Conversazioni telefoniche

La mia abitudine a viaggiare in treno mi permette, come i pazienti lettori avranno già notato, di assistere a scenette carine e di ascoltare dialoghi interessanti. Questa volta si tratta di un viaggio più lungo del solito: vado e Roma e torno con Frecciarossa, che in un’ora e mezzo mi porta a Firenze. Come succede per i viaggi in aereo, il tragitto in sé è velocissimo, ma i tempi raddoppiano e anche triplicano a causa dell’attesa delle coincidenze e della percorrenza, in proporzione lunghissima, del tratto Firenze-Pistoia. Per me, sempre munita di libri o giornali, non è un problema, e mentre leggo posso sempre osservare le persone che mi circondano e sentire, involontariamente, si capisce! quello che dicono.
Non so se avete presente come sono fatti i vagoni di questi treni modernissimi: si alternano da un lato e dall’altro piccoli nuclei formati da: due poltroncine rivolte nel senso di marcia, un tavolino nel mezzo, due poltroncine rivolte nel senso opposto. Il tutto in uno spazio ridottissimo. Quattro persone incollate l’una all’altra lavorano febbrilmente al portatile posato sul tavolino, leggono o ascoltano un audiolibro in cuffia, parlano al telefono, urtandosi in continuazione e venendo a sapere tutto l’uno dell’altro a causa della totale abolizione dello spazio personale. Una signora seduta accanto a me alterna la lettura di un rotocalco a insistenti conversazioni telefoniche con quella che ritengo essere la figlia adolescente.
«Come, sei al centro commerciale. E tuo fratello? Ti avevo raccomandato di andare a prenderlo al catechismo!»
«No, guarda, per smacchiare la camicetta devi stemperare in acqua tiepida un po’ di quel detergente particolare che tengo nello scaffale… sì, quello nel flacone celeste… no, non più di mezzo tappo… stropiccia bene…»
«No, a questo punto non ce la fai più a glassare la torta! Eh no! perché dovevi sfornarla almeno un’ora fa, poi lasciarla raffreddare e infine versarci su la glassa! No! Ormai è tardi, non ce la puoi più fare!»
«Ti dico che non ce la puoi fare! Se la cena è alle otto, la torta deve cuocere un’ora, poi un’altra ora per raffreddarsi, poi mezz’ora per far solidificare la glassa… ormai non hai più il tempo materiale! Non si può rimediare in nessun modo!»

Domani mattina bisogna che mi ricordi di informarmi su eventuali casi di suicidio da parte di un’adolescente oppressa dal supercontrollo materno.

Informazioni su marisasalabelle

Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955. Vivo a Pistoia. Insegno. Mi piace leggere e scrivere.
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2 risposte a Conversazioni telefoniche

  1. acabarra59 ha detto:

    “ Senza data [1980] – « Poiché m’impediscono di leggere e di meditare annoterò via via i discorsi della grossa signora e di suo marito che siedono nello scompartimento. » (André Gide, Diario dei Falsari, 1926) “

  2. marisasalabelle ha detto:

    Ho illustri precedenti, dunque…

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