contrastanti, compreso il titolare del blog che a un certo punto dice: «ci sono persone che mettono la medesima cura nello scrivere un’email, nel commentare in un blog o in Facebook, e nello scrivere un’opera letteraria», ottenendo la reazione sdegnata delle fan del post alla buona, le quali, con parole colme di sarcasmo, promettono, senza peraltro mantenere la promessa, di interrompere i loro commenti, visto che non sono apprezzati nella loro forma grezza e casalinga, sento che le mie dita fremono e intervengo a mia volta con un breve commento. Eccolo.
«Sono una di quelle persone “che mettono la medesima cura nello scrivere un’email, nel commentare in un blog o in Facebook, e nello scrivere un’opera letteraria.” Il che non significa che qualche volta non mi possa sfuggire un refuso, e nemmeno che le mie “opere letterarie” abbiano un qualche valore. Tuttavia sono convinta anch’io che, se ami la scrittura, se vuoi scrivere anche solo un sms a un amico o un commento a un post su vibrisse, devi sempre curare la forma, essere chiaro, corretto, possibilmente sintetico, e soprattutto rileggere, rileggere sempre prima di inviare. Se non hai questa disciplina nei post che scrivi tutti i giorni, come puoi pensare che quando ti metterai a scrivere l’opera della tua vita, allora sì che sarai ineccepibile?»
La discussione continua, con interventi di vari interlocutori, ma mi colpiscono quelli rivolti direttamente a me: in uno sono rimproverata di essere talmente ossessionata dalla grammatica da perdere di vista la comprensione del testo (povera me! E io che credevo di essere bravissima in questa abilità!), in un altro di badare solo a cose superficiali (cioè alla sciatteria di un post) perdendo di vista la sostanza (cioè il capolavoro che l’autore del post sgrammaticato scrive quando ha voglia di fare le cose per bene.)
Mi colpisce anche un’altra cosa, e cioè che quando qualcuno (non io) suggerisce alle instancabili postatrici un buon manuale di scrittura, la risposta è «non li leggerei mai», «perché non me ne frega niente.»
Be’, io sono fatta così: quando mi capita di leggere i testi che uno scrittore posta su internet, naturalmente non faccio le pulci a un piccolo refuso, ma se vedo che si tratta di un testo illeggibile, sciatto, pieno di errori, non provo il desiderio di precipitarmi in libreria a comprare il suo romanzo. Magari sbaglio, eh. Infatti la mia interlocutrice risponde:
«Comunque io di uno scrittore, leggo i libri. E di quello che posta sul suo profilo fb non me ne frega un accidente.»
Chissà, forse ha ragione lei.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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6 risposte a Magari sbaglio

  1. tramedipensieri ha detto:

    Mah….boh….non so….

  2. marisasalabelle ha detto:

    (questo è un post troppo lungo, io di solito cerco di essere breve, per non tediare i lettori)

  3. tramedipensieri ha detto:

    ma no, non è affatto lungo
    è che riflettevo…ma non giungendo a capo di nulla ho scritto quel che sentivo.

    (Che mi piaci come scrivi è assodato; poi non saprei su che basi io scelga di leggere un libro piuttosto che un altro; un autore o un altro…insomma poche idee e confuse pure :D)

    Non ho fb—> credo sempre più di aver fatto un’ottima scelta.

  4. marisasalabelle ha detto:

    Sono entrata su Facebook poco prima di pubblicare il mio libro, allo scopo di conoscere un po’ di persone, farmi conoscere e fare pubblicità al romanzo. Facebook ha pregi e difetti, un difetto molto evidente è che tende a vampirizzarti, cioè, quando ci sei dentro sei sempre tentata di andare a scorrere la bacheca per vedere chi posta e cosa… Un aspetto positivo è l’ampiezza dei contatti che puoi avere. Questo blog, sebbene poco frequentato, rimane il mio luogo del cuore.
    In ogni caso, la discussione che ho un po’ riassunto verteva sul fatto: sei o vuoi essere uno scrittore: devi fare attenzione a qualsiasi cosa pubblichi, sia pure un breve commento, o puoi scrivere come viene viene e riservare la bella scrittura alle tue opere immortali? Io, come si è capito, propendo per la prima soluzione, per me è importantissimo che qualsiasi cosa di mio esca sul mio o su altrui blog o su Facebook sia corretto e curato come se fosse un’opera da dare alle stampe. Altri la pensano diversamente e sono liberi di pensarla diversamente, è ovvio! 🙂

  5. mapiova ha detto:

    Quando scrivo un post o un commento cerco anch’io di scrivere qualcosa dal senso compiuto ed evito contrazioni da sms tipo xkè (che mi sa molto di stenografia). Leggendo il post non ho potuto però fare a meno di pensare ad una cosa: un post pubblicato su wordpress o facebook può essere sempre “modificato” dopo essere stato pubblicato.
    Forse inconsciamente è per questo che non ci facciamo molta attenzione, sappiamo che possiamo rimediare!!!

  6. marisasalabelle ha detto:

    Sì, infatti a me capita a volte di modificare dei post perché solo quando li leggo sul sito mi accorgo che c’è qualcosa che non va, una parola impropria o un semplice refuso. La discussione di cui parlavo nasceva invece dal fatto che c’è chi sostiene che aver cura della forma di ciò che si scrive è da paranoici e implica mancanza di spontaneità…

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